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lunedì 7 settembre 2009

Anche San Gennaro soffre per l'influenza: niente bacio sulla teca del suo sangue

«Giro di vite» per le cerimonie religiose: neanche
le autorità potranno baciare l'ampolla del patrono


NAPOLI - Quando la psicosi non rispetta neppure la fede. Non bastava che i becchini indossassero le mascherine e che per i funerali di «Gaetanone», il «paziente zero», morto giovedì notte di influenza A, fossero desertioi per la paura del contagio. Non bastava neppure l'invito ai fidanzati - neanche tanto velato - di evitare di baciarsi. Ora, a finire nel «bigino» del virus H1n1 è anche San Gennaro. Ai fedeli che il prossimo 19 settembre affolleranno il Duomo di Napoli, in occasione della festività del santo patrono, non sarà consentito di baciare la teca con le ampolle con il sangue di San Gennaro. La misura, (peraltro già adottata da alcuni anni), è stata confermata oggi nel corso di un incontro tra l’abate della Cappella del Tesoro, don Vincenzo De Gregorio, e il vice presidente della deputazione di San Gennaro, don Fabio Albertini dei Principi di Cimitile.



La misura, come conferma con don VincenzoDe Gregorio, era già stata presa negli anni scorsi ed è stata confermata tenendo conto dei casi di nuova influenza che si sono registrati. Ai fedeli l’ampolla viene mostrata e solo a richiesta viene posta sulla fronte. In genere viene offerta al bacio solo alle autorità presenti. Ma anche per queste - stavolta - non ci sarà deroga: niente bacio. L’ampolla viene esposta per sette giorni successivi dal quello della festa del santo patrono. Ai fedeli viene mostrata al termine delle funzioni religiose presiedute a turno dai prelati del santo. La teca è solitamente custodita in cassaforte e viene esposta in occasione del «miracolo» di settembre, del «miracolo» di maggio e di quello di dicembre.

Una misura che arriva proprio nel giorno in cui la situazione a Napoli - uno degli epicentri italiani della pandemia - sembrava in via di miglioramento. Sei sei ricoverati, tre erano ormai in via di guarigione, mentre per altri tre si attendono i risultati definitivi dei test.

A Roma il primato dei beni confiscati alla mafia: il valore sfiora il miliardo

ROMA (7 settembre) - Arresti di boss e latitanti sono spesso accompagnati da sequestri e confische di beni a condannati per associazione mafiosa. Con un valore di 916 milioni, Roma si piazza al primo posto nella classifica per valore di beni confiscati seguita da Palermo, 42 milioni e Napoli, 29 milioni. E' quanto emerge dai dati del settimanale Asud'Europa edito dal Centro studi Piolatorre e realizzata sulla base della relazione annuale del Ministero della Giustizia.

«Può stupire il primato della capitale ma ciò è sintomo della ormai trans-nazionalità degli investimenti della criminalità mafiosa», afferma Vito Lo Monaco, presidente del centro Pio La torre.

I posti, nella “lista nera” si invertono se si analizza la quantità di beni confiscati: con 14.973 beni posto sotto sequestro è in prima posizione il capoluogo siciliano, a cui segue Roma con 11.648, e Reggio Calabria.

Inchieste Bari, società Tedesco gestirebbe 65% del mercato delle protesi

Commissione Senato: sanità permeabile alle truffe




BARI (7 settembre) - È cominciata oggi dalla Puglia, per estendersi in altre regioni italiane, l'indagine della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale che ha l'obiettivo di esaminare i fatti, «non le vicende giudiziarie che non competono», e capire se è opportuno introdurre in sede legislativa modifiche «per correggere comportamenti o normative» nel sistema sanitario che non sono adeguati. Lo hanno annunciato i senatori della Commissione, che si sono incontrati nella tarda mattinata nella sede della Prefettura di Bari. Si tratta del senatore relatore Lionello Cosentino (Pd), di Giuseppe Astore (Idv), e dei pugliesi Michele Saccomanno (Pdl) e Luigi D'Ambrosio Lettieri (Pdl). È attesa la senatrice relatrice di maggioranza Laura Biancone (Pdl). L'indagine della Commissione comincia dalla Puglia per il rilievo che stanno avendo nell'opinione pubblica le indagini, avviate dalla Procura di Bari, sulla gestione della sanità e l'intreccio di affari tra politici e imprenditori.

Sistema controlli. Domani i commissari incontreranno il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, l'assessore regionale alla Sanità, Tommaso Fiore, il procuratore della Repubblica uscente, Emilio Marzano, e due dei sostituti procuratori titolari di inchieste sulla sanità, Desirè Digeronimo e Lorenzo Nicastro. «Vogliamo verificare - ha detto Cosentino - se non è opportuno introdurre sia in sede legislativa, in Parlamento, con una relazione da presentare all'assemblea del Senato, sia nell'iniziativa verso il governo e verso le Regioni, proposte per correggere comportamenti o normative che evidentemente non sono adeguati, come, ad esempio, quelli riguardanti il sistema dei controlli che è effettivamente molto debole».

Mercato pugliese delle protesi sanitarie. Gestirebbero - secondo le indagini in corso - il 65% del mercato pugliese delle protesi sanitarie le società che fanno capo alla famiglia dell'ex assessore alla sanità della Regione Puglia, Alberto Tedesco, ora senatore Pd. Il particolare è emerso - si è saputo oggi - nel corso dell'interrogatorio a cui è stato sottoposto il 4 settembre l'imprenditore Gianpaolo Tarantini, interrogato dal pm della Dda di Bari Desirè Digeronimo come indagato in procedimento connesso nell'indagine a carico di Tedesco, di direttori generali e dirigenti di Ausl pugliesi e di imprenditori. L'indagine fa riferimento a presunti abusi compiuti nella gestione politico-amministrativa dell'assessorato alla sanità.

Tarantini: accordi commerciali con Giuseppe Tedesco. Tarantini avrebbe detto al magistrato di aver sottoscritto nel 2004 due accordi commerciali con Giuseppe Tedesco, figlio di Alberto, in base ai quali le sue società si impegnavano a commercializzare protesi distribuite dalle società di Tedesco in cambio di provvigioni. Gli accordi sono poi saltati per divergenze personali sorte tra i due imprenditori. Dalle domande poste nel corso dell'interrogatorio sarebbe emerso che la procura ritiene che le società dei Tedesco controllano il 65% del mercato delle protesi.

Sistema permeabile a truffe. «Quello che avvertiamo è che il sistema sanitario, non solo in Puglia, è particolarmente permeabile alle truffe, agli episodi di corruzione. Questo lo abbiamo verificato in Abruzzo pochi mesi fa, a Milano con la Casa di Cura Santa Rosa, nel Lazio con le vicende di Lady Asl»: lo ha detto, parlando con i giornalisti a Bari, il senatore Lionello Cosentino (Pd), relatore della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale che da oggi è in visita a Bari per esaminare la situazione, «non le vicende giudiziarie che non competono». Per Cosentino, la commissione d'inchiesta «si pone il problema di domandarsi se al di là dei casi specifici dove ovviamente ci sono responsabilità penali individuali, non vi sia qualcosa da correggere nel sistema di regole e di controlli a livello nazionale per il sistema sanitario». «Ci stiamo domandando - ha aggiunto Cosentino - come mai proprio nel sistema sanitario in materia di accreditamenti, di forniture ospedaliere, di spesa farmaceutica, così frequentemente vengano fuori episodi un po' in tutta Italia». «In tutte le Regioni, non solo in Puglia - ha aggiunto il senatore Michele Saccomanno - noi chiederemo, per esempio, i programmi obiettivo come sono stati realizzati, se sono stati completati o meno, per capire se i fondi arrivati dallo Stato, in più oltre ai budget sanitari, abbiano determinato per esempio i benefici che devono determinare, se i macchinari connessi sono stati comprati, installati e utilizzati».

Individuare punti di criticità. «Siamo di fronte a un sistema - ha detto ai giornalisti il senatore Luigi D'Ambrosio Lettieri - che probabilmente ha punti gravissimi di criticità e il lavoro della Commissione deve essere questo: individuare questi punti di criticità ed elaborare un documento che serva un po' come spunto di riflessione per qualcosa che deve servire al legislatore per produrre delle norme che svolgano la funzione di “anticorpo” rispetto alla gestione della “cosa sanitaria”». Una riflessione da fare «non soltanto sotto il profilo della spesa, in una regione per esempio come la Puglia che assorbe oltre l'85% delle risorse complessive del bilancio, ma che riguarda in modo diretto anche uno dei punti di maggiore rilevanza sociale qual è la tutela dei diritti del cittadino, il quale molto spesso in una sanità che non funziona diventa ancora di più il soggetto maggiormente debole, perchè malato, e deve farsi carico talvolta - ha concluso D'Ambrosio Lettieri - anche degli oneri economici di una sanità che dovrebbe funzionare meglio e soprattutto spendere con maggiore rigore ed etica».

Australia, trova un pitone di tre metri nel water

SYDNEY (7 settembre) - Nei tropici australiani non è raro imbattersi in grossi pitoni, ma negli appartamenti è più raro.
Erik Ranzau, cittadino di Darwin, nel nord dell'Australia, non dimenticherà facilmente lo spavento provato quando ha scoperto un pitone di più di tre metri nel water di casa sua.

«Era talmente attorcigliato nelle tubature che non riuscivo a smuoverlo, ma alla fine è uscito abbastanza per consentirmi di afferrarlo», ha affermato Chris Peberdy, il locale acchiappaserpenti, che ha tentato per quattro volte di catturare il rettile. «Deve essere arrivato dalle condotture fognarie. Di giorno si aggirava per casa e di notte tornava nel water», ha aggiunto Peberdy che al Northern Territory News si lascia scappare un ironico consiglio: «Tenete abbassato il coperchio del water e gurdate bene prima di sedervi».

Sogna di rapinare un supermercato e scopre di averlo fatto veramente

ROMA (7 settembre) - Ha sognato di rapinare un supermercato armato di pistola, ha raccontato a sua madre "l'incubo notturno" e in quattro e quattr'otto ha scoperto non solo di aver rapinato veramente l'esercizio, ma è stato anche arrestato. Altro che incubo, per Mark Lester, 36 anni, di Norwich, racconta oggi il Daily Mail.

Lo scorso marzo il giovane era entrato in un supermercato indossando una felpa con cappuccio e un paio di occhiali da sole ed era rimasto fermo e tranquillo, per cui i commessi avevano creduto che fosse cieco. Katrina Ross, 25 anni, gli si era avvicinata offrendogli aiuto, ma Lester l'aveva afferrata, puntandole la pistola alla tempia. La ragazza era riuscita a sottrarsi con l'inganno: aveva convinto il rapinatore a lasciarla andare per cercare la chiave della cassa, poi si era barricata in bagno con i colleghi. Lester a quel punto se ne era andato a mani vuote.

La mattina dopo la tv locale ha diffuso le immagini della rapina, riprese dalle telecamere di controllo del supermercato, e la madre aveva riconosciuto il figlio, che poi è stato arrestato. Lester, che ha dichiarato alla polizia di non ricordare nulla, ha comunque evitato una pena detentiva.

In questi giorni è arrivata la sentenza del giudice, nella quale viene riconosciuto che l'uomo soffre di una rara malattia che gli causa dei blackout, che gli impediscono di ricordare le sue azioni. Così Lester, che non ha precedenti penali, è stato condannato a un anno con sospensione della pena e obbligo di trattamento medico psichiatrico. Il giudice che ha seguito il caso, Paul Downes, gli ha detto: «Le persone che entrano nei negozi anche solo con una pistola giocattolo sono condannate a lunghe pene, ma in base alle prove a tuo carico è evidente che hai bisogno di aiuto».

Il sindaco di Mosca dichiara guerra al generale Inverno: «Basta neve»

"Bombardare" le nuvole, evitando precipitazioni nevose per risparmiare sulle spese. Preoccupazione nelle regioni vicine




ROMA (7 settembre) - Il famigerato inverno russo, che ha costretto alla resa l'esercito napoleonico e quello di Hitler, ha trovato un nuovo inaspettato nemico: il sindaco di Mosca. Yuri Luzhkov, alla guida della città dal 1992, ha infatti annunciato il suo proposito di "bandire" la neve dalla capitale russa, avvalendosi delle tecnologie di bombardamento chimico delle nuvole per porre fine alle abbondanti nevicate che ogni anno causano innumerevoli incidenti e disagi alla città.

Secondo Luzhkov, come riporta oggi il Times, il programma di bombardamento delle nuvole permetterebbe di migliorare la qualità della vita nella città ad un costo pari appena a un terzo di quanto l'amministrazione spende regolarmente per i 2.500 spazzaneve in azione per la città e gli oltre 50mila addetti alla pulizia di strade e marciapiedi. Inoltre, afferma il sindaco, il suo piano garantirebbe migliori raccolti nelle campagne limitrofe. «Perchè non teniamo questa neve fuori dai confini della città? - ha dichiarato - Per la campagna ciò significherebbe più umidità e raccolti più abbondanti, e per noi meno neve». Ogni anno, alla vigilia di importanti eventi pubblici come la parata del 9 maggio, decine di velivoli vengono inviati nei cieli moscoviti per bombardare le nuvole con ioduro d'argento, azoto liquido e polvere di cemento per incoraggiare le precipitazioni e garantire così il cielo sereno durante il giorno delle celebrazioni.

Il progetto di Luzkhov, tuttavia, ha già provocato l'opposizione dei residenti delle regioni vicine, che temono le conseguenze del surplus di piogge dovute alla «pulizia» dei cieli di Mosca. Esistono poi altri rischi: l'anno scorso un blocco di cemento di 25 chili è precipitato su un'abitazione di Mosca dopo una di queste operazioni, perchè, come dichiarato dalle autorità, la polvere di cemento «non si era polverizzata completamente ad elevate altitudini».

Estate, fuori i piumini

Le vetrine di via Roma anticipano il freddo, sarà colpa della crisi?
EMANUELA MINUCCI
TORINO
Settembre 2009 a Torino il termometro segna meno tre. E’ l’assurdo meteorologico che si sta consumando in via Roma. Con tanto di neve sintetica e brividi virtuali. Sì perché l’inverno è arrivato con prepotenza nelle vetrine del centro. E con un anticipo imbarazzante. Lo scorso anno infatti, piumini e cappottoni sono comparsi soltanto dopo il 15 settembre: «E’ un primo effetto della crisi - spiegava sabato scorso Giorgia Landolfi, commessa in una boutique della via salotto - i saldi a prezzi super-ribassati hanno svuotato i magazzini e non resta che riempire le vetrine con la merce appena arrivata della nuova stagione».

Una nuova stagione che, come si può notare dal trend imposto dalla via shopping, più freddolosa non si potrà. Ed ecco che nell’ex capitale delle Olimpiadi invernali ci si vestirà come in una stazione sciistica: «Stivali con il pelo, piumino d’ordinanza e, se possibile, anche mega borsa trapuntata stile vecchia giacca a vento degli Anni Cinquanta» spiegano alla Rinascente. E chi volesse ancora puntare sui saldi estivi? In via Roma e dintorni può trovare ben poco. Come spiega, sconsolata, Laura Finacchi, 22 anni, studentessa di Architettura: «Il mio fidanzato ha lavorato fino a ieri e così mi sono decisa a cercare un costume da bagno solo in questi giorni perché facciamo le vacanze a settembre». Pausa e sospirone: «Sarebbe stato più facile cercare un ago in un pagliaio: tutti i negozi di lingerie specializzati nella moda mare avevano finito tutto e ora puntavano sulla biancheria intima».

Le ragazze che fanno vacanze tardive devono rassegnarsi. Quelle previdenti invece (per intenderci quelle che calzano il 37 e non vogliono perdersi quello stivale visto sui giornali di moda) possono cominciare già a muoversi ora. Ben sapendo che il piumone Monclair blu scuro taglia 42 - crisi o non crisi - sicuramente a ottobre sarà già esaurito.

Come muoversi nell’arte dello shopping anticipato? Più o meno come quando ci sono i saldi: sapendo che le tentazioni sono molte, le taglie disponibili quasi nella loro totalità, e che quindi la parola risparmio diventa facilmente una chimera. Il vero must della stagione è il piumino corto da alternare (per le occasioni più eleganti) al cappotto nero di grande e rassicurante linea, tanto caro a Audrey Hepburn. E pazienza se quello di Lanvin costa troppo, da Zara e H & M ce ne sono di similissimi a ottimo prezzo.

E’ vero, le esperte di moda di mischiare ma non risparmiare sui capi spalla. Vale a dire: cappotto di gran marca e sotto jeans e camicie usa e getta. Ma se mancano i soldi anche per seguire questa regola allora tanto vale rivolgersi ai grandi magazzini della moda casual anche per comprare giacconi e piumini (che spesso tengono ancora più caldo di quelli veri). L’unica cosa su cui diventa un dramma risparmiare sono le scarpe. Spesso ricavate con pellami di qualità scadente, finiscono per fare soffrire. A mali estreme, meglio quelle degli anni scorsi, opportunamente risuolate.

