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domenica 13 settembre 2009

BABY GANG TENTA RAPINA A PALERMO, DUE HANNO 12 ANNI

PALERMO - Quattro ragazzini, due di 12 anni e due di 14, hanno tentato di rapinare a Palermo il negozio d'abbigliamento Olimpia, nel centro della città. Gli agenti della polizia che li hanno bloccati, spiegano che che "il loro comportamento, a dispetto dell'età, era quello di criminali di lungo corso". Il tentativo di rapina si è verificato ieri pomeriggio in via Ruggero Settimo. Approfittando di un momento di distrazione della cassiera, si erano avventati sulla cassa, ma erano stati notati dalla dipendente, che dopo una colluttazione li ha messi in fuga.

Due dei quattro hanno fatto rientro a casa, gli altri sono rimasti nella zona e sono stati acciuffati da una pattuglia di motociclisti "Condor" della polizia e riconosciuti dalla cassiera. Poche ore dopo gli agenti hanno rintracciato gli altri due, che nel frattempo avevano cambiato vestiti e look per non essere riconosciuti: uno di loro si era tagliato i capelli, ma entrambi sono stati comunque riconosciuti dai testimoni. Per uno dei due quattordicenni è scattato l'arresto, per l'altro il fermo. I due più piccoli, poiché non imputabili, sono stati riconsegnati ai genitori.

Grandine e piogge, allarme meteo al Nord

PEGGIORAMENTO ANCHE AL CENTRO NELLE GIORNATE DI LUNEDÌ E MARTEDÌ. SI «SALVA» IL MERIDIONE

Allerta della ProteziMone civile. Prevista anche neve sulle montagne, sconsigliate le escursioni

MILANO - È in arrivo sulle regioni settentrionali del Paese un significativo peggioramento delle condizioni meteorologiche determinato da una perturbazione di origine scandinava, con temperature in diminuzione, rovesci, temporali e qualche grandinata. Lo segnala il Dipartimento della Protezione Civile che ha emesso un avviso di avverse condizioni meteo a partire dalla serata di domenica.
NEVE IN QUOTA - In particolare sono possibili grandinate, forti raffiche di vento ed attività elettrica. A quanti avessero in programma escursioni in montagna la Protezione civile raccomanda particolare prudenza, anche in considerazione dell'abbassamento delle temperature dove si prevedono possibili nevicate fino a 2.000 metri di quota. Il Dipartimento della Protezione civile continuerà a seguire l'evolversi della situazione in contatto con le Prefetture, le Regioni e le locali strutture di protezione civile.

LE PREVISIONI - Secondo le previsioni di Meteo.it, lunedì 14 e martedì 15 settembre saranno giornate caratterizzate da cattivo tempo. Entrerà infatti in azione il peggioramento su gran parte del Centro-Nord: il flusso sud/occidentale comporterà il rischio di forti precipitazioni in Liguria, Sardegna settentrionale, Alta Toscana e localmente sul Triveneto. Tempo maggiormente variabile sui versanti adriatici, con precipitazioni meno organizzate. Resteranno in attesa il Sud e la Sicilia, interessate da precipitazioni sparse nella giornata di domenica, dove i cieli si presenteranno a lunghi tratti privi di nubi significative ed i venti meridionali porteranno una temporanea risalita delle temperature.

Pistorius, notte in cella: è accusato di aggressione

L'atleta allontana una ragazza da casa: mentre chiude la porta la colpisce a una gamba. Lei lo denuncia


MILANO - Brutta disavventura per Oscar Pistorius. Lo sprinter sudafricano, che corre con due protesi alle gambe, è accusato di aggressione nei confronti di una ragazza di 19 anni e ha trascorso la notte in una cella prima di essere rilasciato. Lo ha affermato il sergente Miranda Stoltz a un'emittente sudafricana. Pistorius dovrà presto apparire davanti ai giudici.

LE ACCUSE - Secondo quanto riferiscono gli inquirenti, la ragazza stava litigando col fidanzato mentre si trovavano nella casa di Silver Lakes di Pistorius e un certo punto il campione paralimpico ha detto a entrambi di andare via. L'amico di Pistorius è poi tornato da solo, seguito dalla ragazza che ha cominciato a dare calci alla porta. «In quel momento - spiega il sergente Stoltz - Pistorius ha aperto e le ha detto di lasciare la sua casa e quando ha richiuso, la porta l'ha colpita alla gamba procurandole dei lividi». A quel punto la ragazza si è recata nella stazione di polizia di Boschksop denunciando il campione paralimipico, inizialmente sotto accusa per aggressione con lesione corporale, poi diventata semplice aggressione. Pistorius è stato già rilasciato ma dovrà presentarsi in tribunale.

«Ti faccio ingoiare questa pallina» Serena Williams furiosa e squalificata

US OPEN, IMPRESA DELLA CLIJSTERS CHE APPRODA IN FINALE

La tennista americana se la prende con la giudice di linea dopo un doppio fallo: la reazione le costa il match


NEW YORK - Una sfuriata da fare invidia anche al "miglior" John McEnroe ha messo fine all’avventura di Serena Williams nello US Open. La statunitense tre volte vincitrice del torneo Slam di Flushing Meadows, New York, è uscita sconfitta in due set dalla semifinale contro la belga Kim Clijsters, approdata al match per il titolo con il punteggio di 6-4, 7-5. Il match della Williams è finito nel secondo set sul punteggio di 5-6, 15-30 in favore dell’avversaria. Dopo avere mancato la prima di servizio la statunitense si è vista chiamare un doppio fallo per fallo di piede. La chiamata rara, caduta oltretutto in un momento topico dell'incontro, ha mandato su tutte le furie Serena, che innervosita dal match point ottenuto dalla Clijsters ha affrontato la giudice di linea agitandole contro una palla: «Se potessi prenderei questa te la farei ingoiare», ha urlato la fuoriclasse statunitense.

REAZIONE - Le urla della Williams e la racchetta agitata con fare minaccioso hanno indotto la giudice di linea a recarsi dal giudice di sedia per quello che presto è divenuto un conciliabolo a tre con il capo arbitro del torneo, Brian Earley. Allarmata, la Williams si è avvicinata ai tre giudici tentando di giustificarsi. «Scusate, ma c'è chi ha detto cose molto peggiori», ha detto la statunitense, che subito dopo, ascoltando la versione della giudice di linea, ha negato di averla minacciata di morte: «Non ho detto che ti ucciderei. Dici sul serio? Non l'ho detto!», si è difesa la statunitense, a cui la giudice di linea ha risposto in maniera eloquente, un cenno del capo e due «sì» che hanno indotto il giudice di sedia ad assegnare un punto di penalità costato la sconfitta alla beniamina del pubblico di New York. Successivamente in conferenza stampa la Williams non ha riposto alle domande di chi le chiedeva chiarezza sull'accaduto: «Cosa ho detto? Non avete sentito? Non ho mai fatto a pugni in tutta la mia vita, quindi non so perché lei si sia sentita minacciata», ha spiegato la statunitense. Il fuori programma ed il finale a dir poco convulso hanno fatto passare in secondo piano l’impresa della Clijsters, approdata in una finale di un torneo del Grande Slam con appena due tornei disputati dopo i due anni di assenza dai campi. La 26enne belga affronterà per il titolo la danese Caroline Wozniacki, passata in due set contro la belga Yanina Wickmayer.s

«Ora la pace, Bari non è la città del sesso»

E D'ALEMA: «LA GITA IN BARCA? CON UN AMICO IMPRENDITORE, TARANTINI ERA UNO SCONOSCIUTO»

Lo sfogo del sindaco Michele Emiliano: i nostri imprenditori, quelli veri, non fanno pr con escort e droga

Dal nostro inviato VIRGINIA PICCOLILLO


BARI — «Sembra un ballo sulla tolda del Titanic». Nichi Vendola, all’inaugurazione del la 73ª edizione della Fiera del Levante, descrive la violenza della contesa politica con una metafora. Suona un po’ stona ta nel giorno in cui si discute della gita in barca in cui due anni fa Massimo D’Alema in­contrò Gianpaolo Tarantini. Ma va così.

In una Bari scon volta dalle polemiche e dai ve leni, anche gli appelli alla «pa cificazione», lanciati dal gover natore e dal sindaco Michele Emiliano steccano. E, dietro lo sventolar di drappi e i sorrisi ufficiali, il clima resta teso. Do po l’estate di rivelazioni su escort e festini dal premier sembra giunto il momento del la resa dei conti.

Il premier Sil vio Berlusconi non c’è. Non è per timore di un agguato di Pa trizia D’Addario, ma per i fune rali di Mike, ha fatto sapere. E il ministro per lo Sviluppo, Claudio Scajola lo dà per «sicu­ramente giustificato». Ma la Bari pettegola si dà di gomito, sghignazzando. Quella im prenditoriale è in imbarazzo. Quella politica finge noncuran za o trasecola, a seconda dei punti di vista. «La sua assenza è più rumorosa di una presen za» fa notare Emiliano. E Ven dola infilza: «Soprattutto per il momento, per la crisi e perché era importante oggi capire quanto pesa il Mezzogiorno». Ma qui, dove inchieste e rivela zioni incrociate tengono sotto schiaffo la politica, non è il momento dello scontro.

Massimo D’Alema cerca di disinnescare nuove polemiche per la gita in barca, dopo quel le divampate per giorni sulla cena elettorale in suo favore of ferta da Tarantini. E all’indo mani della sua dichiarazione «non ho mai conosciuto Taran tini, dimostri il contrario», af fronta a viso aperto Libero. In un’intervista spiega di avere incontrato Gianpaolo a bordo della barca di un suo amico im prenditore barese. Episodio, fa notare, che non cambia la sostanza delle cose: Tarantini non era noto alle cronache e re stò per lui uno sconosciuto. Una retromarcia? Tutt’altro. D’Alema rivendica di aver vo luto chiarire l’episodio ora ri cordato, a differenza di Berlu sconi che non ha ancora rispo­sto alle domande poste da Re pubblica su escort e vita istitu zionale del Paese.

