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martedì 8 settembre 2009

Scoperto maxi-topo da 82 cm C'è anche una rana con le zanne

Scoperto in un "vulcano perduto" nel cuore della foresta della Papua Nuova Guinea. Pesa un chilo e mezzo e non ha paura degli uomini. Insieme a lui altre nuove specie. Compreso il pesce che fa "grunt"
di LUIGI BIGNAMI


RATTI grossi come cani, pesci che grugniscono e rane con le zanne: sembrano esseri viventi di un mondo alieno. E in qualche modo lo sono, visto che sono stati scoperti in un "vulcano perduto" nel cuore della foresta della Papua Nuova Guinea, sulle Southen Highlands, una remota regione del Paese.

Le nuove creature, alcune delle quali totalmente sconosciute, sono state portate alla luce da una spedizione scientifica che ha realizzato un documentario per la BBC. Il ratto appena scoperto è lungo 82 cm e pesa circa un chilogrammo e mezzo e non ha mostrato alcuna paura nei confronti degli uomini che lo hanno avvicinato. Sembra sia vegetariano. Insieme alle altre esotiche creature, il ratto vive all'interno del Monte Bosavi, a circa 1.000 m di quota e sembra che non esista in nessuna altro luogo della Terra.

Possiede una folta pelliccia bruno argentea che gli permette di sopravvivere in un ambiente estremamente umido e freddo, quali sono le condizioni presenti nel cratere del vulcano, che non erutta più da almeno 200.000 anni. Al momento è stato chiamato "Bosavi lanoso", anche se non gli è ancora stato riconosiuto un nome scientifico. "E' senza dubbio uno dei più grossi ratti che vivono sul pianeta e nonostante le sue dimensioni appartiene alla famiglia di quelli che vivono nelle fognature delle città", ha spiegato Kristofer Helgen dello Smithsonian National Museum of Natural History che ha seguito la ricerca sul campo. Il ratto Bovasi però, ha la sua dimora nelle cavità degli alberi o forse sottoterra.

La scoperta è avvenuta per caso, in quanto il ratto è entrato nell'inquadratura di una telecamera all'infrarosso, sistemata all'interno del vulcano proprio per scoprire l'esistenza di esseri viventi. Il cameraman Gordon Buchnan si è subito accorto di essere in presenza di un essere quantomeno poco conosciuto dalla comunità scientifica, ma non appena è giunto sul posto Helgen ci si è resi conto dell'importanza della scoperta.

E' la prima volta che una spedizione scientifica entra nel cuore del cratere. Sembra che al suo interno siano arrivate pochissime persone. A difendere il cratere, tra l'altro, vi sono pareti alte circa 1.000 metri non semplici da salire.

La spedizione ha messo rivelato l'esistente anche di altri roditori, che rispetto a loro simili che vivono in altre regioni della Terra, hanno mostrato tutti di avere maggiori dimensioni. Inoltre sono state portate alla luce una quarantina di nuove specie di animali che attendono ora una verifica ufficiale. Tra di esse un marsupiale, chiamato Bosavi Silky Cuscus, un gecko del tutto sconosciuto, una rana con piccole zanne e un pesce, chiamato Henamo Grunter, che emette una sorta di grugnito da una piccola vescica. I ricercatori hanno anche trovato un rarissimo bruco e vari insetti che attendono di essere classificati con precisione. "Nel cuore di quel "vulcano perdito" - ha detto Helgen- vive realmente una comunità che è ancora tutta da scoprire".

Multe annullate se il civico di casa è sbagliato o manca l'affissione dell'avviso

ROMA (8 settembre) - La Cassazione ha giudicato “fondato” il ricorso di un automobilista romano, Sante C., che si era visto recapitare a casa una cartella esattoriale in cui si intimava
il pagamento di oltre 300 euro in seguito a tre sanzioni amministrative. Il motivo di tale decisione è che la persona sanzionata non è mai venuta a conoscenza dell'esistenza delle raccomandate.
Queste ultime,infatti, per mancato recapito, erano state restituite per compiuta giacenza.

In una delle notifiche risultava inoltre errato il civico di casa dell'automobilista e nel ricorso in Cassazione è stato fatto notare anche la mancata affissione alla porta di casa dell'avviso di deposito in Comune delle multe.

I giudici hanno condannato il comune di Roma a pagare 400 euro di spese processuali e, nel dare ragione al cittadino sanzionato, hanno chiarito che «non si può escludere in linea generale che l'avviso di deposito-giacenza dell'atto non sia in effetti pervenuto alla conoscenza dell'interessato, privandolo così della possibilità di tutelare i propri diritti».

Palestre, in aumento intossicazioni da integratori e anabolizzanti

ROMA (8 settembre) - Integratori, anabolizzanti, prodotti dimagranti: nelle borse di chi va in palestra un pieno di prodotti a rischio intossicazioni. L'allarme arriva dal Centro Nazionale di Informazione Tossicologica (Cnit) dell'Istituto Scientifico dell'IRCCSFondazione Maugeri di Pavia relativo ai dati emersi dall'analisi dei casi pervenuti al Centro Antiveleni tra il 2007 e il 2009. Il trend è «in allarmante aumento», affermano gli esperti, e il fenomeno riguarda innanzitutto gli uomini che praticano sport a livello dilettantistico e che assumono sostanze che trovano facilmente attraverso il web e senza consulto medico, ignari delle possibili conseguenze.

Dal 2007 al 2009, il Cnit ha visto giungere alla propria attenzione ben 37 pazienti, in particolare frequentatori di palestre, di cui 19 con segni di intossicazione da prodotti utilizzati per migliorare le performance sportive, ovvero integratori alimentari, prodotti dimagranti e anabolizzanti.

Isabel Allende: «Ho l’influenza A»

LA SCRITTRICE SI TROVA NEGLI USA PER PROMUOVERE IL SUO ULTIMO LIBRO

La scrittrice ha rivelato la malattia a un giornalista del sito internet urugaiano Bitacora

MILANO - La scrittrice cilena Isabel Allende ha contratto l’influenza A. E’ stata lei stessa, che attualmente si trova in California, a confermare la malattia. L’autrice è impegnata nella campagna promozionale del suo ultimo lavoro, "La isla bajo el mar". E’ questo il motivo per cui non ha rilasciato interviste televisive ai mezzi di informazione interessati, anche se ne ha concesse molte telefoniche. La principale causa di questa decisione è che i medici ne hanno riscontrato la positività al virus H1N1. Allende è attualmente rinchiusa nel suo appartamento in California. La malattia l’ha confessata a un giornalista del sito internet urugaiano Bitacora, che l’aveva chiamata per alcune domande sul libro. Negli Stati Uniti l’influenza A ha provocato la morte di 584 persone. E’ il secondo Paese a livello di vittime, dopo il Brasile (657).

Napolitano ricorda l'8 settembre «La Resistenza ci ha ridato dignità»

150 DELL'UNITÀ D'ITALIA: «SIAMO ALLA VIGILIA, IO SPERO, DELL'INIZIO DELL'ATTIVITÀ CELEBRATIVA»

Il capo dello Stato alle celebrazioni a Porta San Paolo: «Continuità con le battaglie del Risorgimento»



Giorgio Napolitano depone una corona di fiori a Porta San Paolo (Graffiti Press) ROMA - La guerra di Liberazione fu combattuta «per ridare dignità, indipendenza e libertà all’Italia», tutti «valori fondamentali». Queste le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a margine della cerimonia a Porta San Paolo per celebrare l'8 settembre 1943, data dell'annuncio dell'armistizio che segna anche l'avvio della Resistenza a Roma contro l'occupazione delle truppe naziste.
LA RESISTENZA E IL RISORGIMENTO - Il capo dello Stato ricorda la Resistenza e sollecita l'avvio delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unita d'Italia . Fra le due cose, spiega non c'è soluzione di continuità. «Anche nella sua essenzialità, la cerimonia di oggi è molto significativa», ha detto Napolitano dopo aver deposto una corona di fiori a Porta San Paolo, a Roma, dove ebbe luogo il primo episodio della resistenza contro i nazisti e fascisti. Quindi il capo dello Stato si è soffermato a commentare i numeri delle vittime di quella lotta: 87mila, secondo la lapide che si trova nel vicino parco della Resistenza. «Contano molto le cifre dei caduti», spiega, specificando che «tanti furono i partigiani, e tanti furono i militari che morirono per ridare indipendenza, libertà, dignità» al Paese. Questi sono «i valori fondanti» della Nazione ed è necessario «sottolinearlo oggi che siamo alla vigilia, spero, dell'inizio dell'attività celebrativa per il 150esimo dell'Unità nazionale». C'è «continuità tra le battaglie del risorgimento» e la nascita dello Stato democratico. Pronunciando la parola «spero», Napolitano ha calcato il tono della voce.

LA RUSSA - La data dell’8 settembre può essere ricordata «come un momento fondante dell’unità d’Italia e del nostro stare insieme» ha voluto sottolineare Ignazio La Russa, durante il suo intervento a Porta San Paolo. «Questa è l’occasione per affidare al futuro il ricordo del sacrificio di chi si immolò per contribuire alla crescita libera della patria», ha aggiunto il ministro della Difesa. «Qui non ci fu un solo italiano che combattè al fianco dei tedeschi». Coloro che combatterono l’8 settembre del 1943 furono, spiega La Russa, «uniti dalla comune volontà di conservare l’integrità del territorio nazionale contro la barbara invasione tedesca» ha insistito il ministro spiegando che si trattò «di un miracolo che si ripetè 15 giorni dopo con il sacrificio indimenticato di Salvo D’Acquisto».

In difficoltà barcone con 150 migranti

L'SOS È STATO LANCIATO LUNEDÌ POMERIGGIO

Sta imbarcando acqua a 40 miglia dalle coste libiche in zona di competenza di Tripoli

ROMA - Ha lanciato l'Sos lunedì pomeriggio con un telefono satellitare, ma l'imbarcazione in difficoltà con circa 150 migranti a bordo, molti dei quali donne e bambini, non è stata ancora individuata. Il barcone si troverebbe a una quarantina di miglia al largo delle coste della Libia, in una zona di mare di competenza delle autorità di Tripoli. Le coordinate del natante sono state acquisite tramite lo stesso telefono satellitare e comunicate dal Comando generale della Guardia costiera italiana alle autorità libiche. Secondo quanto si è appreso, una motovedetta libica sta attualmente cercando di individuare la barca con i migranti. Anche un aereo maltese si è alzato in volo in precedenza, ma le ricerche sono state vane.

«La scena di sesso orale con Gere? Facile»

IL REGISTA ANTOINE FUQUA: «NON SI SONO FERMATI QUANDO GLI HO DATO LO STOP»

Shannon Kane, protagonista della sequenza più hot del film "Brooklyn's Finest": «Ottimo rapporto con Richard»



Che effetto fa girare una scena di sesso orale con Richard Gere, immortale sex symbol del cinema? Niente di traumatico, stando alle dichiarazioni di Shannon Kane, protagonista con Gere della sequenza più hot del poliziesco «Brooklyn's Finest» di Antoine Fuqua, presentato alla Mostra di Venezia fuori concorso.
SESSO ORALE - «Girarla è stato facile, grazie soprattutto all'ottimo rapporto con Richard anche fuori dal set, ridevamo e scherzavamo tutto il tempo. Io poi sul set mi trasformo, divento un'altra» ha detto la Kane. E il regista Antoine Fuqua aggiunge una nota a latere: «Non si sono mica fermati quando gli ho dato lo stop». Nella scena si vede Gere insieme a una prostituta di cui è invaghito, impegnata in un atto di sesso orale, mentre lui le dà dei consigli per la buona riuscita.


Richard Gere in una scena del film (IPP)TRE POLIZIOTTI - Fuqua, già autore di un cult del genere come «Training Day», è arrivato in conferenza stampa con Shannon e un altro degli interpreti, Wesley Snipes. Ethan Hawke, che ha uno dei ruoli principali, a causa di un ritardo del volo arriverà solo martedì sera, ma in tempo per il red carpet. La pellicola segue le storie di tre sbirri che hanno in comune l'essere nel pieno di una crisi professionale e personale nel quartiere newyorkese di Brooklyn: Eddie (Gere), poliziotto sessantenne, bevitore e quasi aspirante suicida, a sette giorni dalla pensione; Sal (Ethan Hawke), poliziotto con famiglia numerosa deciso a dare una vita migliore ai suoi sottraendo soldi agli spacciatori; Tango (Don Cheadle), agente che vive sotto copertura in una banda di spacciatori da anni, tanto da essere diventato il migliore amico del capo, Caz (Wesley Snipes).
GALLERIA DEI BISBIGLI - «Ho fatto questo film soprattutto per mettere il luce il numero sempre maggiore di poliziotti che si suicida - spiega Fuqua -. Secondo un'indagine uscita recentemente, sono più i suicidi di quelli morti in azione, è un fenomeno chiamato "galleria dei bisbigli", perché nessuno ne parla. D'altronde i poliziotti, quando hanno problemi, non vanno da uno psichiatra perché hanno paura che gli vengano tolti pistola e distintivo. È ovvio che c'è un malessere ed è da tenere sotto controllo perché queste persone sono quelle che devono proteggerci». Il film è stato accolto senza entusiasmo alla prima proiezione per la stampa.

