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sabato 5 settembre 2009

L'ex broker che vende salsicce ai banchieri

Thomas Brauße ha scelto di cambiare vita: non vende più prodotti finanziari, ma salsicce


Ha comprato un autobus
e l'ha attrezzato a chiosco
Ora dirige la Borsa del panino
ALESSANDRO ALVIANI
BERLINO
Ogni mattina Thomas Brauße continua a recarsi nel cuore finanziario di Francoforte sul Meno, proprio come ha fatto negli ultimi dodici anni. Oggi, però, invece di salire al ventesimo piano del grattacielo della Fiera (il «Messeturm»), di sedersi al computer e di iniziare a scambiare pacchetti azionari per milioni di euro, Brauße si ferma su uno piazzale appena dietro il Messeturm, apre alcuni grossi ombrelloni blu e accende griglia e friggitrice.

Oggi infatti Thomas Brauße non vende più prodotti finanziari, ma salsicce. Muove molto meno denaro ma non rimpiange affatto il cambio. Del resto questo ex broker col fisico di un peso massimo non si è mai sentito un vero «investment banker», uno di quelli che si realizzano nella vita spostando milioni a suon di clic, comodamente seduti in giacca e cravatta. Piuttosto sarebbe voluto diventare giocatore di palla a mano. A sedici anni ha però ceduto alle pressioni della madre, si è messo a studiare da banchiere ed è finito nel giro di pochi anni a Francoforte, centrando un balzo di carriera dietro l’altro.

Fino allo scorso dicembre, quando sul suo schermo pieno di curve e andamenti azionari è comparsa una mail del suo datore di lavoro, la società statunitense di piattaforme per scambi elettronici Instinet. Un breve colloquio, giusto il tempo di comunicare la chiusura dell’ufficio di Francoforte, e Brauße si è ritrovato disoccupato a 44 anni. Senza alcun preavviso e nel pieno della peggiore crisi finanziaria da decenni. Addio scambi, addio ufficio al ventesimo piano, addio stipendio a sei cifre. Che fare? Alcuni suoi colleghi banchieri sono finiti all’estero. Altri sono rimasti disoccupati. Brauße ha colto invece l’occasione per cambiar vita.

Trasferirsi altrove, del resto, era una strada che aveva già escluso a priori, perché non voleva allontanarsi dalle due figlie che vivono a Francoforte. E poi c’era un’idea che gli ronzava per la testa già da un po’, nata durante le innumerevoli pause pranzo in cui aveva cercato invano tra i grattacieli intorno alla Fiera un chiosco in cui ordinare al volo un panino con una salsiccia. Se per la pallamano ormai è un po’ tardi, per i panini c’era tutto il tempo. Brauße si è messo quindi a girare su eBay, ha comprato un vecchio autobus lungo una decina di metri e l’ha trasformato in un chiosco; poi ha contattato un suo amico gastronomo e si è fatto passare qualche consiglio su ingredienti e ordini.

È nata così la Frankfurter Worscht-Börse, la Borsa delle salsicce di Francoforte. Sul tabellone: Bratwurst, patatine fritte e Currywurst, la mitica salsiccia tagliata a pezzetti e ricoperta di una salsa di ketchup e curry nata proprio sessant’anni fa a Berlino. Certo, la «Worscht-Börse» non ha il fascino basilare e un po’ trasandato di certi chioschi della capitale tedesca: l’ex autobus vanta finiture in acciaio e cromo e gli stessi ombrelloni sono fatti di stoffa più ricercata.

Dopo tutto la clientela che si ferma a pranzo da Brauße è composta per lo più da manager e banchieri, molti dei quali suoi ex colleghi che passano a fare due chiacchiere tra una salsiccia e l'altra. Ma non solo: tutt’intorno i cantieri edili spuntano fuori come funghi e sempre più operai vanno scoprendo la Worscht-Börse. Basterà questo a far decollare gli affari? Di certo il conto in banca di Brauße non aumenterà per un bel po’: una porzione di patatine fritte costa 1,60 euro, un currywurst 2,70, un caffè un euro.

Ogni giorno alle 15, quando si tira dietro la porta dopo sei ore di lavoro, l’ex broker ha venduto un centinaio di salsicce. I primi profitti dovrebbero arrivare così non prima di gennaio. Ma questo non lo scoraggia, neanche se, uscendo dal suo chiosco e guardando in alto, può vedere il suo ex ufficio al ventesimo piano della Messeturm. Nostalgia? Non proprio: oggi, spiega, faccio qualcosa «di molto più reale» dello spostare enormi capitali al computer.

L’istinto del broker, però, gli è rimasto. Thomas Brauße sta infatti pensando di lanciare delle varianti a tema: il Currywurst Nikkei, la versione asiatica e più piccante, o il Currywurst Dax, quella tradizionale, alla tedesca. E il suo sguardo va già oltre: il prezzo delle salsicce potrebbe essere legato ad esempio all'andamento di uno specifico indice. Così, almeno, la prossima volta che i banchieri si fermeranno a mangiare da lui potranno sentirsi un po’ più a casa.