La parola d’ordine, nella Ba ri a ombrelloni ormai chiusi, è «fare pace». Vendola vola alto: «Bisogna ricostruire l’Italia dei diritti e dei doveri, altrimenti la contesa politica lascerà per strada solo macerie». E invita a non usare «la questione mo rale come una clava». Emilia no scalda la platea: «Bari non è la città che viene descritta. I nostri imprenditori, quelli ve ri, non fanno pubbliche rela­zioni con gli stupefacenti e con il sesso». E lancia l’appello «alla pacificazione nazionale». Ma la prende male il ministro per gli Affari Regionali, il pu gliese Raffaele Fitto: «Non ab biamo mai fatto guerre nei confronti di nessuno, se mai le abbiamo sempre subite da parte degli altri».

È certo, tutta via, che la partita stavolta non si decide nei palazzi della poli tica, ma in procura. Antonio Laudati, nuovo procuratore ca po, dichiara: «Tutte le istituzio ni devono collaborare per il ri pristino del primato della leg ge e per migliorare l’efficienza del nostro sistema». Intanto si blinda. E vieta ai cronisti l’ac cesso in procura al sabato: c’è meno personale e quindi sono più probabili le fughe di noti zie, fa spiegare all’ingresso. Il segno di un cambio di passo lo ha già dato nei giorni scor si. Meglio accelerare e chiude re, almeno le parti più politica mente spinose, delle inchieste baresi. Rendendo così eviden te ciò che ha già dichiarato: per Berlusconi non c’è reato

Scuola, apre l'anno del "fai da te" In aula otto milioni di alunni

Domani ritornano sui banchi gli studenti di dodici regioni. Ultimi gli studenti d'Abruzzo
L'arcivescovo di Napoli: Sono vicino ai precari. Manifestazioni di protesta in tutta Italia

di SALVO INTRAVAIA

ROMA - Avvio tra le proteste per un anno che si annuncia speciale: sarà quello in cui le scuole, per garantire l'attività, più che in passato dovranno sperimentare il "fai da te". Domani mattina, per 5 milioni di alunni di 12 regioni, suonerà la prima campanella. Il resto degli 8 milioni di alunni rientrerà in classe alla spicciolata nel corso della settimana.

Ma il primo giorno di scuola coinciderà anche con una serie di manifestazioni, nazionali e locali, di protesta contro i tagli voluti dal governo Berlusconi. Tra tagli (57 mila posti tra docenti e Ata), pensionamenti (40 mila) ed esuberi (10 mila) saranno 27 mila coloro che si ritroveranno, dopo anni, senza una supplenza.

A piazza San Marco, a Roma, la Gilda degli insegnanti "terrà un presidio di protesta per per chiedere al governo provvedimenti più incisivi che diano risposte concrete a tutti i precari". Anche la Flc Cgil si è mobilitata. Domani mattina, annuncia il segretario generale Mimmo Pantaleo, "si terranno presìdi e occupazioni delle sedi degli Uffici scolastici regionali e provinciali per rappresentare le conseguenze dei tagli agli organici".

I Cobas della scuola, invece, indicono una giornata di lotta con sit-in e manifestazioni nelle principali città. A Roma la manifestazione si svolgerà, dalle 16, davanti alla sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere. I Cobas, spiega il portavoce nazionale Piero Bernocchi, chiedono l'annullamento dei tagli e l'assunzione di tutti i supplenti e "il rifiuto del provvedimento ammazza-precari".

Ma il ministro Mariastella Gelmini, col maestro unico e le altre riforme, va avanti per la sua strada. I 27 mila supplenti annuali rimasti senza cattedra aspettano gli ammortizzatori sociali promessi. Resteranno invece a casa gli oltre 40 mila supplenti "brevi", scalzati proprio dai precari che il governo salverà con i contratti di disponibilità.

Gelmini: «Docenti, continui cambi sede: è demenziale, ora si cambia»

«E' un fenomeno che danneggia le famiglie e non è produttivo
Consentirò ai dirigenti di confermare chi ha ben operato»




ROMA (13 settembre) - Il cambio continuo di sede per i docenti è un fenomeno «demenziale». Così lo definisce il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, in un'intervista a "Tuttoscuola" (che ha diffuso il testo) in cui annuncia interventi per contrastare il fenomeno che - nelle sue intenzioni - in tre anni potrebbe dimezzarsi, scendendo intorno al 15%, dando più discrezionalità ai dirigenti scolastici.

«Questo fenomeno è demenziale - afferma il ministro - non è nell'interesse delle famiglie e non è produttivo. E' indispensabile uno snellimento delle regole di funzionamento del sistema, dal contenimento della mobilità dei docenti alla semplificazione delle procedure di nomina e assegnazione del personale». Il ministro Gelmini dice che interverrà sulla mobilità territoriale e professionale del personale di ruolo «con opportune limitazioni temporali. Intendo dare la possibilità ai dirigenti scolastici di confermare per più anni nella stessa sede il personale non di ruolo che ha ben operato, in modo da ridurre la girandola delle cattedre. In troppi casi e per troppi anni le logiche di tutela delle garanzie del personale hanno preceduto di fatto il diritto degli studenti e le esigenze di efficienza del sistema».

Sangue sulle strade. Ardea, drogato e ubriaco alla guida uccide ragazza-madre

Per l'alta velocità due giovani carbonizzati a Milano,
due fratelli muoiono in un frontale ad Ancona




ROMA (13 settembre) - Aveva forse deciso di seguire le orme della bella Alex Owens che in Flashdance, film musicale dell'83, a 18 anni vive in un magazzino dismesso con il suo pitbull, è operaia di giorno e ballerina di notte, per realizzare il suo sogno, ballare. Ma il sogno di A.G., a 23 anni ragazza madre di un bimbo di 5 anni, di Ardea, si è infranto la notte scorsa quando all'1,30, nei pressi di Palestrina, un ubriaco e drogato l'ha uccisa provocando un frontale con la sua autovettura. La giovane madre rientrava a casa percorrendo la statale 155, tra Palestrina e Zagarolo, a pochi chilometri da Roma, in località Muracciola, a bordo della sua utilitaria, una Citroen C1 dopo essersi esibita, come faceva per arrotondare le sue entrate, al V moto raduno di Palestrina, in uno spettacolo di lap dance. Di giorno lavorava come operaia. È morta durante il trasporto all'ospedale di Palestrina nonostante il tentativo dei sanitari di rianimarla. Lui, un uomo di 47 anni che viaggiava su una monovolume Ford in compagnia di un cubano di 35 anni - risultato positivo all' alcol test -, e un italiano di 50, è stato arrestato e dovrà rispondere di omicidio colposo perchè positivo sia all'alcol test che al narco test. Condizione psicofisica tale da indurre i carabinieri della stazione di Palestrina a mettergli le manette dopo le verifiche fatte all'ospedale di Colleferro. Sulla dinamica precisa del frontale le verifiche dei carabinieri sono ancora in corso.

Due ragazzi morti carbonizzati a Milano. Due giovani, di 26 e 25 anni, sono morti la notte scorsa a Milano finendo contro un platano a bordo della loro Audi TT coupè. È successo in via Diomede, in zona San Siro. I due ragazzi sono morti carbonizzati e solo stamani gli agenti della polizia locale sono riusciti ad identificarli. La causa dell'incidente è da attribuirsi all'alta velocità. Le vittime sono di Bollate (Milano) Mario R., 26 anni e Cristian C., 25. Dopo l'impatto contro l'albero d'alto fusto la vettura si è incendiata e i due giovani sono morti carbonizzati. L'incidente, nella ricostruzione dei vigili urbani, è accaduto in prossimità di una curva. Sul corpo delle vittime sarà eseguita l'autopsia.

Due vittime ad Ancona. Si chiamavano Marouane e Ayman Mallas i due fratelli marocchini, rispettivamente di 19 e cinque anni, morti in un incidente stradale avvenuto ieri sera a Casenuove di Osimo (Ancona) lungo la strada provinciale 3 «Jesina». Marouane era alla guida di una Volkswagen Golf, che si è scontrata frontalmente poco prima di una curva con un'altra Golf, condotta da un trentaquattrenne italiano, rimasto ferito insieme ad una ragazza che viaggiava con lui. L'impatto è stato violentissimo. Il giovane magrebino è morto sul colpo, il fratellino poco dopo l'arrivo dei soccorsi. Sul luogo i carabinieri, i vigili del fuoco e il 118. Tra le cause del sinistro sicuramente l'alta velocità.

Multe, al via la sanatoria: come muoversi nella giungla delle contravvenzioni

Si pagherà solo l'importo originario. Riguarderà i verbali
non prescritti emessi entro il 31 dicembre 2004


di Luca Lippera
ROMA (13 settembre) - Il Comune vuole chiudere, almeno in parte, la guerra delle multe che si trascina da anni nel caos tra i cittadini e l’amministrazione. Il via alla “sanatoria” di cui si parlava da mesi è stato annunciato ieri da Maurizio Leo assessore al Bilancio della Giunta Alemanno.

Si parte a ottobre e in pratica ai romani (almeno 400 mila persone) verrà proposta una sorta di “concordato”. Il piano riguarda tutte le contravvenzioni non prescritte emesse entro il 31 dicembre 2004. Ai destinatari degli avvisi, spediti dalla Gerit, verrà proposto di pagare solo l’importo originario del verbale perciò, attenzione, non è un condono totale senza le sanzioni e gli interessi che spesso lo fanno più che raddoppiare. Unico sovrapprezzo un 4 per cento a favore della concessionaria. Ma tutto finirà lì. Come togliersi un dente che fa male e non pensarci più.