Addio al nepotismo negli ospedali

Separati mariti e figli. Il preside Palestro: misura pre-moralità
MARCO ACCOSSATO
TORINO
Qualcuno l’ha già ribattezzata «delibera anti-nepotismo». Altri hanno immediatamente associato nomi e cognomi di medici o direttori coinvolti nel provvedimento. Entro un anno da quando diventerà legge, nessuno, in Piemonte, potrà più prestare servizio in un rapporto di subordinazione gerarchica con un parente fino al terzo grado. Addio primari che hanno figli o nipoti medici alle loro dipendenze, addio mariti e mogli che lavorano (uno come responsabile) nello stesso reparto ospedaliero, addio direttori generali o sanitari che dirigono strutture nelle quali sono assunti figli, figli dei figli, mariti o mogli.

«Imparzialità dell’azione amministrativa», è il nome della delibera passata ieri in giunta, non senza perplessità di qualcuno. Dodici mesi per mettersi in regola, per chiedere trasferimento oppure rinunciare a un ruolo di responsabilità. La legge vale per i direttori sanitari e i primari, ma anche per i responsabili di dipartimento, da cui dipendono non solo i primari, ma anche tutti i dipendenti dei reparti che fanno capo a quel dipartimento. «Una misura – spiega l’assessore regionale Eleonora Artesio – che ha come scopo quello di salvaguardare l’imparzialità dell’azione amministrativa». Imparzialità «che potrebbe essere compromessa dal fatto, ad esempio, che in uno stesso reparto lavorino persone unite da legami familiari particolarmente stretti».

La proposta fa parte di una più vasta operazione-trasparenza voluta dalla Regione, che tempo fa ha già modificato le norme per i concorsi da primario. Oltre a ostacolare il nepotismo in corsia, il disegno di legge passato ieri in giunta prevede che - come per i direttori generali di Asl e ospedali - anche i direttori sanitari e amministrativi facciano d’ora in poi parte di un elenco al quale i direttori generali dovranno obbligatoriamente attingere per la scelta dei propri collaboratori. Ridimensionato anche il «potere» dei collegi sindacali delle aziende sanitarie, i cui componenti scenderanno da cinque a tre, con in più un risparmio economico di circa 640 mila euro l’anno.
Diversi i casi interessati dal provvedimento, che non riguarda soltanto i neoassunti.

La delibera, inutile dirlo, farà discutere. Ma la decisione dell’assessore Artesio ha il placet del preside di Medicina, professor Giorgio Palestro: «Una misura precauzionale che mi pare assolutamente condivisibile. Ci sono molti medici o direttori ben lontani da utilizzare questo possibile “conflitto d’interessi” per facilitare posizioni, decisioni e comportamenti, ma ci sono anche esempi di rettori che, per questioni di opportunità, hanno iscritto i loro figli lontano dalla sede in cui lavoravano». Una garanzia in più: «Sappiamo perfettamente - conclude Palestro - che non esiste l’antifurto assoluto, che neppure questo provvedimento evita in assoluto le interferenze, ma direi che è una giusta misura pre-moralità».

CALANO GLI INCIDENTI FERROVIARI IN UE, RESTA ALTO NUMERO SUICIDI

BRUXELLES - E' in calo nell'Ue il numero degli incidenti ferroviari, mentre resta elevato quello delle persone che decidono di togliersi la vita gettandosi sotto un convoglio. E' quanto evidenziano i dati resi noti oggi dall'Agenzia europea per la sicurezza ferroviaria in occasione di una conferenza a Bruxelles. I dati, relativi al 2007, indicano il numero complessivo degli incidenti in 5.767 contro i 6.818 dell'anno precedente. Nel 2007 le collisioni tra treni sono state 347 (erano 689 nel 2006), i deragliamenti 568 (erano stati 574 l'anno precedente) e gli incidenti ai passaggi a livello 1293 (erano 1299 nel 2006). Le persone che hanno perso la vita per incidenti ferroviari, sempre nel 2007, sono state 1.517 (erano state 1.319 nel 2006), ma ben più alta è la cifra di coloro che, invece, hanno deciso di suicidarsi gettandosi sotto al treno: nel 2007 sono state 2.634 contro 1385 dell'anno precedente.

AFGHANISTAN: 11 MILITARI AFGHANI E 4 AMERICANI UCCISI

KABUL- Dieci soldati afghani, quattro americani ed un agente della polizia di frontiera sono stati uccisi oggi in uno scontro a fuoco nella provincia di Kunar, nell'Afghanistan orientale. Lo hanno annunciato le autorità locali e il comando americano.

Il governatore del distretto di Sirkanay, nella provincia di Kunar, ha detto che i combattimenti sono ancora in corso. "Le forze afghane e internazionali sono impegnate contro i talebani e negli scontri dieci soldati afghani e quattro americani sono rimasti uccisi e altri dieci militari feriti", ha affermato. Il governatore, Hamisha Gulab Shinwari, ha aggiunto che "la polizia di frontiera, anch'essa parte in causa nei combattimenti, ha perso uno dei suoi uomini e altri cinque agenti sono rimasti feriti". Un portavoce del contingente Usa in Afghanistan ha confermato che quattro soldati americani sono rimasti uccisi.

Libera la giornalista con i pantaloni

Era stata incarcerata perchè rifiutava di pagare la multa
KHARTOUM
Loubna Ahmed al-Hussein è «uscita di prigione; abbiamo pagato la multa di 500 sterline» (200 dollari) ha dichiarato Moheddin Titawi, presidente dell’Unione giornalisti sudanesi. Loubna Ahmed al-Hussein era stata imprigionata perché rifiutava di pagare la multa, alternativa al mese di carcerazione.

La donna, giornalista e civilmente impegnata, rischiava anche 40 colpi di frusta, pena che non le è stata comminata anche in seguito al clamore mediatico internazionale suscitato dalla vicenda.

Questa mattina, un editoriale del quotidiano progovernativo sudanese al-Ray al-Aam (L’opinione pubblica) rimproverava alla giovane di «politicizzare» la sentenza emessa lunedì dal tribunale di Khartoum-Nord.

OMICIDIO-SUICIDIO VICINO LATINA, TERZO IN 4 GIORNI NEL LAZIO

LATINA - Ha sparato due colpi di pistola uccidendo una donna poi ha rivolto l'arma contro di se stesso e si è ucciso. Le vittime di un gesto di follia avvenuto questo pomeriggio a Borgo Hermanda, vicino Terracina, sono una donna di 34 anni e un uomo di 53 anni, entrambi italiani. Teatro dell'omicidio-suicidio, il terzo in pochi giorni nel Lazio, l'abitazione dell'uomo. I carabinieri stanno accertando la relazione che esisteva tra i due. La donna, secondo le prime informazioni, era sposata. Sabato scorso a Sonnino, sempre in provincia di Latina, in una legnaia vicino al piazzale della stazione, un giovane romeno aveva ucciso per punizione l'ex fidanzata , una connazionale di 17 anni, che lo aveva lasciato. Domenica scorsa a Roma, in un palazzo di periferia nel quartiere Labaro, un italiano si era gettato dalla finestra della sua abitazione, schiantandosi su un'auto in sosta, dopo aver accoltellato per gelosia la moglie moldava, di 32 anni, e aver dato fuoco all'appartamento
OFFRE 500.000 STERLINE PER LASCIARE MARITO, LEI ACCETTA
LONDRA - Un manager della Goldman Sachs ha offerto 500.000 sterline a una ex escort perché lasciasse il marito per mettersi con lui. Yann Samuelides, 35 anni, ha perso la testa per la sua amante Alzbeta Holmokova, slovacca di 28 anni sposata a Denis Morley, sessantasettenne uomo d'affari in pensione. La vicenda è emersa durante la causa di divorzio tra Morley e la Holmokova, tuttora in corso. Il dirigente di banca e l'ex escort erano amanti e lui si è infatuato a tal punto di lei da pressarla perché lasciasse il marito per lui. Quando Alzbeta lo ha respinto, dicendo di amare e rispettare il suo coniuge, Samuelides ha iniziato a minacciare di uccidersi se non l'avesse più rivista. La donna ha raccontato tutto al marito tradito, che le ha consigliato di continuare a incontrare l'amante per evitare il peggio. Racconta Morley: "La risposta del dirigente é stata: "Se lasci tuo marito e vieni a vivere con me ti do 500.000 sterliné". Alzbeta ha deciso di accettare: "Mi ha detto che vuole lasciarmi e sposare l'altro solo per i soldi - continua il marito - perché non li avrà finché non convoleranno a nozze".

E' MORTO MIKE BONGIORNO

ROMA - E' morto Mike Bongiorno. Il popolarissimo presentatore televisivo aveva 85 anni. Bongiorno è stato colto da un infarto mentre si trovava a Montecarlo in vacanza. "Scompare una grande amico ed un protagonista della tv", ha detto il premier Silvio Berlusconi.

Nato a New York il vero nome del presentatore era Michael Nicholas Salvatore Bongiorno. In Italia dal 1956, era stato lui a presentare la prima trasmissione in onda sulla Rai, 'Arrivi e partenze'. Tra i suoi programmi più noti Lascia o raddoppia e Rischiatutto e oltre a ben 11 edizioni del festival di Sanremo. Stava preparando una nuova edizione di Rischiatutto per Skytv .

La salma di Mike Bongiorno E' stata composta all'obitorio della Societé Monegasque de Thanatologie (Somotha), in Avenue Pasteur, morto all'improvviso stamani nell'hotel Metropole di Montecarlo dove era in vacanza con la moglie Daniela. Qui sono attesi nel pomeriggio i familiari del popolarissimo Mike per definire l'organizzazione della camera ardente. L'ambasciatore italiano a Monaco, Franco Mistretta, si è recato nel pomeriggio all'hotel Metropole per porgere le condoglianze alla vedova. L'ambasciata è in attesa di ricevere la documentazione medico legale dalla società di pompe funebri per la pratica burocratica per il rimpatrio in Italia della salma, una pratica che richiede normalmente alcuni giorni.

E' Victoria il sogno proibito La Silvstedt nel 2000 sexy come ora





Già nel 2000 Victoria Silvstedt era considerata il sogno proibito della tv italiana. La reginetta d'America, diventata playmate dell'anno 1997 e conosciuta al grande pubblico grazie a un'intuizione di Piero Chiambretti che l'aveva voluta al suo fianco in tv, era l'icona sexy dell’'ros. I giornali si contendevano i suoi servizi fotografici e lei davanti all'obiettivo lasciava di stucco. Proprio come ora. Ecco Victoria hot su Gq del 2000.


“Una donna rimane playmate per sempre, è un ruolo che ti si incolla alla pelle - diceva la strabordante svedese – C’è il pericolo di diventare lo stereotipo della bellona bionda e formosa. Se non impari presto a uscirne fuori diventi una delle tante”.

Non è stato così per la Silvstedt che a nove anni di distanza è ancora un sex symbol ma non è certo una delle tante.

Allora, il suo manager, Bruno Bevilacqua, diceva: “Victoria non è una bella statuina, è una bomba. Una professionista che non vuole inflazionarsi…”.


“La prima volta che mi sono sentita sexy avevo 12 anni: mi sono sfilata la tuta e…- spiega la Silvstedt – Il mio uomo ideale è scuro, tenebroso. Non deve tirarsela, ma saper scegliere il vino giusto. Gli ammiratori fanno pazzie per me. A Los Angeles uno si è arrampicato per tre piani. E tutto per darmi la buonanotte”.

I posti strani in cui ha fatto l’amore? “Nel bagno di un aereo, al mare, sull’acquascooter,…”. Così diceva nel 200, ma sono passati nove anni e chissà, l’elenco si sarà allungato.