Milano, ovunque poster su Silvio l'«Intoccabile»




Manifesti identici sono apparsi anche a New York, nella zona di Downtown, abitata, in particolare, da architetti e artisti.




Decine di manifesti raffiguranti Silvio Berlusconi nella posa di Robert De Niro nel film Gli intoccabili di Brian De Palma è comparsa sui muri degli edifici in tre diverse zone di Milano, soprattutto il quella di San Siro. Si tratta della locandina modificata che pubblicizza il film sulla vicenda del boss Al Capone.

Figlio di agente investe e uccide medico poi fugge ma viene scoperto e arrestato

Il pirata della strada ha ammesso le sue responsabilità:
l'incidente alle 6 del mattino al Trullo, vittima un 77enne



I rilievi dei carabinieri (foto Mario Proto)ROMA - Nella prima mattina di sabato, Carmelo Pillitteri medico di 77 anni, è stato travolto e ucciso da un'auto pirata in via del Trullo, alla periferia della capitale. I carabinieri hanno ritrovato la macchina, una Bmw, abbandonata in una strada non lontana dal luogo dell'incidente mortale. Il proprietario - un uomo di 30 anni figlio di un poliziotto della capitale - , ascoltato dagli investigatori, ha ammesso di essere alla guida al momento dell'incidente ed è in stato di fermo nella caserma dei carabinieri del Nucleo Radio Mobile di Roma. Il 30enne è risultato negativo ai test di droga ed alcool ai quali è stato sottoposto.
FERMATO IL PROPRIETARIO DELL'AUTO - I carabinieri del nucleo radio mobile, una volta arrivati sul luogo dell'incidente, avvenuto verso le sei del mattino, hanno trovato accanto al corpo dell'anziano uno specchietto retrovisore di una Bmw ed alcuni vetri in frantumi. Poco dopo in via degli Alagno è stata trovata l'auto ricercata. Dopo il fermo del proprietario dell'auto, i militari stanno adesso cercando di stabilire le cause dell'incidente e verificare se la vittima sia stata investita mentre si trovava sul ciglio della strada o in mezzo alla careggiata, dove il corpo è stato trovato. Il magistrato di turno della procura dovrà ora decidere i provvedimenti da adottare nei confronti dell'investitore.



L'incidente di Pomezia (Faraglia)UN 17ENNE MUORE A POMEZIA - L'incidente del Trullo arriva a poche ore da un altro mortale . Un ragazzo di 17 anni di Pomezia, alle porte della capitale, ha perso la vita nel tardo pomeriggio di venerdì in un incidente stradale sulla via del Mare. A bordo di una moto Aprilia 125, il giovane viaggiava da Torvaianica a Pomezia ed è stato falciato da una Marea station wagon. A bordo dell'auto, una coppia di Pomezia che, a quanto si apprende, aveva girato per recarsi ad un supermercato tagliando la strada al motorino. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Pomezia e la polizia municipale.

Influenza A, chiesa deserta per i funerali del 51enne deceduto a Napoli

VIRUS H1N1: CONTAGIATI 11 GIOCATORI DI UNA SQUADRA DI CALCIO TURCA

Dimessi dall'ospedale Cotugno altri due pazienti. Stabile il 24enne ricoverato a Monza. Muore anziana in Spagna



Disinfezione nel palazzo dell'uomo deceduto (Ansa)MILANO - L'Italia comincia a fare i conti con l'influenza A, tra le rassicurazioni dei sanitari e paure che riportano a scene d'altri tempi. Gaetano D., il primo paziente deceduto per l'influenza «A» in Italia, Gaetanino per chi abita in via Angiulli, quartiere Secondigliano, Napoli, è stato lasciato solo anche per il suo funerale. E la psicosi da contagio ha fatto sì che persino i cinque portantini dell'impresa funebre che ne hanno portato il feretro su un carrello al centro della navata della chiesa di Sant'Antonio da Padova, più conosciuta nel quartiere come «Sant'Antonio a Carbonelle», indossassero mascherine.
PARENTI IN DISPARTE - Il rito funebre è stato celebrato alle 10, in una chiesa deserta, presenti solo la madre Antonietta, 77 anni, la sorella della donna e sua nipote, oltre a uno o due fedeli. «Una solitudine impressionante - racconta il parroco che ha celebrato il funerale, don Giuseppe Nicodemo - fisicamente testimoniata dal fatto che nemmeno i parenti si sono seduti nei banchi vicini alla navata. Non ho potuto che pregare per questo povero fratello e per sua madre, che è stata per tutto il tempo seduta in disparte sul fondo della chiesa. È la prima volta che celebro avvertendo in maniera così forte il dramma della solitudine». Don Giuseppe, parroco di trincea, non si aspettava di fare questo funerale: «Mi hanno chiamato dall'impresa di pompe funebri, poi l'hanno trasportato qui. Io non li conoscevo, penso frequentassero l'altra chiesa, quella più vicina casa loro di Santa Maria dell'Arco», spiega. «Occorre riflettere - conclude - su quanto non ci accorgiamo del disagio intorno noi e quante paure inutili ci portiamo dietro».Venerdì un gruppo di tecnici dell'Unità operativa prevenzione collettiva dell'Asl Napoli 1 ha effettuato una disinfezione all'interno del palazzo e nel cortile di accesso alla piccola stanza dove viveva l'uomo.