La foto con Sarkò solo se sei basso

Un'operaia accusa: sono stata scelta per la mia altezza. L'Eliseo: è assurdo
PARIGI
«E' alto 1 metro e 66, no è 1 metro e 68». Quale sia la vera altezza di Sarkozy è ancora oggi un mistero. Ma, dopo essere stato al centro delle polemiche per l'uso di sgabelli e scarpe con il tacco, per cercare di apparire più alto, il presidente francese è di nuovo nella bufera per i suoi "problemi di altezza". Nel mirino, questa volta, la visita del leader francese alla Faurecia, una fabbrica in Normandia. Un'operaia, immortalata nella foto con Sarkò, ha infatti dichiarato che il marito di Carla Bruni "ha scelto" le persone che potevano comparire sul palco vicino a lui in base all'altezza.

La donna ha detto alla tv belga Rtbf di essere stata selezionata proprio perchè bassa di statura, in modo da non far sfigurare il presidente francese. E alla domanda "se fosse stata scelta per la sua altezza", la lavoratrice ha risposto senza esitazioni: «E' proprio così, non bisogna essere più alti di lui». La notiza si è subito diffusa sul Web e in Francia è diventata in pochi giorni una delle più lette. La polemica non è piaciuta all'Eliseo, che ha immediatamente smentito: «E' assurdo e grottesco». Un'altra fonte interna alla fabbrica ha sottolineato al sito LePost.fr quanto il presidente tenga alle persone che posano con lui. «Solo i bassi possono farsi fotografare con Sarkozy. Chi è alto viene escluso».

Questo è solo l'ultimo di una lunga serie di "passi falsi", che hanno messo sotto i riflettori il leader dell'Eliseo, accusato di manipolare la sua immagine mediatica per fini politici. Il quotidiano francese Le Figaro ha descritto il gruppetto di "bassi" lavoratori in camice, nelle foto alle spalle di Sarkozy, un vero e proprio "casting".

Usa, no al sequel del Giovane Holden Il giudice: "Libro veramente orrendo"

Jerome David Salinger


«Troppo simile a quello di Salinger»
NEW YORK
Non verrà pubblicato, almeno per ora, negli Stati Uniti il seguito non autorizzato del romanzo «Il giovane Holden» di Jerome David Salinger, 90 anni, lo scrittore americano che da più di mezzo secolo vive autorecluso. Anche il ricorso in appello contro il divieto emesso a luglio dal giudice newyorchese Deborah Batts ha confermato che il libro di Fredrik Colting «60 Years Later: Coming Through The Rye» appare troppo simile all’originale di Salinger. «Tra l’altro è un libro veramente orrendo», ha detto il giudice d’appello Guido Calabresi, sostenendo che il sequel costituisce un danno evidente al copyright di Salinger, che ha fatto causa a Colting per plagio subito dopo aver appreso le prime anticipazioni sul romanzo.

Gli avvocati dello scrittore svedese Fredrik Colting hanno fatto appello contro il divieto emesso due mesi fa dal giudice Batts contro la pubblicazione negli Usa di «60 Years Later: Coming Through The Rye», che a giugno è però uscito in Gran Bretagna. Ma la corte di New York presieduta da Guido Calabresi considera il sequel «un danno irreparabile» per Salinger, tanto da ritenere fondato il divieto di pubblicare la parodia che presenta il protagonista creato da Salinger, Holden Caulfield, ormai decisamente invecchiato.

Nel tribunale d’appello di New York gli avvocati di Colting, noto con lo pseudonimo di John David California, hanno sostenuto che il romanzo del loro assistito non danneggia il copyright di Salinger, poichè «60 Years Later: Coming Through The Rye» «trasforma profondamente la storia iniziale». L’avvocato Edward Rosenthal ha precisato che quello di Colting non può essere considerato un sequel e che pertanto non reca alcun danno a Salinger. Di parere opposto il legale di Salinger, l’avvocato Marcia Paul: «il mio cliente non vuole autorizzare nè sequel nè un libro in qualche modo legata al suo romanzo». Sempre Marcia Paul, davanti ai giudici, ha ricordato che nel recente passato Salinger ha rifiutato categoricamente richieste di adattare il libro originale «The Catcher In The Rye», pubblicato per la prima volta nel 1951, per il cinema, avanzate tra l’altro dal regista Steven Spielberg.

Scuola e Nuova influenza, Gelmini: "Prolungare le vacanze natalizie"

Il ministro: non escludiamo nulla
MILANO
Il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, non esclude il prolungamento delle vacanze natalizie degli studenti per evitare la diffusione della Nuova influenza nelle scuole, in coincidenza con il periodo di picco atteso. «Non escludiamo nulla, credo però - ha detto il ministro ai microfoni di Mattino 5 - che oggi il Paese abbia bisogno di essere tranquillizzato circa il fatto che la situazione è sotto controllo e anche si verificheranno casi di influenza più diffusamente il governo ha pronto un piano d’intervento. Oggi cerchiamo di vivere tranquillamente e ovviamente di assumere le precauzioni necessarie per evitare il più possibile la diffusione di questa influenza».

«Non ci sono le motivazioni - ha ribadito riferendosi a una chiusura generalizzata - per l’assunzione di un provvedimento così drastico, è chiaro poi che il governo ha un programma nell’ipotesi in cui l’influenza dovesse diffondersi anche in Italia. In quel caso, laddove in una scuola dovessero verificarsi casi di influenza, ci sarà il controllo dell’autorità sanitaria, il coinvolgimento del dirigente scolastico e del Comune. Si provvederà, solo in quel caso alla chiusura delle scuola».

Multata per aver portato i pantaloni, cronista sudanese portata in carcere

Niente frustate per la giornalista, solo una multa. Ma lei si rifiuta di pagare
KHARTOUM
L’indomabile Loubna Ahmed al-Hussein, fiera di portare i pantaloni al pari di un uomo sfidando le regole del buoncostume islamico, ha vinto una battaglia che potrebbe segnare una svolta nella difesa dei diritti delle donne in Sudan: oggi il tribunale di Khartoum ha infatti condannato la giornalista sudanese al pagamento di 500 lire sudanesi (200 dollari).

Si tratta di uno sconto notevole rispetto alle 40 frustate previste in un primo tempo come punizione per la sua tenuta «indecente». La donna era stata arrestata all’inizio di luglio dalla polizia in un ristorante di Khartoum insieme ad altre 12 donne per tenuta indecente. Louban indossava pantaloni larghi e una lunga blusa. Dieci delle donne arrestate sono state condannate a dieci frustate ciascuna ma Loubna ha contestato l’accusa e dato vita a una campagna pubblica per cambiare la legge. L’articolo 152 del codice penale sudanese del 1991 prevede una pena massima di 40 frustate per chiunque compia «atti indecenti». In una telefonata alla France Press la giornalista si è detta più propensa a passare un mese dietro le sbarre piuttosto che pagare la multa.

Lubna Ahmed al Hussein è stata portata in carcere. Lo riferisce il suo avvocato. La donna, che rischiava una condanna a 40 frustate per essersi vestita in «modo indecente», era stata condannata oggi al pagamento di una multa. Aveva annunciato la sua intenzione di non pagarla: «Non pagherò, vado in prigione», ha detto dopo aver appreso la sentenza.

LIBRI ONLINE, GOOGLE ALL'ATTACCO IN EUROPA

di Enrico Tibuzzi

BRUXELLES - Google all'attacco in Europa sul fronte dei libri online. Il gigante americano vuole convincere autori, editori e autorità pubbliche a partecipare al suo progetto di biblioteca universale virtuale. Ma la Federazione degli editori europei non ci sta e avverte: il modello Usa non é esportabile qui da noi. Oggi la Commissione europea ha dato il via a una serie di audizioni delle parti in causa al fine di valutare la possibilità di mettere a punto interventi normativi per adattare le norme sul copyright alle esigenze dell'era digitale. Il primo ad essere sentito è stato Dan Clancy, architetto del programma Google Book Search, il quale ha sottolineato il carattere 'democratico' di un'operazione che consentirà a tutti di reperire facilmente i libri che non vengono più stampati. Tuttavia, il progetto del gigante di Mountain View riguarda anche i libri ancora in commercio o protetti ancora da copyright ed è qui che si concentrano le difficoltà. Negli Stati Uniti, la class action intentata da editori e autori americani contro Google ha portato alla stesura di un accordo, del valore di 125 milioni di dollari, che prevede tra l'altro il versamento ai titolari dei diritti sulle opere messe sul web di una quota del 63% dei guadagni realizzati da Google attraverso il loro uso commerciale. Ma questa intesa - che deve ancora essere convalidato dal tribunale Usa - per gli editori europei non costituisce un modello esportabile nel Vecchio Continente. E non è sicuramente un caso se proprio oggi Google, nel tentativo di scendere a patti, ha assicurato che i libri europei ancora in commercio saranno posti in vendita sul mercati Usa solo in presenza di una precisa autorizzazione dei titolari dei diritti d'autore. Il confronto resta quindi aperto. L'Ue, tra l'altro, già sostiene il progetto Europeana, libreria digitale in cui sono stati raccolti già 4,6 milioni di libri. E gli editori europei sponsorizzano il progetto Arrow, alternativo, a loro dire, a Google Book Search. La stessa Commissione europea è però ben consapevole - grazie alle esperienze acquisite proprio attraverso Europeana - dello sforzo erculeo che comporta la creazione di una bibilioteca universale digitale e della necessità di realizzare sinergie tra pubblico e privato per dare nuova vita ai milioni di volumi che giacciono impolverati negli scaffali delle biblioteche. "Siamo davanti a una sfida cruciale per l'Europa", hanno oggi evidenziato i commissari Ue per le comunicazioni e il mercato unico, rispettivamente Viviane Reding e Charlie McCreevy. "Finora solo l'1% dei libri delle nostre biblioteche é stato digitalizzato". Per questo occorre trovare una "soluzione europea nell'interesse dei nostri consumatori".

CADUTO ELICOTTERO SU MONTE BIANCO, DUE MORTI

AOSTA - E' di due morti e due feriti il bilancio dell'incidente all'elicottero avvenuto intorno alle 13 sul monte Bianco. E' vivo, ma gravemente ferito, il pilota del velivolo, ricoverato in condizioni giudicate disperate, nell'ospedale di Aosta. Ferito anche un operaio. Le due vittime sono i tecnici di volo.
I quattro erano impegnati in lavori alla rete elettrica sotto il rifugio Vecchio Torino. L'elicottero è della società Helops (Air vallee helicopter operations & services), gruppo Air Vallee, la stessa ditta che fornisce i velivoli al Soccorso alpino valdostano (che non è stato coinvolto nell'incidente). L'equipaggio ha spesso lavorato per la protezione civile valdostana.

CONDIZIONI OTTIME PER VOLO
'Oggi le condizioni per il volo erano ottimali. C'e' bel tempo e non c'e' vento. Proprio non riusciamo a capire cosa sia accaduto'. Lo ha dichiarato il comandante Roberto De Alessi, pilota di elicotteri della Helops, con oltre 35 anni di esperienza e piu' di 15.000 ore di volo. L'elicottero precipitato era un 'Eurocopter sa315b Lama'. Si tratta di un velivolo dalle ridotte dimensioni, che puo' trasportare quattro persone oltre al pilota. 'Pur non essendo di recente progettazione - si legge nel sito dell'Air Vallee - questo elicottero si dimostra essere ancora uno dei migliori, se non 'il migliore' nel lavoro aereo. Grazie all'insuperabile visibilita' ed alla struttura essenziale, ma robustissima, si rivela quasi insostituibile nel trasporto di carichi esterni ad alta quota'. In passato e' stato a lungo usato per gli interventi di soccorso in montagna. Il Lama puo' vantare anche un importante record: e' riuscito a salire fino a 12.441 metri di quota.

ANSV APRE INCHIESTA
L'Ansv (Agenzia nazionale per la sicurezza del volo) ha aperto l'inchiesta tecnica di sua competenza sull'incidente avvenuto presso il ghiacciaio Toula, sul Monte Bianco, all'elicottero SA 315B Lama (marche I-NERY), che ha provocato la morte di due occupanti. Un pool di investigatori dell'Ansv sta raggiungendo la località dell'incidente per un primo sopralluogo operativo ed esaminare il relitto dell'elicottero.

PROCURA APRE FASCICOLO
La procura della Repubblica di Aosta ha aperto un fascicolo sull'incidente dell'elicottero avvenuto oggi sulle pendici del Monte Bianco. Il fatto è stato iscritto come modello 45 "fatto allo stato non costituente reato". Lo ha confermato il procuratore di Aosta, Marilinda Mineccia. Il velivolo è stato sequestrato ed è probabile che verranno effettuati a breve accertamenti tecnici da parte dell'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo. Nel fascicolo saranno inserite anche le dichiarazioni dei testimoni dell'incidente, che sono raccolte dalla guardia di finanza di Entreves.

IN ARRIVO ANCHE 600 CARROZZE A DOPPIO PIANO Nuovi treni per i pendolari, via al piano

Parte il progetto da due miliardi. L'ad di Fs Moretti: «Dopo 3 anni di risanamento, passiamo a investimenti»



L'ad di FS, Mauro Moretti (Eidon) ROMA - Parte il piano di investimenti per i nuovi treni dei pendolari. Il piano prevede uno stanziamento di 2 miliardi di euro, di cui 1,5 miliardi di autofinanziamento e 500 milioni dal governo. «Dopo tre anni di risanamento delle Ferrovie, passiamo alla fase degli investimenti» ha detto l'amministrazione delegato di FS, Mauro Moretti annunciando il via al piano. Con questi investimenti verranno acquistati 840 tra nuovi locomotori, carrozze e convogli e 2550 carrozze saranno ristrutturate e ammodernate. Con il via al piano degli investimenti da parte delle Ferrovie «oggi si mette il sigillo» al rinnovo dei treni per i pendolari, ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli che ha voluto ringraziare «le regioni che hanno collaborato e con le quali abbiamo potuto stabilire un percorso che porterà a migliorare i treni regionali». A margine della giornata del trasporto ferroviario regionale, il ministro ha rilevato che «ce n'era bisogno. Le Ferrovie hanno preparato un piano, il ministero ha collaborato e oggi si mette il sigillo a tutto questo». Per quanto riguarda i tempi, il ministro ha spiegato che «dipende da regione a regione: ora possiamo partire e raggiungere risultati in tempi brevi».
«È UNA SVOLTA» - Nella giornata del trasporto ferroviario regionale, Moretti ha rilevato che «stiamo facendo un'operazione di rinnovo del materiale rotabile, quindi treni nuovi che permetteranno di essere manutenuti e puliti in maniera più semplice. È una svolta» che si rende possibile grazie anche «al contributo delle regioni e al grande apporto dato dallo Stato, in particolare sia per il conto economico che per la parte degli investimenti ci sono rispettivamente 480 milioni più 500 milioni e quindi è una fase nuova».

600 CARROZZE DOPPIO PIANO - Ci saranno anche 600 carrozze doppio piano (350 più una opzione per altre 250) nel piano di investimenti predisposto da Trenitalia per il nuovo materiale rotabile destinato al servizio regionale. L'investimento prevede l'acquisto anche di 150 nuove locomotive elettriche E464 e, in una fase immediatamente successiva, di 640 convogli metropolitani e 24 complessi diesel. Il piano prevede anche la ristrutturazione e l'ammodernamento di 243 carrozze a "piano ribassato" e di 2.315 carrozze per la "media distanza". Ferrovie spiega che «i nuovi progetti di acquisto di materiale rotabile per il trasporto regionale sono finalizzati a sostenere la crescita dei volumi di traffico dei nodi metropolitani, migliorando la qualità del servizio ed incrementando l'efficienza operativa con lo scopo di rendere omogeneo il parco rotabili così da ottenere una sempre maggiore affidabilità tecnica».

Quel primo omicidio a New York dopo 400 anni il caso è riaperto

Il 6 settembre 1609 veniva ucciso John Colman, uomo di fiducia dell'esploratore Henry Hudson
"Ammazzato dagli indiani", dicono gli storici. Ma i detective seguono altre piste

dal nostro inviato ANGELO AQUARO


Michael Palladino ha deciso di riaprire l'inchiesta
NEW YORK - William McNeely ne ha visti tanti di morti ammazzati ma un caso come questo proprio no, il corpo che non si trova e i testimoni, beh, anche quelli scomparsi da tanto, troppo tempo. "Cold Cases" li chiamano i detective, un'etichetta così famosa che ha dato il titolo a un serial tv, ma più che freddo è un caso gelido, praticamente ibernato da secoli questo delitto consumato sulla costa del New Jersey, misterioso omicidio (vicino) a Manhattan, anzi a Manna-Hata, l'"Isola delle colline" nella lingua degli indiani che la vendettero per un pugno di perline agli avventurieri olandesi.

Perché di questo stiamo parlando: il primo delitto mai avvenuto nell'area di New York, 6 settembre del 1609, appena quattro giorni dopo l'arrivo della spedizione di Henry Hudson, il navigatore inglese al soldo degli olandesi che in quelle acque a cui darà il nome si era avventurato - novello Colombo - alla ricerca dell'agognato passaggio a nord-ovest per le Indie.