Slow city, così le città si attrezzano per fermare le stragi in auto

Controlli a tappeto, limiti più severi, autovelox in centro
Come far fronte al crescente numero di incidenti mortali

di JENNER MELETTI


Era l'autostrada del "divertimentificio", l'A14. Un viaggio verso le discoteche ed i pub della Riviera, il ritorno verso casa all'alba, sperando di riuscire a restare nella corsia giusta, dopo la birra, le pasticche, i cocktail... Sabato notte l'A14 è stata bloccata per cinque ore, dalle 2 alle 7 del mattino, dalla polizia stradale. Tutti coloro che tornavano dalla Riviera sono stati dirottati nell'area di sosta Sillaro, con sette pattuglie pronte con gli etilometri. Gli agenti hanno controllato duemila auto, e così a occhio hanno lasciato andare chi non sembrava avere nessun problema. Per 445 ragazzi e ragazze al volante c'è stato il soffio nell'etilometro. Solo 6 patenti sono state ritirate.

Venerdì sera, a Forlì, nell'operazione "Pit stop per la vita", la stradale e i vigili hanno fatto 700 controlli e ritirato solo due patenti. In quelle stesse ore, in pieno centro a Roma, su una Punto lanciata a folle velocità e guidata da un giovane ubriaco, due ragazze trovavano la morte. Una nuova tragedia, che stavolta ha indotto la giunta guidata da Gianni Alemanno a proporre misure drastiche: e cioè l'introduzione degli autovelox anche in città.

"I centri abitati, oggi, sono più pericolosi dell'autostrada. Chi si prepara a un viaggio sa che prima o poi potrà essere fermato da una pattuglia. Chi resta in città e passa dalla pizzeria alla birreria o al pub, non si pone il problema. Pensa che se i chilometri sono pochi non serva rimanere sobrio, o almeno fare guidare chi non ha bevuto". Giovanni Jacobazzi è il comandante della polizia municipale di Parma.

Una città, questa, che può essere presa come esempio, per tutto ciò che è stato fatto per la sicurezza non solo degli automobilisti ma anche di ciclisti e pedoni. «Eppure, anche qui, l'anno scorso abbiamo avuto 1000 incidenti con 670 feriti. I morti sono stati 12. Ci sono state anche 18 omissioni di soccorso. Subito dopo gli incidenti abbiamo dovuto ritirare 60 patenti per ubriachezza». Secondo il comandante, il nemico di oggi ha un nome preciso: alcol. «Abbiamo costruito le rotatorie, così in quasi tutta la città nessuno brucia più il semaforo. Se non dai la precedenza, strisci contro l'altra macchina. Non fai un frontale. Abbiamo messo i rallentatori e in alcune strade c'è il limite dei 30 all'ora. Ma cosa serve, tutto questo quando un ragazzo o una ragazza si riempiono di alcol? Vedo in tv tanta pubblicità contro il fumo, ed è giusto. Ma si continua a fare pubblicità ai liquori e questo non ha senso. I giovani oggi sembrano divertirsi solo se bevono. E più bevono, più corrono».

Anche a Parma ci sono due città. Quella del giorno inizia con gli automobilisti che arrivano ai parcheggi scambiatori (gratuiti) e salgono sulla navetta che li porta in centro. Ci sono le corsie per le biciclette, con centinaia di due ruote messe a disposizione dal Comune. C'è una grande isola pedonale dove entrano solo i bus, in gran parte a metano. «Di notte, invece, soprattutto nei fine settimana prevale questa cultura del bere. Certo, anche di giorno i problemi non mancano in una città che ha 140.000 veicoli e 190.000 abitanti, neonati e centenari compresi. Ma l'alcol è la miscela che fa esplodere le schegge impazzite della notte».

Non ci sono isole felici. «Tutte le città - dice Giordano Biserni, presidente dell'Associazione amici della polizia stradale - stanno diventando sempre più pericolose. Sulle strade in generale siamo riusciti a ridurre il numero delle vittime. Erano 7.060 nel 2000, 5.131 nel 2007, 4.700 l'anno scorso. Se continuerà un forte impegno - come quello dei tutor sulle autostrade - riusciremo a tagliare del 50% i morti sulle strade entro il 2010, come chiede la Comunità europea. Ma nei centri urbani, purtroppo, i numeri sono ancora pesanti. Nel 2007, 627 pedoni sono stati travolti e uccisi, in gran parte nelle città. Cinquantasei solo a Roma. L'anno scorso ci sono stati 323 casi di pirateria stradale, con 67 vittime e 410 feriti. Quest'anno - e siamo appena a settembre - sono già stati contati 320 pirati. Nelle città bisogna prendere misure precise. La segnaletica verticale e orizzontale spesso è superata o confusa e in tanti punti critici non c'è la giusta illuminazione. Ma prima di tutto occorre organizzare i controlli, non una tantum ma con una frequenza che non lasci l'illusione di farla franca. L'alcol è davvero il nemico. C'è chi ha sostenuto che due bicchieri di vino non fanno male a nessuno, ma bisogna pensare che l'alcol diventa comunque un additivo di stanchezza. Hai viaggiato, hai ballato, sei stato in giro per ore. Anche poco alcol può essere il colpo di grazia per chi torna all'alba già stremato».
Le città forniscono molti clienti agli ospedali e purtroppo agli obitori. Nel 2007 sulle strade urbane ci sono stati 176.897 incidenti con 2.269 morti (su 5.131) e 238.712 feriti su 325.850. «Anche molti motociclisti perdono la vita sulle strade cittadine. Ci sono le buche, il ghiaino, guard rail senza varchi con lamiere che diventano affettatrici. E poi ci sono moto sempre più potenti. Ormai fra quelle che troviamo in strada e quella di Valentino Rossi la differenza è solo nella targa. Moto da 180 cavalli che in prima arrivano a 130 all´ora, due ruote che sfrecciano a 310%u2026».

Alcuni problemi si sono aggravati negli ultimi anni. «La popolazione invecchia - dice Giordano Biserni - e naturalmente anche gli automobilisti. L'altro giorno è stata rinnovata la patente a un signore di 95 anni. Ha detto che doveva portare a spasso la badante. Chi è troppo anziano ha tempi di reazione diversi, non riesce a calcolare se il pedone stia attraversando o no il pedonale e non capisce che la luce che arriva da dietro è il faro di un motociclista. E per controllare tutto questo, la Stradale ha le stesse pattuglie che aveva negli anni '70, quando a circolare erano 18 milioni di veicoli e non 47 milioni come oggi».

Ravenna non è una città grande. In quindici minuti attraversi il centro a piedi, in venti minuti di bicicletta arrivi alle pinete e al mare. «Eppure anche qui - dice Stefano Rossi, comandante della polizia municipale - la velocità e il non rispetto delle regole causano morti e feriti. Negli ultimi tre anni il numero dei sinistri è diminuito ma siamo ancora lontani dai nostri obiettivi. Nel 2006 abbiamo registrato 1307 incidenti, con 11 morti. Nel 2007, 1267 con 10 vittime. Nel 2008, 1156 con altri 10 morti. In una città che dovrebbe essere davvero a dimensione umana, a pagare di più sono i ciclisti. In tre anni ne sono stati uccisi undici. Ma sempre in questi tre anni i pedoni feriti sono stati 103, i ciclisti mandati all'ospedale 403. Non ci sono incidenti innocenti, tragedie per caso. A causare un incidente è sempre una violazione del codice della strada. C'è chi non dà la precedenza, chi va troppo forte. Non esiste nessuna "strada assassina". Ci sono automobilisti che non si fermano davanti a un passaggio pedonale e ci sono ciclisti che passano con il rosso, non rispettano lo stop%u2026 Anche reprimere le violazioni non è semplice. Noi utilizziamo gli autovelox anche su alcune strade cittadine, ma solo quelli mobili, usati da una pattuglia. Con le nuove norme ministeriali devi segnalare la presenza dei vigili a 400 metri di distanza e non dai quasi nessuna multa. Serve comunque come prevenzione. Anche qui l'alcol è il problema più serio. L´università di Bologna ha fatto uno studio su 1736 persone che dal 2002 al 2008 sono state coinvolte in incidenti provocati dall´alcol. Erano 1451 maschi e 285 femmine. Si è scoperto che la maggior parte di loro aveva nel sangue da 1,51 a 2,50 grammi di alcol. Tutti alla guida di mezzi veloci, con la sensazione di essere invincibili. Di fronte a numeri come questi, devi pensare soprattutto alla prevenzione. E' per questo che noi vigili andiamo nelle scuole, a insegnare educazione stradale. A spiegare che guidare è anche bello, ma si deve usare sempre la testa. Che quelli che bevono a vanno troppo forte non sono i furbi. Stiamo facendo una campagna per "Viaggiare sicuri" anche in bicicletta». Vigili che rimpiangono il mestiere di una volta, quando si alzava la paletta agli incroci, si controllavano i prezzi del mercato%u2026 E non si doveva andare all'alba a suonare i campanelli di famiglie in attesa di un figlio.

Parigi, tutte pazze per i corsi sexy: posti esauriti nelle scuole di striptease

PARIGI (7 settembre) - Parigi, patria del can can, si riscopre sensuale, libertina, sfacciata, provocante, disinibita: le scuole di striptease impazzano e ostentano il tutto esaurito e la regina del burlesque, Dita Von Tease, per il terzo anno consecutivo - dopo il Crazy Horse è ora in cartellone al Casino - ammalia la capitale francese con l'arte dello spogliarello stile pin-up degli anni '50.

«Lo striptease ha un certo successo di questi tempi» osserva Juliette Dragon direttore artistico del club di ballo Bellevilloise, nel XX arrondissement. I suoi corsi di spogliarello sono sempre pieni e riuniscono ogni settimana almeno settanta aspiranti sexy ballerine. «Siamo costretti a rifiutare le iscrizioni, o ad aprire un altra scuola!» dicono a Le Parisien gli organizzatori della struttura.

Un altro club di successo a Parigi è il Pink Paradise, dove ogni sera le spogliarelliste professioniste si esibiscono in spettacoli "hot", mentre nel pomeriggio vengono organizzati corsi per debuttant. Tutto comincia con un corso di danza moderna, per favorire la grazia e l'armonia dei movimenti, poi si passa al corso di striptease vero e proprio, spiegano. «Sono numerose - osserva la Dragon - le ragazze che vengono vestite in abiti sexy, costumi da pin up, con un boa di piume attorno al collo, tacchi a spillo e reggicalze: tutto per meglio immedesimarsi nella parte delle seduttrici, nei giochi alla "Basic Instinct"».

La coreografa: non lo fanno solo per il proprio partner. «Credevo lo facessero per il proprio partner - aggiunge la coreografa del Bellevilloise - invece vengono tra amiche per divertirsi, per spazzare via i complessi sul proprio corpo, per imparare a sentirsi belle e avere il mondo ai propri piedi. Perché in fondo è questo sentirsi una bella ragazza».

«All'inizio ho esitato a iscrivermi al corso - racconta un'habituè - poi l'ho trovato davvero divertente». Non si tratta di mostrarsi nude, dicono gli organizzatori: «E' più un suggerire, bisogna togliere le cose senza mai spogliarsi del tutto».

Intanto anche i locali storici dell'arte del nudo come il Crazy Horse si aggiornano e attualizzano lo striptease: per l'autunno il cabaret dell'avenue George V, vicino agli Champs-Elysees, annuncia un nuovo spettacolo «contemporaneo e rivoluzionario» con nuove ballerine e coreografie pensate da Pilippe Decouflè. Anche le attrici Arielle Dombasle e Pamela Anderson hanno ultimamente ceduto al fascino dello striptease esibendosi, sempre al Crazy Horse, l'una nei panni di Dolores Sugar Rose senza veli e l'altra in un quadretto sexy su una Harley Davidson.

Terremoti: tre scosse in mare nel palermitano e al largo delle Eolie

ROMA (8 settembre) - La notte scorsa una forte scossa di terremoto è stata avvertita a Palermo e in diversi paesi della provincia. I sismografi dell'istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia hanno registrato alle 23.26 il sisma, di magnitudo 4.0 Richter.
Ma la terra non si è fermata. Sono infatti seguite altre scosse, una alle 23.56 e l'altra alle 0.43, entrambe di magnitudo 2.6. Le scosse sono state localizzate nel mar Tirreno a 60-70 chilometri dalla costa a nord di Cefalù a una profondità compresa tra 10 e 17 chilometri ed una scossa di 2.9 gradi è stata registrata anche al largo delle isole Eolie ad una profondità di 153 chilometri.

L'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania rileva che la zona epicentrale «è caratterizzata da una sismicità scarsa che si trova sulla congiungente di un allineamento di terremoti posto a sud-ovest in direzione di Palermo, e un altro disposto lungo la direzione nord ovest-sud est».

Nessun danno agli abitanti. Nonostante non si registrino danni a persone o cose, la maggioranza della popolazione ha avvertito il sisma. Sono state infatti numerose le telefonate giunte alla sala operativa dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile.