Il Campidoglio sarà il primo a sperimentare la strada indicata dal decreto anti-crisi varato dal Governo Berlusconi convertito in legge dal Parlamento prima dell’estate. Gli altri Comuni, volendo, potranno seguirne l’esempio. «Finalmente si cambia dice il Sindaco Alemanno Abbiamo ottenuto una norma nazionale per fare la sanatoria e abbiamo approvato le delibere conseguenti. Era doveroso un cambiamento da parte della nostra amministrazione e ringrazio l’assessore al Bilancio che con l’esperienza in campo fiscale ci ha consentito di voltare pagina».

Le multe nella Capitale sono circa tre milioni l’anno. Non è un mistero che nel biennio tra il 2006 e l’inizio del 2008, durante la seconda Giunta Veltroni, Equitalia, Gerit e Comune ingaggiarono un lotta senza quartiere con i contribuenti multati per riscuotere tutto il riscuotibile, nonostante valanghe di errori e di ricorsi.

L’operazione scatterà a ottobre. La concessionaria per la riscossione, cioè la Gerit-Equitalia (Ministero del Tesoro), manderà avvisi a circa 400 mila cittadini per un totale di quasi due milioni e 700 mila multe. Il Comune è convinto che la concessionaria riuscirà ad eliminare, “ripulendo” le Cartelle Esattoriali, tutti i verbali già prescritti. Solo a quel punto cominceranno a partire le lettere ai destinatari. Ma la via crucis delle multe i precedenti parlano chiaro è da sempre lastricata di buone intenzioni. Il bilancio si potrà farlo solo alla fine. Il contribuente, pagando l’importo indicato, potrà togliersi il pensiero e non pensarci più. Ma resta intatto il diritto di ricorrere al Giudice di Pace nel caso (improbabile) in cui non lo avesse già fatto o di proseguire una causa già intentata nella convinzione di non dover un bel nulla al Comune.

«L’intenzione dice Maurizio Leo, 54 anni, assessore al Bilancio nella Giunta Alemanno, deputato del Pdl e presidente della commissione parlamentare di vigilanza sulla Anagrafe Tributaria è mettere fine una volta per tutte alla guerra tra il Comune e i cittadini. Questo non è un condono. Vogliamo che il cittadino paghi il dovuto per la violazione. Ma crediamo, allo stesso tempo, che per le vecchie contravvenzioni non vada sottoposto a quelle vessazioni che lo fanno impazzire: raddoppi degli importi, file estenuanti, ricorsi infiniti, l’incubo delle ipoteche. Offriamo una opportunità. Poi, ovviamente, ognuno è libero di comportarsi come meglio crede». Per le contravvenzioni arretrate del 2005 il Comune ha previsto la possibilità di pagarle (senza sanatoria degli importi aggiuntivi) in trenta rate.

Due sub muoiono nel Lago Maggiore

I corpi recuperati a 40 metri di profondità dai sommozzatori

VERBANIA
Due sub sono morti questa mattina nel lago Maggiore, sulla sponda al confine tra le province di Novara e Verbano-Cusio-Ossola: si tratta del 55enne M.C. e del 53enne A.S., entrambi di Torino. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Verbania, allertati dal 118 di Novara.

Nel lago un sub è stato trovato senza vita a pelo d’acqua, mentre l’altro è stato recuperato dai sommozzatori dei Vigili (arrivati in elicottero da Torino) a 40 metri di profondità. Entrambi si erano immersi con le bombole. Ancora non si conoscono le cause della tragedia. Sul posto i pompieri sono ancora al lavoro con una motobarca e mezzi di supporto.

La Nestlè contro il tetto ai manager "Siamo pronti a lasciare la Svizzera"

La minaccia del presidente Brabeck:
«Non è più il posto giusto per noi»
BERNA
Qualora la Svizzera dovesse introdurre un tetto massimo per i salari dei manager, Nestlè potrebbe decidere di trasferirsi all’estero. La minaccia viene dal presidente del gigante alimentare Peter Brabeck, che in un’intervista pubblicata oggi dal settimanale svizzerotedesco Sonntag, sfida il governo.

«Sarebbe proprio l’inizio della fine. In questo caso saremmo costretti a interrogarci seriamente se la Svizzera sia ancora il posto giusto per noi», afferma Brabeck, che mette in guardia: la Confederazione «deve fare attenzione a non perdere i suoi punti di forza». «La sicurezza giuridica, che prima era solida come un blocco di granito, si sta ora lentamente sgretolando», sottolinea il presidente di Nestlè, secondo cui a ciò concorrono, accanto alle pressioni esterne, anche le proposte populiste interne. «Ci si è resi conto che Governo e Parlamento sono disposti a cambiare piuttosto rapidamente le leggi attuali». I politici svizzeri hanno mancato di lungimiranza, critica Brabeck: «Le pressioni sulla piazza finanziaria elvetica erano prevedibili. I segnali erano visibili. Se avessimo reagito per tempo le cose non sarebbero andate così lontano».

Minorenni aggrediscono fidanzatini «Volevamo soltanto divertirci»

È SUCCESSO AD AVELLINO

Due sedicenni si accaniscono contro una coppia
Sono stati rintracciati dai carabinieri e denunciati

NAPOLI - Calci e pugni a due fidanzatini di 17 anni: è accaduto la scorsa notte ad Avellino. Anche gli aggressori sono minorenni, hanno sedici anni. E ai carabinieri che li hanno fermati hanno detto: «Lo abbiamo fatto per divertirci, per passare il tempo». È accaduto tutto poco prima delle ore 23, in via De Concilii, nel cuore della movida. I fidanzati si trovavano davanti a un pub quando sono stati avvicinati da un ragazzo che non conoscevano e che era visibilmente ubriaco. Ha iniziato ad insultarli e dopo essere stato allontanato dai due è ritornato, questa volta in compagnia di un altro ragazzo.

LA RICOSTRUZIONE - È stato allora che i due sedicenni hanno iniziato a picchiare i fidanzati e, quando sono andati via, lungo la strada, hanno continuato a dare schiaffi e pugni anche ad altri ragazzi che incontravano per caso. I carabinieri, allertati dalle vittime, li hanno rintracciati in piazza Aldo Moro, vicino alla fermata dell'autobus, pronti a tornarsene a Monteforte, loro comune di residenza. I sedicenni sono stati denunciati. Con i carabinieri si sono giustificati dicendo che «era solo un modo per divertirsi».

A tutta velocità contro un albero Due ventenni muoiono carbonizzati

I RAGAZZI SONO RIMASTI INTRAPPOLATI NELL'ABITACOLO DEL VEICOLO CHE HA PRESO FUOCO

L'incidente è avvenuto a Milano, vicino all'ippodromo di San Siro. I corpi identificati solo dopo molte ore

MILANO - Due giovani, di 26 e 25 anni, sono morti la notte scorsa a Milano in un drammatico incidente stradale, finendo contro un platano a bordo della loro Audi TT coupè. È successo in via Diomede, in zona San Siro, a ridosso dell'ippodromo. I due occupanti dell'auto sono morti carbonizzati a seguito dell'incendio sviluppatosi nella vettura dopo lo schianto. Solo in mattinata gli agenti della polizia locale sono riusciti ad identificarli. La causa dell'incidente è da attribuirsi all'alta velocità.

Guasto al carrello, aereo con 124 persone a bordo atterra con procedura d'emergenza

Il pilota allertato dalla spia che segnalava un difetto di chiusura del portellone. Nessun incidente

ROMA- Decolla regolarmente alle 09.30 da Fiumicino, direzione Ibiza. Ma dopo soli venti minuti è costretto a tornare indietro e ad atterrare chiedendo alla torre di controllo la procedura d'emergenza. E' successo a un aereo con 124 passeggeri a bordo.

LA SPIA - Il velivolo è atterrato regolarmente sulla pista numero 3 (quella parallela al mare), con i mezzi di soccorso e dei vigili del fuoco schierati a bordo pista pronti a intervenire in caso di necessità, mentre i passeggeri sono scesi normalmente dalle scalette. Secondo quanto si è appreso il comandante del volo battezzato con la sigla «FS 1790», si sarebbe accorto dell'accensione di una spia di emergenza che segnalava un difetto di chiusura di uno dei portelloni del carrello. Così il pilota, per motivi di sicurezza, e ha deciso di rientrare subito a Fiumicino. L'aereo ora si trova in un hangar per le ispezioni tecniche e i passeggeri dovrebbero ripartire alle 12.

«Quel weekend a Ponza tra cena e barca a vela»

Un imprenditore racconta un week end a Ponza. L'ex premier: incrociato, mai conosciuto

di Fiorenza Sarzanini


. Ikarus è una barca da corsa «per famiglia», con tanto di lavatrice e playstation (Olycom) Una cena in un ristorante di Ponza e poi una traversata da Ventotene a Gaeta durante la quale si sono trovati sulla stessa barca. È questo l’incontro che ha spinto Gianpaolo Tarantini a lanciare avvertimenti a Massimo D’Alema che aveva detto di non averlo «mai conosciuto». «Farebbe bene a ricordarsi chi sono», era stata l’intimazione. Ma la tesi dell’ex ministro degli Esteri non cambia, «perché ci siamo incrociati, siamo stati presentati, ma certo questo non vuol dire che ci conosciamo». È una vicenda che ha contorni confusi, perché confusi e talvolta contraddittori sono i ricordi degli stessi protagonisti. Anche su quando è avvenuta. A sentire D’Alema bisogna tornare all’estate del 2007. Ma forse è il 2006, come invece sostiene Francesco Maldarizzi, l’imprenditore barese diventato il trait d’union fra i due.

Perché era lui il proprietario della barca che effettuò il trasferimento dall’isola alla terraferma. E perché la sera precedente era uno degli invitati al ristorante «Il Tramon to » «per l’evento organizzato dalle autorità locali in onore di quello che allora era un mi nistro, stava alla Farnesina», come dice ades so che gli viene chiesto di rammentare i det tagli. Lo stesso anno, 2006, viene conferma to da Ivan Altieri, il proprietario del locale che di quella serata sembra avere ricordi niti di: «Come potrei dimenticarla, visto che ad un altro tavolo sedeva l’attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno? Loro nemmeno si salutarono, ma io pensai che se fosse arriva to Bruno Vespa avremmo potuto fare Porta a Porta » .