La Grande Mela festeggia il compleanno di Nuova Amsterdam, domani parte la settimana di celebrazioni che culminerà nella grande festa del 13 settembre. Ma nel clima gioioso ecco spuntare la storia della misteriosa morte di John Colman, che di Hudson era uno degli uomini di fiducia, forse l'unico altro inglese in quella marmaglia di sedici olandesi, che non lo amava. Scrive Edward Robb Ellis in quel capolavoro di 40 anni fa che è The Epic of New York: "Il capitano mandò fuori una scialuppa con cinque uomini in ricognizione. Stanchi della vita a bordo, i marinai erano deliziati dalla vista dei fiori e delle piante e dai profumi dolcissimi. Ma gli indiani avevano già cambiato atteggiamento verso quegli strani visi pallidi. Un gruppo di guerrieri su due canoe attaccò quella piccola spedizione composta una barca sola, e nel combattimento che ne seguì un inglese, John Colman, fu ucciso da una freccia conficcata in gola. Fu il primo europeo a morire sulle rive di New York". Davvero già allora per colpa degli indiani?

Negli ultimi tempi gli storici hanno avanzato più di un dubbio su quella idilliaca ricostruzione riassunta anche in un affresco del primo '900 all'Hudson County Courthouse del New Jersey (per la cronaca, il pittore Francis Millet morì in un'altra disgrazia navale: il Titanic...). E così nello stesso anno in cui New York festeggia il più basso indice di criminalità - oltre il 2 per cento di omicidi in meno, è la più sicura tra le metropoli Usa - il capo dei detective cittadini, Michael J. Palladino, convoca un panel di esperti: da un vecchio segugio come McNeely a uno storico come James Ring Adams passando per Joseph A. Pollini, ex capo della squadra "cold cases" della polizia. Risultati? Argomenta McNeely al New York Times: "Colman era inglese, la ciurma olandese. Non puoi escludere nulla e nessuno. Dopo il delitto io avrei trattenuto tutti, compresi gli altri marinai feriti nell'agguato. Dicevano che erano stati attaccati dagli indiani: troppo facile. Non so se possiamo parlare già di razzismo: sicuramente gli indiani erano un ottimo capro espiatorio".

Il vecchio detective naturalmente gioca con l'ironia. Ma perché gli olandesi avrebbero dovuto mascherare l'omicidio con un agguato degli indiani, che sicuramente ci fu? Dice Pollini: "Se potessimo esaminare il corpo, capiremmo se fu davvero una freccia a colpirlo o un altro oggetto contundente la cui ferita fu fatta passare per quella di una freccia...". Colman era stato assoldato direttamente da Hudson e non era per niente amato dagli olandesi. Sentimento ricambiato. "Guardando i loro pancioni, temo che questa gente pensi più a mangiare che a navigare", scrisse in una lettera alla moglie due giorni prima di morire. Ecco allora l'ipotesi della vendetta. Confortata anche dal fatto che la scomparsa di Colman favorì sempre più l'ascesa di Robert Juet, un tizio il cui "journal" è l'unica fonte a noi giunta della spedizione, e che in seguito fu protagonista proprio dell'ammutinamento contro il povero Hudson. Certo, anche la morte di capitan Henry, due anni dopo, resta un mistero: ma quella avvenne intorno a James Bay, che oggi è territorio canadese. McNeely e Palladino dovranno farsene una ragione. O presentare una bella rogatoria.

I veleni nel cielo di Taranto "Noi, ammalati di inquinamento"

Secondo Legambiente, l'Ilva è la principale fonte di inquinamento in città. "Soltanto nei prossimi anni si sapranno gli effetti sulla salute di tutte queste emissioni"
di GIULIANO FOSCHINI


Esce il 10 settembre in libreria il libro di Giuliano Foschini "Quindici passi" su Taranto, città inquinata. Anticipiamo uno stralcio del primo capitolo

Erano le 8.35 dell'11 dicembre 2008. Per la prima volta nella mia vita pensai intensamente agli acronimi, le parole formate con le lettere o le sillabe iniziali di altre parole. Ero all'ospedale Testa, ma non ero malato. Ero in quella stanza per ascoltare una conferenza organizzata dall'Arpa. Parlavano di veleni e malattie, parlavano di industria e quindi parlavano anche della gente. Discutevano di malati e di morti e per farlo usavano gli acronimi. Arpa, per esempio, è un acronimo. Sta per Agenzia regionale per la protezione ambientale: Arpa, come lo strumento musicale che è segno di eleganza, di musica dolce. Ma questo c'entra poco. Anzi nulla. Arpa è un acronimo gentile. Forse l'unico. Tutti gli altri, Pcb, Bat, Bot, Nox, Cox, Aia, Ipa, Pm10 e non sono gentili per niente. Questo miscuglio disordinato di lettere che intimoriscono come una lezione di chimica, a Taranto, significano tante cose ma spesso una cosa soltanto. E non è buona per nessuno. Perché gli acronimi non stanno soltanto nelle parole degli scienziati o dei politici. Non sono sui giornali e nelle riviste tecniche. Gli acronimi si trovano anche nell'aria e per questo colpiscono tutti senza distinzione di sesso, razza, religione e ceto. Gli acronimi sono democratici. A volte credo che gli acronimi non abbiano una funzione grammaticale né tantomeno sintattica. Piuttosto hanno una funzione sociale: sono stati inventati per non far capire il reale significato di quello che rappresentano. Per non far spaventare, allarmare, intimorire la gente. Si vive più tranquilli senza sapere cosa è l'Ipa. Giorgio Assennato, Arpa Puglia: "In questo momento la vera emergenza ambientale italiana si chiama Taranto. ? la città più inquinata d'Italia, probabilmente d'Europa. Gli effetti ambientali cominciano negli anni scorsi e continuano ancora oggi ma noi dobbiamo ancora conoscerli. Soltanto nei prossimi anni gli studi epidemiologici potranno dirci esattamente cosa hanno significato per la salute della gente tutte queste emissioni dannose. Oggi i dati ci segnalano la presenza anomala, rispetto al resto della provincia e della regione, di una serie di malattie neoplastiche riconducibili all'inquinamento ambientale. Ma è ancora troppo presto per tirare le somme. Per capire a cosa andiamo incontro bisognerà ancora aspettare del tempo".

(...) All'ingresso distribuivano una brochure di Legambiente. C'era un fogliettino in particolare con il quale avevo giocato per tutta la mattinata. Ma come diavolo si fanno le barchette?

Legambiente: "Lo stabilimento siderurgico Ilva vince su tutte le altre aziende italiane per aver emesso in atmosfera 32 tonnellate di Ipa (pari al 95% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall'Ines), 92 grammi di diossine e furani (pari al 92% del totale), 74 tonnellate di piombo (78%), 1,4 tonnellate di mercurio (57%), 231 tonnellate di benzene (42%), 366 kg di cadmio (42%), 4 tonnellate di cromo (31%). Tre classifiche invece riguardano i macroinquinanti le emissioni da primato nazionale dell'Ilva sono le 540mila tonnellate di monossido di carbonio (pari all'80% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall'Ines), le 43mila tonnellate di SOx (15%) e le 30mila tonnellate di Nox (11%)". Ero dentro il vulcano più grande d'Italia. Un vulcano senza magma ma ribollente di acronimi.

Viaggio nel deserto di Malpensa "Così si spegne un aeroporto"

Negozi chiusi, saloni vuoti, pochi clienti negli hotel. L'aeroporto
lombardo lotta per la sopravvivenza. Aspettando Lufthansa

Ma lo scalo padano non si arrende: un albergo in costruzione
e la futura terza pista sono i simboli della speranza
dal nostro inviato PIERO COLAPRICO

MALPENSA (VARESE) - Se una mattina di fine estate un viaggiatore di media cultura capita alla Malpensa, e si ricorda di com'era sino a due anni fa, può pensare a due libri: Dissipatio H. G., di Guido Morselli, e il Deserto dei tartari, di Dino Buzzati. Il primo libro parla di un uomo che si sveglia solo al mondo. Intorno a lui non c'è più il genere umano, ma "relitti fonico-visivi". Il secondo è l'eterna attesa di un impegno, nel fronteggiare un nemico, che forse non arriverà mai, forse chissà. E da una signora alta, vestita di nero, negozio agli Arrivi, piove una frase che vale una sintesi della vita agra di quest'aeroporto: "Siamo passati in un amen dagli uomini d'affari ai turisti per caso". Il che significa calo degli incassi, dell'educazione media, del piacere di vendere: "Una volta - spiega - vedevi entrare in negozio quelle persone danarose, da prima classe, internazionali, ora entrano queste famiglie delle vacanze tutto compreso, sono proprio cambiate le facce della gente".

Davanti alle grandissime finestre rettangolari, che si affacciano luminose sulle piste e sulle Prealpi, camminano poche persone. Qualche coppia. Un gruppo di anziani. Per gli abiti, per il tipo di valigie, persino per le pettinature sembra, in effetti, più un pubblico da stazione Centrale che da un aeroporto internazionale, com'era e come resta Malpensa. Al piano superiore, zona check-in, davanti all'insegna verde e rossa del "Panino giusto", marchio famoso nella Milano da bere anni Ottanta, altra conferma della "dissipazione" umana: "Un po' di movimento c'è venerdì e sabato, con i charter. Nel resto della settimana a volte non passa anima per ore. Abbiamo avuto, rispetto a tre anni fa, e io c'ero - dice la ragazza in divisa, finendo di spillare una birra - un calo direi del sessanta per cento".

E nella cartolibreria ex Marcos y Marcos una precisa lettura del fenomeno viene fatta dalla signora Lucia attraverso le riviste che vende: "Noi - racconta - siamo sotto del quaranta per cento rispetto all'anno scorso ma il senso della trasformazione sta in questo. Una volta vendevamo non poche riviste di nautica, e quelle le compra la gente che ha una barca, o vuole avere una barca, in ogni modo persone danarose. Bene, di queste non se ne vendono più. Zero. E invece vendono di più le riviste di gossip. E poi, l'unico dato sempre in crescita sono i "Gratta e vinci". Così - conclude Lucia - ci siamo attrezzati, cambiando un po' la merceologia del negozio, lucchettini, pennine... ".

Da quando Malpensa non è più "hub", e cioè un centro di raccolta passeggeri, come Parigi, Londra o Francoforte, e da quando Alitalia è passata da oltre 1200 voli a settimana al misero dieci per cento del traffico totale, con cinquanta movimenti al giorno, lo sconforto, la stanchezza, la sfiducia per il "torto subito" crescono. I conti si fanno in fretta. Nel luglio 2007 c'erano stati 309 mila passeggeri nei voli nazionali, e oltre due milioni degli internazionali, frequentati da top manager. Nel 2009 sono 96mila quelli dei nazionali, e un milione e 600mila agli internazionali, quasi tutti charter. Se fosse un ristorante, avrebbe chiuso.

I segni si vedono. Della "Casa di Topolino" restano i poster incollati sul pavimento. Chiuso il negozio che vendeva le magliette delle squadre italiane. Non più orario continuato in moltissimi negozi di moda, dove le commesse, truccate come dive dei serial, passano ore senza vedere un cliente. Stessa "rella", come si dice da queste parti, nella Farmacia, dove il calo dei farmaci corrisponde ovviamente al calo dei passeggeri.
Eppure, si resiste al "nemico". E, quasi, si lotta: "Tutti i dipendenti hanno accettato di fare quattro giorni di cassa integrazione al mese, sì, tutti quanti, per non far pesare questa crisi per esempio nel nostro settore", dice C., del reparto bagagli, "dove andavamo benissimo. Erano stati spesi 60 o 70 milioni di euro per far girare meglio i bagagli dei voli in transito, con tanto di microchip sotto ogni carrello, e ora voli in transito non ce ne sono praticamente più", racconta. Chi passa nell'"Area transiti" del Terminal 1, un tempo affollatissima tra salite e discese, resta impressionato dalla sua ambivalenza. C'è un gran silenzio. I tabelloni raccontano voli internazionali rarefatti. I pavimenti, vasti come quelli di una cattedrale quando non c'è messa, luccicano e non si sentono tacchi. Però ecco spuntare nel deserto anche un ala nuova: sta crescendo in previsione di un "terzo satellite", cioè di una terza pista. Indispensabile sino a quando Malpensa era hub, ma ora? L'idea non è stata mollata: "Abbiamo presentato ad Enac il piano di sviluppo ormai sei mesi fa e, appena avremo ricevuto tutte le autorizzazioni, dobbiamo indire una gara per i lavori di costruzione della terza pista", tuona Giuseppe Bonomi, il presidente della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi.

"Che differenza c'è tra uno della Brianza e una mosca? Nessuna, tutti e due s'attaccano ai vetri", dice un proverbio. Questo spirito lombardo sembra dunque procedere. Davanti all'aeroporto, enorme, al posto del parcheggione multipiano, sta spuntando uno Sheraton. Il progetto dell'albergo ricorda i tasti di un pianoforte, con rettangoli larghi, bassi, dalle linee eleganti: "Sembravano aver smobilitato, gli operai sono stati fermi un po', ma da due settimane abbiamo visto tornare a lavorare ben tre squadre", raccontano i negozianti. Un'altra mano è arrivata da Easy-Jet, la compagnia aerea che al Terminal 2 ha sistemato moltissimi dei suoi voli a basso costo e arriverà presto a "posizionare" qui il suo sedicesimo aereo.

Per tutto questo, Malpensa ha appena tirato un sospiro di sollievo: a luglio è rimasto sostanzialmente stabile rispetto all'anno scorso. Sembra piccola cosa, invece il presidente Bonomi ci decifra un pezzo di futuro: "Dall'anno zero, che io fisso nel marzo 2008, la Sea, a differenza di altri casi noti a livello europeo, continua a crescere sia come volume di traffico che come passeggeri".

Nessuno di quelli che contano ama però dire, intorno a Malpensa, una verità oggettiva (e non politica). Questo aeroporto era stato voluto dai politici del Nord, Lega e Roberto Formigoni in testa, come dimostrazione di imperio, senza badare troppo alla logica industriale. A quella clientelare sì: posti di lavoro, indotto, assunzioni, si vociferava persino di un compratore in caso di privatizzazione. Ma nelle campagne lombarde le "Malpensaa", e cioè "malpensate" (si chiamava così quella di Pontevico del bresciano, dove emerse il primo caso di "mucca pazza"), sono le cascine che hanno qualche cosa che non va, dall'orientamento solare alla distanza dall'acqua. E il grande aeroporto internazionale non si è sottratto a questo destino. Non è mai stato "comodo". È lontano da Milano, e ci si arriva dopo una quarantina di chilometri di tangenziali e di un'autostrada gonfia d'auto e Tir. I taxi costano 85 euro, il doppio di Roma. Le Ferrovie Nord hanno corse minime, due all'ora, e la sera i treni si dissolvono. Gli stessi politici che l'hanno voluto ieri, sembrano incerti oggi. Quando il governo ha "salvato" (si fa per dire) Alitalia, affidandola alla Cai, la Cai non sapeva che farsene di questa Malpensa. E ha trasferito quasi tutto a Roma-Fiumicino.

Se c'è stato chi, come l'ex ministro Roberto Castelli, aveva minacciato "una Lega pronta a tutto per difendere Malpensa, anche geometrie variabili in Parlamento", la politica del centrodestra si è allineata ai desideri del premier Silvio Berlusconi. Molte speranze sono riposte adesso nei tedeschi di Lufthansa, la compagnia che dal gennaio all'agosto di quest'anno ha avuto un incremento del 104 per cento. E che dal febbraio di quest'anno a oggi ha trasportato quasi 600mila passeggeri. E che per di più ha già programmato per il 2010 nuovi voli intercontinentali tra Malpensa e varie capitali, con la speranza di far riqualificare come hub lo scalo.

"Lo stivale è sempre di moda", dice la sua pubblicità. Campeggia anche in un incrocio" al piano "meno uno", dove convergono i viaggiatori arrivati dai parcheggi, dai bus e dai treni. Un luogo che sembra studiato per incrementare l'amicizia tra sconosciuti e l'inglese, visto è tutto un domandarsi: "Per gli Arrivi?". "E le Partenze?". I troppi lavori in corso hanno fatto scordare di piazzare qualche cartello: e i nuovi viaggiatori, meno internazionali, in ciabatte e short, si scrutano e si perdono. Ma chissà, forse già nel 2010, se davvero gli organizzati tedeschi isseranno la loro bandiera sull'aeroporto padano.

Russia, il villaggio autarchico auto fatte in casa con gli avanzi


A Tatarskij Saiman da anni gli abitanti si costruiscono i veicoli da soli
Sono le "top top", dal rumore del motore a due tempi. Mezzi rozzi ma funzionanti ed economici

dal nostro corrispondente LEONARDO COEN


MOSCA - Mentre a Togliattigrad le fabbriche di auto mandano a casa i loro dipendenti e i magazzini sono stracolmi di macchine invendute, a soli duecento chilometri più a nord, nella regione di Ulianovsk - la patria di Lenin - gli intraprendenti abitanti del villaggio di Tatarskij Saiman si fanno un baffo della crisi automobilistica. Semplicemente loro da quarant'anni non hanno bisogno più di andare dal concessionario per acquistare una vettura. Se la fanno da sé. Cinquecento famiglie dispongono di 420 veicoli: tutti rigorosamente costruiti nell'orto di casa. E tutti altrettanto rigorosamente funzionanti. Vanno dappertutto: nelle strade che da quelle parti non sono certe lisce a regola d'arte e nei campi, perché l'agricoltura è l'attività principale dei tartari che vivono da quelle parti.