Tessile in sofferenza "A rischio 80 mila posti"

A Milano Unica, il salone del settore, il 25% di stand in meno
SUSANNA MARZOLLA
MILANO
L’idea di punta è «On stage», passerella dei migliori dieci «stilisti emergenti» a livello internazionale: una spruzzata di novità per non pensare troppo alla crisi del settore. Ma anche a Milano Unica, il salone del tessile che si apre oggi - presente Silvio Berlusconi - i numeri sono crudeli: 486 espositori (382 italiani e 98 da altri paesi europei) con un calo del 25 per cento. E anche se la diminuzione si è attenuata tra l’esposizione di febbraio e l’odierna («solo» un meno 10%) basta girarsi intorno nella regione ospitante per capire cosa sta succedendo. «Ventotto aziende chiuse, 749 in crisi, oltre 29mila lavoratori in cassa integrazione e mobilità»: questi i dati snocciolati dalla Femca-Cisl della Lombardia. Che, più nel dettaglio, specifica: «Il 70% per cento dei lavoratori in cassa è attualmente sospeso dall’incarico. I territori più colpiti sono Como (6.600 lavoratori sospesi), Varese (2.700), Bergamo (1.600)». Cioè i distretti della seta, oppure la Val Seriana chiamata un tempo «la valle dell’oro» per il valore dei suoi filati e soprannominata adesso, da chi ci vive, «la valle dell’orfano» per il lavoro che si è perduto.

Difficile allora stupirsi di quel quarto di aziende «scomparse» dalla Fiera di Milano. Quelle stesse aziende - prevalentemente piccole, di nicchia - che sono scomparse o rischiano di scomparire del tutto, non solo da una rassegna. Lo spiegano gli stessi organizzatori di «Milano Unica»: «I grossi marchi ci sono tutti, ma per altri produttori è molto più difficile. La crisi li costringe a risparmiare al massimo; e la partecipazione a una fiera costa. Così rinunciano del tutto, oppure scelgono quella che sembra più interessante per il loro mercato». E’ successo così per i produttori di Prato, ad esempio (dalla Toscana a Milano sono arrivati in tutto soltanto 53 espositori): hanno organizzato una Fiera locale e poi hanno scelto Parigi, sperando che sia una vetrina più proficua. C’è bisogno di “tirarsi su” visto che nel 2008 il 72% delle aziende pratesi ha visto una diminuzione del proprio fatturato, per qualcuna accettabile, per altre drammatica con pesanti ripercussioni occupazionali.

Da qualsiasi lato lo si guardi, il settore tessile fornisce numeri impietosi. Il centro studi di Sistema moda Italia (Smi), la federazione delle aziende tessili e abbigliamento, ha analizzato il settore filati: nel 2008 il fatturato è calato del 10%, la produzione del 13% e l’export del 17%; nel primo trimestre di quest’anno è andata anche peggio: il fatturato dà un meno 22%. Il settore abbigliamento è andato un po’ meglio nel 2008 (meno 3% il fatturato), ma quest’anno si è allineato al ribasso: meno 15%. Visto dalla parte dei lavoratori Valeria Fedeli, segretaria nazionale della Filtea-Cgil la sintetizza così: «Quest’anno rischiano il posto 60-80 mila addetti». Cioè quasi il dieci per cento delle 750mila persone che nel nostro paese si occupano di filar tessuti, cucire vestiti, lavorar la pelle. E spiega che a essere colpite saranno sopratutto «quelle centinaia di aziende, medie o piccole, contoterziste». Cioè quelle che vengono impiegate dai grandi marchi per lavorazioni spesso di altissima qualità: «In sostanza - dice Fedeli - l’ossatura della filiera del made in Italy».

La dirigente sindacale ricorda come il tessile sia, dopo la meccanica, la seconda industria manifatturiera del nostro paese, che dà un impulso senza pari all’esportazione e a migliaia di attività commerciali, «ed è anche il primo acquirente dell’industria chimica». Spezzare uno o più anelli di questa catena produttiva - e con cali di fatturato che per certe aziende sono del 40-60% non è difficile - può portare a ripercussioni imprevedibili. «Vedo che a “Unica” ci sarà Berlusconi. Era ora - osserva - sono mesi che tutti noi, rappresentanti dei lavoratori e delle aziende insieme, gli chiediamo un incontro. Non ci ha mai risposto».

Nucleare, il piano per le nuove centrali: siti vicino al mare e bonus agli abitanti

Il decreto dovrà essere emanato entro il 15 febbraio
Un comitato per superare i veti degli enti locali




di Barbara Corrao
ROMA (8 settembre) - Quattro anni per arrivare alla costruzione della prima centrale nucleare. A partire da metà febbraio 2010. E’ entro febbraio, infatti che dovrà essere pubblicato il decreto per la selezione dei siti, le procedure per le autorizzazioni, le misure compensative per le popolazioni che ospiteranno le centrali. Una «bozza riservata», al momento allo studio del comitato di esperti nominato dal governo e degli uffici dei ministeri interessati sta circolando in questi giorni e sarà ulteriormente messa a punto, si dice, entro metà settembre.

Si lavora a ritmo accelerato per conciliare il rispetto dei tempi di realizzazione e la sicurezza, su una materia estremamente complessa e altamente sensibile. Il decreto si occupa dell’intera catena nucleare: aree, siti, impianti, depositi e smantellamento delle future centrali (affidato a Sogin) quando arriveranno a fine vita. E’ previsto, a questo, scopo un fondo apposito a carico degli operatori che gestiranno le centrali. E contempla tutte le ipotesi: sia quella del consenso delle popolazioni da verificare in apposite conferenze e consultazioni pubbliche; sia quella del non-consenso, con autorizzazione rilasciata su decreto del Presidente della Repubblica, dopo il pronunciamento del consiglio dei ministri. C’è persino l’ipotesi dell’«abbandono del programma nucleare per scelta politica» in caso di cambi di maggioranza e di dietrofront, con indennizzi per gli operatori.
Aree e siti. Dove nasceranno le 8-10 centrali del nuovo programma nucleare italiano? Sicuramente vicino a fiumi o, più facilmente vicino al mare per utilizzare l’acqua di raffreddamento, anche in zone appartenenti al demanio militare. Il «facile accesso alle risorse idriche» non è l’unico criterio. Si considereranno le aree già individuate in passato per la nascita di impianti nucleari. E poi quelle «con adeguata capacità di collegamento alla rete elettrica nazionale». Un primo elenco preliminare di aree sarà pubblicato dal Ministero dello Sviluppo economico entro 15 giorni dall’entrata in vigore del decreto (ma, a quanto si dice, è già stato individuato). Su aree e siti si pronunciano l’Agenzia per la sicurezza nucleare e la Conferenza unificata Stato-Regioni-Comuni. Acquisiti i pareri positivi, il ministero approva. Ma se le Regioni puntano i piedi? Si tenta una conciliazione con il Comitato interistituzionale. E se non ci si riesce? Si passa al Dpr, dopo la delibera del consiglio dei ministri allargato alle Regioni interessate, su proposta di tre ministeri: Sviluppo, Ambiente, Infrastrutture. I siti li propongono gli operatori nelle aree a loro assegnate.Per le procedure su aree e siti sono previsti 23 mesi.

Costruzione ed esercizio. E’ la parte più lunga e complessa. Per ottenere l’autorizzazione unica gli operatori devono superare un esame estremamente articolato che viene affidato all’Agenzia nucleare e che include la Via e la notifica alla Ue per il parere della Commissione. Anche in questo caso, è previsto il ricorso al comitato interistituzionale e, in ultima istanza, al Dpr. Con l’autorizzazione unica impianti e i siti diventano «di interesse strategico nazionale e soggette a speciali forme di vigilanza e protezione». Qui si parla di 27 mesi complessivi per le procedure.

Bonus alle popolazioni. La bozza di decreto assegna un bonus a chi abita nelle zone che ospitano centrali nucleari. Lo pagheranno gli operatori. Si ragiona su un “x” a kw di potenza, finché è in corso la costruzione dell’impianto, che diventerà un “x” a kilowattora quando entrerà in funzione. Il bonus dovrà servire allo «sviluppo economico e sociale della zona», includendo il rimborso della bolletta elettrica e investimenti finalizzati al risparmio energetico. Inoltre un contributo sarà destinato agli enti locali e ripartito per il 60% al Comune dove ha sede la centrale e per il restante 40% ai Comuni limitrofi per realizzare infrastrutture e migliorare l’ambiente. Nel testo si precisa però che sulle misure compensative è opportuna un’approfondita disussione in vista della legge delega e che quindi i bonus proposti vanno considerati come un’esposizione illustrativa.

Rifiuti radioattivi. La gestione dei rifiuti e del combustibile nucleare è a carico dell’operatore titolare dell’autorizzazione. Per gli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare valgono le stesse procedure che per i siti e la costruzione delle centrali.

Sangue al Palio dei Berberi: cavalla finisce la corsa sventrata







Un altro animale ferito gravemente a una gamba


PALERMO
Due degli oltre 20 cavalli in gara al «Palio dei Berberi» di Calascibetta (Enna) hanno sfondato il e dopo aver travolto una rudimentale staccionata di pali di legno e nastri di plastica, hanno disarcionato i fantini e sono finiti contro alcune auto in sosta. Una cavalla, sventrata forse da uno dei paletti, ha subito una vasta ferita al torace mentre l’altro animale si è ferito a una zampa anteriore.

La scena è stata documentata in video da due animalisti della Lav Sicilia, Carlo Aprile ed Ennio Bonfanti. La cavalla sventrata è stata trascinata su un veicolo furgonato che si è dileguato tra il clamore di fantini e allevatori. I due animalisti sono stati minacciati e strattonati. «Quello del Palio dei Berberi si è rivelato, quindi, uno spettacolo vergognoso e sanguinario, un’altra tragedia annunciata: sin dal 2005, infatti, la Lav aveva denunciato che il palio di Calascibetta era pericolosissimo e si sarebbe trasformato in una mattanza per gli animali» dice Carlo Aprile, responsabile regionale LAV del settore «Palii e feste sadiche».

La Lav aveva chiesto al Prefetto di Enna di vietare il Palio, autorizzato da Comune e Servizi Veterinari nonostante irregolarità quali l’assenza di un’ambulanza veterinaria, la delimitazione insicura del tracciato di gara e la mancanza di paratie per attutire eventuali impatti o cadute. La Lav sollecita la magistratura ad avviare un’indagine per maltrattamento o uccisione di animali, spettacoli o manifestazioni vietati, competizioni non autorizzate e scommesse clandestine.

Nota: l'immagine è stata elaborata e sfocata per tutelare la sensibilità dei lettori.
Pubblichiamo qui le immagini e il video davvero choc di quanto accaduto al Palio dei Berberi senza filtri con la speranza che possano sensibilizzare chi ancora non è convinto sulla crudeltà e pericolosità di certe manifestazioni.

Fiat emetterà un eurobond a 5 anni

MILANO
Fiat intende procedere all’emissione di un prestito obbligazionario benchmark denominato in euro con scadenza a 5 anni, subordinatamente alle condizioni di mercato. Lo annuncia la società in una nota. L’emissione sarà effettuata da Fiat Finance and Trade Ltd sa, società interamente controllata da Fiat spa, nell’ambito del programma di Global medium term notes garantito da Fiat spa. I termini finali dell’emissione saranno determinati al momento della determinazione del prezzo (pricing) in base alle condizioni di mercato. In caso di emissione Fiat richiederà la quotazione di tale emissione, nonchè l’ammissione alle contrattazioni, presso il mercato regolamentato irlandese (Irish Stock Exchange).

La guerra delle merendine

No di Cadbury all'Opa dolce da 11 miliardi della Kraft


Le sottilette americane Kraft vogliono inglobare le barrette di cioccolato dell'inglese Cadbury e le bibite Schweppes, con l'obiettivo di creare un gigante mondiale delle merendine e del cibo: potrebbe avere un fatturato da 50 miliardi di dollari e competere con altre multinazionali del food, come Mars e Nestlè. Con una "dolce" Opa da 10,2 miliardi di sterline (11,66 miliardi di euro) si è fatto avanti il gruppo americano Kraft Food. Ma i britannici hanno sdegnosamente rifiutato l'offerta di acquisto perché "sottovaluta profondamente il valore della società", con il risultato che le azioni di Cadbury, azienda fondata nel 1824 dal quacquero John Cadbury, in Borsa sono schizzate del 38 per cento.