Il ristoratore sottolinea di non aver ricono sciuto altri personaggi famosi. Si sa che allo stesso tavolo di D’Alema sedevano numerosi velisti, compreso Paolo Poletti, all’epoca ca po di Stato Maggiore della Guardia di Finan za e attuale vicedirettore dell’Aisi, il servizio segreto interno. Anche Roberto De Santis, l’imprenditore amico di D’Alema che cono sceva bene Tarantini, aveva scelto l’isola co me meta per il fi ne settimana da trascorrere in bar ca. E anche lui sa rebbe stato uno dei partecipanti alla serata. Sono buoni co noscenti D’Alema e Maldarizzi, che in Puglia possie de numerose con cessionarie di au to e dal 2008 ha aperto attività an che in Toscana. «Ci telefonammo — racconta — e ci accordammo per vederci alla cena. In barca con me c’erano Gianpaolo Taran tini e sua moglie, mentre D’Alema era su Ikarus con sua moglie». Co me mai invitò Ta rantini? «Siamo amici e poiché io avevo preso la barca in affitto lui venne a Ponza con l’inten zione di acquistarla. Era mio ospite e dunque venne con me anche al ristorante». Il «Tramonto» è un locale in montagna, fa­moso per il panorama mozzafiato che guar da a Palmarola. «C’erano almeno venti perso ne — spiega Maldarizzi — forse addirittura trenta. Noi eravamo da un lato del tavolo, D’Alema a quello opposto. C’erano il sinda co, il vicesindaco, altre personalità. Io non riuscii a scambiare con D’Alema neanche una parola e dunque mi sento di escludere che possa avere parlato con Tarantini».

An che su questo c’è contraddizione, Altieri for nisce una versione diversa: «Erano una venti na, ma escludo che ci fossero sindaco e vice sindaco. Non era sicuramente una cena uffi ciale. Io fui chiamato da un mio amico che fa l’assicuratore per la prenotazione del tavolo e quando arrivarono capii che erano tutti ap passionati di vela. Era una grande tavolata al termine di una giornata trascorsa in mare». Il giorno dopo c’è il nuovo incontro. «D’Alema doveva lasciare Ikarus al cugino che stava a Ventotene — ricorda Maldarizzi — e così mi chiese un passaggio fino a Gaeta dove io avrei dovuto restituire la mia barca. Gli proposi di stare insieme per fare il bagno o per il pranzo, ma lui rifiutò. Del resto chi conosce D’Alema sa bene che lui è un velista vero, vive il mare e preferisce non avere trop pe persone intorno». L’appuntamento viene così fissato per la fine della giornata. «Salì a bordo con la famiglia e con gli uomini della scorta», afferma l’imprenditore. A questo punto il ricordo di Maldarizzi si fa vago, a tratti confuso: «In barca c’erano almeno dodi ci persone, sinceramente non ricordo se D’Alema e Tarantini possano essersi scambia ti qualche parola. Ma se così è stato, di certo si è trattato di un con tatto del tutto casuale. Massimo è fatto così, non dà mai troppa con fidenza alle persone. La traversata sarà dura ta una quarantina di minuti, non ci sarebbe stato neanche il tempo di approfondire la con versazione. E poi c’era no tutti gli addetti alla sicurezza. Quando sia mo arrivati in porto ab biamo avuto il tempo per un saluto e poi so no partiti».

L’obiettivo di Taranti ni appare ormai eviden te: accreditarsi come buon conoscente dei politici di destra e sini stra per dimostrare che anche nel suo rapporto con il presidente del Consiglio, per conto del quale ha ammesso di aver reclutato trenta ragazze «alcune anche a pagamento per incon tri sessuali», non c’era nulla di illecito. E mette re sullo stesso piano si tuazioni che appaiono molto differenti. Il ten tativo di patteggiare la pena e chiudere con il minimo danno l’inchie sta avviata dai magistra ti di Bari non è riuscito perché la Procura si è opposta alla sua istan za. L’imprenditore accu sato di corruzione, favo reggiamento della pro stituzione, cessione di stupefacenti avrebbe così deciso di alzare la posta. Tanto che a qualche amico avrebbe già confidato: «Se mi arrestano sono pronto a tra scinarmi dietro svariate persone».

Nube al peperoncino panico a McDonald's

Due giovani rasati
e con la cresta punk
hanno liberato il gas
di una bomboletta
MASSIMO NUMA
TORINO
«Erano, credo, tre ragazzi, dall’aria anonima, come tanti...Poi uno, con la testa rasata e le creste punk al centro, jeans attillati e grosse scarpe tipo nike ha tirato fuori dallo zainetto una bomboletta, una specie di tubo, ne è venuta fuori una nuvola, un fumo biancastro. Gli occhi hanno iniziato a bruciare, non riuscivo a respirare...». Jacopo, 16 anni, è ancora sotto choc. E’ uno dei cinque adolescenti intossicati da un gas urticante diffuso ieri all’interno del McDonald’s di piazza Castello.

Ore 18,30. Lo storico locale è affollato di ragazzi. Il gruppetto entra e procede: uno scherzo o un’azione di disturbo «contro» McDonald’s? Sono in corso le indagini della Digos ma non ci sono elementi, per ora, che portano a una pista politica. Cinque intossicati, in forma leggerissima, divisi tra i Mauriziano e il Gradenigo. Gli altri sono stati soccorsi dal 118, grazie al personale delle ambulanze accorse in piazza Castello. I vigili del fuoco del nucleo batteriologico, coordinate da Davide Meaglia, hsanno compiuto un sopralluogo e bonificato il locale. Gli agenti del 113, coordinati dal vice-questore Giorgio Pozza e una pattuglia della Digos, hanno avviato le indagini per risalire agli autori di un gesto stupido e pericoloso. Avrebbe potuto provocare un’ondata di panico e una fuga disordinata.

Antonia Caniolo, crew del fast food, era al primo piano del McDonald's, dove è stato sparso lo spray: «Siamo stati avvolti da un gran fumo. La gente si è alzata dai tavoli e gridando «aiuto» ha cominciato a correre già dalle scale. La sala non era al completa, ma c'erano diversi tavoli occupati. Non si respirava, il fumo faceva lacrimare gli occhi e stringere la gola». Una collega di Antonia, Pamela Teresi, che era accanto alle casse, al piano terra, è corsa su per dare manforte, e anche lei è stata avvolta da quel fumo insopportabile: «Un bruciore terribile agli occhi, l'effetto è stato immediato. L'odore era quello del peperoncino, mi ha preso alla gola». Entrambe le dipendenti hanno provato a gridare per richiamare l'attenzione dei colleghi al piano di sotto, «volevamo dare l'allarme perché fermassero chi aveva gettato la bomboletta, ma la gola era infuocata, bruciava al punto da non riuscire neppure a parlare».

Parlano di tre ragazzi, «ma solo uno aveva la bomboletta. L'altro, forse, controllava che nessuno li vedesse in nazione, ma le telecamere hanno registrato tutto». Hanno agito a volto scoperto. Qualcuno, tra l’altro, li aveva notati nei dintorni anche nei giorni scorsi.

Armi: il 68% di tutte quelle vendute nel mondo è made in Usa

Gli acquirenti sono al 70% i Paesi in via di sviluppo


L' 8 giugno scorso avevo riferito (Niente crisi per i mercanti d'armi) i dati di una ricerca del Sipri, l'istituto internazionale di ricerca per la pace, che ha sede a Stoccolma ed è fonte informata e autorevole nel campo del monitoraggio sul sistema degli armamenti. Dava un quadro assia roseo, o piuttosto deprimente a seconda dei punti di vista, sul commercio delle armi, un settore che è il caso di dirlo, non conosce crisi.
Ora arriva, a integrazione e parziale modifica di quei dati, un rapporto del Congresso americano, che conferma la tendenza e ci annuncia che la recessione non ha fermato l’industria bellica, e in particolare quelle americana e italiana. Anche se, attenzione, complessivamente le vendite sono calate del 7,6% rispetto al 2007, attestandosi a 55,2
miliardi di dollari.
Essendo Washington la fonte possiamo credere senza temere la solita mala informazione in agguato che gli Stati Uniti si confermano ancora una volta il maggiore venditore di armi al mondo. Seguiti, sorpresa - se pur a grande distanza - dall’Italia.
Secondo questi conti il governo italiano ha venduto infatti 3,7 miliardi di dollari di armi nel 2008, superando alla grande i russi che nello stesso periodo dell’anno ne hanno venduto per 3,3 miliardi. Veramente un'annata nera, è un terzo rispetto ai 10,8 miliardi di dollari incassati da Mosca l’anno precedente.

A chi sono state vendute le armi? Soprattutto ai Paesi in via di sviluppo, che hanno acquistato oltre il 70% del totale delle armi vendute dagli americani l’anno scorso. I Paesi «poveri» di tutto ma non di soldi da impiegare per questa specifica voce di bilancio hanno comprato armamenti made in Usa per un valore complessivo di 29,6 miliardi di dollari.
Il rapporto ci informa anche che l’anno scorso il 68,4% di tutte le armi vendute nel mondo erano di provenienza americana. I più grandi acquirenti si confermano però Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, committenti nel 2008 di una maxiordinazione da 6,5 miliardi di dollari in sistemi di difesa per l’aeronautica.

Squilla la campanella, scatta il rientro

I preparativi al Liceo Classico Dante Alighieri a Roma


Da lunedì ricominciano le lezioni:
la guida a tutte le novità del 2009
Dal maestro unico alle nuove regole per accedere alla maturità: tornando in classe gli studenti troveranno delle novità. Alcuni, in base all’autonomia scolastica, le hanno già sperimentate, gli altri lo faranno dai prossimi giorni. Lunedì la scuola inizia ufficialmente in 12 regioni: Calabria, Campania, Lazio (per il primo ciclo), Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto e province di Trento e Bolzano. Nelle altre regioni si comincerà nel corso della settimana, tranne che in Abruzzo dove manca ancora una settimana (lezioni dal 21 settembre).