Certo, sono veicoli dal design un po' rozzo, però non è che al tempo dell'Unione Sovietica andasse meglio sotto questo profilo. I motori sono robusti, perché - ecco il trucco - arrivano da vecchie mietitrici, da trattori defunti, da camioncini abbandonati nei fossi. Essendo tuttavia motori piuttosto grossi, anche i veicoli che sono stati assemblati attorno hanno dimensioni cospicue: sembrano piuttosto dei camioncini di prima della guerra. S'intende, anche della prima guerra mondiale. Ma loro, gli abitanti di Tatarskij Saiman sono felici lo stesso: hanno pagato quattro rubli per le loro automobili fai-da-te che hanno chiamato, con molta presunzione, "Top-top". In realtà, il nome deriva dal rumore dei motori a due tempi che rappresentano la maggioranza dei propulsori. Un top top è infatti la colonna sonora delle ore di punta: all'andata e ritorno dal lavoro nei campi.

Tutto cominciò negli anni in cui la Fiat fece il grande accordo con Breznev per una fabbrica di auto - derivate dalla mitica "124" - sulle rive del fiume Volga, nella città di Togliatti. A prescindere dalle simbologie incrociate - la memoria del leader comunista italiano e l'industria più capitalista d'Italia - quell'accordo rappresentò una svolta e una speranza nella storia industriale sovietica ma anche nella storia della società russa. L'automobile era il sogno di ogni cittadino: ma per avere una bella Zhigulì ci volevano un sacco di rubli, ben cinquemila quando lo stipendio medio si aggirava sui 180, e inoltre, ammesso che i soldi ci fossero stati, c'erano liste d'attesa lunghe mesi, se non anni. Dalle parti del nostro villaggio, poi, il mezzo di locomozione più diffuso era ancora quello dei tempi dello zar, ossia il cavallo. Orbene, un giorno al kolkhoz di Tatarskij Saiman arrivò un ordine che mise in subbuglio la comunità: il divieto di tenere cavalli. Senza, sarebbe stato un disastro. Chi avrebbe più lavorato nei campi? Come ci si sarebbe spostati se i servizi di trasporto pubblico erano quasi inesistenti (lo sono, peraltro, anche adesso)?

Khamza Dumbalov, uno dei kolkhoziani, ebbe l'idea che avrebbe risolto ogni problema locale. Non c'è il detto musulmano di Maometto e della montagna? "Se ci tolgono i cavalli, ma non ci danno i mezzi per avere dei veicoli a motore, allora li fabbricheremo noi". I compaesani lo guardarono come un pazzo. Lui, invece, dimostrò che si poteva realizzare un veicolo senza ricorrere a Togliattigrad o alla Uaz o alla gigantesca fabbrica di trattori di Volgograd. Mise in piedi un'officin a nel retro della sua casa e nel giro di poche settimane costruì su mezzo pianale di camion, utilizzando ciò che aveva scovato nei depositi di rottamazione dei vari kolkhoz della regione, una specie di gippone in grado di muoversi e trasportare ciò che serviva. La spesa? Quasi gratis: i pezzi sottratti alla rottamazione venivano infatti regalati, perché costituivano una rogna in meno per chi doveva distruggerli. Dumbalov divenne l'eroe del paese. E subito lo imitò Kiashaf Timaev, un veterano di guerra che lavorava come autista e quindi si intendeva di motori e meccanica.

Ben presto, costruirsi un "top-top" divenne l'attività principale nelle ore del tempo libero. Il villaggio risuonava di martellate e di stridori che annunciavano nuovi automezzi. Persino l'autopompa dei vigili del fuoco nacque così, con grande soddisfazione della municipalità. Il partito chiuse un occhio sulle irregolarità tecniche: in fondo, tutti questi veicoli non rispettavano nessun limite prescritto dalle leggi sulla circolazione, queste specie di quattroruote venivano considerati e immatricolati come "carrelli semoventi". Quanto all'inquinamento, prodotto dagli scarichi spesso senza marmitte, tutti se ne infischiavano. E continuano ad infischiarsene. Oggi l'anomalìa di Tatarskij Saiman continua a resistere: la differenza è che si spende qualcosina, perché i pezzi racimolati di qui e di là non vengono più regalati. Per costruirsi una Top-top bisogna preventivare almeno 10-15mila rubli, ossia tra i 210 e i 300 euro. Naziv Iafiasov, per esempio, è orgoglioso del suo camioncino: le ruote posteriori con tanto di assale provengono da una vecchia Uaz; quelle anteriori da una mototrebbiatrice; l'abitacolo è stato ricavato da un trattore Dt-75; il motore U-2 era di un generatore autonomo dell'esercito, con potenza di 8 cavalli. Però, questo accrocco è capace di trasportare un carico di una tonnellata e di marciare a 50 chilometri l'ora. Rafail Saliov ha un Top-Top più recente e raffinato: intanto lo ha battezzato Positiv, un nome un programma. L'abitacolo e il motore provengono da una gloriosa Zaz degli anni Settanta, la macchina più popolare dei tempi sovietici che l'astuto Rafail ha pagato mille rubli; le ruote posteriori erano di una Volga, tutto il resto è un pot-pourri fantasioso quanto efficiente. La Positiv dispone di 40 cavalli e può trasportare sino a 4 tonnellate. "Vede", dice Rafail, "le auto fatte a mano sono delle fuoriserie, in ogni senso. Noi abbiamo dimostrato che non sono solo destinate ai miliardari". Ma anche ai poveracci.

Diciottenne accoltella l'amico che contatta la sua ex su Facebook

TRINITAPOLI (7 settembre) - Accoltellato dall'amico per aver contatto su Facebook la sua ex ragazza. Francesco De Nittis, 18 anni è ricoverato in prognosi riservata nel reparto di chirurgia toracica dell'Ospedale San Paolo di Bari.

Dopo aver saputo della frequentazione via internet tra il giovane e la sua ex fidanzata, i due ragazzi si erano incontrati per un chiarimento, ma ne è nato un litigio, al termine del quale De Nittis è stato colpito al petto con un piccolo coltello dal suo amico, che poi è fuggito ed è ora ricercato. Dopo essere stato soccorso e portato all'ospedale di Barletta, vista la gravità della ferita (la lama ha perforato il polmone e ha sfiorato il cuore) il ragazzo è stato trasferito al San Paolo di Bari, dove è ricoverato in prognosi riservata, ma non è in pericolo di vita.

Tre tassisti multati: truffavano i clienti sulle tariffe. Sequestrati 5 pulmini abusivi

ROMA (7 settembre) - Cinque pulmini condotti rispettivamente da un cinese, un cileno, un italiano e da due cittadini dello Sri Lanka utilizzati per l'esercizio totalmente abusivo dell'attività di noleggio con conducente, sono stati sequestrati all'aeroporto di Fiumicino.

Tre tassisti inoltre sono stati fermati e sanzionati per aver trasportato clienti esigendo più di quanto dovuto. Il primo, il cinquantaduenne M. T., vecchia conoscenza degli agenti municipali, presso l'Aeroporto di Ciampino, è stato colto alla guida del proprio taxi in largo dei Colli Albani mentre esigeva 20 euro da due giovani agazze leccesi giunte in aereo a Ciampino, senza avere posto in funzione il tassametro. Il percorso Aeroporto Ciampino - largo dei Colli Albani avrebbe dovuto comportare per le due clienti un costo di circa la metà.

Il secondo tassista, la cinquantunenne P. M., anch'essa ben nota agli agenti della Squadra Vetture del Gpit, è stata invece fermata in prossimità del Colosseo. Aveva appena trasportato dall'Aeroporto di Ciampino due turisti inglesi, richiedendo ai medesimi 45 euro in luogo dei 30 previsti dalla tariffa fissa in vigore.

Il terzo tassista, il quarantanovenne S. N., è stato intercettato presso il molo B delle partenze internazionali dell'Aeroporto di Fiumicino dopo aver fatto scendere dal proprio Radio-Taxi due turisti stranieri di nazionalità inglese prelevati presso la Stazione Termini, ovvero all'interno delle Mura Aureliane della Capitale, chiedendo loro 50 euro in luogo della tariffa fissa prevista di 40.

Tredici autisti di auto Ncc provenienti da fuori Roma sono stati sanzionati per indebito procacciamento o trasporto di clienti senza essere in possesso del prescritto voucher (il documento che certifica l'avvenuta richiesta del servizio da parte del cliente presso l'autorimessa del noleggiatore).

Nel corso della prima settimana di settembre sono stati controllati a Roma e presso gli Aeroporti di Fiumicino e di Ciampino oltre 120 tassisti e ben 180 noleggiatori ed accertate complessivamente 87 violazioni.

Così il Nord perde il treno per l'Europa

Il porto di Genova: partito il bando per i nuovi moli


Marsiglia può "rubare" a Genova il corridoio per Rotterdam
FERRUCCIO SANSA
GENOVA
Una buona notizia e una cattiva. La prima: le risorse per le infrastrutture che farebbero decollare l'economia del Nord ci sono. La seconda: i soldi sono in Olanda. È uno dei paradossi italiani: secondo gli studi della Bocconi, almeno 800 milioni di euro l'anno di tasse doganali per merci destinate all’Italia vengono incassati dai porti del Nord. Motivo? Le navi scelgono gli scali olandesi, Rotterdam e Anversa in particolare. Passano da Nord, nonostante il viaggio richieda cinque giorni di viaggio in più.

Ma il peggio deve ancora venire: il Corridoio 24 Genova-Rotterdam, la grande opera che, secondo gli esperti, potrebbe collegare efficacemente le industrie e i porti del Nord Italia con il resto d'Europa, rischia di essere «scippato» dalla Francia. Mentre da noi le opere vanno a rilento, i cugini d'Oltralpe corrono veloci. Il corridoio franco-spagnolo, Ferrmed, che da Algeciras (sullo Stretto di Gibilterra) collega Barcellona, Marsiglia e Lione, rischia di arrivare prima, tagliando fuori dai giochi Genova e tutto il Nord Italia, soprattutto il Piemonte.

«È vero, c'è il pericolo che la Francia arrivi prima di noi. Siamo tutti e due in Europa, ma questo non vuole dire. La concorrenza rimane, vince chi realizza prima le opere. La Francia fa il suo interesse, noi dobbiamo fare il nostro, arrivare prima», è l'allarme del ministro dei Trasporti, Altero Matteoli. Che, però, assicura: «Adesso il governo ha stanziato 500 milioni per il Terzo Valico tra Liguria e Pianura Padana, l'opera partirà entro l'anno». Mancano gli altri 5 miliardi necessari: «Tutte le grandi opere partono con una parte soltanto dei finanziamenti», assicura Matteoli. Insomma, tra ritardi, mancanza di fondi e polemiche l'Italia sta perdendo un'occasione unica di sviluppo. Parliamo di Liguria e Piemonte, visto che il Corridoio 24 nelle due regioni vale 30 mila posti di lavoro, ma il collegamento con l'Europa è essenziale per le imprese di tutto il Nord. La linea parte da Genova e arriva nel Basso Piemonte dove si biforca. Un ramo va a Milano, l'altro tocca le province di Alessandria e Novara.

Quindi la Svizzera e il cuore dell'Europa, fino a Rotterdam. Lo scopo, per l'Italia, è semplice: fermare l'emorragia di traffici che invece di arrivare nei porti liguri vanno nel Nord Europa. Di più: creare un «porto lungo», cioè una zona di raccolta, lavorazione e smistamento delle merci che coinvolga il Piemonte. Per capire basta andare a Rivalta Scrivia. In mezzo alla pianura ecco già centinaia di container: appena sbarcati a Genova sono stati portati qui, perché i porti oggi non finiscono in riva al mare.

«Un'occasione straordinaria. Mancano, però, diversi tasselli: l'adeguamento della linea tra Alessandria e Novara e del nodo ferroviario di Genova (che, però, è a buon punto)», racconta Alberto Cappato, segretario dell'Istituto Internazionale delle Comunicazioni. Il nodo - scorsoio, pare, che rischia di strozzare l'opera - è il tanto contestato Terzo Valico che collega la Liguria alla Pianura Padana. Il tempo sta per scadere: «La Svizzera ha promesso che per il 2018 terminerà il tunnel del Gottardo, se non partiamo adesso arriveremo in ritardo, le opere da realizzare richiedono almeno dieci anni», avverte Paolo Filippi (centrosinistra), presidente della Provincia di Alessandria. E racconta: «Da sette anni assistiamo a false partenze. Si fanno ancora promesse, mancano, però, i soldi: ci sono 500 milioni, ma divisi in tre anni, bastano appena per le strade di cantiere. Degli altri 5 miliardi non si sa nulla. E pensare che per Alessandria la logistica sarebbe un'occasione straordinaria, un volano senza uguali. A Rivalta, Novi, Arquata e Pozzolo sono già stati realizzati o progettati centri di smistamento e lavorazione merci che darebbero lavoro a migliaia di persone».

L'altro nodo essenziale del percorso sarà a Novara: «Qui il Corridoio 24 incrocerà il numero 5, Torino-Lione», spiega il sindaco Massimo Giordano (Lega). E prevede: «Se il progetto sarà realizzato avremo il problema di trovare manodopera, a noi non interessa essere un luogo di transito e smistamento. La merce sarà lavorata a Novara», è sicuro Giordano. Quasi sicuro, perché ammette: «Il governo è inadempiente, siamo in ritardo, non soltanto con il Corridoio 24, ma anche con le infrastrutture collegate».

Se non si farà presto, le merci prenderanno altre strade. La Francia, ma non solo. «Per Genova il corridoio europeo significa sopravvivenza, altrimenti perderemo i traffici con l'Africa che andranno a Marsiglia e Barcellona», è la paura di Luigi Merlo, presidente dell'Autorità Portuale. Bisogna correre, dunque. Con un rischio ambientale, sostiene Stefano Lenzi, responsabile legislativo del Wwf Italia. Il nodo è proprio il Terzo Valico: «Avrà un impatto pesante sull'ambiente». In nome dell'urgenza si punterà su un progetto che lascia perplessi molti. Dopo un secolo di batti e ribatti: il primo progetto per il nuovo Valico risale al 1903.

I consumi salgono ancora: +0,5 %

Superata la fase più negativa del ciclo


Dati di Confcommercio: incremento
dello 0,2 per cento rispetto a giugno
ROMA
Segnali di ripresa sul fronte dei consumi che, per la prima volta dopo un anno e mezzo, fanno registrare, a giugno e a luglio, due variazioni positive consecutive sia in termini congiunturali che nel confronto con gli analoghi periodi del 2008. L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) segnala, in particolare, a luglio 2009 un incremento dello 0,5% in termini tendenziali e dello 0,2% rispetto a giugno.

«Un risultato importante che - sottolinea Piazza Belli - associato ad altre informazioni, sembra confermare il superamento della fase più negativa del ciclo e l’inizio di una debole ripresa. Certo - prosegue Confcommercio - l’esiguità degli impulsi registrati e il permanere di elementi congiunturali contraddittori non permettono ancora di parlare di una ripresa robusta». Da parte sua il presidente dell’organizzazione Carlo Sangalli spiega che è «una crisi profonda che si è fatta sentire, soprattutto nel commercio, mettendo in sofferenza tante piccole e medie imprese ma oggi possiamo dire con ragionevole fiducia che la fase più acuta è stata superata, anche se parlare di una ripresa robusta è prematuro».

Insomma - prosegue - «due mesi consecutivi con il segno più, cosa che non si verificava da un anno e mezzo, insieme a un clima di fiducia delle famiglie che è tornato ai livelli del 2007 sono segnali modesti ma che non vanno sottovalutati». Ma «se è vero allora che siamo all’inizio della ripartenza è il momento di sostenere questi segnali attraverso un uso mirato e selettivo della leva fiscale e soprattutto facilitando l’accesso al credito da parte delle imprese. Questo anche per contrastare l’eventuale spirale tra riduzione dei consumi e aumento della disoccupazione».

CRISI: LAVORATORI ALCATEL BATTIPAGLIA MINACCIANO DARSI FUOCO

SALERNO - Cinque lavoratori dell'Alcatel di Battipaglia (Salerno) sono entrati nello stabilimento e minacciano di darsi fuoco con taniche di benzina e bombole di gas se non sarà rivista la decisione dell'azienda di sospendere le attività manifatturiere. Gli incontri finora avuti per cercare una soluzione non hanno prodotto alcun risultato. Nell'azienda, dove si realizzano apparati di telecomunicazione, sono 200 i dipendenti, tra attività produttiva e ricerca e sviluppo, e altri 300 gli interinali. "E' necessario - sottolinea Giovanni Sgambati, segretario generale della Uilm Campania - che si attivi un percorso di confronto per evitare conseguenze drammatiche. Non é con gesti disperati che si risolve la situazione".

PRECIPITA AEREO DA TURISMO SUL MONTE ROSA, FERITO PILOTA

AOSTA - E' un francese di 64 anni - probabilmente residente nella zona di Grenoble - che guidava l'aereo da turismo precipitato questa mattina sul ghiacciaio del Lyskamm, nel massiccio del Monte Rosa. Attualmente è ricoverato all'ospedale 'Umberto Parini' di Aosta dove i medici lo stanno sottoponendo agli esami per fare una prima diagnosi. L'uomo è cosciente. Con sé non aveva documenti.

A dare l'allarme sono stati, quasi in contemporanea, due guide alpine valdostane e due alpinisti svizzeri, che si trovavano nella zona ed hanno assistito all'incidente.