Che cosa c'è dietro a questa inedita battaglia delle merendine? Secondo Kraft - società che faceva capo al gruppo Altria, prima Philiph Morris, nel quale c'erano molti marchi di sigarette, come Marlboro, Chesterfield, Multifilter ecc e che ora è una public company - l'acquisizione permetterebbe risparmi alle due aziende unite, con la possibilità di non chiudere l'impianto inglese di Keynsham, vicino a Bristol, con nuovi investimenti nello storico impianto di Birmingham. Il gruppo inglese tra l'altro è proprietario, oltre a tanti marchi di chewingum, anche dello storico cioccolato biologico "Green and Balck's", per il quale lavora anche l'italiana Icam producendo per loro le tavolette di fondente "organic". Dall'altra parte dello schieramento la Kraft ha dalla sua due marchi del cioccolato ancora più blasonati, e cioè il Toblerone svizzero e la mucca viola della Mikla. Oltre naturalmente a una miriade di prodotti molto famosi, dai formaggi Philadelphia e Osella, al Caffè Hag e Splendid, alla carne in scatola Simmenthal.

Si farà il matrimonio anti-Nestlé? Gli analisti aspettano l'evolversi della situazione, mentre sul lago di Ginevra, a Vevey - l'azienda svizzera che è la più grande multinazionale del mondo in fatto di cibo - non stanno a guardare e puntano sul cioccolato di qualità, avendo acquisito altri piccoli marchi e anche la consulenza di famosi chocolatieri, come Pierre Marcolini, Tristan Carbonatto e Roger von Rotz. Il Centro di Eccellenza del Cioccolato inaugurato oggi a Broc in Svizzera dalla Nestlè è costato ben 25 milioni di franchi svizzeri.

Quali le conseguenze per noi amanti del cioccolato di qualità? Che le piccole produzioni degli artigiani saranno sempre più difficili da reperire e faticheranno a mantenersi in piedi, mentre le multinazionali saranno ancora più grandi e in grado di dettare le loro leggi sul mercato dei semi di cacao. Ormai a tostare le fave di cacao sono rimaste soltanto le grandi industrie e i cioccolatieri (ma non tutti) lavorano le "coperture" delle aziende più importanti, come la francese Valrhona o la svizzero-belga Barry Callebaut. Molte di loro hanno migliorato i rapporti con gli agricoltori in tutto il mondo, aiutando a migliorare la qualità, con progetti che hanno anche ottenuto il beneplacito dell'organizzazione Fairtrade, il marchio del commercio equo e solidale. La globalizzazione è inarrestabile anche nel mondo dolce delle merendine? E' sempre un fatto negativo per i consumatori e per i produttori del Sud del mondo? Probabilmente la risposta a queste domande non è univoca. Di certo il cacao e il cioccolato (la merendina Kit e Kat di Nestlè, per esempio, fattura da solo un miliardo di franchi svizzeri nel mondo) sono sempre più un business che fa gola a tutti, non soltanto al palato di noi "chocoholic".

«L'Eredità», anche Benedetta Mazza fra le prof






Sono state presentate le nuove "prof" che affiancheranno Carlo Conti nel programma «L'eredità». Da sinistra: Serena Gualinetti, Enrica Pintore, Cristina Buccino, Benedetta Mazza. Proprio quest'ultima sarà la bionda del gruppo e continua a fare carriera grazie alla sua participazione a «Miss Italia 2008».
In quell'occasione la ragazza parmigiana giunse quinta. ma per molti meritava di arrivare alla «finale a due» e il pubblico in sala riempì di fischi la scelta della giuria durante l'ultima serata.

Filippine, salvata dopo 24 ore in mare



Invece Lita Casunglon, questo il nome della sopravvissuta, ce l'ha fatta. Le sue condizioni di salute sono stabili. Ma un'altra persona rimane ancora dispersa e per questo le squadre di soccorso continuano a scandagliare le acque.





Era una dei due dispersi del traghetto naufragato al largo delle Filippine domenica mattina ed è stata trovata oggi ancora viva nonostante le acque in quella zona siano infestate dagli squali. Il miracoloso salvataggio è avvenuto al largo della penisola di Zamboanga, a 15 chilometri da dove è naufragato il «Superferry 9» con a bordo 968 persone. Finora sono nove i morti accertat

"Basta con le notti brave e puntualità" Ecco i comandamenti di Perez al Real

Cristiano Ronaldo


Rivelata l'esistenza di un documento
in otto punti pensato dal presidente
"galactico" per la rosa di quest'anno
MADRID
Notti brave vietate per Cristiano Ronaldo e per gli altri "galacticos". Lo ha stabilito Florentino Perez, presidente del Real Madrid, all’inizio della stagione del rilancio del club spagnolo. Il quotidiano "Marca" rivela l’esistenza di un documento in otto punti scritto dal direttore generale Jorge Valdano su precise indicazioni di Perez e che presto sarà consegnato ai componenti della rosa di quest’anno. Il divieto di fare le ore piccole è al punto 6.

Questi, secondo quanto rivelato da "Marca", gli "otto comandamenti" del presidente "galactico":
1. Essere disponibili con i tifosi del club;
2. Rispettare l’allenatore (Manuel Pellegrini, ndr) e i dirigenti;
3. Compiere grandi sforzi e mostrare dedizione e sacrificio;
4. Essere sempre puntuali;
5. Evitare rischi per la salute;
6. Non uscire di notte;
7. Mostrarsi in forma, prendersi cura del proprio aspetto;
8. Collaborare col club e con i media.

Un documento simile era stato elaborato dallo stesso Valdano nella prima "era galactica", quella del 2000-2004, durante la prima presidenza Perez.

Influenza, chiuse molte scuole francesi

Aumenta la psicosi per il virus H1N1
PARIGI
Appena ricominciato l’anno scolastico in Francia, diverse scuole nella regione di Parigi e nel sud ovest del Paese sono state costrette a chiudere e a rimandare a casa gli alunni a causa del virus H1N1. Lo riferiscono le autorità locali. A Gagny, nella regione parigina, gli studenti della scuola primaria sono dispensati dalle lezioni «fino a nuovo ordine», perché alcuni mostrano i sintomi dell’influenza suina.

Mentre a Castelnau-Montratier (nel sud ovest) le cinque classi della scuola pubblica elementare chiuderanno per sei giorni, 11 alunni su 118 dell’istituto presentano sintomi simili a quelli dell’influenza suina. Stesso provvedimento per diverse classi in altri istituti scolastici. La decisione di chiudere una classe o una scuola può essere presa dal prefetto dopo tre casi evidenti di influenza suina nella stessa settimana in una classe o in diverse classe che hanno attività in comune, come la mensa. Il governo francese ha presentato in agosto, due settimane prima del rientro scolastico, il suo piano di prevenzione contro il virus H1N1.

In caso di chiusura di numerose scuole, le lezioni verrebbero svolte quattro giorni alla settimana sulla radio pubblica France Culture e sulla tv pubblica France 5. Gli alunni potranno anche studiare attraverso il sito Internet del ministero dell’Istruzione. Ieri, Françoise Weber, direttore dell’Istituto di vigilanza sanitaria, ha affermato che il Paese si trova di fronte a una tendenza «molto netta» di aumento rapido del numero dei casi di nuova influenza.

Invitati a bere caffè per lavorare di più

Il singolare consiglio del Dipartimento sanitario del Qeensland. Proteste dei medici: esagerare è molto pericoloso
SYDNEY
Stanchi di lavorare anche 72 ore di fila? Il segreto per resistere è bere 6 tazze di caffè al giorno. È il singolare consiglio che il Dipartimento sanitario del Qeensland, in Australia, ha rivolto ai suoi medici, che ora protestano ricordando i rischi dell’overdose di caffeina: esagerare con il nero bollente può costare la vita, sottolineano. I camici bianchi costretti a turni interminabili, insomma, non ci stanno a risolvere il problema a sorsi di caffè.

E a guidare la rivolta è lo stesso presidente dell’Australian Medical Association, Andrew Pesce. L’unica soluzione percorribile, sostiene, è ridurre il carico di lavoro al quale sono chiamati gli operatori sanitari. Certamente la caffeina riduce la sensazione di stanchezza, ammette. Ma «mi riesce difficile - precisa - convincermi che in questo modo le performance sul lavoro migliorino necessariamente».

Piuttosto, afferma, «dovremmo focalizzarci sull’opportunità di definire un sistema di turni più sicuro. E sulla consapevolezza che un numero di ore di sonno, anche minimo, è indispensabile per ottimizzare le performance».

Prostituzione, il lato oscuro del turismo libanese




Nel reportage dell'Afp vi sono anche i racconti delle ragazze dove i facili guadagni e i suprusi sono le componenti comuni. La 24enne Hanin racconta: «Sono stata attratta dal denaro facile. Ora è troppo tardi per recriminare». Nadia, 26 anni, è sulla stessa linea d'onda: «I miei clienti sono disgustosi, ma guadagno 100 dollari (70 euro) all'ora».
Molto più triste la storia di Nada, che iniziò all'età di 17 anni (ora ne ha 21): «Obbedisco al mio boss perchè lui mi picchia» o quella di Soha, diciottenne siriana, che ammette: «Il mio pappone è mio marito».




Kamal poi entra nei dettagli economici della sua attività: «Richiediamo un minimo di 120 dollari (84 euro) all'ora, ma il prezzo può salire anche a 400 dollari (280 euro) - racconta - i clienti del Golfo pagano senza chiedere il prezzo, mentre i libanesi contrattano al centesimo».




Kamal racconta come la maggior parte delle prostitute presenti in Libano provengano dall'Est Europa grazie a permessi turistici per poi finire in nightclub come ballerine sino a diventare, o forzate a diventare, prostitute.
Ma Kamal la pensa diversamente perchè preferisce "ingaggiare" donne libanesi e siriane che «sono più richieste fra i clienti arabi». Davvero un lato oscuro di una cultura dove il sesso prima del matrimonio è ancora disapprovato e una giovane coppia potrebbe essere rimproverata dalla polizia se venisse colta a baciarsi per strada.




L'agenzia Afp ha realizzato un reportage sulla prostituzione in Libano. La giornalista che ha condotto l'inchiesta ha intervistato Kamal, nome di fantasia dato a un quarantenne libanese che racconta, con estrema crudezza, la realtà in cui lavora: «Io mando ai clienti che si trovano negli hotel di lusso gli album fotografici delle ragazze. E' come vendere della merce». Espressioni queste del tutto normali per il libanese che specifica: «Ho ereditato il commercio da mio padre. Per me, è un lavoro del tutto regolare».

CARFAGNA: C'E' MACHISMO IN ITALIA E VA COMBATTUTO

ROMA - La "cultura machista in Italia c'é ma va combattuta". Così come vanno contrastate quelle culture straniere che violano i diritti delle donne e che "rischiano di far tornare l'Italia indietro". E' la posizione del ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, intervistata stamattina da Radio Anch'io, alla vigilia del G8 delle donne che prende il via domani alla Farnesina.

Alcune affermazioni, quali i commenti maschili sull' abbigliamento provocante di una donna violentata, "si commentano da sole. Anche solo uno stupro - ha osservato Carfagna - ci impegna a prendere provvedimenti. C'é una cultura machista, ma va combattuta.

Al ministero per le pari opportunità i provvedimenti assunti sono frutto di un percorso di condivisione fra uomini e donne. Il nostro è un sostegno alle politiche per la tutela e la libertà delle donne" ha aggiunto. Netto poi il dissenso del ministro Carfagna sui comportamenti culturali degli immigrati (come le mutilazioni genitali femminili) che violano i diritti delle donne: "c'é il rischio di far tornare indietro l'Italia. Ci sono tentativi, anche nei nostri condomini, di segregare le donne e di umiliarle. Il caso di Hina è solo la punta di un iceberg. Si tratta di culture che negano i diritti e le pari dignità". Chi sta in Italia, per Carfagna, "deve rispettare le nostre leggi e le nostre culture. Forme di razzismo non sono tollerabili e vanno contrastate".

DIRIGE IL CORO, CAMBIA SESSO E PERDE IL POSTO

LECCE - Marco Della Gatta, leccese, sino al 31 agosto scorso era organista e direttore del coro della Cattedrale del capoluogo salentino, ma dall'anno scorso ha deciso di dare spazio a quel che sentiva dentro e ha deciso di cambiare sesso. La storia è raccontata su alcuni giornali, con immagini e dichiarazioni di Marco, che intende da donna chiamarsi Luana Ricci. Marco-Luana racconta di essersi diplomata al Conservatorio di Lecce nel 1984 e poi in musica jazz a quello di Bari e di aver poi lavorato dal `91 per l'attività musicale liturgica della Cattedrale. Una ventina di anni fa si è anche sposata e ha avvuto due figli, oggi di 18 e 15 anni. "Sia loro sia mia moglie - dice Luana - mi amano per quella che sono, non avrei mai pensato che la mia condizione personale potesse crearmi problemi sul lavoro". Dalla Cattedrale Luana racconta di aver avuto il benservito senza spiegazioni, con giri di parole per farle intendere quale fosse il motivo della sua estromissione. Anche ai giornalisti che chiedono conferme nessuna risposta né dal parroco, don Francesco leone, né dalla Curia.