DIMESSI DUE PAZIENTI - Sono stati intanto dimessi dall'ospedale «Cotugno» due dei cinque pazienti ricoverati per aver contratto il virus H1N1. Si tratta dello studente greco, risultato positivo ai test giovedì scorso, e di una bambina di cinque anni. In entrambi i casi - ha detto il direttore sanitario del Cotugno, dott. Cosimo Maiorino -, le loro condizioni non destano preoccupazioni. Un altro ricovero per sospetta influenza di tipo A è avvenuto nelle ultime ore al Cotugno. Sono quattro in totale i pazienti ricoverati nell'ospedale napoletano per infezione da virus H1N1. Da sabato mattina una ventina di persone hanno chiesto di sottoporsi al test per l'influenza A: una cifra giudicata «fisiologica» dagli operatori della struttura: «Al momento solo qui da noi è possibile effettuare il test. Tutti vengono al Cotugno».

MONZA, STABILE IL PAZIENTE - Continua a dar segni di lieve miglioramento il 24enne di Parma ricoverato al San Gerardo di Monza per una complicanza polmonare dovuta al virus dell'influenza A, e che nei giorni scorsi è risultato ai primi test libero dal virus A H1N1. Il ragazzo è però ancora in gravi condizioni a causa di un'infezione dal batterio Pseudomonas aeruginosa, sopraggiunta durante il ricovero ma svincolata dall'influenza A.

SPAGNA, MUORE ANZIANA - Sale a 24 in Spagna il numero dei morti per l' influenza A: una donna di 77 anni che aveva contratto il virus H1N1 è deceduta la notte scorsa a Malaga. La donna soffriva di altre patologie croniche. Il premier spagnolo Josè Luis Zapatero ha indicato che il Paese «è pronto» ad affrontare l'estensione della malattia. «Abbiamo già destinato 333 milioni di euro a questa eventualità e l'esperienza mi dice che probabilmente dovremo prevedere ulteriori spese».

TURCHIA, SQUADRA CONTAGIATA - Febbre alta, tosse e mal di gola per 11 calciatori di una squadra della terza divisione turca: a quanto reso noto dalla Cnn turca, sarebbero affetti dal virus H1N1. I giocatori sono tutti del Keciorenspor, squadra di Ankara. Gli atleti vengono sottoposti a cure antivirali in ospedale e a casa, mentre il Keciorenspor ha annullato la partita prevista per questa settimana. In Turchia sono 414 i casi accertati di H1N1, secondo quanto ha comunicato il ministero della Salute.

Rossi-Lorenzo, sfida infinita a Misano

DOMENICA SI CORRE IL GP DI SAN MARINO

Valentino partirà in pole position grazie a un grande tempo. Al suo fianco Pedrosa che precede Lorenzo


MISANO - Salvo imprevisti che, come si è visto sulla pista di Indianapolis, nella MotoGp non mancano, sulla pista di Misano sarà una sfida tutta Yamaha, con Pedrosa pronto ad approfittare nel ruolo di terzo tra i due litiganti. A conferma arrivano i dati delle prove sulla pista di Misano, dove domenica si corre il Gp di San Marino. Valentino Rossi è stato il più veloce precedendo Pedrosa, che a sua volta ha sopravvanzato Jorge Lorenzo, compagno di squadra del pesarese.

POLE - Grande tempo di Vale Rossi nell'ultimo giro delle prove valide per lo schieramento di partenza su un tracciato che il campione del mondo ha dichiarato di non amare come il Mugello. Il Dottore a bordo della sua Yamaha ha fatto segnare il miglior tempo con uno strepitoso 1'34"338, precedendo di 0"222 Dani Pedrosa su Honda (1'34"560)), e il compagno di squadra Jorge Lorenzo in 1'34»808. Settimo Alex De Angelis, ottavo Andrea Dovizioso, decimo Loris Capirossi, 12esimo Marco Melandri.

COMMENTI - «Questa è una bella pole perché a tre minuti e dieci secondi dal termine delle prove ero "incasinato" nel traffico". Per la gara di domenica sono fiducioso», ha commentato Rossi appena sceso dalla sua Yamaha. Valentino vuole scacciare il ricordo della caduta di Indy con una bella vittoria, bissando così il successo della passata edizione. Una vittoria che in questa stagione avrebbe anche un triplice significato: fare contenti i propri fan che accorreranno a migliaia, dimenticare anche la sconfitta dell'altra gara casalinga al Mugello e soprattutto mettere le cose in chiaro con il suo avversario principale, il compagno di squadra, riallungando in classifica. Ma il «Dottore» dovrà fare i conti con la voglia di Lorenzo di vincere ancora. Non sarà facile per nessuno dei due, come visto a Indianapolis il possibile errore è sempre dietro ogni curva, eppoi ci sono anche gli altri da tenere d'occhio. Primo tra tutti Dani Pedrosa. Il pilota catalano della Repsol Honda Hrc, dopo aver dominato a Indy nelle qualifiche è caduto in gara ma la sua voglia di vincere è intatta. Rimanendo in casa Hrc, novità sulla RC212V ufficiale di Andrea Dovizioso che a partire da Misano monta le sospensioni Ohlins al posto delle Showa che invece continuerà ad adottare Pedrosa.

