:Scopri l'offerta adsl, voip

Offerto da giochieflash.it: giochi online
Codice HTML da incollare ADUC - Stop al canone Rai!

venerdì 11 settembre 2009

Le case popolari tornano all'Aler Il Comune fa causa ai gestori

APERTO UN CONTENZIOSO LEGALE NEI CONFRONTI DI GE.FI., PIRELLI RE E ROMEO

Verga: «Gli inquilini risparmieranno il 10% sulle spese». Trattenute in caso di appartamenti sfitti e abusivi


MILANO - Il Comune di Milano è tornato ad affidare il proprio patrimonio immobiliare ad Aler (l'azienda regionale nata sulle ceneri dello Iacp) e l'assessore al Demanio Gianni Verga ha assicurato che questo nuovo corso nella gestione delle case popolari permetterà agli inquilini un risparmio di almeno il 10% sulle spese. Il nuovo contratto, che chiude una parentesi di sei anni in cui l'edilizia residenziale pubblica del Comune è stata amministrata quasi interamente da tre società private (Ge.Fi., Pirelli Re e Romeo), impegnerà l'azienda lombarda a rispettare gli equilibri di bilancio, a offrire standard superiori nella qualità dei servizi e a impegnarsi nel contrasto dei fenomeni della morosità e delle occupazioni abusive.
LOTTA ALL'ABUSIVISMO - Per questo motivo il capitolato prevede che alla quota fissa che Palazzo Marino corrisponderà mensilmente a Aler per ogni alloggio (23 euro) sarà applicato un coefficiente negativo in presenza di appartamenti sfitti, abitati da inquilini che non ne hanno titolo o da famiglie in mora con i pagamenti. «La nuova gestione dell'edilizia residenziale pubblica - ha affermato Verga - dovrà raggiungere un equilibrio virtuoso tra la cura degli edifici e l'offerta di servizi attenti alla dimensione sociale. Vogliamo restituire al nostro patrimonio quel senso di edilizia pubblica che ha avuto fin dall'inizio del Novecento».

IL RISPARMIO - Il contratto di affidamento ad Aler costerà alle casse di Palazzo Marino circa 60 milioni di euro l'anno: il 30% in meno rispetto alla stagione delle gestioni in global service. La sua durata sarà di 6 anni solo se le prime due fasi intermedie (una transitoria e una sperimentale) avranno raggiunto gli obiettivi di gradimento fissati dal Comune. L'assessore Verga ha calcolato che l'immediato risparmio degli inquilini, stimabile in circa il 10% in meno delle spese, potrà progressivamente lievitare a -15% una volta che Aler sarà entrata pienamente a regime nella gestione del patrimonio immobiliare del Comune.

IL CONTENZIOSO - Il nuovo contratto con l'azienda regionale di edilizia residenziale segna la fine del rapporto tra Palazzo Marino e le tre aziende private (Ge.Fi., Pirelli Re e Romeo) che si chiude nel peggiore dei modi. Non soltanto l'amministrazione comunale ha ribadito le numerose criticità riscontrate in questi anni (legate anche alla mancata creazione di un'unica banca dati per l'anagrafe degli immobili e dei suoi occupanti) ma ha anche annunciato l'apertura di un contenzioso legale per inadempienza ai dettami del capitolato. Proprio oggi la giunta Moratti ha deciso di fare causa anche contro Ge.Fi. dopo aver già proceduto, la settimana scorsa, contro Pirelli Re e Romeno

Rapine nella via dello shopping Fermata baby gang di 13-14enni

BLOCCATI DALLA SQUADRA INVESTIGATIVA DELLA POLIZIA DEL COMMISSARIATO CITTÀ STUDI

I ragazzini aggredivano i coetanei in corso Buenos Aires e si facevano dare soldi, cellulari e scarpe


MILANO - Impaurivano i passanti, infastidivano le donne e rapinavano i coetanei. Da tempo cinque minorenni davano il peggio di sé in corso Buenos Aires, a Milano, molestando in vari modi la gente che nel pomeriggio passeggiava per lo shopping e terrorizzando altri ragazzini, derubandoli di portafogli, telefonino, scarpe e occhiali. Il gruppetto è stato individuato il 5 settembre dalla squadra investigativa della polizia del commissariato Città Studi, dopo numerose denunce ricevute.
LE DENUNCE - Tre di loro, due italiani e un peruviano, hanno 13 anni e non sono imputabili di reato. Gli altri due hanno compiuto da pochi mesi 14 anni e sono stati deferiti al Tribunale dei minorenni: si tratta di un nigeriano e del «boss» della banda, un ragazzo italiano con precedenti per rapina aggravata. Nelle loro quotidiane scorribande i delinquenti in erba si sparpagliavano lungo il corso, puntando i coetanei. Sotto gli occhi dei passanti li accerchiavano, li minacciavano con percosse e si facevano consegnare di tutto, soprattutto denaro, cellulari e piccoli gioielli. A fine giornata si ritrovavano per spartirsi il bottino. Quando gli agenti sono intervenuti, all'altezza del civico 14, una delle vittime stava per consegnare agli aggressori le scarpe e persino gli occhiali da vista.

Nuovo preside per la scuola araba

ARRIVA HASSAN FARGHAL, DOCENTE DELL'UNIVERSITÀ ORIENTALE DI NAPOLI

L'istituto di via Ventura rimarrà nella sede attuale anche quest'anno. La speranza: risultati migliori agli esami


MILANO - La scuola bilingue italo-araba di Milano «Nagib Mahfuz», in via Ventura, cerca di archiviare le polemiche sulla ricerca di una nuova sede dopo lo sfratto. Galvanizzata dall'arrivo del professor Hassan Farghal, docente dell'Università Orientale di Napoli, come preside di istituto, punta a diventare in futuro un centro di cultura del mondo arabo. Intanto, la scuola, per la quarta volta, si appresta ad iniziare il nuovo anno scolastico con la rassicurazione del Comune di poter restare nell'attuale edificio fino a quando non si sarà trovata una nuova sede, come ha spiegato Mamoud Othman, presidente dell'associazione Insieme, fondatrice della scuola. «Ma non è più il tempo delle polemiche. Ora è una faccenda di cui si sta occupando il console egiziano nell'ambito dei rapporti bilaterali tra i nostri Paesi».
SOLO TRE PROMOSSI - La scuola segue i programmi ministeriali sia egiziano, sia italiano. Ha 190 alunni (quasi tutti egiziani e qualcuno dal Nordafrica) tra elementari e medie e 25 professori (15 italiani e 10 egiziani). Nel programma ci sono corsi di inglese e francese, due ore di religione (musulmana e cristiano-copta) e corsi di alfabetizzazione («abbiamo lanciato le classi ponte prima della Lega», scherza Othman) per i neoarrivati. Con l'arrivo di Farghal (ex sottosegretario al ministero dell'Istruzione egiziano, ex addetto culturale all'ambasciata di Roma, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana e Grande Ufficiale dell'Ordine della Stella della solidarietà italiana) si spera di migliorare i risultati scolastici dello scorso anno: sugli 11 alunni di terza media, solo sette si sono presentati all'esame di Stato (gli altri si sono accontentati del titolo di studio egiziano) e in quattro sono stati bocciati: solo tre quindi i promossi.

LA STORIA - Fu la contestata chiusura della scuola araba illegale di via Quaranta, nel 2005, a spingere un gruppo di genitori (egiziani, insieme a qualche italiano) a dar vita all'associazione «Insieme» e a fondare la Mahfuz. Un'esperienza che per tre anni è stata ospitata in uno stabile di via Ventura, di proprietà dell'Enaip. Al termine dello scorso anno scolastico, però, l'ente aveva avvertito l'associazione dell'intenzione di rientrare in possesso dei locali ed era arrivato lo sfratto. Ad agosto l'assessore alle Politiche sociali Mariolina Moioli si era incaricata di trovare una nuova sede alla Mahfuz. «Eccesso di buonismo», era stata la reazione del capodelegazione leghista in Regione Davide Boni. «Se la comprino», aveva aggiunto. E Matteo Salvini aveva invitato «gli arabi» a «rivolgersi a Tecnocasa». Ora è arrivato il tentativo di Othman di smorzare i toni, chiedendo di mettere da parte le polemiche e confidando negli «accordi bilaterali tra Italia ed Egitto» e nell'opera di mediazione del console egiziano per risolvere la vicenda.

Yemen, feroci scontri nella zona di Saada

RIBELLI SCIITI SI OPPONGONO ALLE FORZE GOVERNATIVE

Msf: «Pericoloso recuperare i feriti»
Un medico: «Paura per proiettili vaganti e schegge di esplosioni. Un operatore ferito attraverso una tenda»

MILANO - Da settimane lo Yemen è devastato da feroci scontri tra l'esercito regolare e i militanti sciiti fedeli al leader Abdul Malik al Houti, che accusa l'Arabia Saudita di appoggiare il governo. Sanaa, da parte sua, ritiene che dietro i ribelli vi sia l'Iran. Giovedì all'alba l'esercito ha lanciato un massiccio attacco contro i ribelli, uccidendone 17 e catturandone 4. La pressione dei militari ha spinto i rivoltosi fuori dalle postazioni arroccate nella montuosa provincia di Saada. Sin dalla riunificazione nel 1990, la repubblica dello Yemen è stata teatro di tensioni politiche e sociali, con episodiche ondate di violenza. Nella provincia di Saada gli scontri vanno avanti dal 2004.