Ecco cosa è previsto per l’anno scolastico 2009/2010:

ASILO A DUE ANNI E MEZZO:
I bambini potranno essere iscritti alla scuola materna a due anni e mezzo, invece che dai tre, come previsto in precedenza.

MAESTRO UNICO:
In base alla legge 133 del 2008 non sono più previste le compresenze di insegnanti, quindi i bambini che quest’anno andranno in prima elementare avranno un unico insegnante prevalente. Le altre classi si adegueranno in modo graduale. Il maestro unico di riferimento è previsto, a prescindere dall’organizzazione didattica, per tutti i modelli orari (nelle 24, 27 e 30 ore).

CONFERMATO IL TEMPO PIENO:
La razionalizzazione delle risorse, secondo il ministero, ha consentito di liberare gli insegnanti e aumentare il numero di classi che faranno il tempo pieno. Le 40 ore settimanali erano previste in settemila classi nell’anno scolastico 2008/2009. Quest’anno le adotteranno 2.191 classi in più (1.505 in prima elementare) per un totale di 50 mila bambini.

MENO ORE ALLE MEDIE:
Sono stati eliminati gli insegnamenti facoltativi e opzionali che avevano allungato l’orario. Il tempo scuola è stato così ridotto a 30 ore settimanali. Non ci sarà più, di norma, il tempo prolungato che potrà essere autorizzato solo in presenza di requisiti strutturali e di servizio. Potrà essere di 36 ore elevabili a 40 ore, solo se richiesto dalla maggioranza delle famiglie. A fine anno il voto di terza media sarà calcolato facendo la media aritmetica delle prove orali, di quelle scritte (inclusa la prova nazionale Invalsi) e del voto di ammissione.

ALLA MATURITÀ SE SUFFICIENTI IN TUTTE LE MATERIE:
Agli esami di Stato saranno ammessi solo gli studenti che hanno «6» in tutte le materie, comprese la condotta.

SCUOLA DIGITALE:
Pagelle consultabili on line e sms ai genitori per segnalare assenze. Le scuole potranno organizzare sistemi per avvisare i genitori quando i ragazzi sono assenti. Il ministero l’ha previsto ufficialmente, ma questo già avviene in molte scuole del Paese.

L'effetto serra rilancia la Groenlandia

Con lo scioglimento di ghiacci nei fiordi
spuntano ristorantini e bar affacciati sul mare


FRANCESCA PACI

All’inizio del secolo scorso, quando Otto Frederiksen provava e riprovava a piantare semi nella terra brinosa di Qassiarsuk, un piccolo villaggio nel sud della Groenlandia, gli abitanti lo guardavano come un povero pazzo. Oggi, tra le casette rosse, azzurre e verdi con il tetto spiovente dove vivono una settantina di persone, sono spuntati broccoli, carote e zucchine. «Ci stiamo avvicinando alle condizioni climatiche dell'Europa settentrionale», ripete il figlio ultraottantenne Erik Rode Frederiksen, chiamato così in onore del leggendario Erik il Rosso, il Cristoforo Colombo vichingo che nel 986 approdò tra questi fiordi ancora vergini e li trovò verdissimi. I suoi discendenti scomparvero 300 anni dopo, vittime della glaciazione che avrebbe inghiottito l'84 per cento della Groenlandia ibernandolo fino ai nostri giorni. Il cerchio della storia si chiude: il surriscaldamento del pianeta, che avrà effetti catastrofici sull’umanità, regala ora agli uomini dei ghiacci il beneficio mai conosciuto della primavera.

«Alterazioni relativamente ridotte della temperatura possono in una prima fase risultare positive, soprattutto nelle zone estremamente fredde», spiega Bob Ward del Grantham Research Insitute on Climate Change della London School of Economics. Ieri mattina due navi commerciali del gruppo tedesco Beluga hanno annunciato d’aver attraversato con successo il mare Artico, il leggendario passaggio a Nord-ovest vagheggiato dagli inglesi sin da 1553, quando il condottiero di Sua Maestà Richard Chancellor si arenò tra gli iceberg e fu costretto a marciare a piedi nella tundra fino alla corte moscovita di Ivan il Terribile. Con la distesa di ghiaccio che fino a una decina d’anni fa bloccava la strada ai naviganti, l’impresa sarebbe stata impossibile.

«I cambiamenti climatici non sono un male per tutti, ci sono sempre vincitori e perdenti«, osserva Alessandro Farruggia coautore con Vincenzo Ferrara del volume «Clima: istruzioni per l’uso» (Edizioni ambiente). Nella cittadina di Ilulissat, 4500 persone e 5000 cani da slitta all’ombra del Srmeq Kujalleq, il più grande ghiacciaio del mondo al di fuori dell’Antartide, sulla costa nordoccidentale della Groenlandia, i fiordi sgombri come mai prima d’ora si sono riempiti di turisti. «Li portiamo in barca con noi tra gli iceberg«, racconta il pescatore Karl Thumassen. Nel porto, incorniciato dalle abitazioni rosse e dal cimitero bianco affacciato sulla baia di Disko, ristorantini con i tavoli di legno servono prosciutto di foca e carne di tricheco. E pazienza se non durerà in eterno. Anche gli Inca, concordano i paleo-ecologi, non si sarebbero imposti come la più grandiosa civiltà precolombiana senza l’impennata della temperatura che nel 1100 alterò l’ecosistema andino per oltre 400 anni. Dopo secoli d’astinenza i groenlandesi si godono il loro posto al sole.

«I raccolti sono migliori, è vero, il sud del paese sembra rinato», dice al telefono il trentaseienne Mininnguaq Kleist, ex responsabile dell’ufficio d’autogoverno della Groenlandia annullatosi quest’estate dopo l’approvazione danese del referendum per l’autonomia. Oggi Mininnguaq, che gli amici chiamano Minik, si occupa di rapporti con l’Europa al dipartimento affari esteri, a pochi passi dal suo appartamento nel cuore trendy della capitale Nuuk. Anche qui, dove vivono un quarto dei 57 mila abitanti del paese, la terra ha cominciato a fruttare. «Coltiviamo patate, roba che 15 anni fa sarebbe sembrata una barzelletta», ammette lo scienziato Minik Rosign. Certo, parecchi sono tagliati fuori: difficile immaginare la primavera del remoto paesino di Kullorsuaq, 400 anime al centro di un’isoletta nel profondo nord, dove i medici fanno visita una volta al mese. «Il surriscaldamento penalizza l’entroterra dove le lastre di ghiaccio si assottigliano e i cacciatori non riesco a guidare le slitte come un tempo», continua Mininnguaq. Le aree polari sono coperte da permafrost, terreno ghiacciato con dentro carbonio, muschio, torba, metano, che, liquefatto, è impraticabile. Quelli che possono hanno cominciato a spostarsi nei villaggi di Narsarsuaq, Qaqortoq, Kangersuatsiaq, per dedicarsi alla pastorizia e offrire bed&breakfast ai turisti meno sofisticati.

La Groenlandia ha i suoi tempi. Il ghiaccio che sfrangia i fiordi si scioglie meno rapidamente rispetto al mare artico, dove ha uno spessore massimo di 15 metri. Secondo l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), il comitato scientifico delle Nazioni Unite incaricato dell’effetto serra, ci vorrebbero diverse centinaia di anni, forse un migliaio, prima di scongelarla completamente. Magari non succederà mai. Intanto però il presente è strategico, anche perché anticipa l’accesso ai ricchissimi giacimenti di gas e petrolio finora assolutamente blindati.

«Stiamo lavorando molto bene, l’estrazione dello zinco è stata notevolmente agevolata dall’innalzamento della temperatura», ci spiega Nick Hall, amministratore delegato della Angus&Ross, la società britannica proprietaria della miniera di zinco Black Angel, una tra le più promettenti risorse nazionali insieme all’alluminio e al greggio della costa orientale su cui sventolano già le insegne della Chevron, della Exxon, della canadese Husky Energy. Scoperta negli anni trenta e scavata tra il 1973 e il 1990, la Black Angel, uno dei maggiori giacimenti del pianeta, è stata finora protetta da una parete invalicabile di ghiaccio. La Angus&Ross l’ha acquistata nel 2003, mentre i prezzi dello zinco schizzavano alle stelle, e nel 2006 due geologi hanno trovato un varco attraverso il South Lakes Glacier che si ritirava a vista d'occhio. Se il termometro cresce di un grado vicino all’equatore, qui ne guadagna almeno quattro. «Tutto merito del cambiamento climatico - concede Nick Hall -, ma in fondo è un ritorno all’epoca verde dei vichinghi». Nel villaggio di pescatori a ridosso della miniera, uomini e donne macellano le foche sulle rocce, ignari del passato lussureggiante dell’isola e incerti sul futuro.