Avellino, scoperta casa di appuntamenti dominicane a letto con il timer

AVELLINO (5 settembre) - Dopo le cinesi, le rumene, le polacche, il gigolò con trascorsi in tv, la partenopea, le colombiane e le brasiliane, è arrivata anche la volta delle dominicane. Il mercato della prostituzione, in città e nell'hinterland, ormai non conosce più confini. Malgrado l'incessante opera di carabinieri e polizia, che dal 5 aprile ad oggi hanno posto sotto sequestro ben 14 alcove, le case di appuntamenti continuano a spuntare come funghi e nei posti più impensabili. I carabinieri del nucleo radiomobile, diretti dalla tenente Silvia Gobbini e dal comandante Genovino Moschella, hanno fatto irruzione in un appartamento situato alle spalle del teatro Gesualdo.In scena, stavolta, hanno trovato due avvenenti dominicane, di 31 e 32 anni, sorprese a svolgere il mestiere più antico del mondo.
A differenza delle loro concorrenti cittadine, però, le due dominicane offrivano alla clientela, proveniente perfino da fuori regione, anche l'opzione di prestazioni ad ore. In pratica, alla normale tariffa che oscillava tra i 100 e 150 euro a seconda dei gusti del cliente, le due dominicane in servizio al quinto piano di via Fricchione davano ai visitatori la possibilità di intrattenersi per ore nell'alcova. E' stato questo il caso di un 20enne della provincia di Foggia, sorpreso all'interno della casa, al quale 3 ore di sesso sono costate 300 euro. Quanto basta per far scattare la denuncia a piede libero nei confronti delle due donne che sono risultate in regola con il permesso di soggiorno, ma non nuove a questo tipo di reato per essere state già denunciate, negli ultimi quattro anni di permanenza in Italia, a Roma e Napoli.
I militari dell'Arma hanno sequestrato il momentaneo ricavato dell'illecita attività, che ammonta a 760 euro, e l'appartamento, che è risultato essere di proprietà di una società immobiliare costituita a Roma ed amministrata da un irpino di 42 anni. L'immobile è risultato locato in modo regolare, con contratto registrato, ed in regola con le quietanze di fitto, 450 euro, che venivano riscosse mensilmente da uno dei soci della società. L'amministratore, che è stato già ascoltato dai carabinieri per sapere se fosse a conoscenza che all'interno dell'appartamento al quinto piano si stesse consumando una simile attività, ha risposto agli inquirenti di esserne totalmente all'oscuro della vicenda e di non sapere nemmeno che vi fossero nell'appartamento due donne avendo lui stesso stipulato l'accordo con una sola ragazza. Con l'operazione di ieri, quindi, sale a 14 il numero delle case d'appuntamento chiuse dal cinque aprile scorso in città e nell'hinterland mentre tocca quota 25 il numero delle donne denunciate per prostituzione.

Rapine nei ristoranti di Chiaia e Posillipo Arrestati due pregiudicati: un ricercato

Sarebbero coinvolti nella rapina al ristorante «la Cantinella»
e in altri raid avvenuti a Chiaia, Posillipo e Fuorigrotta




NAPOLI (5 settembre) - Due pregiudicati sono stati arrestati dalla polizia con l'accusa di aver compiuto una decina di rapine nel mese di agosto nei quartieri di Chiaia, Posillipo e Fuorigrotta a pub e ristoranti. Una terza persona è stata denunciata. I tre potrebbero essere coinvolti nella rapina al ristorante «la Cantinella», come anticipato oggi dal Mattino.

Un quarto componente della banda è ricercato. Francesco Rossi, 29 anni, e Luigi De Gais 22 devono rispondere di concorso in rapina aggravata porto e detenzione illegale di pistola. A.S., 27 anni, è stato denunciato per gli stessi reati. I quattro agivano a bordo di una moto «Hornet» ed un ciclomotore «Piaggio Liberty».

Due di essi si avvicinavano all'interno del locale da rapinare, uno si posizionava sull'uscio della porta d'ingresso e l'altro armato di pistola razziava il bottino. Francesco Rossi e De Gais hanno affrontato il 1 agosto due giovani a S. Lucia rapinandoli degli orologi «rolex». In un pub della Riviera di Chiaia sono stati rapinati 1000 euro d'incasso ed il rolex di un cliente. Un'altra rapina è stata messa a segno in un bar di via Caravaggio, dove un giovane armato di pistola ha portato via l'incasso.

La Polizia sta adesso accertando il coinvolgimento della banda in altre rapine, ed in particolare quelle al ristoranti «La Cantinella» ed alla «Pizzeria Brandi». De Gais è stato intercettato nella ieri sera in Via Cesario Console a bordo di una delle moto utilizzate per le rapine, Rossi è stato bloccato in appartamento di S. Anna di Palazzo.