MEDICI SENZA FRONTIERE - La ong Medici senza Frontiere, presente nel Paese dal 2007, fa sapere che i combattimenti sono particolarmente violenti lungo l’asse stradale Saada-Baqim e più ad ovest intorno a Haydan e Al Malaheed e che le attività si svolgono in condizioni di sicurezza molto precarie. Dall’ospedale di Razeh et Al Talh arriva la testimonianza di Arnaud Drouart, anestesista, che racconta la presa in carico dei feriti durante i primi dieci giorni di scontri: «Quando sono ripresi i combattimenti anche ad Al Talh, c’è stato un pesante afflusso di feriti, arrivavano pick-up con 3-4 feriti alla volta. Il primo giorno di combattimenti, sono arrivati 2-3 pick-up con i feriti. Venivano portati subito all’edificio per un primo intervento, poi, nel giro circa di un’ora, ci veniva detto: "sono arrivati altri feriti". Alcune volte siamo stati costretti a temporeggiare, per paura di andare a recuperare i feriti sotto le tende». «Restavamo tutti insieme nell’edificio per mezz’ora o un’ora, aspettando che i combattimenti vicini cessassero, per poter metter i pazienti in sala rianimazione, una stanza con delle finestre, e poter certamente andare a cercare i feriti nelle tende - prosegue Drouart -. L’ospedale non è mai stato colpito, non siamo mai stati presi di mira, ma purtroppo quando i combattimenti sono vicini, si possono sempre verificare degli errori, dei proiettili vaganti. Questo è ciò che è successo: c’è stato un proiettile vagante, o una scheggia di un’esplosione, non ben identificato, che ha attraversato una tenda e ferito un operatore».
RAPIMENTI DI STRANIERI - Sembra invece indipendente dagli scontri in corso tra esercito e ribelli il rapimento (e la quasi immediata liberazione) di un medico russo da parte di una tribù nella provincia di Maarib. L'uomo, che lavora in un ospedale di Shabwah, stava viaggiando verso Sanaa ed è stato portato nella zona montagnosa di Wasset. Il leader della tribù, Naji Duaihane, aveva spiegato di volere scambiare l’ostaggio con il nipote, detenuto per aver rubato un'auto. Il medico è stato liberato poche ore dopo grazie a una mediazione fra capi tribali. Le tribù dello Yemen sono solite ricorrere al sequestro di cittadini stranieri per fare pressioni sulle autorità locali. Più di 200 stranieri sono stati rapiti negli ultimi 15 anni, ma la grande maggioranza di loro è stata liberata senza alcun danno fisico. La sorte di cinque tedeschi e un inglese, rapiti a giugno nel nord del paese, resta tuttavia sconosciuta. I sei prigionieri facevano parte di un gruppo di nove persone prese in ostaggio nella regione di Saada, collegio elettorale dei ribelli guidati da Houti; gli altri tre ostaggi - due tedeschi e una sudcoreana - sono stati uccisi.

Tre razzi dal Libano contro Israele

LUNGO IL CONFINE SONO IN CORSO «ESERCITAZIONI SU LARGA SCALA» DELL'ESERCITO ISRAELIANO

La zona da cui sono stati lanciati si trova nella regione di Tiro. Sono caduti in campo aperto: nessuna vittima

TEL AVIV - Tre razzi sono stati sparati dal Sud del Libano verso Israele, riferisce il sito web Naharnet. La zona da cui sono stati lanciati si trova nella regione di Tiro, nei pressi del villaggio di Qlaileh. Poco dopo, secondo quanto riferisce l'agenzia ufficiale libanese Nna, colpi d'artiglieria sono stati sparati in risposta da Israele verso la zona da cui sono partiti i razzi. Al momento, tuttavia, non si ha notizia di alcuna conseguenza. Stando ai primi accertamenti, due razzi sarebbero caduto in campo aperto in aree non abitate.

MANOVRE DI ISRAELE AL CONFINE - L'Esercito israeliano ha condotto «esercitazioni su larga scala» lungo il confine con il Libano e all'interno delle Fattorie di Shebaa. È quanto riporta l'agenzia di stampa libanese "Nna", secondo cui velivoli israeliani avrebbero sorvolato la regione durante le manovre. Le Fattorie di Shebaa sono un fazzoletto di terra di 25 chilometri quadrati, occupato da Israele nel 1967 e conteso da Damasco e Beirut. Lo scorso giugno la stessa 'Nna" aveva annunciato che Israele stava ammassando mezzi militari al confine con il Libano e procedendo con il dispiegamento di carri armati. Allora l'agenzia parlava di un'«attività militare inusuale» nei pressi delle Fattorie di Shebaa.

Obama: «Mai tregua in lotta ad Al Qaeda»

ALLA COMMEMORAZIONE PER GLI ATTENTATI DELL'11 SETTEMBRE 2001
«Gli anni che passano non diminuiscono la pena. Ogni anno in questo giorno siamo tutti newyorkesi»


WASHINGTON - «Gli Stati Uniti non indeboliranno mai la loro lotta contro Al Qaeda». Barack Obama ha riaffermato l'impegno degli Stati Uniti contro il terrorismo intervenendo al Pentagono in occasione dell'anniversario degli attentato dell'11 settembre 2001. «Restare uniti nel dolore e nell'impegno alla vicinanza gli uni agli altri: è la più grande lezione che abbiamo imparato da questa giornata» ha aggiunto il capo della Casa Bianca. «Questo giorno deve diventare un momento di virtù attraverso l'eredità luminosa che le vittime ci hanno lasciato nell'oscurità di questi giorni. Essi ci chiedono di restare uniti e questo vale oggi e varrà per tutti gli altri 11 settembre perché gli anni che passano non diminuiscono la pena».
MESSAGGIO A NEW YORK - Sotto una pioggia battente, Obama e e la moglie Michelle hanno deposto una corona di fiori sulla lapide a ricordo dell'attentato al Pentagono. Dopo il discorso e la cerimonia di cordoglio, il presidente ha quindi salutato i parenti e familiari delle 189 persone che morirono nello schianto: 64 erano a bordo del volo 77 dell'American Airlines che cadde sull'ala ovest del ministero della Difesa americano, 125 erano all'interno dell'edificio. Il presidente ha poi inviato un messaggio alla città di New York, la più colpita dagli attentati. «Ogni anno in questo giorno siamo tutti newyorkesi», ha scritto Obama. «Come presidente, il mio primo pensiero è la sicurezza del popolo americano. È il primo pensiero con cui mi sveglio al mattino, l'ultimo pensiero con cui vado a dormire. Questa responsabilità è il cuore delle politiche che la mia amministrazione sta portando avanti Nessuno può garantire che non ci sarà più un altro attacco. Ma quello che io posso garantire è che noi faremo ogni cosa in nostro potere per ridurre la probabilità di un attacco, e non esiteremo a fare ciò che è necessario per difendere l'America», ha concluso Obama. A Ground Zero alle 8,46 locali i volontari hanno cominciato la lettura dei nomi delle 2.752 vittime delle Torri Gemelli e dei due aerei dirottati.

«Sbaglia chi dice di non conoscermi»

PARLA L'UOMO CHIAVE NELL'INCHIESTA SULLE TANGENTI NELLA SANITÀ PUGLIESE

L'imprenditre Tarantini e le prese di distanze di D'Alema e Emiliano: «Se i pm lo chiedono, fornirò indicazioni»



MILANO - «Sbagliano quanti oggi dicono di non conoscermi o di non ricordarsi di me. Farebbero bene a ricordarsi chi sono». Così l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini ha risposto in Procura alle domande dei giornalisti che gli facevano notare che in molti, soprattutto uomini politici, affermano di non conoscerlo dopo aver saputo dei suoi guai giudiziari.
GLI ESPONENTI DEL PD - «Emiliano e D'Alema - ha detto Tarantini incalzato dai giornalisti - hanno detto di non conoscermi: se ce lo chiederanno gli inquirenti forniremo tutte le indicazioni utili». Si riferisce alla cena in un ristorante di Bari, a cui eravate presenti Lei, Massimo D'Alema e il sindaco Michele Emiliano? «Sì, ma non dico nulla perchè su quella cena sono in corso indagini da parte della Procura della Repubblica». L'ex presidente dei Ds, dal canto suo, aveva affermato nei giorni scorsi di non conoscere Tarantini e di non avere mai avuto rapporti con lui, mostrandosi infastidito per il fatto che alla presenza ad una cena elettorale a cui aveva preso parte lo stesso imprenditore («ne faccio centinaia, quella sera ne ho fatte due o tre») sia stata data grande enfasi dai media.

«Caso escort ? Organizzato dalla mafia»

«L'HO DETTO ANCHE A BERLUSCONI. HANNO MESSO IN PIEDI QUESTA ROBA QUI»

Bossi: «Si tratta di una ritorsione contro il governo». Poi su Fini: «Gli immigrati se li porti a casa sua»



Umberto Bossi (Ansa)PIAN DEL RE (Cuneo) - Per Umberto Bossi la vicenda delle escort è stata organizzata dalla mafia per ritorsione contro le leggi "pesantissime varate dal governo per combatterla". «Penso che tutto sia stato messo in piedi dalla mafia - ha detto Bossi al suo arrivo a Pian del Re, dove ha rinnovato la cerimonia dell’ampolla - abbiamo fatto leggi pesantissime contro la mafia. L’ho detto anche a Berlusconi: guarda che qui c’entra la mafia, chi ha in mano le prostitute è la mafia. Sono convinto che la mafia - ha ripetuto - ha organizzato questa roba qui». Alla domanda se si è trattata di una ritorsione contro il governo, Bossi ha replicato: «Sì, esatto».