«L’effetto peggiore dello scioglimento dei ghiacci della Groenlandia è sulla corrente del Golfo», continua Alessandro Farruggia. Il vecchio continente, distante tremila chilometri, farebbe bene a ricordarsene: «Il meccanismo funziona come un’orologio, quando la corrente calda arriva all’altezza dell’Europa del nord si raffredda, il sale precipita, la corrente fredda e salata torna indietro. Se s’immettesse un flusso rilevante d’acqua fredda e dolce, il ciclo si arresterebbe compromettendo l’equilibrio climatico». È già successo a dire il vero, milioni e milioni d’anni fa. Allora, in piena epoca glaciale, c’era un grande lago tra il Canada e il Nord Dakota. Quando la lingua di ghiaccio che lo conteneva si sciolse e una valanga d’acqua fredda e dolce confluì nell’Atlantico la corrente del golfo s’inceppò per 1100 anni. Come stavolta, ci furono vincitori e perdenti. Sostiene l’archeologo americano Brian Fagan che quel raffreddamento costrinse le genti del Mediterraneo a coltivare la terra, non potendo più raccoglierne i frutti, e gettò le fondamenta dello sviluppo mesopotamico. Corsi e ricorsi. Stavolta potrebbe essere l’umanità intera a soccombere. Intanto sulle tavole tra i fiordi della Groenlandia, si serve cotoletta di tricheco e insalata indigena. Alla salute di Erik il Rosso

Miss Moda Italia è Federica Sperlinga






Federica Sperlinga è nata ad Agrigento (Ag) il 25/07/1990 sotto il segno del Leone, ma vive a Canicattì (AG). Occhi verdi e capelli castani, è alta m.1,74. La mamma, Teresa, è casalinga, il papà, Domenico, è appaltatore. Ha un fratello che si chiama Diego. Neo diplomata al liceo classico, si iscriverà alla facoltà di Architettura per diventare designer. Anche i mondi della recitazione e della moda, però, l?attirano. Va in palestra ed è fidanzata.




Durante la prima serata di Miss Italia è stata assegnata la fascia di "Miss Moda Italia". Non deve essere stato un compito facile visto che inizialmente il titolo di serata era andato a Mirella Sessa e poi, dopo che l'avvocato aveva segnalato un errore nel conteggio, è stata riassegnata a Federica Sperlinga (nella foto)

Megan, "niente scene di sesso" La Fox dice no ai sex tape




Un corpo peccaminoso e sensuale, sex appeal da vendere, ma non aspettatevi di vederla nuda in un sex tape. "Odio vedermi mentre faccio sesso", ha detto la bella attrice di "Transformers", da molti definita come la più sexy del mondo, a Us magazine e a MTV News. Megan inorridisce all’idea di girare un sex tape e di vedersi mentre fa sesso. "Mi sentirei come un ippopotamo che sta facendo sesso”.


"Se vedessi qualcosa che non mi piace di me rimarrei talmente scioccata che non credo avrei più voglia di fare l’amore con qualcuno...". Niente carriera da porno attrice e niente film hard nei programmi futuri della splendida Megan quindi, che in questi giorni è invece a Toronto per il Film Festival per presentare "Jennifer's Body" di cui è protagonista

"Non posso immaginarmi in scene di nudo in un film", ha aggiunto la Fox, "Queste scene rimangono per sempre, soprattutto adesso nell'era di Internet. Non posso, semplicemente non posso!"
A infastidirla maggiormente è l'invadenza nella sua vita privata, nella sua sfera intima e il giudizio impietoso della gente. "Non voglio dividere la mia privacy con nessuno".
Affermazioni molto difficili da accettare da una donna che rappresenta l’icona della sensualità e dell'erotismo all'ennesima potenza.

Chi non si ricorda di Madre Natura Vanessa Kelly nuda nel 2000





Ricordate la bellissima modella che dieci anni fa scendeva la scalinate durante Ciao Darwin e impersonava Madre Natura sotto gli occhi estasiasti di Paolo Bonolis e Luca Laurenti? Vanessa Kelly, oggi 35enne indaffarata nei panni della mamma, nel 2000 posava senza veli per Max e lasciava senza parole per il suo fisico perfetto come quello di una dea.


In Italia la splendida australiana ha trovato il successo e l’amore (nel 2005 ha sposato Luciano Flamini). “Sono innamorata dell’Italia – diceva 9 anni fa – perché è un Paese piccolo ma incredibilmente vario. Sei al mare, e in un’ora puoi arrivare in montagna o al lago, o in campagna… Tutto è a portata di mano. Per forza che anche la gente è così fantasiosa. Invece l’Australia è grandissima, ma tutta uguale”.

Della cucina italiana Vanessa confessava di amare tutto: “Soprattutto il vino e la pastasciutta. Gli spaghetti li facciamo anche in Australia. Ma è inutile, non hanno lo stesso sapore”

Si svegliava all’alba e recuperava il sonno nel fine settimana, ma adorava mangiare e nuotare. Ora chissà… La Kelly si descriveva come una “pantera aggressiva e imprevedibile: “Ma ogni tanto mi trasformo in una gatta che fa le fusa e ha bisogno di coccole”. Adesso le coccole Vanessa le farà al suo bambino, ma chissà se continua a essere una pantera tra le mura domestiche.

No nucleare, no carbone Monaco si riscopre ecologica

La capitale della Baviera vuole convertire la copertura del suo fabbisogno di energia: dal 2015 le utenze private, dal 2025 anche quelle industriali e commerciali
dal corrispondente ANDREA TARQUINI


BERLINO - No al nucleare, no al carbone: siamo una metropoli tra le più moderne del mondo, vogliamo diventare una metropoli che usa e consuma solo energia ecologica, da fonti rinnovabili: eolica, solare, idroelettrica. La scelta è di Monaco di Baviera, la postmoderna, iperindustriale e ricchissima capitale bavarese. La quale ha deciso di approfittare del prossimo addio al nucleare per convertire a fondo la copertura del suo fabbisogno d'energia: prima, cioè dal 2015, la totalità delle utenze private, poi dieci anni più tardi, dal 2025, anche quelle industriali e commerciali dovranno ricevere dall'azienda dell'energia elettrica cittadina, la Stadtwerke Muenchen (SWM) soltanto energia ecologica.

E' una scommessa nuova, probabilmente una novità in assoluto a livello mondiale: già esistono in Europa e altrove sulla Terra moltissimi villaggi e cittadine che usano solo energia ecologica e rinnovabile. Ma Monaco è una città di oltre un milione di abitanti nel cuore del vecchio continente, una metropoli prospera e pulsante, una locomotiva economica e finanziaria della Ue: ospita le case madri di aziende global player come Bmw o Siemens, come European Aerospace Eads o il colosso assicurativo Allianz, solo per citarne alcune.

La Baviera, si sa, è uno degli Stati più conservatori della Germania, governato dalla Csu, unione cristianosociale, partito fratello locale della Cdu di Angela Merkel. Ma nel bastione cristianoconservatore la capitale Monaco è un'eccezione: la guida da anni il popolare borgomastro (sindaco) socialdemocratico (Spd) Christian Ude, alla testa di una giunta composta dal suo partito e dai Verdi. Ed è stata la giunta a lanciare il programma di riconversione totale della produzione di energia cittadina.

SWM è l'unica azienda produttrice di elettricità a dimensione cittadina e non regionale o nazionale che in Germania sia rimasta proprietà del comune: le altre sono state privatizzate. E così SWM, di cui sono clienti il 95 per cento degli abitanti della città, negli anni del boom di Monaco, è diventata il quinto produttore tedesco di energia, dopo i colossi Eon, Enwb, Vattenfall e Rwe. Siccome la centrale nucleare di Isar 2, che attualmente fornisce il 25 per cento del fabbisogno di energia della città, verrà spenta nel 2020 nel quadro del programma tedesco di addio all'atomo civile, Monaco ha fretta.

La SWM sta investendo alla grande in progetti per la produzione di energia rinnovabile ovunque: dall'Andalusia, dove finanzia al 50 per cento un'enorme centrale solare che sarà pronta nel 2011, fino a un enorme parco eolico nel Mare del Nord. Ironia della sorte: gli investimenti sono possibili grazie agli utili realizzati ancora dalla centrale nucleare.

Maltempo: una vittima in Puglia Neve al Nord, temporali fino a venerdì

ROMA (12 settembre) - Ha fatto una vittima l'ondata di maltempo che nelle ultime ore si è abbattuta in alcune aree della Puglia e che soprattutto in Capitanata ha causato diversi disagi.La vittima pugliese è un uomo dell'apparente età di 60 anni. Secondo le prime ipotesi, potrebbe essere un contadino della zona sorpreso ieri dal nubifragio e il cui corpo potrebbe essere stato trascinato a valle sino a finire nel canalone.

Ma anche in Alto Adige sarebbe da addebitare alle forti piogge dei giorni scorsi la morte di un operaio il cui corpo è stato trovato oggi dai vigili del fuoco nel bacino artificiale della diga sull'Isarco, a Fortezza. E per i prossimi giorni la situazione potrebbe peggiorare, stando a quanto prevede la Protezione civile che in un avviso meteo annuncia temporali in arrivo sull'Italia con possibilità anche di nevicate al Nord.

La discesa verso le regioni alpine di un vortice freddo dalla Penisola Scandinava apporterà a partire da domani pomeriggio un progressivo peggioramento al nord, che potrebbe perdurare fino a venerdì prossimo, con diminuzione delle temperature e precipitazioni diffuse, anche di forte intensità. Lo sottolinea il Dipartimento della Protezione civile, precisando che «già nella giornata di oggi la Penisola è interessata da correnti fresche settentrionali che porteranno tempo debolmente perturbato sulle zone alpine, prealpine, lungo il versante adriatico e sulla Calabria».

Tempo nuvoloso su tutto il Paese è previsto invece per domani, con precipitazioni sparse, anche temporalesche, che andranno a intensificarsi nella seconda metà della giornata sulle regioni settentrionali diventando diffuse e localmente intense sul quadrante di nord-est nel corso della notte. Nelle giornate di lunedì 14 e martedì 15 il maltempo è atteso su tutte le regioni settentrionali e sul versante tirrenico centro-settentrionale, compresa la Sardegna, con precipitazioni diffuse e persistenti, localmente anche temporalesche, che potrebbero raggiungere quantitativi elevati al nord. Secondo i dati attualmente disponibili, questa fase di instabilità potrebbe perdurare sulle regioni settentrionali fino a venerdì 18 settembre, estendendo i suoi effetti tra mercoledì 16 e giovedì 17 alla Sicilia e alle regioni meridionali peninsulari.