L'Agenzia nazionale per la sicurezza al volo ha aperto un'inchiesta tecnica sull'incidente sul monte Rosa che ha coinvolto un aereo da turismo. Il velivolo, rende noto l'Ansv, era un Robin DR 400 (marche F-GJQG), decollato da Grenoble, in Francia. A bordo c'era solo il pilota, che è rimasto ferito.

EMERGENZA INCENDI, PIROMANI IN AZIONE

GENOVA - E' ancora attivo e preoccupa l'incendio che da ieri pomeriggio sta interessando il monte Moro, alle spalle della zona di Levante di Genova. Sul posto hanno operato per tutta la notte e stanno continuando la loro opera 14 squadre dei vigili del fuoco, coadiuvati da colleghi provenienti da tutta la regione e dal Piemonte, con l'ausilio di mezzi aerei (due elicotteri ed un Canadair). Il fronte del fuoco è lungo alcuni chilometri e anche questa mattina, con la ripresa di un forte vento di tramontana, si è di nuovo pericolosamente avvicinato alle case di Nervi, Quarto e Quinto.

Nella notte due vigili del fuoco e un volontario antincendio sono rimasti leggermente feriti durante le operazioni di spegnimento delle fiamme e hanno dovuto ricorrere alle cure dei sanitari. Un pompiere si trova attualmente in osservazione all'ospedale San Martino di Genova. Squadre dei vigili del fuoco sono impegnate anche a Bavari, nell'immediato entroterra genovese, per controllare un incendio divampato nel pomeriggio di ieri. Sotto controllo, invece, il rogo che ieri ha interessato la zona di Lavagna, sempre nel Levante genovese. Questa mattina è invece ripreso un incendio sulle alture di Recco. L'emergenza si estende anche allo spezzino, dove stanno bruciando i boschi tra Corniglia e Vernazza, nelle Cinque Terre. Qui sono in azione un elicottero e un Canadair.

In tutti i casi, secondo i vigili del fuoco, l'origine delle fiamme sarebbe dolosa.

P.CIVILE, ATTENZIONE IN LIGURIA MA NO MINACCE
Una situazione difficile su cui occorre fare la massima attenzione, anche se al momento "non ci sono minacce né per le abitazioni né per le infrastrutture": é questa la situazione in Liguria, in seguito agli incendi che si sono sviluppati a partire dalla giornata di ieri, secondo quanto riferisce il responsabile delle attività aeronautiche del Dipartimento della Protezione civile, generale Luciano Massetti. Complessivamente, in tutta Italia si sono registrati, a partire dalla mattina, 13 roghi: tre in Toscana, tre in Campania, tre in Calabria e quattro in Liguria. Ma sono proprio questi ultimi a preoccupare di più, visto che la particolare conformazione del terreno ligure potrebbe creare problemi nei centri abitati. Da considerare inoltre, spiega Massetti, che le fiamme si stanno propagando su zone che sono rimaste a secco per molto tempo. "Abbiamo mosso tutti i mezzi a disposizione, inviando in Liguria otto tra Canadair ed elicotteri del dipartimento - spiega Massetti - e abbiamo chiesto l'intervento di un ulteriore elicottero della Marina e di uno delle Capitanerie di porto". "Al momento la situazione è sotto controllo - ribadisce Massetti - e non ci sono minacce alle abitazioni e alle infrastrutture". Nel corso della mattinata alcune persone erano state allontanate dalle proprie abitazioni ma al momento sarebbero già rientrate.
ISCHIA (NAPOLI) - Notte di fuoco e paura quella trascorsa ad Ischia (Napoli) per la presenza contemporanea sull'isola di più incendi. Ad essere colpite dalle fiamme le zone di Succhivo-S.Angelo e Ciglio, nel Comune di Serrara Fontana e quelle di Panza e S.Maria al Monte, nel Comune di Forio. Superlavoro per Corpo forestale dello Stato, vigili del fuoco, volontari. Paura soprattutto per il vasto incendio che dalla frazione di Succhivo è giunto fino a S.Angelo. Le fiamme più volte si sono avvicinate a numerose abitazioni, al punto che i vigili del fuoco del distaccamento di Ischia verso la mezzanotte hanno allertato le forze dell'ordine per la possibilità concreta di far evacuare alcune abitazioni. Situazione questa che, però, non si è verificata, per il cambiamento del vento e per l'azione degli uomini impegnati sul campo, che sono riusciti a circoscrivere le fiamme ed a proteggere gli abitati minacciati dalle fiamme. Da questa mattina, su richiesta del comando provinciale del Corpo forestale, è giunto sull'isola un elicottero da Roma, l'S64 (Sikorsky S-64 Skycrane) con capacità di gettito di 9000 litri a lancio.
Durante le fasi di spegnimento delle fiamme che si sono susseguite tutta la notte, gli uomini del Corpo Forestale dello Stato hanno localizzato dall'elicottero un ulteriore principio di incendio alla Pineta del Castiglione e stanno accorrendo sul posto. La colpa sarebbe dei piromani. "Riteniamo che questi fenomeni abbiano una natura dolosa", dice infatti il comandante provinciale del Corpo Forestale, Vincenzo Stabile. "Stiamo cercando di fronteggiare - aggiunge - questa grave emergenza che ha avuto una recrudescenza notevole anche rispetto agli anni scorsi, in controtendenza con quanto si è verificato in altri luoghi della provincia di Napoli".
Un primo incendio nella pineta del Castiglione di Ischia si sviluppò il 22 agosto sul fronte sud, e solo nella tarda mattinata del giorno dopo, grazie all'intervento di tre elicotteri ed un Canadair, venne spento; il secondo incendio si è verificato appena quattro giorni fa quando è stato attaccato il fronte nord, quello su Casamicciola, ed anche in questo caso le fiamme, che si erano sviluppate per l'intera nottata, sono state spente la mattina seguente da un Canadair. Per l'incendio di oggi, che è divampato sempre sul fronte nord, il comandante provinciale del Corpo Forestale, Vincenzo Stabile, ha mobilitato un altro elicottero che è appena giunto da Napoli. Ciro Troiano, responsabile nazionale Tutela Ambiente della Lav (lega antivivisezione), sottolinea: "Stiamo assistendo ad un vero attacco criminale contro l'ambiente, portato avanti in modo studiato e meticoloso, al quale bisogna reagire con decisione. Occorre la mobilitazione di tutti, cittadini e istituzioni, nella consapevolezza che dietro questi incendi si intravedono inquietanti scenari criminali. Per fermare questi delinquenti - conclude l'esponente ambientalista - non saremmo contrari all'eventuale intervento dell'Esercito in attività di pattugliamento e vigilanza".

INFLUENZA A: GELMINI, NESSUN RINVIO INIZIO SCUOLE

ROMA - "Non ci sarà un rinvio dell'inizio dell'anno scolastico perché ad oggi si sono verificati solo casi circoscritti di influenza A e quindi non ci sono le motivazioni per un provvedimento così drastico": lo ha detto il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, parlando questa mattina a Mattino Cinque. Il ministro ha ribadito che il governo ha un programma, nel caso l'influenza dovesse diffondersi: "Laddove in una scuola si fossero verificati casi di influenza ci sarà un controllo dell'autorità sanitaria, un coinvolgimento del dirigente scolastico e del Comune. Si provvederà solo in quel caso alla chiusura della scuola". In relazione ad un possibile prolungamento delle vacanze natalizie in coincidenza con il picco invernale dell'influenza, Gelmini ha detto: "Non escludiamo nulla, ma oggi il paese deve essere tranquillizzato circa il fatto che la situazione è sotto controllo. Ci sono i piani di intervento e cerchiamo di assicurare le procedure necessarie per evitare la diffusione dell'influenza".

Verona, prestazioni sessuali come extra: chiuso centro estetico

Blitz della polizia dopo una segnalazione. I clienti pagavano
50 euro per un massaggio e altrettanti per avere un rapporto




VERONA (5 settembre) - Un centro estetico di Verona gestito da un'italiana è stato posto sotto sequestro dopo che la squadra mobile ha scoperto che oltre ai semplici massaggi le operatrici si prestavano a rapporti sessuali. La titolare del centro "Fing shiu" - Carla Spinella, 45 anni, di Verona - è stata arrestata. La donna è accusata di induzione e sfruttamento aggravato della prostituzione.

L'indagine è nata da una segnalazione. La polizia ha così accertato che al centro c'era un considerevole viavai di clienti, troppi per un centro estetico. Svolgendo ulteriori accertamenti è stato coperto che i clienti oltre a pagare tra i 30 e 50 euro per un massaggio, ne sborsavano altrettanti per una prestazione extra: la prima somma veniva pagata alla titolare, la seconda invece alla massaggiatrice. Nel centro, al momento del blitz, c'erano sei ragazze, tra cui due italiane, tra i 25 e i 35 anni, sulle dieci complessive che vi lavoravano.

L'arresto della titolare, già con nota per vicende legate a reati finanziari, è stato disposto dal gip scaligero Luzio di Scotto su richiesta del pm Ormanni.

Bomba a orologeria nel cosmo

XMM-Newton scova una nana bianca supermassiva pronta all'esplosione


Da 12 anni gli astronomi si chiedevano che razza di oggetto fosse quello che emanava raggi X vicino alla luminosa stella HD 49798. Finalmente lo hanno scoperto, e la risposta li ha lasciati sbalorditi. Grazie all’eccezionale sensibilità del telescopio orbitante dell’ESA XMM-Newton, un gruppo di ricercatori italiani dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha appena dimostrato che si tratta di una nana bianca, piccole stelle morenti di debolissima luminosità, dalle caratteristiche fuori dall’ordinari. Pur avendo un diametro di quasi 7.000 chilometri, pari solo a circa metà di quello della Terra, è una tra le più massicce mai scoperte e quella che ruota con la maggior velocità finora conosciuta: impiega appena 13 secondi per compiere un giro completo. Se solo questa rotazione fosse un poco più rapida, la sua struttura non reggerebbe l'enorme forza centrifuga prodotta e la stella si distruggerebbe. Già questa caratteristica fa di RX J0648 una vera e propria rarità nel panorama dei corpi celesti. Ma la cosa più sorprendente è che questa scoperta, appena annunciata sulla rivista Science, è stata possibile “per un soffio”, in tempi cosmologici. Infatti RX J0648-4418 – questa è la sua sigla – sta per esplodere. Tra qualche milione di anni, questa nana bianca si disintegrerà, collassando in una Supernova sotto il suo stesso peso.

Gli scienziati lo hanno dedotto calcolando con precisione il peso della nana bianca. L’ago della bilancia ha segnato valori limite, pari a circa il doppio della tipica massa delle stelle del suo genere. “Grazie al fatto che RXJ0648 è in un sistema binario, abbiamo potuto misurarne la massa in maniera estremamente accurata, senza dover ricorrere ad assunzioni o modelli teorici difficili da verificare, ma basandoci sulle leggi della meccanica classica”, commenta Sandro Mereghetti, dell’INAF-Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano, primo autore dell’articolo. “Ci aspettavamo di trovare una massa minore di quella del Sole. Invece la massa di RXJ0648 non solo è già pericolosamente vicina al limite massimo sostenibile da una nana bianca - una stella che ha esaurito le fonti di energia nucleare al suo interno – ma sta anche crescendo”.

Questa stella infatti è vicina ad un altro astro, noto come HD 49798, cui è legata dalla reciproca forza di attrazione gravitazionale. La stella compagna sta cedendo a RXJ0648 parte degli strati più esterni del gas che compone la sua atmosfera, rendendo la nana bianca sempre più massiccia. Già adesso la sua massa è pari a 1,3 masse solari. Quando raggiungerà un peso pari a 1,4 masse solari, tra qualche milione di anni, la quantità di materia accumulatasi su RXJ0648 sarà sufficientemente elevata da innescarne il collasso gravitazionale che potrebbe portare all'esplosione come una Supernova di tipo Ia o alla formazione di una stella di neutroni.

Per arrivare a questa scoperta sono state determinanti le osservazioni nei raggi X del satellite per l’astrofisica delle alte energie XMM-Newton dell’Agenzia Spaziale Europea ESA. È infatti impossibile studiare questa nana bianca nella luce visibile, poiché la sua stella compagna è molto più grande e luminosa. Le osservazioni nei raggi X hanno così permesso di svelare la natura di RXJ0648 e fornire informazioni decisive sulla sua massa, che avranno importanti ricadute anche nello studio dei processi che regolano lo scambio di materia nei sistemi stellari binari, della struttura interna delle stelle nane bianche o dell'origine delle Supernovae di tipo Ia, utilizzate come "metri cosmici" per studiare l'espansione dell'Universo. “L'esistenza di sistemi binari simili a questo era stata prevista dai modelli teorici, ma finora non ne era stato individuato nessuno.” prosegue Mereghetti.“Ci aspettiamo quindi che RXJ0648 e la sua stella compagna saranno oggetto in futuro di numerose osservazioni che permetteranno di ottenere nuove informazioni sulla evoluzione di questi oggetti celesti e sulle loro proprietà fisiche”.

Anche se RX J0648-4418 è abbastanza lontana per non rappresentare un pericolo per la Terra, è sufficientemente vicina per regalarci, quando esploderà, uno spettacolo celeste mozzafiato che sarà ben visibile nel cielo anche di giorno e ad occhio nudo. Chi vivrà, vedrà.

XMM-Newton Osservatorio orbitante per le emissioni X

XMM(X-ray Multi Mirror satellite)- Newton è la seconda missione cornerstone dell'ESA, il più grande satellite scientifico mai costruito in Europa e il più potente telescopio X mai messo in orbita. Il satellite è stato lanciato nel 1999 e la sua vita operativa, che inizialmente doveva essere di due anni, è stata estesa fino al 2010. Grazie all'orbita eccentrica che lo porta a una distanza dalla Terra pari a circa un terzo di quella della Luna, i suoi strumenti possono effettuare per la prima volta osservazioni molto lunghe, consentendo agli scienziati di tutto il mondo di studiare anche i fenomeni energetici che hanno avuto origine quando l'universo era molto giovane.

La partecipazione italiana
I tre specchi di XMM-Newton sono frutto di una tecnologia molto avanzata e sono stati realizzati in Italia dalla Medialario su commissione del'ESA. Ognuno è costituito da 58 specchi concentrici di alta precisione annidati uno dentro l'altro in modo da offrire la massima area di raccolta alla radiazione incidente, che viene raccolta e focalizzata sugli strumenti scientifici. Uno dei tre strumenti del satellite, l'European Photon Imaging Camera (EPIC), è stato progettato e realizzato sotto la direzione italiana. Lo strumento, costruito da un consorzio di quattro paesi, consente di ottenere immagini e dati spettroscopi di elevata sensibilità.

Notizia a cura di A.S.I. - Agenzia Spaziale Italia

TENNIS: US OPEN; PENNETTA AI QUARTI,ORA SERENA WILLIAMS

WASHINGTON - "E ora Serena Williams": così Flavia Pennetta ha accolto la sua vittoria contro Vera Zvonareva, che le ha spalancato le porte ai quarti di finale degli Us Open di tennis. Ora la brindisina, ultima italiana rimasta in gara, dovrà affrontare Serena Williams, "ma va bene così. Serena è una delle più grandi giocatrici al mondo, ma io devo pensare solo a giocare il mio miglior tennis, e restare concentrata".

Francesca Schiavone, penultinma italiana in gara agli Usa Open di tennis, è stata eliminata dal torneo di Flushing Meadows dalla cinese Na Li, testa di serie n. 18. La Schiavone ha perso in due set: 6-2, 6-3.

Flavia Pennetta è la prima tennista italiana a raggiungere la decima posizione del ranking mondiale, e davanti alla folla di New York che la acclamava ha voluto ringraziare per l'omaggio ricevuto dal pubblico newyorkese, tutto con lei: "Con un pubblico così si può arrivare ovunque, questa sera la gente mi ha aiutata tanto" ha ammesso, consapevole di essere stata a un millimetro dalla sconfitta. Ma ha trovato la forza nervosa di annullare ben sei match point. E - aggiudicandosi al tie break il secondo set 7-6 (8-6) - ha di fatto vinto la partita, perché l'avversaria ha ceduto sul piano nervoso: ha cominciato a piangere, a prendere a pugni le sue ginocchia fasciate, a protestare con l'arbitro, e il risultato di tutto questo è stato che ha perso il set per 6-0.

"Per me essere tra le prime dieci al mondo è un sogno diventato realtà - ha detto Flavia Pennetta - ma so che devo e posso ancora migliorare. Per esempio devo migliorare il mio servizio, E abituarmi a stare sempre concentrata sull'obiettivo. A questi livelli tutto può cambiare molto in fretta". L'incontro con Serena Williams sarà martedì prossimo, non é ancora stato fissato l'orario. Se dovesse vincere, per Flavia Pennetta sarebbe il suo miglior risultato di sempre a New York, dove non era mai andata oltre i quarti. Quest'anno, prima della partita-capolavoro con la Zverotova, non aveva concesso un solo set, superando nell'ordine la rumena Gallvits (6-0, 6-4), l'indiana Mirza (6-0, 6-0) e la canadese Wozniak (6-1, 6-1).