FINI: «GLI IMMIGRATI? SE LI PORTI A CASA SUA» - Poi il leader della Lega fa una battuta su Fini e sul tema caldo dell'immigrazione: «Aprire agli immigrati? Se li porti a casa sua». Umberto Bossi ha risposto così a chi gli chiedeva un commento alle parole del presidente della Camera che aveva detto che per il governo era necessaria una svolta. Bossi si è però detto anche sicuro che alla fine l'accordo elettorale sull'immigrazione sarà mantenuto. «Sull'immigrazione - ha osservato - è stato fatto un accordo elettorale e Fini è uno che mantiene i patti, al di là di quello che ha detto. C'è un patto e sono sicuro che lo manterrà».

La password (altrui) si compra per 100 dollari

I siti illegali vendono apertamente sul web i codici di accesso a email e identità digitali. Esperti e investigatori: "Gli internauti devono essere più cauti"
di CRISTINA NADOTTI


Lisbeth Salander per guardare le mail altrui fa da sé o chiede aiuto agli amici hacker, ma se nel leggere la trilogia di Stieg Larsson avete accarezzato l'idea di sbirciare la posta di qualcuno sappiate che, purtroppo, ci sono siti che offrono il servizio.

L'allarme l'ha lanciato il Washington Post, sottolineando tra l%u2019altro che siti come YourHackerz.com e piratecrackers.com non hanno problemi a pubblicizzare i loro servizi a pagamento: per 100 dollari il primo procura la password delle mail che volete spiare, con un accurato sistema che permette di pagare soltanto se il servizio va a buon fine. E lo fanno proprio come lo fa il personaggio dei libri di Larsson, infilandosi nei pc altrui con un software che si istalla nel computer cliccando su qualche avviso.

Nessun provider si salva, secondo i siti: AOL, Yahoo, Gmail, Facebook e Hotmail, si vantano, sono stati violati senza problemi. E negli Stati Uniti, secondo il quotidiano, è difficile che finisca davvero in galera chi si è intrufolato nelle mail altrui, a meno che non commetta altri reati, quali lo stalking.

E in Italia che succede? Per verificare abbiamo provato, con l'aiuto del giurista e docente di diritto dell'informatica nelle università di Roma e Bologna Guido Scorza, a comprare una password. I siti yourhackerz.com e piratecrackers.com sono irraggiungibili, e visto che non è possibile entrarci anche simulando, attraverso dei proxy-server, la connessione dagli Stati Uniti e dall'Inghilterra, Scorza ritiene che "l'ipotesi più credibile è che i siti siano stati chiusi a seguito della pubblicazione dell'articolo dagli stessi gestori". E questa è una buona notizia, perché l'informazione sulla rete, come si vede, è di per sé un buon deterrente.

Funziona invece il sito Hack-Mail.net, dove, creando una mail ad arte, se ne è chiesta la password. La risposta è stata inquietante: "Cominceremo a craccare la password", rispondono, ma ci vorranno 3 o 4 giorni, a seconda della difficoltà. "Una volta ottenuta, concludono, vi spediremo una mail dall'account della vittima (sic!) con le istruzioni per il pagamento". Insomma, il servizio, purtroppo, viene davvero offerto.

"L'articolo del Washington Post porta agli onori della cronaca una situazione nota agli addetti ai lavori e nell'underground della Rete - commenta Guido Scorza - in Internet sono in vendita le altrui identità digitali". Però non è corretto dire che chi le ruba resti impunito. "La commercializzazione di altrui password così come l'acquisto di tali elementi costituisce naturalmente reato nella più parte dei Paesi e, comunque, in tutti quelli che hanno aderito alla convenzione di Budapest sul Cybercrime e l'hanno ratificata; tra questi l'Italia".

"La stessa Convenzione di Budapest - continua Scorza - ha introdotto importanti strumenti di collaborazione investigativa tra Autorità e forze dell'ordine di diversi Paesi. Non si può, dunque, dire che certe cose in Internet accadono perché la Rete continua a rappresentare il far-west di un tempo". Scorza sottolinea però quanto detto anche dal Washington Post, e cioè che ai governi sembra più importante sanzionare più duramente la diffusione di un'opera musicale o cinematografica che la sottrazione di identità. "In Italia, come nel resto d'Europa - conclude Scorza - negli ultimi anni si è parlato più di frequente dell'esigenza di elaborare nuovi strumenti di antipirateria che non di individuare soluzioni per limitare, se non la criminalità informatica, almeno le
sue conseguenze promuovendo iniziative volte ad accrescere la maturità e consapevolezza degli utenti nell'uso delle nuove tecnologie".

Anche il colonnello Umberto Rapetto, che guida il Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, invita a una maggiore consapevolezza nell'uso delle tecnologie. "All%u2019inizio questo tipo di reato riguardava soprattutto lo spionaggio aziendale - spiega - ora assistiamo a una morbosità crescente nel voler sapere il più possibile degli altri. Purtroppo è nato un mercenariato che si dà la giustificazione etica di fornire le password a chi le ha dimenticate". Rapetto ricorda infatti che spesso questi siti non scardinano soltanto la posta elettronica, ma forniscono anche password di accesso a documenti e file di altra natura.

C'è però un modo per difendersi e il consiglio di Rapetto è illuminante: "Bisogna pensare alla propria casella email come a una normale cassetta delle lettere. Intanto non lasciamoci troppa posta in giacenza e poi, esattamente come controlleremmo se una lettera è stata aperta, verifichiamo spesso i messaggi cercando di ricordare se li abbiamo già aperti oppure no". Un cracker sarebbe in grado di "aprire una lettera con il vapore", indica il colonnello, ma se qualcuno ha acquistato illegalmente una password lascerà di sicuro dei segnali e con un po' di attenzione li si può trovare. Il consiglio fondamentale è di non sentirsi mai troppo sicuri: così come non si lascerebbero nella cassetta della posta di casa dei documenti importanti, non lasciate file o informazioni delicate sulla casella email. E non fatevi prendere dalla mania di emulare Lisbeth Salander: quello è un romanzo, nella realtà si finisce in galera.

Terremoto in Anatolia panico e centinaia di feriti

Due scosse nella notte e all'alba: 4,5 e 4,7 della scala Richter
Almeno 32 morti per l'alluvione, allarme sciacalli a Istanbul


Le devastazioni a Istanbul dopo le inondazioni degli ultimi giorni

ANKARA - Circa un centinaio di persone sono rimaste ferite in Turchia per due scosse di terremoto di magnitudo 4,5 e 4,7 della scala Richter registrate ieri notte e nelle prime ore di questa mattina nella provincia di Konya, nell'Anatolia centrale. Tra la popolazione si sono verificate scene di panico e molti residenti sono rimasti feriti mentre fuggivano da casa dopo le scosse.

Intanto a Istanbul, devastata dall'alluvione di due giorni fa che ha provocato 32 morti nella regione, la polizia ha arrestato 70 sciacalli che approfittando del caos stavano saccheggiando abitazioni e negozi. Secondo i media locali, si tratta anche di persone arrivate da fuori con l'obiettivo di arraffare oggetti di valore e tutto il possibile in case ed esercizi commerciali danneggiati dalle forti piogge.

"C'è un errore nel test di medicina" E scatta la protesta al ministero

Critiche sul quesito 54 che riguardava l'anemia falciforme.
Per molti medici la risposta indicata dal ministero è sbaglaita

Cresce la preoccupazione di studenti e genitori.
"A rischio il futuro di molti aspiranti medici"
di CARMINE SAVIANO


ROMA - Sul web è diventato il caso della domanda 54. I siti dedicati agli studenti ne parlano da giorni. Un quesito presente all'interno del test d'ingresso a medicina la cui soluzione fornita dal ministero suscita critiche e osservazioni. Una vicenda che a poche ore dalla pubblicazione dei risultati per le facoltà universitarie a numero chiuso, non ha ancora una soluzione ufficiale.

Al centro delle proteste degli studenti, la domanda 54 del test d'ingresso a medicina svoltosi il tre settembre. Agli aspiranti medici era stato richiesto di completare la definizione di anemia falciforme. Sui risultati del test, pubblicati dal MIUR il 7 settembre, la risposta che viene indicata come corretta è la seguente: "malattia genetica causata da una mutazione puntiforme autosomica che determina la sostituzione della valina con l'acido glutammico in una catena beta dell'emoglobina". Falso. La risposta corretta è un'altra, indicata come errata dal ministero. Ovvero: "malattia genetica causata da una mutazione puntiforme autosomica che determina la sostituzione dell'acido glutammico con la valina". Un inversione di termini che potrebbe causare la fine di un sogno per molti aspiranti medici.

L'errore del test viene subito notato da studenti e genitori che affidano al web e alla lettere ai giornali le loro osservazioni. Invitano il ministero ad annullare la domanda. Molti, preoccupati, raccontano di di aver chiamato il Cineca - il Consorzio Interuniversitario a cui il ministero affida l'elaborazione dati - che ha confermato di aver ricevuto parecchie segnalazioni: il ministero si è riunito per deliberare una decisione.