Mesero, gli operai bloccano l'ad in ufficio prosegue la protesta sul tetto della Esab

La tensione è scoppiata quando i sindacalisti hanno spiegato agli operai in attesa davanti all'azienda che non erano stati fatti passi avanti e che la riunione era aggiornata a lunedì
di Sandro De Riccardis

MILANO - Un intero pomeriggio di trattative dopo tre giorni di protesta sul tetto della fabbrica, con un operaio colpito da infarto e finito in ospedale. E quando l´incontro con i vertici dell´Esab Saldatura di Mesero, hinterland nord-ovest di Milano, si conclude con un nulla di fatto, la frustrazione e la rabbia portano all´assedio dell´amministratore delegato, Massimo Impavidi, che obbliga il primo dirigente dell´azienda - controllata dal fondo inglese Charter International - a restare nel suo ufficio al primo piano. Solo l´intervento dei carabinieri lo libera dalla presenza soffocante degli 85 operai che rischiano la cassa integrazione e il licenziamento.

La tensione scoppia quando i sindacalisti spiegano agli operai in attesa che la riunione è aggiornata a lunedì senza passi avanti. «Siamo lontani anni luce dalle richieste sul mantenimento dell´attività produttiva» sintetizza Walter Montagnoli, dei Cub. «Ci hanno promesso una mancia - dice Valerio Garavaglia, della rsu, 51 anni di cui 29 in azienda, uno degli otto che ha passato le prime due notti in un sacco a pelo sul tetto dello stabilimento.

L´Esab produce dal 1935 polvere e fili per saldature. Ha commesse nell´industria automobilistica italiana, ma anche in Europa e nord Africa. Ma dopo l´acquisto da parte di Charter International, che ha rilevato le attività dagli originari proprietari svedesi, dopo due mobilità che hanno lasciato a casa una parte dei lavoratori, il gruppo intende procedere oggi alla cassa integrazione per chiudere lo stabilimento di Mesero. Ieri l´azienda ha migliorato la propria proposta: dalle sei mensilità assicurate nei giorni scorsi alle 14, su 24 mesi totali di cassa integrazione. Un´offerta definita «inaccettabile» dai lavoratori. Così alcuni operai salgono al primo piano, raggiungono l´amministratore delegato e direttore del personale e chiedono ad alta voce di proseguire le trattative ad oltranza. Solo l´arrivo dei militari convincono gli operai a desistere.

«A me sembra che l´azienda ha fatto un grosso passo avanti nella sua offerta - dice Massimo Impavidi - La nostra proposta è ragionevole, certo è che non intendiamo decidere sotto minaccia». E sui dieci minuti di assedio, il dirigente minimizza. «C´è stata solo una discussione più animata, nessun sequestro. La tensione è comprensibile quando ci sono famiglie da tutelare».

In attesa della ripresa delle trattative di lunedì, gli 85 dipendenti non intendono arrendersi. Raccontano come la Esab «fino a un anno fa produceva su tre turni e con gli straordinari». Ricordano la storia di una realtà legata indissolubilmente al territorio. «Siamo figli e nipoti di ex operai - dicono - e abbiamo visto morire i nostri vecchi per silicosi, perché fino a qualche decennio fa l´Esab usava polvere di silicio senza protezione per chi respirava».

Ora accusano: «Chiudono l´impianto per trasferire la produzione a Est e speculare con la vendita dell´area, 77 mila metri quadrati che con l´Expo hanno triplicato di valore per la vicinanza alla Milano-Torino e alla superstrada per Malpensa. «L´area rimarrà industriale - assicura il sindaco Riccardo Molla, figlio di un operaio Esab morto a 59 anni per silicosi - La sfida è trovare nuovi investitori che tengano viva l´attività produttiva». Da lunedì, lavorerà a questo obiettivo anche il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, che si dice «pronto a mediare, ma a una condizione: che gli operai scendano dal tetto».
(04 settembre 2009)

Università, riforma tradita: tre pubblicazioni e scatta l'assunzione

di Anna Maria Sersale
ROMA (5 settembre) - I concorsi per ricercatori? La negazione del merito. Gli atenei abbassano l’asticella e nei nuovi bandi di concorso chiedono un numero esiguo di pubblicazioni scientifiche. Molti si limitano a chiederne tre, quattro o cinque. Mettendo un limite verso l’alto, anziché verso il basso. In pratica viene aggirata la legge.

Il sistema varato a novembre per combattere il nepotismo e dare chance ai più bravi stabilisce che la produzione scientifica sia l’unico metro di giudizio (oltre alla valutazione del curriculum).

Dunque, dovevano sparire prove scritte e orali che per anni hanno consentito di truccare gli esami. C’era da augurarsi una interpretazione rigorosa di questa legge che avrebbe dovuto garantire criteri meritocratici. Invece, le lobby accademiche ancora una volta hanno forzato i meccanismi del reclutamento.