MORTO DETENUTO TUNISINO DOPO SCIOPERO DELLA FAME

PAVIA - E' morto dopo un lungo sciopero della fame, iniziato oltre un mese fa, un detenuto tunisino di 42 anni, che era rinchiuso nel carcere di Torre del Gallo a Pavia. L'uomo è deceduto due giorni fa al policlinico San Matteo di Pavia, dove era stato ricoverato per l'aggravarsi delle sue condizioni. Il tunisino aveva deciso di intraprendere lo sciopero della fame dopo che aveva saputo di una nuova condanna emessa contro di lui per un'accusa di violenza sessuale. Una sentenza che il nordafricano ha contestato, sino a decidere di interrompere l'assunzione di cibo e bevande. Sono stati inutili i tentativi del responsabile del carcere di convincerlo a mangiare. Sulla vicenda sono ora in corso accertamenti da parte dell'autorità giudiziaria.

INCENDI: LIGURIA ANCORA IN FIAMME, CANADAIR IN AZIONE

GENOVA - La situazione degli incendi in Liguria "migliora ma resta sempre l'allerta". Lo ha detto il responsabile della unità di crisi della Prefettura di Genova al termine della riunione tenuta stamani per una valutazione degli incendi ancora attivi in tutta la Liguria. La situazione sta migliorando anche se su due fronti, quello di Bavari, sulle alture di Genova, e di Monte Fasce, nel levante ligure, continuano a operare 3 Canadair, due elicotteri Ericsson e gli elicotteri della Regione.

Quattro uomini sono stati ascoltati come persone informate dei fatti dal Nucleo investigativo antincendi boschivi (Niab) della Forestale regionale ligure. I quattro sono sospettati di aver causato, in via del tutto colposa, il rogo che ha dato origine all'incendio di Monte Moro. Secondo quanto appreso, i quattro non sono indagati ma le loro posizioni saranno portate domani mattina al vaglio del magistrato di turno assieme alle risultante delle indagini. Le indagini del Niab sul primo grande incendio che ha devastato il bosco tra Genova Quinto e Recco, sono infatti concluse e, secondo le prime indiscrezioni, si tratterebbe di un incendio colposo. Diversa invece l'origine dell'incendio nella zona di Bavari: in questo caso, secondo quanto è stato riferito, sono praticamente certe le origini dolose.

L' organico di vigili del fuoco, Forestale e volontari "resta implementato da altre regioni". Sono infatti arrivate in Liguria altre squadre di vigili del fuoco dal basso Piemonte, alcune unità della Forestale da Roma e volontari dal Lazio e dall'Emilia Romagna. Il fuoco è ancora attivo a Corniglia, nelle Cinque Terre, e a Calice al Corniviglio, nello spezzino, dove sta operando un Canadair.

La sala operativa della Capitaneria di porto, che coordina le motovedette poste a 'guardia' dello specchio acqueo dove attingono Canadair ed elicotteri, ha confermato che il vento, forte nelle prime ore della giornata e ora in attenuazione, riprenderà vigore nel tardo pomeriggio. L' unità di crisi allestita in Prefettura resterà aperta fino al cessare dell' emergenza.

Cina, esplosione in miniera 35 morti e 44 dispersi

TRAGEDIA NELLA ZONA DI PINGDINGSHAN, NELLA REGIONE CENTRALE DELL'HENAN

L'incidente è stato provocato da una esplosione di grisù

PECHINO - È di 35 morti il bilancio delle vittime dell'incidente avvenuto in una miniera di carbone in Cina, nella città di Pingdingshan, nella regione centrale dell'Henan. Lo ha reso noto l'Agenzia per la sicurezza sul lavoro. L'incidente è stato provocato da una esplosione di grisù. Altri 44 minatori rimangono bloccati nella miniera. L'esplosione è avvenuta all'una di notte ora locale (le 18 in Italia), quando nella miniera si trovavano 93 persone.

IN 14 SONO RIUSCITI A METTERSI IN SALVO - Quattordici di queste sono riuscite a tornare in superficie. Un portavoce del Partito comunista locale ha detto che la miniera subiva dei lavori di ristrutturazione e non era ancora stata autorizzata a riaprire. Secondo l'Agenzia per la sicurezza sul lavoro, la miniera ha una capacità di produzione di 150.000 tonnellate all'anno e livelli di gas bassi, e presentava quindi ridotti rischi di esplosione.
La Cina è il paese dove si verificano i più frequenti incidenti minerari con tredici minatori in media morti ogni giorno. La maggior parte degli incidenti sono dovuti al mancato rispetto delle regole di sicurezza, come una ventilazione insufficiente o l’assenza di estintori.

Così nacque la rabbia. E l'orgoglio

L CELEBRE SAGGIO DI ORIANA FALLACI SULL'11 SETTEMBRE 2001 RITORNA IN UNA NUOVA EDIZIONE

L'incontro a New York, l'orrore, la rivolta morale dopo dieci anni di silenzio

Pubblichiamo in queste pagine la prefazione di Ferruccio de Bortoli alla prima edizione economica de «La Rabbia e l'Orgoglio» di Oriana Fallaci, in libreria da domani (Bur-Rizzoli, pp. 162, 10). Lo scritto, uscito sul «Corriere» il 29 settembre 2001, fa parte della collana «Opere di Oriana Fallaci» ed è arricchito in appendice da due testi successivi: «Eppure con la Francia non sono arrabbiata» (dell'8 giugno 2002), e «Wake up, Occidente, sveglia», un estratto della sua conferenza all'American Enterprise Institute di Washington pubblicato anch'esso sul «Corriere» il 26 ottobre dello stesso anno. La collana è stata inaugurata, alla fine dello scorso anno, da «Intervista con la storia», cui sono seguiti «I sette peccati di Hollywood», «Il sesso inutile», «Gli antipatici», «Quel giorno sulla Luna», «Lettera a un bambino mai nato» e «Penelope alla guerra». La prossima uscita sarà «Insciallah».


di FERRUCCIO DE BORTOLI

Devo essere sincero. Non so se Oriana avrebbe gradito questa mia prefazio ne. Il nostro è stato un rapporto inten so, tempestoso. Interrotto più volte. E mai ripreso prima della sua morte, purtroppo. Avrei voluto esserle vicino. Non è stato possibile. La colpa credo sia mia. E dunque, queste poche e insignificanti righe cominciano con una confes sione maturata in otto lunghi anni. Oriana anda va difesa di più. Il suo direttore, si fa per dire, il sottoscritto, ebbe il piccolo merito di convincer la a scrivere, dopo l’Undici Settembre e un silen zio decennale, ma il grande torto di seguire poi le maledette regole del politicamente corretto. «L’Italia si divide nel nome di Oriana» titolam mo il giorno dopo la pubblicazione del suo arti colo. Un titolo corretto, ma freddo, distaccato.



Oriana Fallaci in una foto scattata a New York da Oliviero ToscaniCon La Rabbia e l’Orgoglio , l’Italia venne inve stita da un ciclone di sentimenti. Un pugno nel lo stomaco alle sue viltà. Si divise, certo. Ma fu abbracciata all’improvviso da uno straordinario atto d’amore che in qualche modo la rese più unita, più consapevole della propria identità. Oriana colpì al cuore, facendo pensare, scuoten dolo, anche chi non condivideva nulla del suo pensiero. Persino chi lo trovava, sbagliando, un po’ razzista. Scrisse bene Giuliano Zincone, il 17 ottobre del 2001, sul «Corriere»: «Oriana ha sbri ciolato il pigolio del buonsenso, le cautele ecu meniche, afferrando il nuovo spirito del tempo. Non conta la correttezza dei suoi argomenti, ma la forza con la quale mi costringe a riflettere». Uno scrittore, un grande scrittore, crea emo zioni, scopre gli angoli più remoti della nostra coscienza, muove le passioni. Oriana in quel set tembre di sangue, con l’America ferita dal terro rismo e il mondo impaurito, ci prese a schiaffi, ci spinse contro un muro, insultandoci, ma risve gliò il nostro orgoglio sopito con l’affetto pro fondo che solo una madre, lei che non lo era, può avere nei confronti dei suoi figli.
Ecco, Oria na è stata la nostra Madre Coraggio. «I profeti — ha scritto Fiamma Nirenstein in una bella re censione al libro — vedono tutto ciò che è proi bito vedere e il dono del cielo che ricevono è po terlo ammantare di poesia. Così è il testo di Oria na Fallaci: veritiero, poetico e disperato». «Un calcio violentissimo sferrato contro il castello delle nostre ipocrisie» commentò Angelo Pane bianco. Oriana, prima di pubblicare La Rabbia e l’Orgoglio , l’aveva definito, al telefono con Howard B. Gotlieb, il gestore del suo fondo di scritti all’Università di Boston, un sermone. «Call it a sermon» gli aveva urlato. Quell’Undici Settembre non fui io a chiamare lei. Non lo feci per una sorta di timidezza. Lei detestava sentirsi chiedere un articolo. «Voi di rettori, siete tutti uguali, alla fine volete solo quello, vi conosco...». Ci avevo provato tante vol te. Senza il minimo risultato. La misura dell’arti colo era qualcosa che aveva finito per sembrarle persino insultante. Chiamò lei. E parlammo a lungo. Descriveva l’orrore di quei corpi che cade vano dalle torri, la sensazione spettrale di una New York svuotata e percorsa solo dai mezzi di soccorso. Mi colpì perché parlava dell’odore che si respirava anche lì da lei, sulla 61esima, fra la Seconda e la Terza. Un odore di morte. «Potremmo fare un’intervista, Oriana, che ne dici?». Si fece convincere. «Ma la devi fare tu, d’accordo?». «Va bene». «Prendi il primo aereo e vieni». Attesi la riapertura dei collegamenti fra l’Europa e gli Stati Uniti e salii sul primo aereo fra Milano e New York. Era il 15 settembre. I pas­seggeri sembravano muti. Solo sguardi straniti, tentativi goffi di apparire normali. Un viaggio surreale. Arrivato a New York, feci un salto in albergo. Il Waldorf Astoria era deserto; il perso nale incollato ai televisori continuava a guarda re le immagini della tragedia; gli aerei che entra vano nei grattacieli, come lame nella carne viva.
di una città, di un popolo. Poche auto. Lunghe file di taxi vuoti. Il tempo si era fermato. Q

uando Oriana aprì la porta del suo apparta mento, al numero 222 della 61esima, ricominciai a respirare, nonostante l’ambiente fosse chiuso, l’aria viziata, le finestre sempre serrate. Cataste di libri, un disordine insopportabile ma affasci nante. Lei cordiale e persino affettuosa. La siga retta sempre accesa. L’intervista? Non cominciò neppure perché era già stata fatta. L’aveva già scritta lei, domande comprese. E cominciò subi to a leggerla davanti a me. Le piaceva farlo, le pia ceva ascoltarsi. E subito dopo apparire insoddi sfatta di quello che aveva scritto. Una specie di gioco, con un pizzico di vanità. Come se si guar dasse allo specchio. La voce dava corpo ai senti menti. Era tutt’uno con le parole. Come nella Let tera a un bambino mai nato , che forse le era pia ciuto più leggere, e incidere, che scrivere. «Benissimo, Oriana, ma sei tu che intervisti te stessa (poi l’avrebbe fatto). Io non c’entro nulla, ogni mia parola rovinerebbe tutto. Devi fare una cosa tua, con la tua firma». «Ci risiamo, tu vuoi l’articolo, lo so, non te ne frega niente di tutto il resto». L’umore era cambiato di colpo, la voce ancora più roca e tagliente. Si alzò dal divano e se ne andò in cucina. Ricordo che restò in silen zio per qualche minuto. Interminabile. Pensai: adesso mi caccia via. Si era fatto tardi. «Mangiamo qualcosa?» dis se lei. «Possiamo andare da qualche parte». «No, ho delle aragoste in frigorifero, manche rebbe lo champagne».