C.L., dottoressa, invia una lettera ai giornali: "Sono un medico, madre di una partecipante al quiz d'ammissione svoltosi il 3 settembre. A differenza di quanto affermato alla fine dell'articolo sulle rassicurazioni date da sedicenti esperti, almeno una delle risposte del quiz è indiscutibilmente sbagliata". La domanda è la numero 54. La dottoressa C.L. fornisce anche la definizione tratta dal Trattato di patologia medica di Robbins e Cotran. La soluzione indicata dal ministero è sbagliata. Poi le preoccupazioni. "Tenete presente che per l'alto numero di partecipanti e la difficoltà dei test, anche una sola domanda considerata errata fa perdere la possibilità di essere ammessi. Ci sono migliaia di ragazzi che forse non entreranno a medicina per l'incompetenza e la superficialità di chi ha compilato questi test".

La facoltà di medicina è una delle più richieste dagli studenti. A Palermo seimila candidati per trecento posti. Lo stesso numero di candidati a Napoli per 600 posti disbonibili. Tremila cinquecento gli aspiranti medici alla Statale di Milano. Test che hanno ricevuto quest'anno molte accuse di irregolarità. Bruno Murgia e Carmelo Porcu, deputati del PDL hanno presentato, il sette settembre, un interrogazione parlamentare per rivedere le modalità d'ammissione alla facoltà di medicina. "Questo in vigore è un sistema che non accerta alcuna preparazione e offre il destro a innumerevoli casi di illegalità. La malasanità comincia qui", hanno dichiarato i due onorevoli.

Treviso, presidente leghista Provincia: meridionali sanguisughe, statali peggio

L'attacco di Muraro: «Sì alle gabbie salariali ma fermando l'arrivo di lavoratori dal Sud. Assumete solo locali»




di Mauro Favaro
TREVISO (11 settembre) - Gabbie salariali o buste paghe territorializzate. Cambiano i termini ma non la sostanza: l’idea resta quella di pensare e parametrare gli stipendi dei lavoratori in base al costo della vita nel contesto che li circonda. L’argomento, proposto dalla Lega Nord, ha acceso la discussione a livello nazionale, ma ora anche la Provincia vuole fare la sua parte.

«In base ai dati che abbiamo è giusto pensare alla formulazione di salari differenziati – annuncia il presidente Muraro – ci incontreremo con i sindacati per cercare un accordo e stilare un documento comune sulla necessità di parametrare gli stipendi dei cittadini al costo della vita rilevato nella Marca». Con il numero uno di viale Battisti che non intenderebbe tagliar fuori dalla revisione delle buste paga nessun lavoratore: dipendente, pubblico o precario.

Per Muraro l’ammontare di uno stipendio, anche per lo stesso lavoro, non può essere uguale da Palermo a Treviso, perché diversi sarebbero i costi, anche sociali, con cui i cittadini sono costretti a misurarsi una volta chiusa la porta dell’ufficio o abbassata la serranda della fabbrica. In linea con il pensiero del Carroccio, nei prossimi giorni proverà a convincere anche le associazioni di categoria e i sindacati provinciali della bontà dell’idea rilanciata dai ministri Bossi, Calderoli e Tremonti.

«Al nord la vita costa mediamente il 20 per cento in più di quanto non costi al sud: solo i parametri diversi consentirebbero di far corrispondere il livello degli stipendi al reale costo della vita», spiega Muraro.
E che il costo della vita tra una parte e l’altra del Paese sia diverso lo confermano i dati della Banca d’Italia, dell’Istat e dell’Eurispes. «Due mesi fa una rilevazione della Banca centrale ha stabilito che in generale al centro nord la vita costa circa il 16 per cento in più rispetto al sud – snocciola Muraro – l’Istat dice che tra i capoluoghi di provincia la differenza tra il settentrione e il meridione è addirittura del 37 per cento e, infine, l’Eurispes ha sottolineato che solo a Treviso i costi essenziali superano la media nazionale di ben 11 punti percentuali».

La differenza, ancora una volta, correrebbe tutta tra le buste paga del settentrione e quelle del meridione. Sulla quale, secondo la Provincia, adesso incidono anche le scorciatoie cercate dai lavoratori extracomunitari. «Gli immigrati incidono sui salari perché portano una concorrenza sleale ai trevigiani: accettano la riduzione della paga, lavorando con meno professionalità, perché poi mandano a casa i soldi dove hanno un valore ben diverso – evidenzia il presidente – questo sistema sta drogando il mercato e purtroppo c’è qualche imprenditore che ne approfitta: per questo invito tutte le imprese ad assumere persone trevigiane».

Il rischio, però, a conti fatti, e con stipendi effettivamente diversificati, è che i lavoratori del sud si comportino allo stesso modo alimentando una migrazione interna mai sopita. «Ma è proprio per questo che invito ad assumere trevigiani – taglia corto Muraro – i meridionali vengono qua come sanguisughe, e per gli statali poi è ancora peggio perché fanno un mordi e fuggi, e poi chiedono il trasferimento che diventa un privilegio per tutta la vita».

"No al sesso in tv in prima serata" Bufera sulla sitcom con la Marcuzzi







Il Moige, Movimento Italiano Genitori, attacca la nuova fiction di Italia 1 e le «le esplicite allusioni sessuali» e incassa l'appoggio della Mussolini e della Carlucci, parlamentari del Pdl. Ecco le scene contestate.




«La nuova sitcom "Così fan tutte" avente come protagonista principale Alessia Marcuzzi è una violazione evidente della fascia protetta e a soli tre giorni dall'inizio della programmazione sono già numerose le segnalazioni ricevute dal nostro Osservatorio Media, sia al numero verde sia tramite e-mail».

La Marcuzzi hot scatena i genitori
"E' scandaloso"


I genitori all'attacco del programma
di Italia1. La Mussolini: va spostato.
La Carlucci: pronta un'interpellanza
TORINO
Cresce la polemica sulla trasmissione "Così fan tutte". La nuova sitcom di Italia1 con Alessia Marcuzzi e Debora Villa è costruita attorno alle avventure erotiche delle quattro protagoniste. Il tutto accompagnato da battute piccanti, allusioni sessuali e scene a luci rosse.

Il nome è tratto dall'omonimo film del 1992 del maestro del cinema erotico Tinto Brass. Su Internet i filmati tratti dalla sketch comedy stanno diventando un tormentone su YouTube. Il problema è che la serie va in onda alle 20 in punto, su Italia Uno. Con tanto di bollino verde. «E' una violazione evidente della fascia protetta» attacca Elisabetta Scala, responsabile dell’Osservatorio Media del Moige. Per i genitori «le esplicite allusioni sessuali e le immagini non sono assolutamente consoni all’orario di programmazione scelto da Mediaset e violano apertamente il Codice di autoregolamentazione Tv e Minori».

La novità è che da oggi la polemica è diventata un caso politico. Alessandra Mussolini, presidente della commissione per l’Infanzia e l’Adolescenza ritiene «fondate le forti critiche al programma» e promette di attivarsi immediatamente «con i vertici dell’azienda al fine di verificare la possibilità di uno slittamento in seconda serata del programma, cioè fuori fascia protetta». «Il Codice TV e Minori - ricorda la deputata Pdl - va rispettato: su questo presupposto, sono certa che Mediaset, azienda eticamente sensibile, troverà una soluzione».

Anche Gabriella Carlucci, vicepresidente della commissione per l’Infanzia, critica la trasmissione: «Sono certa che Mediaset, azienda che si è sempre contraddistinta per il rispetto e la tutela dei bambini telespettatori, vorrà trovare immediatamente una collocazione più consona ai contenuti della trasmissione nel proprio palinsesto». La deputata del Pdl annuncia poi che, «accogliendo le proteste vibranti di migliaia di genitori», intende «presentare un’interpellanza urgente in Parlamento per chiedere al ministro competente ed al viceministro Romani i motivi della messa in onda in prima serata».

Cristo nudo, i fedeli querelano un museo russo




La direzione del museo però non vede niente di scandaloso nella scultura, realizzata dal defunto Iuri Orekhov, e non è intenzionata a rimuoverla, nè tanto meno a coprirla. A suo dire non si può dire che il soggetto rappresentato sia Cristo.






La scultura, definita dai fedeli «sacrilega», rappresenta Cristo crocifisso nudo e senza la croce, con il volto rivolto verso le cupole di un monastero che si trova a pochi metri di distanza dal museo. Nella querela si legge che «la statua colpisce i sentimenti religiosi dei credenti» e che «l'assenza della croce è un insulto alla fede perchè minimizza l'atto della Crocifissione».




Una scultura di Cristo crocifisso completamente nudo, esposta nel cortile del museo di Arti moderne di Mosca, ha suscitato lo sdegno e le proteste di un gruppo di credenti, i quali hanno sporto querela alla procura chiedendone la rimozione. A dare la notizia è il tabloid Tvoi Den.

La fisiologica oscillazione del mercato non giustifica il licenziamento

Solo una reale recessione del mercato oppure una drastica contrazione dell’andamento delle vendite costituiscono giustificato motivo per la soppressione di posti di lavoro dovuta a ragioni legata all’attività produttiva imprenditoriale, ma non anche la fisiologica oscillazione dello stesso. Soprattutto se poi l’andamento altalenante del mercato non ha impedito al datore di lavoro, che aveva licenziato per tali ragioni, di assumere nuovo personale con le stesse mansioni, qualifiche e retribuzioni di quello mandato a casa. Lo ha chiarito la Cassazione nella sentenza 16323/09 con cui ha confermato un verdetto d’appello che aveva dichiarato l’illegittimità di un licenziamento intimato ad una dipendente addetta all’ufficio vendite estero di un Consorzio, perché le ragioni poste dall’azienda a fondamento della decisione del recesso erano pretestuose. Più precisamente, ha sottolineato la Suprema corte, l’assunto di parte secondo cui il mercato estero si trovava in fase di recessione e l’andamento del fatturato era in calo, era stato smentito dalla documentazione da cui risultava solo la presenza di una fisiologica situazione altalenante del mercato. Situazione che, tra l’altro, non aveva impedito al Consorzio di fare nuove assunzioni. Insomma, i giudici del merito hanno dato compiuta ragione della propria decisione verificando, da un lato, che il mercato estero non era in recessione ma in fisiologica oscillazione, dall’altro, che il datore non aveva fornito la prova dell’effettiva soppressione del posto di lavoro. Sul punto, infatti, la sezione lavoro della Cassazione ha ricordato che, se è vero che il giudice non può sindacare la scelta imprenditoriale di licenziare dei lavoratori per ragioni legata all’attività produttiva, è anche vero però che deve controllare la reale sussistenza delle ragioni poste della stessa e dell’effettività e non pretestuosità del riassetto organizzativo operato.