Nei 170 concorsi banditi da 27 università nei mesi scorsi il 50% degli atenei ha tradito la riforma. Con un comportamento eticamente discutibile hanno fissato limitazioni al numero massimo di pubblicazioni presentabili dai candidati e ripristinato prove di idoneità sulla base di titoli non conformi alle nuove regole o previsto la valutazione con esami scritti e orali (aboliti).

Che cosa è accaduto nei mesi scorsi? L’Associazione precari della ricerca ha fatto una rilevazione: «Non che le pubblicazioni si valutino a peso, ovvio, ma la scelta di indicare un così basso numero di lavori è davvero sconcertante», afferma Francesco Cerisoli, biologo di 33 anni, emigrato in Olanda con moglie e figli, che in attesa di poter rientrare ha fondato in Italia l’Associazione.

«In alcuni casi i limiti alle pubblicazioni - sostiene ancora Cerisoli - sono talmente bassi da porsi perfino al disotto dei limiti raccomandati dal Cun, il Consiglio universitario nazionale». Il decreto Gelmini aveva come obiettivo quello di combattere il nepotismo, perché nelle nostre università, grazie a un sistema di scambio, con la protezione dei baroni salgono in cattedra mogli, amanti e rampolli.

Ma con la copertura della vecchia legge Berlinguer, mai abrogata, molti atenei continuano ad aggirare la riforma che doveva garantire trasparenza. Però ora, visto il comportamento degli atenei, il ministro promette azioni legali contro chi non rispetta le regole, inoltre il governo prepara un provvedimento per cancellare definitivamente la normativa precedente.

Il limite di 3 pubblicazioni lo ha fissato il Politecnico di Milano per Tecnologie e sistemi di lavorazione, settore Ingegneria. Eppure per questa materia i criteri minimi suggeriti dal Consiglio universitario nazionale parlano di 6 pubblicazioni. Anche l’Università di Sassari, settore Biochimica, chiede 3 pubblicazioni, contro le 5 suggerite dal Cun.

Ma andiamo avanti. Mettono il limite di 4 pubblicazioni l’università dell’Insubria, settore Ecologia (in questo caso il limite è formalmente di 5 pubblicazioni, però viene inclusa la tesi di dottorato e quindi di fatto il limite sulle pubblicazioni è di 4). Si sono attestate a 5, ma sono sempre al di sotto dei criteri minimi, l’università di Cassino, per Progettazione meccanica e costruzione macchine. Ancora il Politecnico di Milano, per Scienza e tecnologia dei materiali; e per Sistemi di elaborazione delle informazioni.

Stessa situazione per l’università di Camerino, Disegno industriale e Restauro. Alla Ca’ Foscari di Venezia, Scienza delle Finanze; a Roma Tre, Diritto Privato Comparato e Diritto Romano e dell’Antichità. A Foggia, i concorsi per Storia Medievale; Psicologia Generale; e Didattica e Pedagogia Speciale. A Foggia hanno fatto mea culpa, a Cassino non si sono pentiti. L’elenco dei ”limiti” potrebbe continuare.

Perché avete fissato un tetto ai lavori da presentare? Risponde il rettore del Politecnico di Milano, Giulio Ballio: «Abbiamo chiesto ai ricercatori di autovalutarsi, di selezionare i propri lavori, presentando gli studi migliori, quelli pubblicati su riviste internazionali, perché quello che esce sulle riviste Isi vale molto di più. Tanto, nel curriculum, c’è l’elenco complessivo delle pubblicazioni. Siamo perfettamente in regola con il decreto ministeriale e siamo d’accordo sulle regole meritocratiche».

Ma c’è anche un altro problema, non meno preoccupante: il blocco dei concorsi. I 170 banditi sono ben poca cosa rispetto ai 1050 autorizzati tre anni fa da Fabio Mussi. «Fermi anche i concorsi annunciati dalla Gelmini», conclude l’Associazione dei ricercatori precari che non abbassa la guardia.

Berlusconi riunisce gli ex forzisti: politicizzare le regionali, l’Udc con noi

di Marco Conti
ROMA (5 settembre) - «Io sono la prima vittima di questo clima». «Sono mesi che la mia vita privata viene sbattuta in prima pagina». «Di quello che fa ”Il Giornale” io non so nulla e non c’entro nulla. Quando ha scritto cose che non condividevo l’ho sempre fatto sapere pubblicamente. E così è stato anche sulla faccenda di Avvenire».

Davanti ad un capo dello Stato ormai abituato ad ascoltare i suoi sfoghi, Silvio Berlusconi ieri pomeriggio ha ripetuto la linea di autodifesa che da qualche giorno ostenta a quel gruppo di stretti collaboratori che non condividono del tutto la strategia d’assalto messa a punto nella calda estate di Arcore.

Alla presenza del sottosegretario Gianni Letta e del ministro Sandro Bondi, il presidente del Consiglio ha avviato l’ora di colloquio al Quirinale elencando le disponibilità dell’esecutivo per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Giorgio Napolitano ha ascoltato con interesse la relazione del ministro della Cultura, riservandosi un giudizio complessivo sull’intero programma appena sarà definito.