Uscii, in una New York ancora più deserta e lunare, e andai a comprare una bottiglia di Cristal, il suo champagne preferi to. Mi vergognavo un po’. Lo sguardo del rivendi tore era di condanna. Che cosa avrà da festeggia re questo qui? Boh. Non riflettemmo un attimo sull’inopportuni tà di un menù, diciamo così, spensierato. Si co minciò a parlare d’altro. Della sua vita, della mia. Di come era uscito il giornale del dodici set tembre, del mio editoriale che le era piaciuto so lo per il titolo, diventato poi famoso («Siamo tut ti americani»), ma non per il contenuto. Lei avrebbe fatto ben altro. «Si vede che non hai le palle, non vi sporcate mai le mani, state troppo in ufficio...». Dall’esterno, a un certo punto, co minciarono ad arrivare delle voci concitate. Oria na si alzò di scatto. «Sono i soliti bastardi...». Ce l’aveva con gli avventori di un locale notturno vicino. Ma soprattutto con gli autisti che aspetta vano in strada. Molti dei quali di origine araba. Rovesciò un po’ di epiteti, ma le impedii di anda re alla finestra. «Oriana... e poi dici che sei co stretta a barricarti in casa...». Si fece tardi, molto tardi. Io ero distrutto. Lei sprizzava energia, la voglia repressa di uscire di casa, di andare a Ground Zero. Di tornare in prima linea, come quando era più giovane.

Ma non si poteva, ed era del tutto inutile avvicinarsi. «Ci vediamo, domani?». «Sì, domani, ma pensaci, inutile fare un’intervista. Scrivi tutto tu. Io farò un box a parte, in cui spiegherò come si è arrivati alla tua decisione di rompere il silenzio. Non vuoi un articolo? Scrivi una lettera. Scrivila a me, ti va?». «Ci penso stanotte, a domani, ora sono un po’ stanca». Non lo sembrava affatto, nonostante la tosse, i segni di una malattia con la quale lottava, ignorandola, in ogni minuto di un’esistenza solitaria. Oriana aveva sempre un fronte sul quale stare, questo era il più pericoloso e maligno. La mattina dopo la raggiunsi un po’ sul tardi. Le portai dei fiori. Che lei prese, aprendomi la porta, con distrazione e senso di fastidio. Bevemmo un caffè e parlammo di tante cose. Io non avevo il coraggio di tornare sull’argomento della sera prima, l’articolo o la lettera. E, dunque, aspettai che lo facesse lei. Passò del tempo. Lunghissimo. Poi Oriana mi chiese se avevo pensato a come presentare la sua cosa. La cosa, generica. «In prima pagina, di spalla, e poi dentro, con l’impaginazione e le foto che decidi tu». Lei non rispose e andò subito a rovistare fra tante sue im­magini. Quella che le piaceva di più la ritraeva in macchina, la portiera aperta, le torri gemelle ri­flesse sul finestrino, un grande cappello e occhia li scuri. «Questa può andare». «E il box l’hai scrit­to? ».


Aprii il computer e le mostrai quello che avevo messo giù in albergo. Con la tentazione di leggerlo ad alta voce. Come faceva lei. Ma rinun­ciai subito. E lei lo lesse con lo sguardo corruccia to, in silenzio. Come un esame. Fallito. Non le andava che facessi riferimento a Penelope alla guerra o a Insciallah . Le dava fastidio leggere un testo sul computer. «Insopportabile e anche sco modo ». «Guarda, Oriana, lasciamo perdere. Qualsiasi testo accanto al tuo apparirebbe inutile e stonato». «Beh, se proprio insisti...». Oriana sa peva distillare il sapore delle proprie vittorie. An che le più piccole. «Ma in prima come lo metti?» «Faremo un palchettone, a nove colonne (c’era no ancora), poi girerai all’interno in un inserto speciale. Sarà come un libro che si pubblica la prima volta su un quotidiano, va bene?». Lei fece sì con la testa, preoccupata di non sembrare mai soddisfatta. «E il titolo?». Qui la discussione si fece lunga. Si gettarono le parole sul tavolo, co me in un improvvisato Shanghai. E lei le scartò una a una. Alla fine io insistetti per «Il massacro e l’orgoglio». E lei sembrava convincersene, ma forse più per stanchezza. Poi accendendosi una delle tante sigarette di quella mattina, si alzò di scatto dalla poltrona e disse: «La rabbia...». Tutta quella che aveva dentro. La Rabbia e l’Orgoglio. P.S. A Oriana non erano piaciute le risposte al la sua lettera da New York di Dacia Maraini e, so prattutto, di Tiziano Terzani. Tornassi indietro li ripubblicherei allo stesso modo, sfidando la sua ira. Erano due articoli contrari, ma scritti con im pegno e passione. Gli interventi di due fiorentini come lei, ai quali replicò sul «Corriere» un altro fiorentino, Giovanni Sartori. Dando ragione a Oriana. Un quinto fiorentino, che non l’amava certo, era morto da poche settimane. Indro Mon tanelli le avrebbe reso omaggio. Da par suo. Ma ciò avrebbe inevitabilmente suscitato i sospetti di Oriana, diffidente verso gli elogi imprevisti, gli abbracci improvvisi. Lei, combattente irriduci bile dal suo eremo americano, amava andare con trocorrente. Ma da sola.

Sexy imprevisto per Bianca La Brandolini d'Adda resta in mutande



Bianca Brandolini d'Adda accende Venezia. In Laguna per la 66esima Mostra del cinema, la fidanzata di Lapo Elkann era tra le ospiti dell'esclusivo party in barca di Alberta Ferretti. Davanti agli obiettivi dei fotografi, la ragazza ha sfoggiato tutta la sua bellezza, incurante che il mini abito argentato che aveva scelto per la serata era salito un po' troppo.


Passare inosservata con un fisico da modella come il suo è davvero difficile. Se poi un imprevisto aggiunge un tocco sensuale alla serata, non farsi notare è davvero impossibile. E la compagna di Lapo lo sta imparando a sue spese. Pronta a salire sulla barca Prometej, cornice della festa firmata Ferretti, Bianca si è seduta per sfilarsi gli infradito. E' bastato un secondo e il suo sexy vestito si è alzato lasciando in bella mostra un intimo celeste che non è sfuggito ai paparazzi presenti.

Forse la bella Bianca avrebbe fatto meglio a non salire scalza. Secondo indiscrezioni, infatti, sembra che per alcuni degli invitati, tutti rigorosamente a piedi nudi, la serata sia finita in pronto soccorso con qualche coccio di vetro rotto nel piede.

Stefania e Nina, strip da cinema Le due attrici in topless al mare






Ultimi spogliarelli sotto il sole. Di Più ha beccato Stefania Sandrelli a Porto Ercole con il compagno, il regista Giovanni Soldati. L'attrice ha mostra le sue curve in un improvvisato strip in barca. Topless in bella vista, invece, per Nina Soldano. L'attrice di Un posto al sole a Fregene prende la tintarella con addosso solo un filo... di crema.


Una barca senza cabina in mezzo al mare toscano e allora per togliersi il costume bagnato e salato, Stefania Sandrelli, 63 anni, è costretta a improvvisare un inedito spogliarello. L’attrice si sfila il costume leopardato e mette in mostra il fondoschiena e un semi topless. Quello che era il sogno degli italiani negli anni Ottanta torna alla ribalta tra le onde di Porto Ercole, per la gioia dei fan.

Un posto al sole da sei anni, ma l’attrice Nina Soldano, 46 anni, ama godersi al tintarella e allora seno al vento si spalma la crema prima di tuffarsi in acqua. Décolleté perfetto per la bella Nina, che con le sue forme generose e mediterranee conquista un dieci e lode. Anche in mare dimostra di sapersela cavare alla grande e così eccola tuffarsi e nuotare da campionessa

La sensualità di Sara Tommasi al Lido: i dettagli








Nuova passerella per Sara Tommasi. Dopo quella che l'ha resa particolarmente famosa per l'incidente sexy immortalato da fotografi e videoperatori, la showgirl italiana ha scelto un look più sportivo per il suo arrivo al Lido di Venezia senza rinunciare a un pizzo e scollature davvero sensuali.

Rapa Nui, il mistero delle statue di pietra




Mille anni fa gli abitanti dell'isola hanno posto questi cappelli giganti di roccia rossa sulle teste ma mai nessuno ha capito il motivo né come sia stato possibile posizionarli sulle statue dato il loro enorme peso. Ognuno, infatti, scrive la Bbc, pesa diverse tonnellate ed è stato ricavato da roccia vulcanica.




Un gruppo di archeologi britannici dell'Università di Manchester e dello University College di Londra ha risolto uno dei più antichi misteri che circondano le famose statue dell'isola di Pasqua, in lingua nativa «Rapa Nui». Secondo il verdetto delle lunghe ricerche, i cappelli - posti sul capo di alcuni dei volti scolpiti nella pietra - sarebbero stati fatti rotolare da un vulcano.

Afghanistan, attentato all'aeroporto

Offensiva taleban: vari civili uccisi
KABUL
Un kamikaze alla guida di un’auto-bomba ha attaccato la base delle truppe straniere in Afghanistan ricavata all’interno del perimetro dell’aeroporto internazionale di Kabul: lo ha reso noto la Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza guidata dalla Nato. L’attentatore suicida si è fatto saltare in aria all’ingresso principale della struttura, pochi chilometri a est rispetto al centro della capitale.

Secondo un portavoce del ministero dell’Interno afghano, Zemarai Bashary, «ci sono state vittime civili», ma al momento non si sa quante siano. L’esplosione è stata così violenta da poter essere udita anche a grande distanza, e ha sviluppato un vasto incendio, con colonne di fumo e fiamme alte fino al cielo. Il rappresentante dell’Isaf ha comunicato che «tutti gli accessi alla base sono stati chiusi, e tutte le operazioni aeree sospese». Ambulanze e mezzi militari sono state viste accorrere sul posto, mentre le sirene risuonavano a distesa per lanciare l’allarme. Stando al racconto di testimoni oculari, gli attentatori sarebbero stati almeno tre, alla guida di altrettanti fuoristrada: a esplodere sarebbe stato il terzo veicolo, appena giunto a ridosso delle barriere di protezione in cemento.

L’attentato fa seguito a quello del 15 agosto scorso contro il quartier generale della Nato nel cuore di Kabul, pochi giorni prima delle elezioni presidenziali e provinciali, che fu attribuito ai taleban. Intanto gli Stati Uniti hanno ammonito ieri i dirigenti dell’Afghanistan chiedendo risposte alle accuse di brogli elettorali. L’affondo della Casa Bianca è giunto nel giorno in cui il New York Times ha pubblicato nuove accuse di brogli nei confronti dei sostenitori del presidente Karzai e nel giorno in cui il numero uno afghano, in una intervista, ha accusato gli americani di attaccare i suoi collaboratori per renderlo «più malleabile». «Gli afghani stanno contando in questo momento i voti - ha affermato ieri il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs - Devono rispondere a tutte le accuse che sono state lanciate su possibili brogli e garantire alla popolazione la legittimità delle elezioni».

Secondo il New York Times i sostenitori di Karzai avrebbero creato centinaia di seggi inesistenti nelle elezioni del 20 agosto, dove nessuno ha mai votato, facendo segnare centinaia di migliaia di voti a favore del presidente. I falsi seggi elettorali, circa 800, esistevano solo sulla carta ed avrebbero consentito ai sostenitori di Karzai di gonfiare i voti effettivamente ricevuti dal presidente afgano. Inoltre i sostenitori di Karzai avrebbero aumentato i voti a favore del presidente anche nei seggi legittimi. In alcuni casi il numero dei voti espressi a favore di Karzai sarebbe stato dieci volte superiore a quello delle persone che hanno effettivamente votato in tali seggi, scrive il New York Times. Il fenomeno sarebbe stato particolarmente accentuato nelle aree sud ed est dell’Afghanistan dominate dai Pashtun.

Con il 74,2% dei voti fin qui scrutinati, Karzai ha ottenuto circa il 49 per cento, mentre il suo rivale principale Abdullah Abdullah è poco sotto il 32. Se nessun candidato raggiungerà il 50 per cento dei voti bisognerà procedere, secondo le norme, ad un ballottaggio.