Caffè, sempre più su Tazzina fino a 1,20 €

Il ritocco da Natale. Epat: costretti dagli aumenti
EMANUELA MINUCCI
TORINO
Aumenta, di nuovo. Di dieci o venti centesimi la tazzina. Ma stavolta i baristi hanno le spalle al muro: «Ritoccheremo il prezzo del caffè a Natale, perché sarebbe stato brutto farlo subito dopo le vacanze estive - spiega il presidente dell’Epat Carlo Nebiolo - saremo costretti a farlo perché i torrefattori aumenteranno a giorni il costo del caffè al chilo: lasceremo come sempre la possibilità di scelta ad ogni esercente, ma la crisi non ci lascia via d’uscita».
Riflette, amaro come il caffè che si preparano a bere, quest’inverno, i torinesi: «D’altronde il prezzo della tazzina è sempre andato di pari passo con quello del giornale e il motivo per cui saremo costretti a farlo è lo stesso che ha spinto gli editori a ritoccare il prezzo dei quotidiani: la crisi c’è per tutti, ma se i consumi calano e il prezzo delle materie prime aumenta, c’è solo questa via d’uscita per non gettare la spugna».

Due anni fa, nell’agosto 2007, l’ultimo aumento: il caffè a 1 euro. Oggi come allora si tratta di un aumento «consigliato» vale a dire che l’Epat, l’associazione che raggruppa la maggioranza dei bar torinesi, nel suo cartellino bianco che sta esposto dietro il bancone, suggerirà il prezzo di 1 euro e 20. Il costo consigliato due anni or sono era 1 euro (un prezzo non vincolante, tant’è che molti bar ancora oggi, nel 2009, resistono a 80 centesimi) e dopo due anni e mezzo, perché a dicembre saranno passati trenta mesi, l’associazione di via Massena darà il via libera a un ulteriore ritocco. «E’ vero, non più tardi di un anno fa abbiamo proposto i pacchetti della colazione anti-crisi - spiega Paolo Troccoli, responsabile della divisione bar dell’Epat - e questa prospettiva di aumento in questo clima di crisi non ancora scongiurata può apparire un controsenso». Prende fiato: «Non siamo però noi ad aver deciso di ritoccare il prezzo della tazzina al banco: l’aumento subito da parte dei torrefattori, che incombe da mesi e arriverà fra pochi giorni non ci lasciava scelta».

Anche secondo Vito Strazzella, titolare di numerosi caffè in centro fra cui il Caval’d Brons e il San Carlo dove il caffè già da mesi costa 1 euro spiega che l’aumento (che definisce «inevitabile») è alle porte: «E’ davvero la vecchia questione della coperta troppo corta: fino ad oggi i nostri guadagni sulla tazzina erano già ridotti al limite, non appena il costo della materia prima decollerà, non avremo scelta». La tazzina di caffè torinese però, è sempre stata fra le più care d’Italia, basti pensare che nel 2000 costava 1600 lire, mentre a Bologna e Milano il prezzo scendeva a 1500. Per non parlare dei prezzi super-equi di Roma: oggi al Caffè Greco di via Condotti, uno dei più belli della capitale, una tazzina al banco costa ancora 90 centesimi. Per i maniaci dell’amarcord si può ripercorrere il costo della tazzina a Torino dal 1994 al 2000 (era pre-euro insomma). Partiamo da tredici anni fa. Nel 1994 un buon caffè costava 1200 lire. Quel prezzo restò fermo per tre anni, ma nel 1997 però rincarò di ben 200 lire passando a 1400, pari a 0,72 euro. Altro aumento nel 1998 quando la tazzina lievitò a 1470 (0,76 euro).

Poi però il prezzo rimase fermo sia per il 1999 sia per il 2000. «Ci chiedono sempre quanto guadagniamo a tazzina - spiega il presidente dei baristi di Torino Gerardo Paolo Troccoli ex titolare del bar di piazza del Municipio - ma è un calcolo irrealizzabile. Perché dipende da quale miscela utilizzi, da quali servizi aggiuntivi fornisci, dal tipo di locale e dalla quantità di personale con cui accolgo i clienti». Insomma un mix di ingredienti che rendono meno dolce il prezzo del caff

Tre parlamentari nell'affaire Tarantini

Nell'inchiesta due esponenti
del Pdl e uno del Pd
GUIDO RUOTOLO
INVIATO A BARI
Salvatore Mazzaracchio, ex assessore regionale alla Sanità, senatore del Pdl, D’Ambrosio Lettieri, ex presidente dell’Ordine dei farmacisti oggi parlamentare Pdl, Alberto Tedesco, ex assessore regionale della Sanità, senatore del Pd. Sarebbero questi i nomi dei parlamentari coinvolti nelle indagini sulla malasanità in Puglia, e dei quali avrebbero avuto una indicazione dalla lettura di alcuni atti processuali, i senatori della commissione d’inchiesta in visita tre giorni fa a Bari. Dei tre si sa che soltanto Tedesco è iscritto sul registro degli indagati. Il procuratore Antonio Laudati ieri ha precisato che i pm sentiti dalla commissione «non hanno fatto i nomi di parlamentari o esponenti politici legati all’inchiesta».

Dal 2001 ad oggi, tranne alcune parentesi, le conversazioni dell’imprenditore della malasanità Gianpi Tarantini sono state tutte intercettate dagli organi di polizia giudiziaria. E lo spaccato che emerge è quello una consuetudine di Tarantini ad appoggiarsi ai politici per trarre vantaggi economici. Il regno dei fratelli Tarantini è durato quasi un decennio, in Puglia. C’è una informativa finale dei carabinieri, datata 25 giugno 2009, 165 pagine, nella quali si ricostruisce la «Dinasty Tarantini» dal 2002 al 2006 e cita diversi nomi di politici: dal ministro Raffaele Fitto al senatore Mazzaracchio, da Alberto Tedesco a Guido Viceconte, ex sottosegretario alle Infrastrutture.

Era stato l’allora pm antimafia Michele Emiliano, oggi sindaco di Bari, a disporre nel novembre 2001 l’intercettazione di una utenza telefonica della «Tecno Hospital», la società dei fratelli Tarantini, attiva nel settore delle forniture di protesi sanitarie ad Asl ed ospedali. C’è un primario ortopedico di Barletta, Alessandro Canfora, che pone a Claudio Tarantini, fratello di Gianpi, il problema di agganciare l’assessore Mazzaracchio e il consigliere regionale d’opposizione Alberto Tedesco, che diventerà poi assessore alla Sanità e oggi senatore Pd, «per mettere argine definitivo alle continue ingerenze manifestate dal capo dipartimento ortopedico e dal direttore sanitario di Barletta»: «Deve intervenire Mazzaracchio... cioè li bisogna intervenire pesantemente. Domani dovrò dire vedetevela con Tedesco e Mazzaracchio, Tedesco per (le protesi, ndr)...per il ginocchio.. con Mazzaracchio per l’anca». Scrivono i carabinieri nell’informativa: «Il riferimento a Tedesco non è casuale poiché i fratelli Tarantini tra l’altro commercializzano protesi di ginocchio di cui il distributore regionale in esclusiva è Giuseppe Tedesco, figlio di Alberto». C’era una spartizione del mercato delle protesi: da una parte Tedesco, dall’altra Tarantini. Ma Gianpi ha rotto l’accordo: vuole tutto il business per se.

Nel febbraio 2003, Alberto Tedesco chiede aiuto a Tato Greco, allora consigliere regionale, perché i Tarantini avevano appunto stracciato l’accordo di spartizione: «Stanno rompendo le p... sui clienti, hanno fatto scherzetti con alcuni listini... e poi stanno facendo muovere in maniera scomposta l’entourage di Mazzaracchio...». Ci sa fare, Gianpi Tarantini. Al suo amico primario Alessandro Canfora, confida: «Voglio costituire un’altra società dove non compare il nome mio... con un indirizzo tutto nuovo... alle cui spalle deve comparire sempre Mazzaracchio...». I carabinieri rilevano che effettivamente sta per nascere la «Global System Hospital» (GSH). Passano alcuni giorni. La fidanzata di Claudio, Noemi, chiede al compagno di conoscere i nomi dei soci. E lui le parla di «Tato», ovvero Salvatore Greco, figlio di un ex senatore, consigliere regionale, ex Udc oggi Pdl, promotore della lista «La Puglia prima di tutto», che al comune di Bari ha candidato Patrizia D’Addario. Per Tarantini Tato «è comunque un personaggio». Non farà nulla nella società, «figura solamente...», e avrà una percentuale pari a un terzo. Noemi: «Quindi non ce l’ha Fitto un terzo...». Claudio: «Ha un appartamento in fitto... maledetta a te...». Conferma Gianpi Tarantini a una sua collaboratrice: «Abbiamo fatto questa società io, Claudio e un prestanome di Fitto, la società è di Fitto». Annotano i carabinieri nell’ottobre 2006 che «le aspettative riposte dai Tarantini nell’operato di Greco sono state ampiamente ripagate, avendo lo stesso diretto una regia occulta rivelatasi in grado di garantire una sempre più significativa presenza e penetrazione nel mercato in parola». Nel 2004, invece, Gianpi all’amico primario Rossano Cornacchio rivela: «Io sto appoggiando il sindaco di Bari, di Forza Italia, Lo Buono, e domani sera fanno una cena con Fitto e i direttori generali (sanitari, ndr) di Forza Italia. Sono tutti di Forza Italia tranne Bari 1 che è di An. Ci saranno Fitto, Viceconte, che è un amico...».