La prolungata fase di instabilità sarà accompagnata da una generale intensificazione dei venti dai quadranti meridionali con il conseguente aumento del moto ondoso. Le temperature segneranno una diminuzione al nord ed in particolare sulle zone alpine e prealpine, con possibili nevicate in quota. Il Dipartimento della Protezione civile seguirà l'evolversi della situazione «in contatto con le Prefetture, le Regioni e le locali strutture di protezione civile, anche mediante l'emissione di eventuali avvisi di avverse condizioni meteorologiche laddove necessario».

Emergenza in Puglia. In tutta la zona in queste ore si è vissuta una vera e propria emergenza: i vigili del fuoco sono stati impegnati a lungo con mezzi anfibi e un elicottero per portare soccorso alle persone rimaste bloccate in auto lungo la strade invase dall'acqua, dal fango e dai detriti, e oltre 2.500 famiglie sono rimaste senza energia elettrica a San Giovanni Rotondo.

«Mobbing spinto e perdità di identità dietro ai suicidi di France Telecom»

Le testimonianze raccolte fra i lavoratori evidenziano
un senso di insicurezza e un posto di lavoro irriconoscibile




di Gabriele Santoro
ROMA (12 settembre) - Mobilità interna, esuberi, declassamento di ruolo, sovraccarico di lavoro e perdita di senso: questa è la miscela esplosiva che dal febbraio 2008 ha travolto i dipendenti di France Telecom, colosso francese delle telecomunicazioni.


L’ultimo caso dei trentatrè tentativi di suicidio è quello di una impiegata trentaduenne, che durante una riunione sulla riorganizzazione del servizio di assistenza alla clientela, dove era addetta, si è lanciata dal quarto piano dell’edificio del gruppo e ora lotta tra la vita e la morte all’ospedale parigino Beaujon. Dalla metà di luglio a oggi sono stati già sei i tentativi di suicidio. Il 14 luglio a Marsiglia un dipendente si è ucciso lanciando questo pesante atto di accusa: «Mi tolgo la vita a causa del mio lavoro a France Telecom. È l’unica ragione. La totale disorganizzazione dell’impresa, gestita incutendo il terrore nei dipendenti, mi ha stravolto. Sono diventato un relitto, un naufrago. E’ meglio finirla qui».

La direzione del gruppo, dopo aver spiegato che i casi di suicidio si mantengono nella media (28 nel 2000 e 29 nel 2002, su un totale di oltre centomila addetti), ha accettato di aprire un tavolo (previsto per il 18 settembre) di concertazione con le forze sociali e il governo per fermare questa escalation. La mobilità interna, che al momento coinvolge 500 persone (tra il 2006 e il 2008 14mila salariati sono stati ricollocati verso i settori più trainanti: Adsl, telefonia mobile e servizi commerciali), è stata congelata fino alla fine di ottobre.

Olivier Barberot, direttore delle risorse umane di FT, ha reso l’onore delle armi «agli eroi di ieri, entrati in France Telecom quando il telefono ancora non era un servizio a disposizione di tutti, che avevano il posto sicuro e hanno sofferto il cambiamento della cultura aziendale». Didier Lombard, presidente del gruppo ha inviato una lettera ai quadri dirigenziali intermedi chiedendo di «rinforzare la vigilanza e di fare attenzione a tutti i segni di turbamento dei colleghi più prossimi».

La privatizzazione del gruppo. Nel 2008 France Telecom ha registrato un utile netto di 4.1 miliardi di euro. Negli ultimi due anni hanno lasciato il gruppo, tra licenziamenti e prepensionamenti, 22.450 impiegati e il 65% dei funzionari risulta assunto prima della privatizzazione del gruppo nel 1997. Danièle Linhart, sociologa e membro dell’Osservatorio sullo stress dei soggetti coinvolti dai piani di mobilità, in un’intervista a Le Monde collega la condizione di smarrimento e insicurezza sociale proprio alla privatizzazione, che ha cambiato la logica di France Telecom: da servizio pubblico a società quotata in Borsa. «Con la privatizzazione i lavoratori non sanno più dove sono - spiega Danièle Linhart - centrifugati dai continui cambiamenti di mansioni e dall’ambiente di lavoro irriconoscibile. Il credo del management è quello di scuotere l’azienda come fosse un albero di cocco, per superare un supposto immobilismo. Si lavora in una condizione di allarme e di concorrenza interna sfrenata, che svuota di senso la propria funzione».

“Management della paura”. Il terrore che un giorno o l’altro si possa cadere nello stesso vortice ha contagiato molti lavoratori di France Telecom. Queste sono alcune testimonianze raccolte da Le Monde.fr. «Dieci anni fa ero fiera del mio posto a France Telecom,- racconta Olivia J. - il lavoro era stimolante ed ero contenta. Dopo è cambiato tutto. L’azienda si è disumanizzata, ormai siamo solo cifre. L’unica cosa che conta è quante vendite si riescono a portare a termine alla fine della giornata. Lo stress è permanente e gli smottamenti sono incessanti: sono alla sesta mansione. Ogni volta ci viene chiesto di ricominciare da zero e vendere sempre di più. La maggior parte dei miei colleghi va avanti ad antidepressivi. Quando sarà il mio turno di scoppiare?»

«Non si lavora più ma si naviga a vista - si sfoga Daniel Lebrun - la ricerca e l’innovazione sono disorganiche. Tecnici pieni di professionalità si ritrovano al servizio marketing: da quando ci siamo trasformati in una società di servizi, abbandonando la tecnica e lo sviluppo industriale, non siamo più noi stessi».

Usa, fa guidare la figlia di sei anni: arrestata

ROMA (12 settembre) - Ha pensato che la figlia di appena sei anni potesse guidare l'auto e l'ha messa al volante, ma la scelta sconsiderata le è costato il carcere. E' accaduto a una madre della Pennsylvania. Quando la polizia di Coatesville (Pennsylvania) ha fermato il Suv bianco che procedeva in modo irregolare ha trovato una bambina alla guida mentre la madre Lakisha Hogue era nel sedile accanto. La donna ha spiegato, divertita, che stava tentando di insegnare a guidare alla figlia. Ma gli agenti non hanno condiviso il suo buonumore. La madre è stata arrestata per avere messo a repentaglio la incolumità della bimba e di altre persone.

Reggio Calabria, arrestato il boss Barbaro

I CARABINIERI LO HANNO TROVATO IN UN APPARTAMENTO NEL CENTRO DELLA CITTÀ'

Era uno dei capi della 'ndrangheta a Platì. Latitante dal 2001 deve scontare 22 anni per omicidio e mafia

REGGIO CALABRIA - E’ finita questa sera la latitanza di Carmelo Barbaro, di Platì, ricercato dal 2001 per associazione di tipo mafioso, omicidio ed altri reati. Barbaro, che deve scontare oltre 22 anni di carcere, è stato tratto in arresto in un appartamento all’interno di uno stabile sul centralissimo piazzale della Libertà, a Reggio Calabria, dai carabinieri del comando provinciale reggino.
L'ORDINE DI CATTURA - Barbaro era inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia del programma speciale di ricerca della Polizia. Lo scorso ottobre erano state diramate anche le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini di estradizione.

La Juventus subito in fuga Il Milan non va oltre lo 0-0

Bianconeri in gol con Caceres e Trezeguet. Il Milan a Livorno si ferma sul pari. Domenica Inter-Parma

La Juve non molla e vola via. In un anticipo difficile in casa della Lazio la squadra di Ferrara, con Cannavaro in panchina e Diego fuori alla fine del primo tempo per un problema muscolare, trova la grinta, la forza e la fortuna necessaria per portare a casa tre punti tanto preziosi quando pesanti. Ci pensano nel secondo tempo prima l'esordiente Caceres che azzecca uno splendido tiro al volo e poi, a tempo quasi scaduto, Trezeguet che si ricorda di essere un campione e chiude così il risultato. Rammarico della Lazio che recrimina per alcune decisioni arbitrali tra cui il gol annullato a Mauri. Nel primo anticipo di sabato a Livorno i rossoneri deludono e non vanno oltre lo 0-0. Domenica pomeriggio (ore 15) gli altri incontri tra i quali spicca Inter-Parma. Il posticipo (20,45) è Genoa-Napoli.