Qualche cautela in più il presidente della Repubblica l’ha mostrata quando il Cavaliere è passato a lamentarsi «dell’imbarbarimento» della vita pubblica e di una stampa che considera sua nemica, malgrado possieda direttamente e non una considerevole mole di mezzi di informazione. Berlusconi ha elencato al capo dello Stato la valanga di accuse di cui è stato oggetto nelle ultime settimane e ha giustificato anche le cause intentate ad un paio di quotidiani. Ovvia quindi la disponibilità del premier a siglare una pace, come altrettanto ovvia la consapevolezza del Cavaliere che i prossimi 3-4 mesi potrebbero essere difficili e che non è aria di sotterrare l’ascia di guerra.

Con un velo di imbarazzo, il presidente della Repubblica si è guardato bene dall’entrare nel merito, ma al tempo stesso ha invitato il presidente del Consiglio alla «moderazione», e «all’equilibrio» perché «il Paese ha bisogno di un clima sereno» anche per uscire dall’attuale crisi economica.

Ovviamente Napolitano non può non essere preoccupato per lo scontro in atto che esce dai confini nazionali e non fa fare bella figura al Paese. Inoltre sul Colle si avverte «la consapevolezza della delicatezza della situazione» nei rapporti con la Santa Sede e con l’Unione Europea. Lo scontro con Bruxelles, con tanto di minaccia di veto se non si bloccano le esternazioni dei portavoce dei commissari, non può far piacere al Quirinale. Così come atterrisce il Colle la sola eventualità che si possa aprire un contenzioso con lo stato del Vaticano. Se il capo dello Stato non poteva non dissentire dal giudizio molto duro del premier sulla stampa, al tempo stesso Berlusconi si è lamentato delle difficoltà che l’azione di governo incontra proprio per il fuoco di sbarramento di cui è oggetto.

Dal colloquio con il capo dello Stato il Cavaliere è uscito più sollevato anche se coloro che hanno partecipato al pranzo che a palazzo Grazioli ha preceduto la salita al Colle, raccontano di un premier irritato e non solo per le voci, poi smentite, di un cambio ai vertici dei Servizi segreti.

Con Bondi, Verdini, Quagliariello e Cicchitto, Berlusconi ha discusso delle elezioni regionali che considera come occasione per ribadire la forza del suo schieramento, mentre il Pd si macera in un eterno congresso. Il fatto che al pranzo non siano stati invitati i capigruppo e i vice ex An, come Gasparri e Bocchino, non ha fatto piacere a via della Scrofa che interpreta l’esclusione come un’ulteriore presa di distanza da Gianfranco Fini. Fatto sta che ieri a palazzo Grazioli si è discusso a lungo se esiste ancora il rischio della «scossa» annunciata a suo tempo da D’Alema, o della «spallata» evocata ieri sera da Bossi.

Raccontano che il Cavaliere voglia politicizzare al massimo le elezioni regionali nel tentativo di stringere un’intesa l’Udc di Cesa e Casini. Di alleanze a macchia di leopardo Berlusconi non vuol sentir parlare, anche perché intende ancora una volta spendersi in prima persona nella campagna elettorale e vuole «alleanze chiare».

Nel pressing che sta esercitando in queste ore sui centristi, il Cavaliere è pronto anche a mettere la ”carota” del governo. Magari, spiegava ieri l’altro a Bossi nel viaggio in aereo, anche arrivando a un voto politico anticipato da tenersi assieme alle elezioni regionali, in modo da obbligare l’Udc a schierarsi spazzando via ogni scenario alternativo. Ieri sera il Senatùr dava per scongiurata «la spallata» sostenendo che Berlusconi «ha tenuto». Il Cavaliere non sembra avere le stesse certezze dell’alleato

Lockerbie, Londra ammette: "Megrahi libero per il petrolio"

Abdelbaset al-Megrahi è accusato dell'attentato aereo dell'88



Il ministro della Giusizia Jack Straw:
gli interessi commerciali sono stati
determinanti per la sua scarcerazione
LONDRA
La scarcerazione di Abdelbaset al-Megrahi, cittadino libico condannato all’ergastolo per la strage del volo Pan Am 103 nei cieli di Lockerbie, in Scozia, è stata motivata «in gran parte» da interessi economici e non da ragioni umanitarie. Dopo giorni di polemiche, rivelazioni e smentite, il ministro della Giustizia di Londra Jack Straw ha provato a fare chiarezza sulle ragioni del rilascio di al Megrahi. In una dichiarazione rilasciata al Daily Telegraph, Straw ha di fatto confermato che motivazioni commerciali e un accordo per l’esplorazione di petrolio tra la compagnia British Petroleum (BP) e la Libia hanno fornito un contributo determinante per il trasferimento del libico a Tripoli.