Il marketing è su Facebook e gli amici si "comprano"

Società specializzate "vendono" stock di migliaia di utenti da associare al profilo. Un modo di incrementare la popolarità che però non piace ai gestori dei siti
di BENEDETTA PERILLI


Non tutto nella vita si può comprare. Ma ai tempi di Facebook e Twitter anche l'amicizia ha un prezzo in dollari. A stock di 5mila, 3mila, 2mila e mille una società australiana specializzata in pubblicità, marketing e promozione vende online amici per social network, in particolare Facebook e MySpace, e Twitter. In offerta lancio, solo per questo mese, a soli 87 dollari, in meno di sette giorni, il vostro profilo di microblogging verrà seguito da mille amici nuovi di zecca. Una mossa strategica, come viene presentata sul sito della società uSocial, per potenziare la visibilità di aziende, imprese familiari e, perché no, anche per risollevare le sorti di un profilo troppo poco frequentato.

Gli amici si ordinano a seconda della necessità. Per quanto riguarda Facebook i prezzi sono più alti. Si parte da un minimo di mille amici a 178 dollari, passando per il taglio da 2mila a 321 dollari e quello da 3mila a 438, per concludere con 5mila amici a 654 dollari. Sempre a disposizione del popolare social network c'è anche il servizio di vendita fan. Siete un cantante in erba o un attore in cerca di popolarità? Aprite una pagina su Facebook ma prima passate a comprare qualche migliaio di fan. Da un minimo di mille a un prezzo di 177 dollari a un massimo di settemila a 900 dollari. Per il servizio su Twitter i prezzi sono in offerta: da 100 dollari per il migliaio di follower a 3mila dollari per l'acquisto di 100mila seguaci.

Le ragioni del business sono più che chiare: con 250 milioni di utenti attivi, 65 milioni dei quali si connettono continuamente via telefono cellulare, Facebook non è più solo un social network ma una vera piazza di mercato. "Facebook è uno strumento di marketing estremamente efficace - spiega Leon Hill, 24 anni, amministratore della uSocial - come chiunque con un grande numero di amici o fan può dimostrare. L'unico problema è che può essere difficile ottenere un alto numero di utenti interessati al proprio profili. Ed è qui che noi ci inseriamo". Così per ragioni di marketing, ma anche per prestigio sociale, la società australiana uSocial si inventa quella che potrebbe essere definita la "tratta degli amici". E gli affari vano subito a gonfie vele. Fino ad oggi, quando la notizia arriva alle orecchie dei dirigente di Facebook.

La compravendita di profili ha infastidito Mark Zuckerberg e compagnia che ora studiano una maniera per vietare il servizio. Dall'Australia la uSocial fa sapere che nel chiedere amicizie per conto di terzi non c'è niente di illegale, mentre Facebook sta pianificando di eliminare i profili degli iscritti che comprano amici e fan. "Tutto quello che facciamo è mandare una richiesta di amicizia a nome del cliente - spiega ancora Hill - rimane una libera scelta degli utenti quella di accettare o meno". Precedentemente anche Twitter e Digg avevano cercato di bloccare le attività della società australiana che pochi giorni dopo la morte della pop star Michael Jackson aveva dichiarato di aver venduto oltre 25mila follower della pagina ufficiale del cantante alla famiglia Jackson.

"Lasciati senza scelte staremo nella casa inagibile"

L'AQUILA - La grande tendopoli di piazza d'Armi sembra una scacchiera. Spazi pieni e spazi vuoti, dove già sono state tolte le tende. La numero 16, fila due, c'è ancora e resisterà, forse, per qualche ora. Ma stanotte nessuno della famiglia di Cristina e Fabiana, dei nonni Rita e Claudio, delle nipotine Crystal, Asia e Maila ha dormito qui. "Ho avuto paura, sono andata via ieri sera. Sono tornata nel mio appartamento, che non è agibile. Ma non avevo altra scelta", racconta Cristina. Il suo racconto ci dice che questa tendopoli non è stata smobilitata: è stata uccisa.

"All'improvviso, tutto è cambiato. Le persone che ti aiutavano hanno cambiato faccia. Si sono messi a comandare, a dare ordini, come se fossimo in una caserma. Ieri a mezzogiorno ero vicino al tendone della Croce di Sant'Andrea. C'era accanto a me uno dei ragazzi che sono assistiti dal servizio tossicodipendenze. Un carabiniere gli ha detto: qui non puoi stare, devi andare via. Io ho chiesto: ma chi l'ha detto? Noi siamo qui da cinque mesi, questa è ancora la nostra 'casa'. Dovete andare via e basta - questa la risposta - e lo dico io che sono un carabiniere. Anch'io sono qui da cinque mesi e mi sono rotto i ...".

Una giornata convulsa, piena di tensione. "Le bimbe che escono dalla tenda e come sempre vanno a cercare gli altri bambini. Ma non ne trovano, sono già andati via. Al loro posto, sulla pista di atletica, ci sono invece le automobili. Nessuno ci aveva avvertito, che sarebbero entrate le macchine. E così le bimbe hanno rischiato di essere travolte. Le abbiamo riportate nella tenda, abbiamo proibito loro di uscire. E poi arrivano quelli della Protezione civile. Io chiedo quando posso entrare nella stanza che ci è stata assegnata all'hotel Canadian, qui in città, loro dicono che c'è un piccolo problema e che per me c'è una nuova assegnazione: una stanza in un albergo di Assergi, 35 chilometri dall'Aquila, all'imbocco del tunnel sotto il Gran Sasso. Io chiedo perché. Le famiglie con bambini in età scolastica - hanno sempre detto - devono restare in città, così possono iscrivere i bimbi a scuola. Crystal e Asia sono iscritte alla scuola materna. Non mi danno risposte. Dicono che guarderanno le carte, che mi sapranno dire al più presto dove potrò trovare un tetto. Io torno in tenda e ho paura. I miei genitori, che ancora non sapevano dove sarebbero andati, sono stati informati che per loro c'era una stanza a due letti al Canadian e hanno dovuto andare via subito. Qui attorno tutti gli amici se ne sono andati. Restano quasi solo quelli che hanno problemi. Le persone con handicap che saranno mandate in strutture di Avezzano, i ragazzi seguiti dal servizio tossicodipendenti, gli ospiti di comunità psichiatriche. Tutti dicono che non vogliono essere mandati lontano.
La paura cresce quando sento che qualcuno minaccia di dare fuoco alla sua tenda, un altro che annuncia di tagliarsi le vene. La tenda che ci ha protetto per cinque mesi all'improvviso diventa un posto ostile. Io e Diego non ce la sentiamo di passare un'altra notte di tensione. Ma dove andare? E così decidiamo: si torna a casa. Lo sappiamo, non è agibile, ma adesso la paura delle scosse è meno pesante di una notte in una tendopoli fatta a pezzi. Saliamo in casa, con le bambine. Loro sono contente. E' la prima volta che rivedono la loro stanza. Non c'è il gas, solo la corrente. Mi sono comprata un fornelleto elettrico, preparerò la colazione. Aspetto la telefonata di quelli della Protezione e mi chiedo: come mai la stanza che mi era stata assegnata al Canadian non è più mia? In che modo qualcuno ha superato in graduatoria una famiglia che ha il lavoro qui e ha due figlie alla scuola materna? Finora non ho avuto risposta».

Poco dopo mezzogiorno, la telefonata della Protezione civile. «Mi hanno detto che hanno trovato due stanze al motel Amiternum, qui in città. Ma non sono comunicanti, anzi sono su due piani diversi. Ma com'è possibile? Noi genitori da una parte, le bimbe dall'altra. Cosa può succedere, se arriva anche una piccola scossa? Io e Diego abbiamo deciso: non accettiamo. La notte vogliamo le nostre bimbe assieme a noi».

Siamo solo all'inizio. Dopo piazza D'Armi, anche le altre tendopoli dell'Aquila saranno chiuse e i problemi purtroppo non mancheranno. Quasi tutti i posti letto - nella caserma del G8, negli hotel della costa e della montagna - sono già stati occupati dagli ex ospiti della tendopoli più grande. Il piano del governo, che ha puntato tutto o quasi sulle Case, le palazzine su piattaforma antisismica, mostra tutti i suoi limiti. In piazza Duomo, sabato pomeriggio, si sono riuniti i Comitati dell'Aquila, cittadini che vogliono decidere il loro futuro e che non vogliono accettare supinamente le scelte della Protezione civile.

«Stiamo assistendo - ha detto Piero De Santis - a una ulteriore dispersione della popolazione aquilana». I Comitati hanno fatto i conti. «Con 838 milioni spesi per le tendopoli (30 euro al giorno), alberghi (52 euro al giorno) e Progetto Case (2.700 euro al metro quadro), ci saranno 16.000 posti letto pronti a dicembre. Con gli stessi soldi spesi per case di legno (750 euro al metro quadro) e moduli removibili di lusso (1.000 euro al metro quadro) ci sarebbero stati 39.000 posti letto pronti a settembre. Voi cosa avreste scelto?».

Si è invece puntato sulle Case e quasi soltanto su quelle. Presto cominceranno le inaugurazioni e saranno trasformate in uno spot per il governo. Basterà puntare le telecamere soltanto sulle «prime persone felici di ritrovare una casa». Anche stravolgendo la realtà dei fatti. Le prime case per le quali si taglierà il nastro saranno quelle di Onna, il paesino più martoriato. Meglio non raccontare, però, che qui le casette di legno sono arrivate perché gli abitanti hanno minacciato una rivolta contro la «deportazione» in quelle Case antisismiche previste a chilometri di distanza. La loro richiesta è stata accolta dalla Croce Rossa e dalla Provincia di Trento, che in pochi mesi hanno allestito un villaggio - a fianco del paese distrutto - dove i terremotati potranno attendere la ricostruzione delle loro abitazioni. Anche il Comune ha scoperto che le Case non basteranno e ha chiesto e ottenuto l'allestimento di altre 1.000 casette di legno da mettere nella frazioni dell'Aquila. Ora bisognerà trovare le aree, preparare gli allacciamenti alle fogne, all'acquedotto, alla rete elettrica. Le casette saranno pronte fra due o tre mesi, quando l'inverno aquilano sarà già pesante. Con scelte diverse, gli sfollati avrebbero potuto entrare in un ricovero civile già all'inizio dell'estate.

I curiosi criptaggi Rai e i record di Sky nella lunga estate del calcio

di Alberto Guarnieri
ROMA (6 settembre) - Ieri sera la partita della Nazionale ha fatto ripartire le polemiche sul criptaggio di molti suoi programmi sulla piattaforma Sky che la Rai effettua ora sistematicamente. Detto che paiono eccessive le lamentele per la perdita sul satellite di un evento comunque visibile su Raiuno, visto che sarebbero appena 200mila gli italiani che vedono la tv pubblica solo attraverso il satellite, il problema che resta aperto è un altro. E cioè, quali criteri usa la Rai per criptare i programmi?

Lo abbiamo già chiesto (la promessa risposta non è ancora arrivata) e torniamo a chiederlo, convinti che sia dovere della tv pubblica informare gli spettatori delle proprie scelte. Scelte spesso curiose, visto che la Domenica sportiva non viene criptata nonostante trasmetta immagini di calcio di cui la Rai non ha i diritti esteri (tanto per parafrasare la motivazione fornita per il criptaggio della Nazionale).

Intanto Sky, incurante di tutti i criptaggi inanella record di ascolti. Il 30 agosto il Gp del Belgio ha quasi raddoppiato il risultato dello stesso Gp dell’anno scorso e Roma-Juventus ha fatto registrare il record di share per un match di Serie A. Domenica 23 agosto (in concomitanza con la prima giornata di campionato) un altro record addirittura per tutte le fasce orarie.

Insomma, i criptaggi non danneggiano l’emittente satellitare, mentre resta da stabilire se portano qualche vantaggio alla Rai. nel caso questo non andrà comunque misurato in termini di Auditel (anche perché Sky ha sempre conteggiato la relativa quota d’ascolto ai suoi ospiti) ma di fidelizzazione a questa o quella piattaforma. In parole povere: conta il telecomando che usi più di quello che guardi.

Fenomeno Netbook, l'ebbrezza della connessione ovunque

di Federico Rocchi
ROMA (6 settembre) - I “Netbook” sono il fenomeno del 2009 per il mercato dell’informatica. E’ molto difficile non averli mai visti o non averne sentito parlare: sebbene la parola “netbook” sia un marchio registrato dal costruttore Psion c’è una spinta generale a trasformarla in nome comune di cosa per indicare, computer leggeri, grandi meno di un quadernone, a basso prezzo. Probabilmente devono la loro fortuna commerciale anche al nome azzeccato, naturalmente familiare tanto da entrare immediatamente nel gergo e nei depliant della grande distribuzione organizzata. Nel giro di pochi mesi, anche chi non era stato tentato dall’acquisto di computer portatili costosi o pesanti ha cambiato idea, provando l’ebbrezza del computing everywhere o dell’essere sempre connessi: una delle caratteristiche basilari del sistema netbook è, infatti, la possibilità di connettersi alla rete in uno dei molti modi contemporaneamente possibili.

Sul piano materiale un netbook è un vero, piccolo computer pensato per essere molto leggero, molto parco nei consumi elettrici – per questo non ha un processore centrale con grande capacità di calcolo - e quindi portatile. Un netbook pesa poco più di un chilogrammo, comprese le batterie, contro i circa tre chili dei portatili tradizionali. In generale tutti i modelli sono molto simili tra loro basandosi su pochi schemi costruttivi standard (essenzialmente la piattaforma Intel Atom) usati da tutti i marchi. Non possiede un lettore di dischi ottici, quindi non si può usare per vedere DVD, anche per consumare meno energia possibile. I primi modelli avevano anche rinunciato all’uso di un tradizionale hard disk meccanico offrendo una memoria di massa allo stato solido di minima capacità (più o meno come una schedina SD per macchina fotografica, per intenderci) una manciata di gigabyte appena sufficienti per accogliere un sistema operativo e qualche dato.

E’ chiaro, quindi, quanto l’ideale bilancia che governa le scelte costruttive e di acquisto veda su un piatto la potenza e sull’altro la durata delle batterie, le due caratteristiche fra loro in proporzione inversa. Una recente ricerca ha evidenziato che oltre la metà degli acquirenti, all’oscuro di questa legge per il momento ineluttabile, si sono dimostrati insoddisfatti delle prestazioni del loro ultimo acquisto (piccolo ed economico) al momento di usarlo veramente, per i compiti di tutti i giorni. E’ quindi il caso di riflettere sul concetto di netbook, dai diversi punti di vista possibili, soprattutto tenendo a mente il proprio ovvero le proprie necessità d’uso.

Il netbook come prodotto del marketing. Uno dei possibili punti di vista per capire il fenomeno netbook è il prezzo, molto probabilmente la leva all’acquisto primaria più importante. Il posizionamento sul mercato del prodotto netbook è a prima vista chiaro: si inserisce fra “smartphone” e portatile “basic” (cioè economico) nell’ideale catena che parte dal telefono cellulare e finisce al portatile più potente.

Non è stato il primo dispositivo a provarci e ad onor del vero e della storia, gettando un drastico sguardo indietro, non possiamo dimenticare che addirittura nel 1992 l’allora italiana Olivetti presentò un fantastico “subnotebook” (il prefisso “net” all’epoca non avrebbe avuto alcun senso!) “Olivetti Quaderno”, progettato da Ugo Carena e disegnato da Mario Bellini e Hagai Shvadron, potenziandolo nella versione dell’anno successivo chiamata “Quaderno 33”. Controllando i dati tecnici possiamo capire dove ci hanno portato quindici anni di evoluzione: la velocità della CPU (capace di elaborare 16 bit per volta) era di 16 MHz, lo schermo aveva una risoluzione in fondo non male da 640 x 480 ma offriva al massimo 8 livelli di grigio e, soprattutto, l’hard disk offriva 20 Mbyte (venti mega…) di spazio. L’unico dato di targa che è rimasto allineato nel tempo è il peso, il Quaderno pesava poco più di mille grammi come un netbook moderno, ma se la potenza di calcolo è cresciuta, altrettanto è cresciuta la capacità delle batterie. Si dimentica spesso, infatti, che la maggior parte dei dispositivi che hanno cambiato la nostra vita negli ultimi anni non esisterebbero nemmeno senza nuove batterie più leggere, più capaci e soprattutto “più ricaricabili”. L’altro interessante dato di confronto può essere il prezzo: per acquistare un Quaderno 33 servivano quasi tre milioni e mezzo di lire che attualizzate ad oggi corrispondono a più di 2.500 euro, evidenziando molto bene che contenere i costi, e quindi il prezzo finale, è importante per il successo di un prodotto. Anche i “MID” (Mobile Internet Device) oppure gli “UMPC” (Ultra Mobile Personal Computer), infatti, hanno provato ad occupare quel segmento di mercato senza riuscirci mai compiutamente forse proprio per il prezzo di vendita troppo elevato, svincolato da qualsiasi realtà materiale e dal valore d’uso percepito dai potenziali clienti. Traducendo in termini pratici, possiamo ipotizzare che se le persone fanno uso del PC essenzialmente per comunicare con gli altri, sfruttando innumerevoli possibilità di socializzazione, è abbastanza evidente che l’assenza di una vera tastiera non giustifica la spesa che ancora oggi (e probabilmente anche domani) è richiesta per un dispositivo come uno smartphone o un MID o un UMPC: intorno ai 500 euro per i modelli più popolari.