NARCOS IN STILE 'FAR WEST' ASSALTANO TRENI

CITTA' DEL MESSICO - Il Far West in Messico: 'Los Zetas', uno dei più feroci cartelli della droga locali, minacciano di sequestrare i 'sin papeles', immigrati dei Paesi centroamericani senza documenti che attraversano in treno il Paese per raggiungere gli Stati Uniti.

La denuncia è stata fatta qualche giorno fa da un gruppo di sacerdoti del Sudest del Paese, i quali sottolineano che gli implacabili 'Zetas' starebbero progettando assalti ai treni su cui viaggiano centinaia di migranti centroamericani, in particolare provenienti da Honduras, Guatemala e El Salvador: l'obiettivo è rapire i 'sin papeles' a scopo di estorsione oppure per costringerli a diventare corrieri della droga verso gli Usa.

A seguito delle sollecitazioni dei sacerdoti, la polizia del Chiapas - lo Stato messicano più povero - ha fatto sapere di aver già iniziato a proteggere i treni che attraversano l'area: ma dal Chiapas alla meta statunitense, ricordano i media locali, restano ancora più di mille chilometri in cui i migranti sono alla mercé de Los Zetas, gruppo che fino a qualche tempo fa era il braccio armato del Cartello del Golfo ma che poi si è di fatto messo in proprio.

A conferma della denuncia, il quotidiano Milenio ha riferito che nella notte tra lunedì e martedì, in un villaggio del Chiapas, un gruppo di uomini armati ha cercato di salire su un treno con migranti: l'attacco che è stato respinto dai passeggeri, due dei quali sono però rimasti feriti. La stampa ha tra l'altro sottolineato come negli ultimi giorni, proprio di fronte alla minaccia di un assalto al treno, i passeggeri si siano armati di pietre, bastoni e machete per essere pronti a difendersi con le proprie mani.

Domenica, in occasione del Giorno del migrante organizzato dalla Chiesa cattolica, centinaia di centroamericani hanno sfilato lunga la ferrovia messicana chiedendo protezione al presidente Felipe Calderon e mostrando cartelli con la scritta: 'Siamo migranti, non delinquenti. Rispettate i nostri diritti'. Secondo le stime della Commissione dei diritti umani, fra il dicembre 2008 e il giugno di quest'anno i 'sin papeles' trattenuti, oppure rapiti, sono circa 10 mila, ai quali viene chiesto un riscatto, in genere tra i 1.500 e i 5 mila dollari. Le autorità messicane calcolano che solo negli ultimi mesi i narcos abbiano guadagnato in questo modo circa 25 milioni di dollari.

TROVATA MORTA BIMBA SCOMPARSA DAVANTI MCDONALD'S A PARIGI

PARIGI - E' stata ritrovata morta questa mattina a Le Mans, nel nord della Francia, Marina, 8 anni, una bambina che due giorni fa il padre aveva lasciato brevemente nell'auto parcheggiata davanti a un McDonald's. Lo ha annunciato la gendarmeria.

I genitori di Marina Sabatier sono stati posti in stato di fermo per la morte della figlia. Lo ha detto il procuratore della Repubblica durante la
conferenza stampa a Le Mans. Il padre, secondo quanto si è appreso, avrebbe confessato di aver inventato la storia della scomparsa della bambina.

Il padre della bambina "ha confessato abbastanza rapidamente quando i gendarmi hanno notato le contraddizioni" ha spiegato Joelle Rieutort, procuratrice di Le Mans in un'improvvisata conferenza stampa. "Quasi subito - ha aggiunto - ha detto di essersi inventato il rapimento". Il corpo di Marina è stato ritrovato in un container in un deposito alla periferia di Le Mans al quale hanno accesso i dipendenti dell'impresa di traslochi in cui lavora il padre.

L'uomo sostiene che le cause della morte di Marina, avvenuta secondo lui "ad inizio agosto", sono "naturali". "Ad un primo esame - dice la magistrata - non ci sono tracce di violenza visibili". Al più presto sarà praticata l'autopsia.

Superenalotto, nessun «6» né «5+» Il jackpot a 52 milioni di euro







ROMA (10 settembre) - Nessun 6, né 5+ al concorso di questa sera (n. 109) del Superenalotto. I vincitori con 5 punti sono 26, ciascuno incassa 32.166,82 euro.

Queste le quote del concorso Superenalotto (n. 109) di oggi: MONTEPREMI DI
CONCORSO: 5.575.582,15 euro.
TOTALE MONTEPREMI: 55.419.572,27 euro.

QUOTE SUPERENALOTTO: Nessun vincitore con punti 6.
Nessun vincitore con punti 5+.
Ai 26 vincitori con punti 5 32.166,82 euro.
Ai 2.653 vincitori con punti 4 315,24 euro.
Ai 101.521 vincitori con punti 3 16,47 euro.

QUOTE SUPERSTAR: Nessun vincitore con 5.
Ai 13 vincitori con 4 31.524,00 euro.
Ai 417 vincitori con 3 1.647,00 euro.
Ai 6.391 vincitori con 2 100,00 euro.
Ai 41.578 vincitori con 1 10,00 euro.
Ai 94.490 vincitori con 0 5,00 euro.

Per il prossimo concorso il jackpot a disposizione per il 6 sarà di 52.800.000,00 euro.

Marina Berlusconi: «Noi e le nostre aziende meritiamo rispetto»

L'INTERVISTA INTEGRALE SUL CORRIERE DELLA SERA IN EDICOLA OGGI

La figlia del premier: «Basta con la dynasty. Successione? Mio padre sta benissimo»


MILANO - «I giornali ormai da mesi si occupano di noi, delle nostre aziende come trofei da spartire». A parlare è Marina Berlusconi. In un'intervista sul Corriere in edicola oggi, la figlia del premier, al vertice della Fininvest da 13 anni, rompe il silenzio degli ultimi mesi, rivendicando i successi delle aziende della famiglia del presidente del Consiglio. E provando, nello stesso tempo, a mettere definitivamente a tacere le voci su una possibile lotta per la successione. «Mio padre gode di ottima salute - spiega -. E comunque ogni decisione spetta solo ed esclusivamente lui». Nell'intervista Marina Berlusconi parla di stampa e tv, sottolineando come la sinistra sia «saltata da Marx a Murdoch» pur di osteggiare il padre. Osserva che ogni libertà, compresa quella della stampa «ha un limite preciso che è il rispetto della libertà altrui». Poi, definisce «indegni» e «vergognosi» gli attacchi di cui il premier è stato oggetto negli ultimi mesi, tentativi di pugnalarlo alle spalle», non andati a buon fine. «Per fortuna mio padre ha i riflessi pronti». Nessun dubbio infine sull'inchiesta di Bari: nei verbali che chiamano in causa il premier, secondo la figlia del Cavaliere, «non c'è nulla che abbia il benché minimo rilievo penale».

Fucili e revolver sono fuori norma la polizia disarma i corpi speciali

Le dotazioni non rispondono ai criteri di legge, è giallo
Il Viminale ne ritira 4000, perdita di 4 milioni di euro

di ROMINA MARCECA


PALERMO - Mille fucili a pompa Benelli, tremila revolver Ruger e centinaia di carabine Winchester in dotazione ai reparti speciali del Viminale devono essere ritirati perché non sono regolamentari e dunque non possono essere impiegati nelle operazioni di polizia. È una decisione senza precedenti, che ha creato un certo imbarazzo al Viminale, costretto da una precisa norma di legge a togliere le armi a poliziotti specializzati in operazioni antimafia o a tiratori scelti, ma anche agli agenti del reparto volanti. Il provvedimento è ormai ufficiale: una circolare della Direzione centrale dei servizi tecnico-logistici del ministero dell'Interno diramata a fine agosto alle 105 questure d'Italia precisa che le armi non rispondono alle direttive del Dpr 359 del 1991 che regolamenta "i criteri dell'armamento del personale della polizia di Stato" e ne dispone l'immediata restituzione all'Ufficio tecnico logistico di ciascuna questura.

Le armi da dismettere sono state consegnate alle questure tra il 2000 e il 2001. La circolare che ne ordina il ritiro ammette, però, che "le armi potranno essere impiegate in particolari circostanze stabilite dal ministro dell'Interno". Pistole e fucili non saranno sostituiti, almeno per il momento. In termini economici la dismissione si traduce in una perdita di oltre 4 milioni di euro (1,3 milioni per i fucili e 2,1 milioni per i revolver). Tutto questo dopo che la Finanziaria 2009 ha previsto un maxi taglio per il capitolo "armamento e munizionamento" di 6 milioni e 200 mila euro. Una cifra che equivale all'84,72 per cento in meno rispetto ai fondi destinati l'anno precedente.