Belen Rodriguez fa le bizze a una festa e viene messa alla porta

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Doveva presentare una serata, ma ci sono stati inconvenienti.
Belen Rodriguez, prima che fidanzata di Fabrizio Corona, è innanzitutto una donna di spettacolo, ma venerdì sera ha dimostrato che, nonostante la notorietà raggiunta e diversi programmi di successo, ancora non è in grado di 'reggere' una serata da sola. O almeno, questo è ciò che deve aver pensato lei stessa, quando si è rifiutata di presentare un evento a Cagliari, dopo che il collega Teo Mammucari aveva dato forfait.
Come ha riferito il patron della squadra di calcio del Cagliari, Massimo Cellino, intervistato da 'L'unione sarda', la Rodriguez era stata invitata a fare da spalla a Mammucari, il presentatore 'ufficiale' della serata musicale organizzata presso il centro sportivo di Assemini, nel capoluogo sardo. "Io gli accordi li avevo presi con il solo Mammucari - racconta il Presidente -, del quale sono amico. Lui aveva manifestato piacere a essere qui con noi in occasione del compleanno di mio figlio e mi aveva anche parlato della possibilità di estendere l'invito alla Rodriguez, con la quale aveva di recente lavorato in televisione".
Poi, però, per un problema familiare, Mammucari non ha potuto presenziare all'evento, e Belen si è ritrovata da sola a condurre la serata. Il Presidente Cellino racconta così la reazione della Rodriguez: "Si è messa a fare le bizze, entrando in rotta di collisione con il personale incaricato di curare i dettagli dell'organizzazione. Io sono stato chiamato a cercare di rasserenare gli animi. Fattomi largo tra i bodyguard che la accompagnavano le ho chiesto educatamente spiegazioni ma mi sono sentito opporre solo una lunga serie di ulteriori contestazioni".
La Rodriguez si lamentava appunto del fatto di essere rimasta da sola a presentare l'evento, ma secondo Cellino la situazione non sarebbe stata così drammatica, se solo Belen si fosse tranquillizzata. "Tutto si sarebbe potuto risolvere - dice il Presidente - se questa showgirl avesse avuto un atteggiamento meno arrogante e improntato al buon senso".
A quel punto, constatato che Belen era indispettita e non aveva un atteggiamento 'collaborativo', Cellino non ha potuto fare altro che metterla alla porta. "La signora non sta bene qui tra noi? - ha detto il Presidente - Allora, prima che riesca a rovinarci la festa, può anche accomodarsi fuori dalla porta. E, se ha bisogno, provvederemo a farla accompagnare in aeroporto perché possa prendere un volo per tornare a casa. O, se preferisce, in un albergo cittadino".
"Quegli atteggiamenti da primadonna rischiavano di rovinare un ambiente fino ad allora sereno - ha aggiunto Cellino parlando con 'L'Unione sarda' - per questo ho preferito, pur stando all'interno dei confini della buona educazione, invitare la signora ad abbandonare la club house mettendole anche a disposizione un'auto per essere riaccompagnata in aeroporto o in albergo".
Anche senza Belen Rodriguez, a quanto pare la serata si è svolta perfettamente, tanto che il presidente afferma: "Le esibizioni dei gruppi musicali che abbiamo ospitato in occasione dell'inaugurazione dell'accademia della musica dedicata alla memoria di mia madre sono state comunque apprezzate e la festa è andata benissimo. Spiace per quel contrattempo, ma sopravviveremo...".
Insomma, capricci, bizze, scuse... e se quella di Belen fosse stata solo un po' di paura del palcoscenico?

Rapina in villa a Desio, due arresti

Il primo ladro preso in flagrante. Dopo quattro mesi di indagini, in manette tutti i complici del pregiudicato

MILANO - Avevano messo a segno una rapina in villa in Brianza e pensavano di averla fatta franca. Ma i carabinieri di Monza, dopo quattro mesi di indagini, hanno arrestato due rapinatori che, nella notte del 27 aprile, alla periferia di Desio, avevano fatto irruzione nella villa di Antonino D'Auria, titolare di un'autodemolizioni; dopo aver immobilizzato e picchiato l'uomo, si erano fatti aprire la cassaforte da cui avevano trafugato 15 mila euro in contanti e alcuni gioielli. Ma il figlio del padrona di casa, che si trovava al piano superiore dell'abitazione, si era accorto di quanto stava accadendo e aveva subito chiamato i carabinieri, che avevano sorpreso i rapinatori mentre fuggivano dalla villa attraverso i campi; uno dei tre, Tiziano Elli, 46 anni, di Cesano Maderno, pregiudicato, era stato arrestato in flagranza di reato e la refurtiva recuperata in un sacchetto abbandonato poco lontano dal luogo del colpo. I militari, dopo un'attività investigativa partita dalle frequentazioni di Elli e dalle sue utenze telefoniche, sono arrivati a identificare i due complici, Valerio Giuseppe Vaghi, 45 anni, di Seregno, e Francesco Catanzaro, 42 anni, originario di Catania ma residente a Verdellino (Bergamo). I due, entrambi pregiudicati, sono stati arrestati e rinchiusi nel carcere di Monza dove già si trovava il complice, in attesa dell'interrogatorio di garanzia da parte dei magistrati del Tribunale di Monza.

Idraulico cade dal balcone e muore

L'uomo, 72 anni, stava sistemando una caldaia al secondo piano della casa di un amico

MILANO - Un idraulico in pensione di 72 anni è morto questa mattina a Milano cadendo dal secondo piano della casa di un amico, dove stava sistemando una caldaia. L'incidente è successo in una palazzina al civico 8 di via Angelo Morbelli, in zona Fiera a Milano. L'uomo, C.G., era già in pensione ma continuava a fare piccoli lavoretti. In questo caso si trattava di una cortesia fatta ad un amico. L'uomo è scivolato mentre sistemava la caldaia ed è morto all'istante. Sul posto è intervenuta la polizia con i vigili del fuoco. Non sarà denunciato il padrone dell'abitazione in quanto tali piccoli lavoretti rientrano nella normativa di legge.

Expo, anteprima ad Arcore. Berlusconi approva il «concept plan» dell'evento

Un lungo boulevard, padiglioni modulari, strutture eco-compatibili. Stanca: «nessun ridimensionamento»


MILANO - L’incontro a Villa San Martino ad Arcore sul «concept plan» dell’Expo è andato «molto molto molto bene». Lo ha detto, uscendo dalla residenza del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, l’amministratore delegato di Expo 2015 Spa, Lucio Stanca. All’incontro, che si è concluso alle 18.30, hanno partecipato anche il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il sindaco di Milano e commissario straordinario all’Expo Letizia Moratti, il presidente della Camera di Commercio di Milano Carlo Sangalli e il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà. All’uscita i partecipanti alla riunione hanno preferito non rilasciare ulteriori dettagli e rimandando alla conferenza stampa di martedì alle 12.30 a Palazzo Reale sulla presentazione del master plan dell’Expo.
Sembra dunque confermato il clima di fiducia di cui aveva parlato entrando Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano, che si era detto sicuro di «un incontro positivo». Stanca ha poi escluso che si sia parlato di un piano di ridimensionamento per l'Esposizione universale milanese, «la cui discussione non era nemmeno all'ordine del giorno». Al premier Berlusconi, sindaco, amministratore delegato e amministratori locali hanno mostrato un anteprima del masterplan del sito di Expo 2015, il progetto concettuale relativo all’area di 1,1 milioni di metri quadri che, come recita il dossier di candidatura, è destinata ad ospitare 29 milioni di visitatori nei 183 giorni dell’esposizione

Dalle indiscrezioni trapelate nelle ultime settimane sul concept del progetto a cui ha lavorato una consulta di cinque architetti internazionali guidati dal milanese Tito Boeri, sembra che il progetto si discosterà non poco dal piano da 1,2 miliardi di euro contenuto nel dossier di candidatura. Cancellata la torre di 200 metri che avrebbe dovuto essere «la pietra miliare dell’evento visibile a grande distanza», accantonata la via d’acqua, l’Expo 2015 si caratterizzerà per la presenza di una piattaforma lunga 2,5 chilometri, metafora della tavola a cui siederanno i Paesi di tutto il mondo con le loro colture e culture alimentari. A ridosso di questo lungo boulevard che collegherà piazza Expo a piazza Italia sorgeranno i tradizionali padiglioni che di tradizionale avranno ben poco, visto che si pensa a strutture modulari flessibili destinate a ospitare gli Stati e le tematiche specifiche dell’evento, tutto centrato sull’alimentazione. Riprendendo la pianificazione urbanistica romana, la tavola-decumanus maximus incrocerà perpendicolarmente altre arterie-cardi destinate ad ospitare un anfiteatro, l’auditorium e un laghetto artificiale.

Al di là delle linee guida, che dovranno poi essere tradotte in progetti concreti dagli architetti che vinceranno le gare, c’è un aspetto che emerge con chiarezza dal concept del «masterplan», come ama chiamarlo l’amministratore delegato, Lucio Stanca: la volontà di realizzare una struttura agile, con poche infrastrutture destinate a sopravvivere all’evento. Questo sicuramente per ragioni di eco-compatibilità. Ma, come spiegano da più parti, anche per ragioni economiche. Un po’ per la crisi, un po’ per il terremoto in Abruzzo, un po’ perchè per qualche politico ormai le Esposizioni universali sono superate e non vale la pena spenderci troppo, l’Expo deve misurarsi con una serie di ristrettezze finanziare. E sebbene il sindaco Letizia Moratti dica che non esiste il nodo dei fondi e che il progetto non verrà ridimensionato, resta da capire come e quando arriveranno gli 891 milioni di finanziamenti privati e gli 851 degli enti locali, senza contare i fondi per le opere connesse a carico delle casse dello Stato.

Precari, accordo ministero-Regione

SONO CIRCA 12MILA I SUPPLENTI ANNUALI PRECARI IN ITALIA, TRA DOCENTI E PERSONALE ATA

I lavoratori della scuola senza contratto avranno il 100% di stipendio. Pd e precari: no alle contrattazioni regionali


MILANO - Avranno il 100% di stipendio i lavoratori lombardi della scuola che hanno appena terminato un contratto di un anno, non confermato per il 2009/10: è quanto prevede un accordo firmato lunedì pomeriggio a Milano dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e il presidente della Lombardia Roberto Formigoni. Si tratta di 1.500-2.000 supplenti annuali perdenti posto, sia docenti che personale Ata, titolari del sussidio di disoccupazione a cui si aggiungerà un'integrazione fino al raggiungimento del 100% dello stipendio. In cambio, questi lavoratori verranno impiegati in progetti relativi, all'accompagnamento, orientamento, reinserimento e sostegno. Attraverso queste attività, che verranno svolte in istituti scolastici lombardi per oltre quattro ore al giorno, i docenti e il personale Ata matureranno il punteggio previsto per le graduatorie come se avessero svolto una supplenza annuale e potranno svolgere supplenze brevi e saltuarie nelle scuole assegnate loro. «È un accordo molto importante con cui raggiungiamo due obiettivi - ha spiegato il ministro Gelmini - garantiamo lo stipendio ai lavoratori che hanno perso il posto e miglioriamo l'offerta formativa delle scuole». La Regione Lombardia contribuirà con 15 milioni di euro, che rappresentano il 60% della retribuzione; il ministero coprirà la parte restante: «Siamo molto soddisfatti di questo accordo che ci permette di passare dalle parole ai fatti - ha aggiunto Formigoni - e che rappresenta un esempio della nostra concezione di welfare».

Presentando l'accordo, il ministro Gelmini ha precisato che sono intorno ai 12mila i supplenti annuali precari in Italia, tra docenti e personale Ata. «La Finanziaria - ha detto - prevedeva 42mila tagli ma 30mila sono prepensionamenti, il resto sono supplenti annuali». «La scuola è stata considerata per anni alla stregua di un ammortizzatore sociale: dalla mancanza di programmazione dei passati decenni dipende l'attuale situazione dei precari - ha poi detto il ministro - tornando sulle scelte prese dal suo dicastero di tagliare migliaia di contratti a tempo determinato. «I molti precari di oggi - ha spiegato - sono davanti al fatto che in passato non c'era una programmazione dell'ingresso all'interno della scuola. Si è data l'illusione che i posti fossero infiniti mentre in realtà sono limitati». Riflettendo ancora sul numero di contratti a termine presenti all'interno della scuola, la Gelmini ha proseguito: «Il numero dei precari è legato agli anni '70 e '80, a quando venivano banditi concorsi senza stabilire un tetto. La scuola è stata trattata come ammortizzatore sociale e oggi si fanno i conti con la realtà».

Dai precari e dal Pd un «no» secco all'accordo. Il Coordinamento 3 ottobre risponde subito dal presidio in merito della vicenda: «come Coordinamento continuiamo a essere contrari ad ogni forma di contrattazione regionale - ha detto Olga, portavoce del movimento - perchè la scuola è statale». «Il Governo, assieme alla Regione, cerca di mettere una pezza dopo aver provocato lo strappo con il mondo della scuola». Anche Prc e Sinistra-Ultralombardia bocciano l'intesa. Per Luciano Muhlbauer (Prc) si tratta di «un licenziamento di massa». In merito all'accordo è intervenuta anche Paola Frassinetti, vicepresidente della Commissione Istruzione della Camera: «Mi auguro che questi incentivi contribuiscano a risolvere anche la protesta dei docenti, che da giorni si sta svolgendo di fronte agli Uffici Scolastici di via Ripamonti»