Nel 2007, improvvisamente, arriva Asus, noto costruttore orientale, a presentare unica sul mercato un piccolo PC con un look and feel tradizionale chiamato “Asus Eee PC”. Una tastiera piccola ma familiare, senza hard disc magnetico e soprattutto (questa è stata la genialità del marketing) un costo decisamente basso, anche grazie al sistema operativo “Xandros”, basato su Linux, per evitare i costi di licensing del più popolare Microsoft Windows, un vero colpo di spugna alla regola che pareva incrollabile (anche prima dei tempi dell’Olivetti Quaderno) sul mercato dei personal computer: più è piccolo e più costa.
Il successo è stato immediato a dimostrazione del fatto che in un mercato (di prodotti difficilmente distinguibili) basato filosoficamente sulla rapida obsolescenza, il prezzo di vendita è l’elemento più importante fra le tradizionali leve del marketing. Chi aveva fino a quel momento rinunciato all’acquisto di un secondo computer, di un portatile ultraleggero, e non era stato ammaliato dalla disponibilità di telefoni ultracostosi e poco pratici, ha trovato improvvisamente il prodotto ideale, ideale per controllare la posta in vacanza, ideale da portare in borsa perché finalmente pesa soltanto un chilo (una differenza sostanziale) e perché le sue dimensioni sono pari a quelle di una trousse ben fornita avendo spesso anche un’estetica che strizza l’occhio ai gusti femminili. La costruzione di una immagine di gruppo, il conferimento di status che deriva dal possesso, è la ciliegina ancora da mettere sulla torta del mercato e c’è da giurare che in futuro sarà proprio questo, al di la dell’aumento delle prestazioni e del contenimento dei costi, l’aspetto che i costruttori cureranno maggiormente.

Il netbook come hardware e software. Il mercato del netbook, inizialmente snobbato dai marchi più noti, offre in questo momento molti concorrenti, anche se in fondo i prodotti sono molto simili fra loro. E’ impossibile fare l’elenco puntuale di tutti i modelli e forse è anche poco utile visto che, a fronte di una offerta teoricamente molto vasta, nei negozi riescono a trovare spazio soltanto i marchi più famosi. Nonostante le difficoltà, analizzare la struttura di questi piccoli computer è necessario per le scelte d’acquisto, per avere la possibilità di farsi direttamente un’idea, oltre i consigli di amici e commessi spesso poco competenti.

L’aspetto materiale del netbook è immediatamente evidente, ha la forma di un piccolo portatile molto accattivante. Una mini tastiera, un mini schermo, tutto quello che si poteva miniaturizzare è stato miniaturizzato mentre ciò che non è possibile miniaturizzare, come il lettore di dischi ottici che per definizione deve ospitare almeno un disco da 12 centimetri di diametro, è stato eliminato: i netbook (fino alla presentazione di un modello illustrato nel paragrafo “Netbook domani”) non hanno la possibilità di visualizzare DVD e non possono installare software da dischi ottici.

Praticamente tutti i modelli, però, hanno una nutrita dotazione standard di interfacce di rete: Ethernet con il filo (a volte del tipo “giga ethernet” ovvero adatto a collegamenti da 1Gbit al secondo, invece che 100 Mbit o 10 Mbit al secondo), Wi-Fi senza filo, come minimo del tipo “g” (i tipi di collegamento Wi-Fi possono essere di tipo “b”, “g” o “n”, con prestazioni crescenti), modem GSM o 3G da abbinare all’uso di una SIM telefonica e interfaccia Bluetooth nella versione 2, anche per usare come modem un telefono esterno (modalità soprannominata “tethering”). Non mancano la webcam, da 0.3 o 1.3 Mpixel, il relativo microfono e un lettore per memory card del tipo “x in 1” adatto alla lettura di “x” tipi di memoria esterna. Qualche modello ha una uscita video HDMI, una dotazione importante volendo collegare il portatile ad un televisore digitale moderno (e avere un supermonitor per lavorare), mentre tutti hanno due o tre porte USB, di cui una o più alimentate, cioè adatte al collegamento di periferiche che richiedono alimentazione (come alcuni dischi rigidi portatili del tipo da 2.5 pollici).

Sul piano più strettamente elettronico, il tipico netbook si basa su una “piattaforma” Intel Atom (termine spesso abusato o mutuato da altri ambienti che in questo caso vuole semplicemente dire “gruppo di componenti hardware studiati per lavorare insieme in un prodotto”). Atom è composta da tre elementi concettualmente distinti: il microprocessore (CPU), il chipset che funge da HUB di tutte le altre periferiche e il chipset grafico che si occupa di gestire lo schermo ed a volte anche il chipset audio.

Esistono diverse versioni di Atom, elencate in ordine di apparizione sul mercato, denominate con sigle differenti e distinte in due “serie”: serie “N” - composta da N270 e N280 - e serie “Z” – con Z510, Z520 e Z530. Le differenze fra i cinque modelli vanno controllate per ognuno dei componenti che inglobano, quindi le cose si complicano soprattutto per i meno appassionati ma si possono dare, piuttosto che i numeri, le caratteristiche di uso pratico.

La serie N è stata presentata per prima, la CPU del modello N280 è leggermente più veloce rispetto alla CPU del modello N270 ed entrambi incorporano un chipset 945GSE, normalmente affiancato al processore grafico GMA950. I modelli Atom Zxx, invece, sono basati su un chipset Intel US15W che incorpora un processore grafico GMA500 e possiamo dire che siano meno “potenti” della serie N ma anche meno assetate di energia per funzionare. In particolare il nuovo processore grafico è sin dai dati di targa penalizzato rispetto alla “forza bruta” del precedente ma offre possibilità di decompressione hardware dei codec video più recenti e quindi consuma tendenzialmente meno.

Quale sia la scelta giusta da fare è difficile dirlo, dipende dagli obiettivi d’uso che l’acquirente si prefigge ma se dovessi scegliere un netbook per lavorare e navigare su internet sceglierei un modello con Atom serie N, se invece mi prefiggessi di usare il mio nuovo netbook soprattutto per la riproduzione di video sceglierei un modello che monta un Atom serie Z oppure un modello che unisce la capacità di calcolo della serie N con una scheda grafica più potente di quella incorporata, come negli esemplari con chip NVIDIA “ION”.

Con tutte le configurazioni, comunque, le prestazioni complessive non sono esaltanti, per il momento non raggiungono quelle di un portatile più grande e più pesante (tipicamente dotato di due processori), soprattutto per le limitazioni dell’unità centrale e, a detta di molti, del controller dei dischi rigidi. Proprio riguardo i dischi, il “concetto netbook” ha aperto una strada innovativa soprattutto con i suoi primi modelli montando dischi rigidi “allo stato solido”, diversi da quelli “magnetici” visti sino a quel momento sui computer. Un disco rigido allo stato solido è molto simile ad una memory card, come quelle usualmente utilizzate nelle macchine fotografiche e garantisce prestazioni superiori rispetto ai “vecchi” dischi rigidi magnetici, assorbendo meno corrente non avendo parti in movimento e per questo è anche molto più resistente agli urti e non soffre di problemi di surriscaldamento. Insomma, un disco rigido allo stato solido (i meno giovani ricorderanno la stessa definizione usata per distinguere le prime radio a transistor dalle tradizionali a valvole ) sembra proprio essere il componente ideale per un computer portatile. Ha soltanto, per il momento, il “difetto” di costare molto e di offrire capacità massime nettamente inferiori rispetto ai dischi magnetici tradizionali. I dischi allo stato solido (detti dischi SSD) dei primi netbook erano da pochi giga, 8 o 16 GB di memoria stabile che però non possono essere considerati sufficienti per un uso continuativo dell’apparecchio. Per questo motivo nei modelli più recenti, oltre a dischi SSD più grandi (ma non di molto) si offrono nella confezione anche schede di memoria SD per aggiungere spazio disponibile alla memorizzazione dei contenuti che non richiedono un supporto veloce come un disco SSD, ad esempio i documenti personali e le foto. La concorrenza sul mercato, che punta a diminuire il costo dei prodotti (o a massimizzare i ricavi…) ha però spinto tutti i costruttori ad abbandonare l’uso dei dischi SSD preferendo installare quelli magnetici che per costi inferiori garantiscono capacità anche dieci volte superiori, evidenziando come il grande pubblico sia ancora poco interessato alle prestazioni pure preferendo avere più spazio per memorizzare dati, quelle foto, audio e video che in pochi mesi d’uso possono raggiungere volumi impressionanti.

Le stesse considerazioni che hanno spinto verso l’abbandono dei dischi SSD (ma è un abbandono temporaneo in attesa di prezzi migliori, volontario o comunque aggirabile nei modelli che permettono la coesistenza di un disco SSD e uno magnetico) possono aiutare a comprendere perché dai primi modelli che montavano un sistema operativo appositamente costruito e basato su Linux si è passati all’uso generalizzato di Windows XP o di Windows Vista, in attesa di Windows 7 che uscirà il prossimo 22 ottobre. Windows 7 ha già dimostrato di essere il miglior sistema operativo Microsoft degli ultimi anni e nasce con l’intento di non essere solamente più “veloce”, incorpora anche tutti quegli elementi software che servono per la gestione nativa delle interfacce touchscreen che si stanno velocemente affermando sul mercato, in mancanza dei quali (è il caso di XP) è necessario aggiungere una “sovrainterfaccia” (a cura del singolo costruttore) al sistema operativo vero e proprio per farlo funzionare con gli schermi tattili, come ai tempi del DOS e di Windows 3.1. Nonostante questo, la diffusione di W7 sui nuovi portatili potrebbe essere messa in discussione da presunte limitazioni applicate al nuovo sistema operativo Microsoft: sembra che non sarà permessa l’installazione di W7 su netbook con schermi superiori a 10 pollici, vanificando molte opportunità commerciali. Staremo a vedere, non dobbiamo attendere molto ed in ogni caso, non volendo radicalmente passare ad un altro sistema operativo magari gratuito come Linux in una delle sue distribuzioni, è bene fare attenzione che il portatile che stiamo acquistiamo sia predisposto per l’aggiornamento a Windows 7 compreso nel prezzo.

Il dilagare di Windows a spese del gratuito Linux non era previsto ma ci insegna qualcosa. L’acquirente medio non gradisce il netbook con Linux perché teme, pur non avendo nessuna controprova, di non poter soddisfare le sue aspettative consuete. Mette in pratica una prudenza che forse è tipicamente italiana, quel “non si sa mai” che spesso ci impedisce di cambiare, di migliorare molte cose. E’ anche vero, però, che le versioni di Linux tagliate su misura per i primi portatili erano studiate per facilitare la vita ai meno esperti, con pochi comandi standard ben visibili, ma anche poco flessibili quindi era difficile personalizzarle o installare nuovi programmi. L’attenzione del pubblico alla possibilità di installare su un portatile di ridotte prestazioni gli stessi programmi usati sul PC di casa, infine, rende chiaro quanto gli acquirenti hanno da subito considerato i piccoli portatili come notebook di basso costo piuttosto che come elaboratori “tutto compreso”, con hardware e software predefiniti, fatti solo per videoscrittura e navigazione web (con poche animazioni Flash che notoriamente killer per i PC meno dotati) da affiancare al PC di casa e addirittura al portatile più grande.

Chi volesse provare, a costo zero e senza conseguenze a patto di avere abbastanza spazio su disco, può comunque installare le ultime versioni delle popolari distribuzioni Linux, oggi ufficialmente messe a punto per i portatili basati su Atom. E’ il caso di “Ubuntu Remix” che offre la consueta flessibilità di Ubuntu “remixata” in una versione che può stare su un piccolo disco da 4 GB e che si basa su una nuova interfaccia a sostituire il tradizionale desktop (possibilità invero disponibile anche con il primo “Xandros”), con elementi grafici grandi e adatti alla visione su schermi piccoli. I più esperti, infine, potrebbero anche provare “Moblin”, una distribuzione radicalmente studiata per MID e netbook che è ancora allo stato “beta” (ovvero non è definitiva) ma che può anche non essere installata stabilmente su disco rigido essendo del tipo “live” ovvero può partire da un supporto di memoria esterna come una penna USB o, meglio, una schedina SD che può essere infilata nel corpo dell’apparecchio, a patto che il netbook permetta questa funzionalità.

Netbook oggi. Per semplificarci la vita di consumatori - ed anche perché pressoché tutti i modelli si basano su architetture molto simili fra loro, se non coincidenti, per quanto attiene alla parte elettronica in senso stretto – non possiamo prendere in rassegna l’intera offerta del mercato. Abbiamo per questo deciso di concentrarci sui modelli che rispettano due caratteristiche che riteniamo fondamentali, la grandezza e la risoluzione dello schermo, anche perché sono di solito associate ad altre caratteristiche strutturali, come la grandezza della tastiera, altrettanto importanti. La grandezza dello schermo non è da confondere con la risoluzione: la prima si misura in centimetri e la seconda in pixel. Anche se a prima vista non è così evidente, avere uno schermo più grande di un solo pollice significa avere uno schermo con una diagonale più lunga di 2,5 centimetri. Questo si aggiunga che lo schermo è tipicamente caratterizzato dal fattore di forma allungato detto “16/9” e quindi si evince che gli schermi da 11.6 pollici sono nettamente più grandi di quelli da 10.

In aggiunta alla grandezza dello schermo, i più recenti modelli di netbook offrono una risoluzione massima pari alla risoluzione della televisione “HDready”, la “mezza” alta definizione 1366x768. Si tratta di un valore di tutto rispetto per due motivi.

Il primo motivo risiede nelle capacità percettive del sistema occhio-cervello umano. Dopo aver condotto alcuni esperimenti, anche in Italia nei laboratori CRIT della RAI di Torino, è risultato che l’occhio è incapace di percepire alte risoluzioni se lo schermo non è sufficientemente grande, a parità di distanza di visione. Questo vuol dire che è inutile avere schermi da 11 pollici, da vedere ad una distanza praticamente fissa, con una risoluzione FullHD (1920x1080 pixel) o anche superiore perché non si percepirebbero sostanziali miglioramenti rispetto a risoluzioni inferiori. Inoltre, e questo è l’aspetto che riguarda la macchina, la gestione della visualizzazione delle immagini, siano esse quelle delle applicazioni siano quelle di un film, è il punto debole dell’architettura: avere schermi con risoluzione più alta imporrebbe l’uso di schede grafiche più performanti, con aumento dei costi e dei consumi elettrici.

Ancora una volta ci troviamo sotto una coperta corta da gestire per scoprirci il meno possibile o perlomeno per scoprirci solo la parte del corpo che scegliamo. Per esemplificare in pratica il ruolo della grandezza dello schermo e della risoluzione bisogna invertirne il significato apparente. Molti, infatti, per avere oggetti più grandi sullo schermo invece che aumentare le loro dimensioni, per esempio comprando uno schermo più grande, diminuiscono la risoluzione del loro desktop, peggiorando vistosamente la nitidezza dello schermo. Per rendere più grandi gli oggetti del desktop, non volendo comprare uno schermo più grande, bisognerebbe usare l’apposita regolazione che mantiene inalterata la risoluzione del desktop. Come regola mnemonica possiamo suggerire che la risoluzione dello schermo più alta (in pixel) consente di avere un numero superiore di elementi visibili contemporaneamente mentre la grandezza assoluta (in centimetri) dello schermo consente di avere quel numero di elementi visualizzato con dimensioni maggiori. Oggi è normale lavorare con due o tre finestre aperte sullo schermo e quindi oggi è ancora più importante avere schermi ad alta risoluzione, quando la grandezza è fissata da ragioni fisiche imprescindibili.

I netbook più recenti, con schermo da 11.6 pollici retroilluminato LED (leggasi basso consumo) e resto delle dotazioni di buon livello prestazionale, non sono molti e ovviamente non sono i più economici in assoluto. La hit del momento (nonostante le voci di prestazioni non esaltanti che sembrano essere dovute non solo al processore ma soprattutto al controller del disco rigido) è probabilmente l’Acer Aspire One751 H che per un costo inferiore ai 400 euro offre un processore Intel Atom Z520 da 1.3 GHz (evoluzione del precedente N270/280 soprattutto per ottimizzare i consumi) e chipset Intel US15W cioè il “gruppo centrale” di circuiti che si occupa di gestire il resto, come la memoria Ram da 1 GB, l’hard disk magnetico Toshiba da 160 GB e la dotazione full optional di connettività (3 porte USB 2.0, lettore memorie esterne, Bluetooth e Wi-Fi purtroppo non in versione “n”). Il chip grafico è l’Intel GMA 500, la webcam è integrata nella parte alta della cornice attorno allo schermo così come il microfono. Il sistema operativo è XP Home (che differisce dalla versione Professional per alcune caratteristiche di rete e controllo remoto) ed opzionalmente può montare Vista che potrebbe essere sostituito da Windows 7 in uscita il prossimo 22 ottobre. Un aspetto da tenere presente, soprattutto in sede di acquisto, è la presenza di diverse versioni dello stesso prodotto che differiscono per la presenza o l’assenza di dotazioni “accessorie”: ad esempio può essere importante acquistare quella che comprende la batteria a 6 celle da 5200mAh (AO751h-52Yw BT) allo scopo di garantirsi un’autonomia di lavoro (dichiarata per otto ore) superiore rispetto alla versione da 4400mAh, oppure quella che incorpora un modem 3G per collegarsi ad internet senza bisogno di avere un telefono o un modem 3G USB esterno.