Le armi già ritirate in diverse questure sono i revolver Ruger 321 XL e i fucili a pompa Benelli M3TC calibro 12. Nella lista diramata dal Viminale rientrano anche le carabine Winchester mod. 1 calibro 30. Ma cosa ha costretto il Viminale a ritirare queste armi? Il revolver Ruger, ad esempio, manca di cane esterno, a differenza di quanto dispone il Dpr del 1991, e dunque la sicura non può essere attivata usando questo meccanismo. I fucili Benelli, invece, sono ad anima liscia e possono funzionare sia a pompa sia in modo semiautomatico. Il Dpr invece prevede solo una delle due funzioni.

Rimane il giallo sul perché otto anni fa, quando il Dpr era già stato emanato dieci anni prima, si sia dato comunque il via alla fornitura. Il provvedimento ministeriale riporta però che i revolver e i fucili Benelli "possono rimanere in dotazione per le esercitazioni di tiro per il mantenimento dell'abilitazione del personale". Anche in questo caso la circolare ammette un'eccezione in caso di mancato utilizzo: "Le armi devono essere riconsegnate insieme con le munizioni con sollecitudine". Una vicenda sulla quale già nel 2007 i poliziotti si interrogavano sui siti online. La domanda è perché il Viminale si sia deciso solo ora a ritirare l'armamento. E soprattutto come entreranno in azione i poliziotti, ad esempio quelli a caccia di latitanti. "Un ulteriore provvedimento negativo nella lotta alla mafia, soprattutto nella realtà di Palermo", dice Vittorio Costantini, segretario generale Siulp Sicilia. Nel capoluogo siciliano, una tra le sedi che annovera il maggior numero di blitz antimafia, i revolver ritirati sono 80, i fucili 20. A questi investigatori, per il momento, rimane solo la pistola d'ordinanza.

"Via la targa di Peppino Impastato"

La biblioteca di Ponteranica al centro delle polemiche


Un sindago leghista della provincia
di Bergamo la rimuove: "Biblioteca
intitolata ad un personaggio locale"
BERGAMo
Il nuovo sindaco di Ponteranica, Comune in provincia di Bergamo guidato dal leghista Cristiano Aldegani, ha fatto rimuovere ieri la targa voluta un anno e mezzo fa dal suo precedessore di centrosinistra per dedicare la biblioteca civica a Peppino Impastato, giovane siciliano ucciso dalla mafia nel 1978.

Una iniziativa motivata dal desiderio di onorare personalità locali, ma che ha suscitato la reazione del Pd e dell’associazione antimafia Libera. «Sono polemiche pretestuose - ribatte il sindaco - fatte da persone in malafede. C’è addirittura chi mi accusa di essere pro-mafia, è assurdo». La rimozione della targa è «sconcertante» commenta Pina Picierno, responsabile legalità del Partito Democratico. A suo parere la Lega «fa politica con paraocchi ideologico». Una politica che, a suo parere, è «intrisa di ideologia e di interessi localistici, che dividono e indeboliscono il Paese. Negare la memoria di un giovane ucciso dalla mafia non trova giustificazioni». «La storia del nostro Paese - continua Picierno - e quella delle mafie e delle sue vittime innocenti non appartiene a una parte del Paese né a uno schieramento politico».

Il sindaco precisa che l’iniziativa della Giunta «non ha alcuna motivazione diversa» da quella di valorizzare personalità locali, come il sacerdote sacramentino Giancarlo Baggi, al quale sarà presto ridedicata la biblioteca. A fine giugno, dieci giorni dopo le elezioni, c’era stato anche un incontro, che Aldegani definisce «cordialissimo», con i rappresentanti locali di Libera. In quell’occasione c’era stata anche la proposta di un’eventuale manifestazione «riparatoria» dedicata a Impastato, ma oggi, pur «non precludendo niente», il sindaco ricorda che prima di riproporla dovrebbe sentire «la volontà della Giunta e della maggioranza». Ma non basta. «Ho provato fastidio. Una cosa indegna, che offende la dignità umana, un gesto incivile» accusa Giovanni Impastato fratello del giovane siciliano ucciso dalla mafia nel 1978. «Nella scelta del sindaco - ha detto - leggo solo razzismo».

«Al più presto - annuncia il fratello - faremo una iniziativa. A parole si dice che si vuole combattere la mafia, ma da questi fatti si capisce che di chi ha combattuto la mafia non ci frega nulla. Era addirittura intervenuto pure il prefetto, revocando la prima delibera. E allora il sindaco che ha fatto? Ha rimosso la targa senza dedicarla a nessuno. Io non conosco il prelato a cui sarà dedicata la biblioteca ma a lui si poteva dedicare un'altra strada. È lo stesso sistema che usiamo quando mi chiedono di intitolare una piazza a Peppino Impastato, io chiedo se è dedicata già a qualcuno». Peppino Impastato, prosegue, «in parte è entrato e in parte no nel patrimonio condiviso. Dovrebbe essere scontato e nessuno dovrebbe discutere la scelta di dedicare una biblioteca a Peppino Impastato. Siamo pronti a leggere il curriculum del prelato per fare una battaglia a Cinisi e dedicargli una strada nel nostro paese. Noi - conclude - non scendiamo ai loro livelli».

Il ciclone Noemi sbarca a Venezia "Sono un'attrice"

La mini-contestazione
Durante il brevissimo giro a piedi tra spintoni e corse di fotografi e cameramen non sono mancate in verità frasi di disapprovazione a lei dirette del tipo: «Vai a lavorare». Ma anche richieste di foto e di autografi anche da parte di bambini. Quanto al progetto che l'ha portata a Venezia, ovvero un film di prossima realizzazione da parte dell?attore e regista Massimo Emilio Gobbi, dal titolo "Kamorrah Days", Noemi ha tagliato corto: «Chi vivrà vedrà. Non posso anticipare nulla».





"Voglio fare l'attrice"
«Sono felicissima di essere qui. Amo il cinema ed è il mestiere che voglio fare da grande. Sono anni che studio recitazione» ha risposto Noemi ai giornalisti che le chiedevano il perchè della sua improvvisa incursione a Lido. Noemi si trincera dietro il silenzio quando i giornalisti le chiedono se il premier sia stato avvertito di questa sua presenza a Venezia. Poi ha sottolineato a più riprese che «man mano che la gente mi conosce impara ad apprezzarmi».





Il parapiglia
Scortata dall'amico regista Massimo Emilio Gobbi, con il quale dovrebbe fare un film intitolato "Kamorrah days", dalla madre e da un nutrito numero di guardie del corpo, Noemi ha subito lasciato l'hotel per raggiungere una terrazza sul mare poco distante, dove ha rilasciato delle interviste. Ma nel tragitto è scoppiato un parapiglia tra il corteo della ragazza e fotografi e la cameraman che la inseguivano per riprendere la sua "passerella" veneziana. Qualche spintone, qualche parole grossa, l'invito delle forze dell'ordine a mantenere la calma e poi finalmente l'arrivo sulla terrazza per parlare, seduta con il regista e con l'ex monsignor Milingo (anche lui tra gli interpreti del film), con i giornalisti.




Come una star
Folla record di fotografi, cameraman e giornalisti per l'arrivo di Noemi Letizia al Lido di Venezia. La ragazza campana, diventata famosa per la presenza del premier alla sua festa di 18 anni, è stata accolta come una superstar all'imbarcadero dell'hotel Excelsior.

OPERATA RAGAZZA CON 33 DENTI IN PIU'

ROMA - Un delicato intervento chirurgico, unico nel suo genere, è stato compiuto nella Clinica Odontoiatrica Merli di Rimini su una sedicenne siciliana affetta da disostosi cleidocranica, una rarissima forma di displasia che le ha causato, tra l'altro, la crescita di ben 33 denti in sovrannumero rispetto al normale.

"Si tratta di un caso forse unico - spiega il dottor Mauro Merli, titolare della clinica e Presidente della Società italiana di Parodontologia - in quanto in questo tipo di malattia esiste una possibilità su un milione che si verifichi un caso di sovrannumero di denti e mai abbiamo trovato un caso di simili proporzioni".

Dal 2001 a prima dell'intervento, alla ragazza erano stati tolti già 21 denti. Con l'ultima operazione, le sono stati asportati altri sei denti profondi. Tra un paio di mesi, l'intervento risolutore. Il caso è approdato alla clinica riminese in conseguenza del terremoto che ha sconvolto L'Aquila il 6 aprile scorso. La giovane era infatti seguita da diversi anni da una ortodontista aquilana, Anna Claudia Iannessi, titolare di uno studio odontostomatologico nel capoluogo abruzzese reso inagibili dal sisma. Grazie a una antica amicizia con il dottor Merli, ha potuto appoggiarsi alla clinica riminese che ha messo a disposizione le strutture tecniche e professionali necessarie.

PRONTI ALLO SCIOPERO DEL LATTE IN ITALIA

di Cristina Latessa

ROMA - Il crollo dei prezzi alla stalla e la mancanza di sostegni concreti da parte di Bruxelles fa salire sulle barricate i produttori europei del latte, spingendo i francesi a proclamare già oggi lo sciopero della produzione, seguiti a ruota dagli italiani che incroceranno le braccia a partire da domani.