JUVENTUS - La botta decisiva di un esordiente difensore, Caceres, i miracoli di Buffon, il raddoppio del rientrante Trezeguet, ma anche i problemi muscolari di Diego e Grosso: questo il succo della vittoriosa serata bianconera contro una Lazio sfortunata (gol annullato), ma che a tratti ha messo in difficoltà la squadra di Ciro Ferrara. Un successo che tiene i bianconeri in vetta alla classifica a punteggio pieno. Ciro Ferrara ha ottenuto la quinta vittoria consecutiva da quando ha preso in mano le redini della Juve che ha battuto la rimaneggiatissima Lazio (senza Cribari, Rocchi, Brocchi, Ledesma e Zarate). I biancocelesti, dopo un inizio di stagione folgorante, hanno perso, pur dando molto filo da torcere ai bianconeri, privi di Cannavaro (Legrottaglie), Grygera (Caceres), Iaquinta (Trezeguet) ma con il nuovo acquisto Grosso in campo. Un intensissimo match, sfociato proprio in chiusura di primo tempo in un gol annullato a Mauri in mischia per un fallo di Cruz su Legrottaglie, ha caratterizzato una partita molto combattuta, emozionante, a tratti pure godibile. La Lazio ha subito per una ventina di minuti la Juventus che però non è riuscita a concludere più di una volta con Trezeguet al 16'. In questa prima fase si è visto qualche recupero di Diego che tuttavia è calato poi a seguito di un problema muscolare che lo ha costretto a uscire in chiusura di primo tempo, lasciando il posto a Giovinco. Dopo il buon inizio, in cui il centrocampo bianconero aveva preso in mano la partita, la Lazio è cresciuta mettendo un po' in difficoltà la Juve e Baronio ha cercato vanamente di sorprendere il portiere juventino che ha visto il tiro all'ultimo istante, deviando. Lo stesso Buffon poco dopo ha salvato di piede vicino al palo destro su punizione di Baronio. Dopo un tiro di Foggia bello ma alto, il gol di Mauri di cui abbiamo già detto: l'annullamento ha fatto imbufalire i laziali e in effetti, senza l'ausilio della moviola, sarebbe stato difficile vedere l'intervento in mischia di Cruz su Legrottaglie. La Juve ha avuto un'occasione subito, all'inizio della ripresa: su un cross dal fondo sinistro di Grosso, Amauri in tuffo di testa non ha trovato la palla per un niente all'8'. La partita poi si è un po' incattivita: Camoranesi ha fatto un fallaccio e non ha preso il giallo, Caceres sì. Insomma, la Juve non ha brillato e la mancanza di lucidità nel finale ha messo in difficoltà la squadra di Ferrara: Amauri si è dato da fare ma non ha trovato spazi per tirare, Trezeguet dopo la fiammata iniziale si è perso (mancando un gol al 19' in girata bassa: Muslera ha parato), Diego si è infortunato privando la squadra di una fonte di gioco importante. Il centrocampo ha lottato con alterne fortune contro quello della Lazio, Caceres e Legrottaglie hanno avuto delle defaillances. In sostanza, Buffon ha cavato molte castagne dal fuoco a Ferrara. Come al 23' quando ha salvato sui piedi di Cruz. Camoranesi (che era reduce dagli impegni azzurri) ha mostrato la corda ed è entrato Tiago. Colpo di scena al 27': Marchisio da destra, saltano di testa in molti, Amauri tocca, ma indietro: l'esordiente Caceres di destro ha fiondato alla destra di Muslera. La Lazio ha sentito la botta, la Juve ha cercato di infliggerle il colpo di grazia e Giovinco ha fallito di poco in diagonale (parato), mentre Grosso ha avuto problemi muscolari e si è rivisto Molinaro. Ma in pieno recupero è arrivato il raddoppio di Trezeguet su traversone da destra di Giovinco, acrobazia di Amauri respinta e colpo vincente del francese.

MILAN - Bel Livorno nel primo tempo (almeno quattro occasioni), Milan più pericoloso nella ripresa con Pirlo (una traversa) e pareggio giusto all'Ardenza anche se assai deludente per i rossoneri. Leonardo ancora in difficoltà dopo questo pareggio di Livorno, campo non facile sia per l'atmosfera difficile, sia per la combattività della squadra labronica. Dopo il tonfo nel derby, il Milan ha fatto un punto che non si addice alle sue ambizioni. I cambiamenti operati dal tecnico rossonero (Oddo terzino, Ambrosini al posto di Gattuso, Seedorf dall'inizio, Ronaldinho -poi sostituito- alle spalle di Pato e Huntelaar, Pirlo inizialmente in panca) hanno dato pochi risultati concreti. Il Livorno ha schierato ancora la coppia Tavano-Lucarelli in avanti, l'ottimo Candreva playmaker, il nuovo acquisto Mozart (si è cominciato in ritardo perchè non aveva il documento d'identità). I rossoneri hanno mostrato solo qualche sprazzo di bel gioco perchè di fatto il centrocampo non è riuscito a sostenere il gioco d'attacco, specie con Ronaldinho (sostituito). Senza Pirlo, nel primo tempo, c'è stato poco gioco del Milan e così il Livorno ha avuto diverse occasioni da gol. La quasi immobilità di Ronaldinho ha offerto ai labronici l'opportunità di premere di più sulla destra. Se Storari è stato forse il migliore dei rossoneri c'è una sola spiegazione: ha fatto molto di più il Livorno, tanto più che Lucarelli è stato lanciato libero due volte di colpire di testa nel giro di pochi secondi. Insomma partita a senso unico, quasi, verso la porta del bravo Storari. Si è avvertita l'esigenza di Pirlo, dopo il primo tempo, ma Leonardo non lo ha mandato subito in campo e il Milan ha tentato di forzare i tempi, senza grosse conclusioni, all'inizio della ripresa. Il Livorno ha avuto un'occasione con Moro (tiro deviato) su imbeccata di Lucarelli. Dopo dieci minuti Leonardo ha cambiato: fuori Ronaldinho e Huntelaar, dentro Pirlo e Inzaghi. Il Milan si è portato in avanti e al 15' su una punizione di Pirlo da 25 metri ha colpito la traversa alla destra di De Lucia. Il Livorno è calato. Pato e Inzaghi al 21' hanno imbastito un'occasione che De Lucia ha deviato in uscita su Superpippo che poi non è arrivato su un tiro rasoterra di Flamini da destra. Leo ha concesso gli ultimi dodici minuti a Abate (fuori Flamini: Milan a tre punte) che ha servito un traversone a Pato (girata alta). Proteste per un intervento (mani?) Di T.Silva su Tavano in area, flebili tentativi rossoneri nel finale. Gravi gli errori rossoneri che dovranno ripensare parecchie cose: l'attacco di Leonardo ha fatto solo due gol in tre partite.

INTER - I campioni d'Italia restano a San Siro per la terza partita consecutiva e attendono la matricola Parma. Mourinho sarebbe tentato di dare una possibilità a Balotelli, schierando il bresciano al posto di Milito accanto a Eto'o. In difesa Santon sembra favorito su Chivu sulla sinistra. A centrocampo dovrebbero riposare Zanetti e Sneijder, al loro posto Vieira e Muntari trequartista. Nel Parma Zaccardo, Dzemaili e Amoruso dovrebbero partire dalla panchina.

GLI ALTRI INCONTRI - Domenica ore 15: Atalanta-Sampdoria, Bologna-Chievo, Fiorentina-Cagliari, Palermo-Bari, Siena-Roma, Udinese-Catania. Ore 20,45: Genoa-Napoli.

MALORE PER SHIMON PERES

TEL AVIV - Il Capo dello stato israeliano Shimon Peres è stato colto da un malore. Secondo la la televisione commerciale israeliana Canale 10 e' cosciente e non c'é timore per la sua vita. Lo ha . Nell'ospedale Shiba (Tel ha-Shomer) di Tel Aviv un'equipe di medici si appresta a riceverlo e prevede di eseguire nella nottata approfonditi esami medici. Secondo l'emittente all'origine del suo svenimento potrebbe esserci una spossatezza per il recente accumularsi di impegni politici.

Peres, 86 anni, ha avvertito un malore durante una cerimonia che si svolgeva stasera nel Centro Rabin di Tel Aviv. Dopo aver risposto ad alcune domande rivoltegli dal pubblico è svenuto e si è ripreso dopo qualche istante. A riferire la notizia è stato il sito web Ynet del quotidiano Yediot Ahronot. I suoi familiari lo hanno convinto a salire su un'automobile diretta all'ospedale Shiba di Tel Aviv ma ancora non c'é conferma - aggiunge Ynet - che abbia raggiunto l'ospedale.

MOSTRA DEL CINEMA: LEONE D'ORO A LEBANON

dell'inviato Francesco Gallo

VENEZIA - L'opera prima LEBANON del regista israeliano Samuel Maoz, con buona pace di tutti, si porta a casa il Leone d'oro, mentre all'Italia va ben poco (la Volpi, all'attrice russa Rappoport in un film però italiano, e il Mastroianni a Jasmine Trinca) e niente, infine, a BAARIA. Cosa che sembra abbia irritato non poco gli ambienti Medusa, venuti in forza al Lido, e che comunque si sono portati a casa i due unici premi 'italiani'. Eppure le speranze che il film di Giuseppe Tornatore (sponsorizzato dal premier Berlusconi in persona) potesse portarsi qualcosa a casa erano forse più legate al prestigio del regista premio Oscar e alla ricchezza dell'opera che all'accoglienza da parte dei critici. Variety, rivista che pesa in campo internazionale, gli aveva dato una sola stellina sulle cinque a disposizione e gli stessi italiani si erano divisi. Ma in questa edizione a prevalere è stato sicuramente l'impegno sociale e politico.

Non a caso, oltre LEBANON ha conquistare il prestigioso Leone d'argento è stato WOMEN WITHOUT MEN di Shirin Neshat, fotografa e video artista iraniana in esilio a New York. Una donna tutta d'un pezzo arrivata in conferenza stampa con tanto di sciarpa verde del movimento a sostegno di Mussavi e contro i risultati delle presidenziali iraniane, al grido: "Il mio paese un giorno sarà libero". Il terzo premio, quello speciale della giuria, è andato con un certo coraggio a una commedia. Ovvero a SOUL KITCHEN di Fatih Akin, storia piena di ritmo, intelligenza e culiniaria. Quasi scontato il giudizio della giuria presieduta da Ang Lee per la Coppa Volpi maschile andata a Colin Firth. Il regista di 'Brokeback Mountain' non poteva non essere sensibile alla magistrale interpretazione dell'attore inglese nel ruolo di un gay incapace di vivere il lutto nel film patinato, ma con gusto, A SINGLE MAN opera prima dello stilista texano Tom Ford.

La Coppa Volpi femminile invece potrebbe sollevare più di una polemica. Andata all'attrice russa Ksenia Rappoport, nel film di Giuseppe Capotondi LA DOPPIA ORA, dovrà vedersela nei commenti del giorno dopo, con l'unica cosa che aveva messo d'accordo tutti gli italiani al Lido: Margherita Buy nel suo ruolo ne LO SPAZIO BIANCO di Francesca Comencini.

Jasmine Trinca, protagonista nel film di Michele Placido IL GRANDE SOGNO, ha invece ottenuto un premio meritato quanto bizzarro: quello Mastroianni per la migliore interpretazione di un attrice emergente. Quest'ultimo aggettivo stride un po' con la sua carriera.

Infine, tra i premi più annunciati, quello a Todd Solondz per il suo cinico sequel di Happiness, LIFE DURING WARTIME, che ha ottenuto un Osella per la sceneggiatura, mentre, più a sorpresa, l'Osella alla Francia per la scenografia di Sylvie Olivé per il film MR.NOBODY di Jaco Van Dormael.