La risposta Asus all’offensiva ACER non si è fatta attendere. Forte della primogenitura del “prodotto netbook” che l’ha portata a comporre un catalogo ampio e sorprendente basato sulla piattaforma Atom, Asus ha appena messo sul mercato l’EeePC 1101HA, con display da display 11.6 pollici, piattaforma Intel Atom Z520 da 1.3 GHz + Intel GMA 950 e la classica accoppiata 1 Gbyte di RAM e 160 Gbyte di disco rigido. Potrebbe sembrare il solito netbook, con estetica definita “Seashell” cioè “a conchiglia”, basato su componenti hardware oramai standard ma il suo pregio sta proprio nell’estrema messa a punto della piattaforma standard per il “prodotto netbook”, che diventa così capace di esprimere le sue massime prestazioni soprattutto nei termini di ridotto consumo energetico: con la batteria a 6 celle da 63Wh il 1101 è capace di una strabiliante autonomia (dichiarata) di undici ore (9 con quella da 48Wh sempre a 6 celle). In pratica dovrebbe essere davvero possibile un’intera giornata di lavoro senza collegarsi alla rete elettrica (e quindi senza la necessità di portarsi il peso dell’alimentatore nella borsa) anche utilizzando tutte le funzionalità che consumano molta corrente, come la radio Wi-Fi presente in versione “n” o l’interfaccia Bluetooth. Completano la dotazione hardware la webcam ed il microfono integrati, ben 3 porte USB e la porta di rete Ethernet. Ulteriore chicca è rappresentata dal touchpad del tipo multitouch, integrato nella fascia di appoggio per i polsi. Come su altri dispositivi portatili (capostipite della sua popolarità è stato il telefono Apple iPhone) la funzionalità multitouch è capace di donare una naturalezza insospettabile nelle operazioni di tutti i giorni: per ingrandire una foto basta toccare il tappetino con due dita, per esempio pollice e indice, e allontanarle fra loro. Il peso del piccolo Asus, che è comunque il top del catalogo, è inferiore a 1.4 kg ed il prezzo inferiore a 400 euro, il sistema operativo è Windows XP Home ed i colori disponibili sono bianco, rosa, nero e blu.

Quando si parla di personalizzazione, oltre la scelta del colore, è doveroso far entrare in scena Dell, un marchio che della modularità della sua offerta ha fatto la sua bandiera. I computer del “signor Dell” (Dell è il cognome del proprietario dell’azienda) sono acquistabili soltanto via internet e l’acquirente si assume il compito di sceglierne i componenti da assemblare. La procedura telematica si occupa di controllare la congruità delle scelte e gestisce l’ordine del prodotto confezionato su misura. Scegliere un computer Dell può essere, quindi, molto divertente per chi è già addentro alla materia, un po’ difficile per quelli che non hanno dimestichezza con le caratteristiche dei prodotti. In ogni caso la qualità tecnica garantita è notevole e i prezzi contenuti. Tra i netbook Dell risponde (facendo le giuste scelte fra le opzioni possibili) alle caratteristiche base che andiamo cercando, schermo da 10 o 11 pollici ad elevata risoluzione, il Dell Inspiron Mini 10, anche se dobbiamo citare l’esistenza del modello Mini 10v che rinunciando alla superiore definizione dello schermo permette di avere prestazioni in generale leggermente superiori dovute al processore Atom N270 (FSB 1.6 GHz / 533 MHz, cache L2 da 512 K) più performante rispetto all’Atom Z520 (FSB 1.33 GHz / 533 MHz, cache L2 da 512 K) o Atom Z530 (FSB 1.6 GHz / 533 MHz, cache L2 da 512 K) possibili con il Mini 10. Per entrambi il sistema operativo può essere Windows XP Home Edition oppure Ubuntu Linux in versione 8.04 (già superata ma aggiornabile gratuitamente alla 9.04 e alle altre versioni che si susseguiranno con regolarità ogni pochi mesi) e sempre per entrambi la memoria RAM installata è da 1 Gbyte. Si distinguono - e qui la scelta è dirimente e potenzialmente complicata perché si fa spesso confusione nelle caratteristiche dichiarate - per la scheda grafica: GMA 950 (contenuta nel chipset 945GSE) per il Mini 10v, per massime prestazioni nelle applicazioni, e GMA 500 (incorporata nel chipset US15W) per il Mini 10 per garantire l’accelerazione hardware nella decompressione dei codec video più recenti come VC-1 e AVC. Questa maggiore propensione all’utilizzazione di contenuti video si riflette nello schermo che è possibile montare. Come accennato solo il Mini 10 può avere il display glossy (lucido) retroilluminato LED da 10.1 pollici con risoluzione 1.366x768 pixel (il Mini 10v può avere soltanto uno schermo da 1.024x576 pixel, una risoluzione old style televisivo-analogico ) e solo il Mini 10 ha un connettore HDMI per il collegamento ad un televisore digitale moderno.

A vantaggio del Mini 10v c’è la scelta fra dischi rigidi magnetici da 120 o 160 GB o allo stato solido da 8 o 16 GB, interessanti se si vuole costruire un computer più performante. Il Mini 10 può, invece, ospitare soltanto dischi magnetici da 160 GB o 250 GB, una scelta che non premia le prestazioni ma che sicuramente offre più spazio, utile come detto alla memorizzazione di file grandi quali foto e video. Per entrambi è necessario scegliere (ma non dovrebbe essere difficile) fra la batteria a 3 celle da 24 Wh o 6 celle da 56 Wh. La scheda di rete Wi-Fi è del tipo “n” soltanto a scelta mentre di serie per tutti sono la webcam da 1.3 megapixel, il lettore di schede “3 in 1” (SD/MMC/MS), l’interfaccia Bluetooth, il connettore Ethernet 100Mbit e tre porte USB, di cui una alimentata.

Rimanendo nel campo dei marchi che permettono la personalizzazione dei propri prodotti, anche HP ha una nutrita flottiglia di piccoli computer tra i quali spiccano da qualche tempo l’HP Mini 2140, versione aggiornata dell’HP Mini Note 2133, e il Mini Note 2150 che in più offre l’integrazione del modem 3G. Si presenta con un look caratterizzato dall’uso diffuso di alluminio e da una costruzione che punta ad assicurare una robustezza fuori dal comune. Come tutti i notebook professionali di HP, la tastiera del Mini 2140, con i tasti più grandi della media, è protetta tramite l’applicazione di uno strato trasparente (tecnologia DuraKeys) mentre la tecnologia HP “3D DriveGuard” protegge il disco fisso da urti basandosi su un accelerometro digitale triassiale che permette al sistema di parcheggiare rapidamente le testine del disco rigido se è rilevata una caduta del computer. Lo schermo ha pure una protezione antigraffio in acrilico (“HP Panel Protection System”) e perni in lega di magnesio, punto debole di tutti i computer portatili.

Nonostante sia basato sulla triade Intel Atom N270 (1.6 GHz, 512 KB L2 cache, 533 MHz FSB) in unione al Chipset Intel 945GSE e scheda grafica Intel GMA 950, sono previste diverse possibilità di personalizzazione. La più radicale riguarda lo schermo da 10 pollici retroilluminato LED, che può essere sia da 1024x576 pixel sia da 1366x768 pixel, la soluzione che preferiamo. Anche il disco rigido tradizionale da 160 Gbyte può essere sostituito da un modello allo stato solido da 80 Gbyte, più piccolo ma drasticamente più veloce. La radio Wi-Fi è del tipo “n”, la connettività Ethernet è ottimamente del tipo da 1Gbit ma l’interfaccia Bluetooth è opzionale. Completano il quadro la webcam e due slot, per l’uso di carte ExpressCard/54 e per la gestione di memory card Secure Digital, il tutto per un prezzo di listino che non è certamente tra i più economici attestandosi intorno ai 500 euro (è però rivolto soprattutto all’utenza aziendale). Il Mini Note 2140 è però anche uno dei pochi ad annoverare l’installazione di Windows Vista al posto del più tradizionale Windows XP e sarà presumibilmente uno dei primi prodotti con pre-installazione di Windows 7 o perlomeno con notevoli possibilità di personalizzare il sistema operativo: già adesso è possibile scegliere fra diverse opzioni, "downgradare" Vista a Windows XP oppure installare SuSE Linux Enterprise Desktop, una fra le distribuzioni Linux ottimizzate per il mercato professionale.

Si attende proprio in questi giorni, ad un prezzo sempre intorno ai 500 euro comunque contenuto per un target aziendale, il nuovissimo HP Mini 5101 con processore Atom N280 (1.66 GHz, 512 KB L2 cache, 533 MHz FSB) e scheda grafica GMA 950 a pilotare lo schermo da 10.1 pollici retroilluminato LED con risoluzione 1366x768 pixel. Le sue dotazioni sono simili a quelle del 2140 ma la tastiera è ad isola con tasti distanziati e dimensioni pari al 95% di una tradizionale (contro il 92% dei modelli rivali). Il disco rigido può essere anche da 320 Gbyte, la RAM può essere aumentata a 2 Gbyte, l’interfaccia di rete Ethernet è del tipo “giga”, la batteria a 4 celle (29 Wh) o 6 celle (55 Wh), manca la porta ExpressCard ma c’è il lettore di memory card SD/MMC, in soli 1.3 Kg.

Conclude questa piccola rassegna dei prodotti ufficialmente in commercio il recentissimo Samsung N510-KA02 che rappresenta il primo esempio di applicazione della “piattaforma ION” di NVIDIA, creata per aumentare le prestazioni della piattaforma Atom abbinandole un diverso chipset dedicato alla parte grafica. Il chipset ION di NVIDIA incorpora una scheda video di classe GeForce (proprio quella dei MacBook di Apple) che va ad affiancare la GMA 950 incorporata nello schema Atom. Il Samsung N510-KA02,con schermo 11.6 pollici (1366×768 pixel) per una cifra intorno ai 500 euro, ha dunque una doppia scheda video: all’avviamento del computer si può scegliere tra massimo risparmio energetico, usando la scheda video GMA 950, oppure massime prestazioni facendo partire la più performante GeForce 9400M. Le restanti caratteristiche sono più usuali: Intel Atom N280 (1.66 GHz, 512 KB L2 cache, 667 MHz FSB), 1 Gbyte di RAM e disco rigido da 160 Gbyte, radio Wi-Fi di tipo “n”, Bluetooth, Ethernet, webcam da 1.3 Mpixel, uscita HDMI e batteria a 6 celle. Insomma, questo N510 si candida ad essere uno dei best seller dei prossimi mesi.

Netbook domani. In una riunione del 1971 al Palo Alto Research Center Xerox (un luogo mitico per gli appassionati di tecnologia a sua volta ospitato in una città mitica anche per le scienze sociali, negli anni a cavallo tra ’60 e ‘70) l’informatico Alan Kay coniò la frase “ Il modo migliore per predire il futuro è inventarlo”. Il futuro dei dispositivi portatili per il personal computing è dunque tutto da inventare, sul piano ingegneristico con una miriade di componenti pronti per essere miscelati come ingredienti di cucina, su quello del marketing con la necessità di capire i desideri dei potenziali clienti o, ancora meglio e in armonia con la citazione di Kay, inventarli.

La prima variabile sulla lavagna del futuro riguarda il fattore di forma dei miniportatili di domani, che deriva dall’uso che si immagina preponderante. Qualcuno li ha già chiamati “smartbook” che, come suggerisce il nome, sono i candidati ad occupare l’interstizio commerciale fra “smartphone” e “netbook”, seducendo con quelle caratteristiche che secondo qualcuno mancano o non sono messe a fuoco nei miniportatili di oggi. In termini strettamente tecnici stiamo parlando di un piccolo computer, materialmente simile al netbook di oggi ma basato su una “piattaforma” (ovvero il sistema di elettronica interna) diversa. Si parla, in particolare, dell’uso di processori ARM Snapdragon - prodotti da Qualcomm, Freescale e Texas Instruments - e piattaforma grafica NVIDIA Tegra, entrambe mutuate dagli schemi propri dei telefoni più evoluti e quindi in grado di mantenerne le stesse tipiche buone caratteristiche, come la fase di startup del dispositivo più veloce rispetto a qualunque computer. Diversi costruttori sono pronti ad introdurre i loro primi smartbook già dopo l’estate. Mentre Acer si ripropone di presentare alla stampa i suoi primi smartbook dotati di CPU ARM nell’ultima parte dell’anno, Asus è leggermente in ritardo, forse non del tutto convinta che la domanda di questi dispositivi sia in grado di giustificare investimenti immediati.

L’aspetto molto importante del fenomeno smartbook è l’uso di un sistema operativo che non può essere, per ragioni tecniche, il classico Windows: si parla dell’uso generalizzato del nuovo sistema operativo di Google chiamato Android basato su Linux, il quale dovrebbe naturalmente trovare spazio anche sugli smartphone, aprendo una nuova fase del mercato e dell’uso della telematica.

Dall’alto, invece, i netbook subiscono le insidie degli ultimissimi notebook “Thin&Light” (sottili e leggeri) con architettura Intel Core 2 ULV, che promette ben altre prestazioni rispetto alla Atom tipica del netbook di oggi. Questi note/netbook hanno anche più memoria, dischi rigidi più grandi, una scheda grafica finalmente in grado di riprodurre video HD su uno schermo da 11.6 pollici con risoluzione 1366x768. Il tutto con peso e costo paragonabile a quello dei netbook, come nel caso del Dell Inspiron 11z, già venduto in USA a partire da 399 dollari, oppure come l’Acer TimeLine 1810T che dovrebbe essere sul mercato in questi giorni, pronto ad interessare chi già apprezza il fratello Aspire One 751H ma pretende più muscoli. Pesa soltanto 1.3 Kg con batteria a 6 celle da 5.6Ah (62 Wh) per una durata annunciata di otto ore. Si basa su piattaforma CULV con chipset Intel GS45 e processore Intel Core 2 Solo SU3500 a 1.4GHz, abbinato a 4GB di memoria RAM, e soprattutto chip grafico Intel GMA X4500HD a pilotare lo schermo da 11.6 pollici e risoluzione 1366×768 pixel, retroilluminato LED. Non mancano webcam con microfono, lettore memory card, Wi-Fi b/g/n, uscita HDMI, Gigabit Ethernet e tre prese USB 2.0. Inoltre, pur montando di serie Windows Vista, Acer TimeLine 1810T rientra nel piano di aggiornamento a Windows 7 che scatterà il 22 ottobre, un aggiornamento fortemente consigliato per sfruttare al massimo le possibilità della nuova architettura hardware e superare le lentezze operative che Windows Vista ha introdotto anche rispetto al suo predecessore XP.

Il Lenovo IdeaPad S12, invece, ha uno schermo da 12.1 pollici retroilluminato LED da 1280x800 pixel, tastiera full size e touchpad multitouch. Sarà disponibile in due versioni, quella meno economica si baserà sulla piattaforma NVIDIA ION, con grafica integrata GeForce 9400M. In entrambe le versioni (379 euro per la configurazione base) lo chassis ha uno spessore di soli 25 millimetri per 1.36Kg con batteria da 3 celle anche se è praticamente indispensabile scegliere quella da 6 celle che consente autonomia di 6 ore. Esclusivo del prodotto Lenovo (che è il nuovo marchio dei prodotti IBM) è il mini sistema operativo "Lenovo Quick Start" che si avvia immediatamente senza bisogno di aspettare le lungaggini di Windows quando occorre un ambiente base per controllare la posta, web browsing e la fruizione di file audiovideo.

Infine, varie ibridazioni “rischiano” di mettere in dubbio la natura del concetto netbook minandolo alle sue fondamenta. Una regola fin’ora non smentita da nessun costruttore prevede che un netbook non abbia un lettore ottico, DVD, CD o Blu-ray che sia. A sparigliare questa regola arriva al CES 2009 il costruttore più attivo nel presentare frenetiche novità con la sua serie Eee: Asus Eee PC 1004DN, disponibile in oriente per un costo appena superiore a 400 euro, incorpora un masterizzatore DVD, un lettore di impronte digitali e un design con tastiera ad isola differente dal “concept Seashell” caratteristico degli altri Eee PC. Oltre la disponibilità di un lettore DVD incorporato, che amplia le modalità di uso del prodotto, si caratterizza anche per essere il primo elaboratore ad utilizzare il chipset GN40 Intel, che incorpora la scheda grafica Intel X4500M la quale rende il piccolo computer (come si ripropone di fare anche l’integrazione della piattaforma concorrente, ION di NVIDIA) capace di riprodurre file video HD 720p e 1080p (sebbene con prestazioni al limite) sullo schermo da 10 pollici 1024x600 pixel. A causa del poco spazio interno a disposizione il disco rigido magnetico è del tipo da 1.8 pollici e 4.200 giri al minuto (contro i 2.5 e 5.400 degli altri portatili) ma garantisce sempre 120 Gbyte di spazio a disposizione. Il processore Atom N280 collabora con 1GB di RAM, la radio Wi-Fi è di tipo “n”, c’è l’interfaccia Bluetooth 2.1, webcam da 1.3 Mpixel, slot ExpressCard/34, touchpad multitouch, 3 porte USB. Con la batteria a 6 celle (quasi 6 ore di autonomia) il peso è di circa 1.5 kg.