La mobilitazione è stata decisa al termine della riunione del direttivo dell'European Milk Board a Parigi, all'interno del quale siede in rappresentanza dell'Italia Roberto Cavaliere, responsabile nazionale per il latte di Copagri e presidente dell'associazione produttori latte della pianura Padana. La protesta proseguirà inoltre nei prossimi giorni, fa sapere Cavaliere, con una serie di azioni che porteranno di nuovo i trattori in coda sulle strade italiane, per sfociare nel blocco delle frontiere già la prossima settimana, in compagnia dei colleghi francesi e tedeschi.

Da domani, dunque, stop al conferimento all'industria del latte; dopo la mungitura il latte sarà versato nelle vasche di stoccaggio e poi smaltito. C'é il rischio che i consumatori non trovino più a breve il latte sugli scaffali dei bar e supermercati. "Siamo pronti anche a questo - afferma Roberto Cavaliere -, se non verranno accolte le richieste dei produttori del latte per uscire dalla crisi rivolte la scorsa settimana al commissario Ue all' agricoltura Mariann Fischer Boel".

I produttori hanno espresso al commissario la loro contrarietà agli indennizzi sullo stoccaggio del latte in polvere e burro, richiesto un cambiamento radicale nell'Ocm latte che deve essere più flessibile e adattarsi alla domanda, e lanciato la proposta di un piano di riequilibrio della produzione attualmente in surplus, remunerando con 5 centesimi al litro i produttori che si impegnano a ridurre la produzione per due anni.

In questo modo - sostiene Cavaliere - "si potrebbe riequilibrare il mercato senza dover abbandonare delle quote, ed entro il prossimo dicembre i prezzi del latte al produttore potrebbero riavvicinarsi ai 40 centesimi il litro". Negli ultimi sei mesi il prezzo alla stalla è precipitato del 40% creando serie difficoltà ai produttori che lamentano anche alti oneri d'esercizio. Questo significa - rileva Coldiretti Brescia - che rischiano di perdere il posto di lavoro "gli occupati, i lavoratori autonomi e salariati delle migliaia di aziende zootecniche che producono latte in Italia".

LEVI'S VINCE LA CRISI APRENDO MEGASTORE

di Patrizia Vacalebri

ROMA - Il colosso americano Levìs Strauss & Co, leader nel mondo nella produzione di jeans, sfida la crisi inaugurando oggi a Roma il più grande flagship store in Italia, 600 mq in via del Corso. Ma non solo. Fanno parte della strategia anticrisi dell'azienda, le aperture, a breve, non appena saranno individuati gli spazi giusti, in altre città italiane, come Milano, Firenze, Bologna e Venezia, di altri mega-store Levìs. Inoltre, in occasione dell'apertura a Roma Levìs propone in anteprima, una particolare edizione limitata dei mitici Levìs 501, prodotta in collaborazione con l'azienda italiana Martelli Lavorazioni Tessili. Si tratta di jeans trattati a mano con tecniche vintage e abbinamenti di colore blu indaco e pigmenti ispirati alla frutta: prugna, avocado, fragola, mirtilli. Una vera chicca per Levis', se si considera che il brand è molto rigido sul discorso della tela denim classica, considerata la base del vero jeans Levìs. Quelli per capirsi, che il presidente degli Stati Uniti Barak Obama indossa nelle foto in cui gioca a golf. Per presentare questa mattina le novità dell'azienda, si è scomodato dagli Stati Uniti, il presidente e a.d. dell'azienda, John Anderson. Al suo fianco, il presidente della Levìs in Europa, Armin Broger e l'a.d. dell'azienda in Italia, Marco Gaiani. Nei programmi anticrisi di Levìs, è stato detto che saranno aperti altri negozi in Italia, nelle grandi città, ma anche nel resto d'Europa. "E importante dare fiducia al consumatore - ha detto Anderson - che è disorientato dalla situazione finanziaria mondiale. COme tutti i consumatori, gli italiani amano Levìs perché, come ci dice un'indagine di mercato, è un marchio solido, che già conoscono. Quindi investiremo ancora nei mercati che possono aiutarci in questo momento". "I consumatori - ha ribadito Broger - vanno aiutati ad orientarsi per ridare loro fiducia. Levìs è un marchio consolidato. Siamo nati nel 1853 inventando i jeans da uomo e da 75 anni facciamo quelli da donna. Certo la crisi c'é per tutti, si può scegliere di esserne vittime o reagire. Le previsioni dicono che sopravvivranno soltanto i brand forti. Noi cominciamo con l'investire sull'Italia, leader nel mondo con la moda, e su Roma. Non facciamo previsioni a lungo termine perché non è il momento. Abbiamo una strategia precisa, ma non una pianificazione". Infine, alla giornalista romena che obiettava di non aver mai trovato un modello di jeans che le andasse perfettamente, Brogen ha risposto che l'azienda sta studiando l'anatomia femminile con il computer, scomponendola in 60mila pixel, che andranno a coprire il 90% della silhouette delle donne di tutto il pianeta, offrendo ampie possibilità di trovare i Levìs perfetti.

MORTO UN RAGAZZO COLPITO DA UN FULMINE NEL NISSENO

CALTANISSETTA - Un ragazzo di dodici anni e' morto dopo essere stato colpito da un fulmine in contrada Besaro, sotto il viadotto omonimo dello scorrimento veloce Caltanissetta-Gela. Si chiamava Giuseppe Vitale. Era di Caltanissetta. Si trovava in quella zona con un gruppo di cacciatori.

Per ripararsi dalla pioggia era stato costretto a rifugiarsi sotto la struttura in cemento. Sono intervenuti polizia, carabinieri e vigili del fuoco. L'elicottero del 118 sta tentando di atterrare per recuperare il cadavere. Le operazioni sono rese difficili dal fango e dalla pioggia insistente.

BRASILE: LIBERTA' A ITALIANO ACCUSATO MOLESTIE FIGLIA

BRASILIA - E' stata disposta la libertà provvisoria dell'imprenditore di Guidonia, Giuliano Tuzi, detenuto in un carcere di Fortaleza dopo essere stato accusato di molestie alla figlia di otto anni: a ordinare la libertà provvisoria è stato un giudice brasiliano. Tuzi è stato "vittima di un errore grossolano", ha sottolineato il suo legale, Flavio Jacinto, citato dalla stampa brasiliana, precisando che l'intera vicenda nella quale è rimasto coinvolto l'imprenditore è frutto di "una spiacevole confusione". Secondo quanto disposto dalla giudice Cristiana Martins Pinto de Faria che ha annunciato la libertà provvisoria, Tuzi dovrà preavvertire la magistratura circa eventuali cambiamenti di indirizzo della sua residenza in provincia di Roma. L'imprenditore di 48 anni, che nei giorni scorsi era stato ricoverato a causa di un malore, dovrà inoltre essere presente in tutti i procedimenti giudiziari relativi al suo caso fino alla fine del processo in Brasile. Dopo l'arresto di Tuzi, la moglie brasiliana aveva difeso a spada tratta il marito: sposata da undici anni con l'imprenditore, la signora Adriana aveva affermato che se avesse il minimo sospetto che le accuse di palpeggiamenti fossero vere, "non esiterei un attimo a mettermi dalla parte della bambina". La coppia di anziani brasiliani che aveva denunciato l'uomo aveva a sua volta ribadito le accuse. In dichiarazioni al quotidiano O Globo, la coppia di Brasilia - che non è stata identificata - aveva infatti escluso che si fosse trattato di un malinteso. "Quando li ho visti per la prima volta, in acqua nella piscina, ho pensato che si trattasse di una coppia di innamorati - ha dichiarato la donna ricostruendo la vicenda - E' solo quando è uscita dall'acqua che mi sono resa conto che era una bambina. E anche dopo, ha

PROCURA BARI, PREMIER FUORI DA RESPONSABILITA' PENALE

BARI - "Da quello che viene pubblicato sui giornali è di tutta evidenza" che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, "é assolutamente fuori da qualsiasi responsabilità penale". Lo ha detto poco fa ai giornalisti il nuovo procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, Antonio Laudati, riferendosi alla pubblicazione dei verbali di interrogatorio dell'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, relativi al giro di donne inviate nelle residenze private del premier.

INCHIESTE BARI: DUE DONNE GIP SI ASTENGONO SU TARANTINI - Due donne magistrato dell'ufficio gip del tribunale di Bari hanno chiesto di astenersi dal trattare procedimenti a carico dell'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini che sarebbe stato loro legato da rapporti di frequentazione o conoscenza. Lo si apprende in ambienti giudiziari secondo i quali la richiesta sarebbe stata accolta dal presidente della sezione Giovanni Leonardi. I due giudici per le indagini preliminari avrebbero chiesto di astenersi, prima l'uno poi l'altro, nel trattare fascicoli a carico di Tarantini gia' in fase di autorizzazione delle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte dal pm inquirente Giuseppe Scelsi. Questi indaga sul giro di donne nelle residenze del premier organizzato da Tarantini, ma anche su consumo di droga da parte dell'imprenditore e dei suoi amici e sul giro di tangenti legate alla sanita' pugliese.

Dei magistrati che avrebbero avuto rapporti con Tarantini aveva parlato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, nella lettera aperta scritta nell'agosto scorso al pm della Dda di Bari Desire'e Digeronimo. Nella missiva Vendola contestava la spettacolarizzazione delle indagini e la competenza della Dda ad indagare sulla sanita' pugliese. ''Io - scrisse tra l'altro Vendola - a differenza persino di alcuni magistrati, non ho mai messo piede'' nella ''festosa scena abitata da questo imprenditore''.