Le dichiarazioni di Straw rappresentano un nuovo, imbarazzante affondo nei confronti del primo ministro Gordon Brown, nonostante Straw abbia provato a "scagionare" il premier: «Non ho parlato con lui. Non ci sono documenti che lasciano pensare che fosse al corrente di tutto», ha detto. Ma solo mercoledì lo stesso Brown aveva negato un’intesa con Tripoli nel nome di un interesse nazionale.«Nessun accordo sul petrolio e nessun contatto tra me e il colonnello Gheddafi», aveva affermato Brown, ribadendo l’assenza di pressioni sul governo scozzese. Insomma, nella versione del capo del governo britannico, il rimpatrio di al Megrahi sarebbe stato deciso formalmente dalle istituzioni di Edimburgo, che dal 1997 godono di una speciale autonomia nel settore giudiziario.

Ma alcuni giorni fa, proprio l’esecutivo scozzese, guidato dallo Scottish National Party, ha pubblicato i resoconti delle trattative con la controparte libica. E in una delle conversazioni vengono riferite le parole di un sottosegretario del Foreign Office britannico, secondo il quale «né il ministro degli Esteri né il premier avrebbero voluto che al Megrahi morisse in prigione».

Intanto, ieri, il gruppo petrolifero britannico BP ha smentito di avere fatto campagna per la liberazione del libico, pur ammettendo di avere auspicato la firma rapida di un accordo di trasferimento di prigionieri tra Londra e la Libia. «BP ha attirato l’attenzione del governo britannico a fine 2007 riguardo alle nostre preoccupazioni sui progressi troppo lenti dei negoziati per un accordo di trasferimento di prigionieri con la Libia», ha indicato un portavoce del gruppo.

«Come molti altri, sapevamo che un ritardo avrebbe potuto avere conseguenze nocive per gli interessi commerciali britannici, anche per la firma di un accordo di esplorazione di BP», ha insistito il portavoce della compagnia petrolifera. «Tuttavia, esponendo questa posizione al governo, noi non abbiamo evocato il caso di al Megrahi poiché eravamo completamente coscienti del fatto che era di esclusiva competenza dell’esecutivo scozzese e non delle autorità britanniche», ha concluso la font

Morto 13enne colpito dagli israeliani

Il ragazzo era stato ferito ieri sera da alcuni colpi di mortaio con il padre e tre fratelli a Beit Hanun
GAZA
È morto oggi, a causa della gravità delle ferite riportate, un ragazzo palestinese di 13 anni colpito ieri secondo fonti locali da proiettili dell’artiglieria israeliana, entrata in azione in risposta al lancio di un razzo al confine con la Striscia di Gaza: la porzione di territorio palestinese controllata dagli integralisti di Hamas. Lo riferisce l’agenzia Maan.

Secondo testimonianze raccolte sul posto, il ragazzo - Ghazi Maher Ghazi Az-Zàanin, nato nel 1995 - era stato ferito ieri sera con il padre e tre fratelli (i quali hanno riportato lesioni meno gravi) a Beit Hanun, vicino al confine con Israele, da colpi di mortaio sparati da una postazione israeliana. Colpi di reazione al lancio di un razzo fatto partire poco prima dalla zona da miliziani islamici ed esploso senza conseguenze in un’area disabitata. L’episodio - che i portavoce militari israeliani non hanno per ora confermato, annunciando tuttavia accertamenti in corso - s’inserisce in una catena di incidenti simili, tornatisi a moltiplicare negli ultimi giorni al confine fra Israele e la Striscia.

Londra, omicida trans ottiene il trasferimento nel carcere femminile

Lo ha deciso Alta Corte Londra,
contro il rifiuto ministro Giustizia.
Ora «A» potrà diventare effettuare
l'operazione per diventare donna
LONDRA
Un killer transessuale, che in principio era un uomo, ha vinto una battaglia legale per essere «trasferita» in un carcere femminile e sperare così di diventare una «vera donna». La detenuta, condannata all’ergastolo per tentato stupro e omicidio, cambierà cella fra poche settimane, dopo che la sentenza di un tribunale londinese ha respinto la decisione del ministro della Giustizia britannico, Jack Straw, affermando che il rifiuto di trasferirla viola la Convenzione europea sui diritti umani fondamentali e nel lungo termine aumenterebbe la sua pericolosità in società.

Secondo l’Alta corte di Londra, al transessuale, che ha circa vent’anni e nei documenti è chiamata semplicemente «A», è stato riconosciuto per legge il suo stato di donna, con tanto di modifica sul certificato di nascita. Si è fatta togliere in modo permanente i peli su gambe e faccia con il laser e si è fatta crescere il seno grazie a un trattamento ormonale, ma non è autorizzata a indossare gonne o camicie o più di un leggero trucco, nell’ala della prigione maschile, riservata ai prigionieri «vulnerabili», dove è detenuta.

Descrivendola come «una donna imprigionata nel corpo di un uomo», il suo legale, Phillipa Kaufman, ha spiegato che l’unica cosa che le manca per essere totalmente donna è un’operazione chirurgica, la quale, tuttavia, non è possibile fino a quando rimane nel carcere maschile. I dottori - come è prassi in questi casi - le hanno negato l’intervento finchè non vivrà per un periodo prolungato nelle vesti di donna. Per questo non ha speranza di farsi operare fino a quando non sarà trasferita nella prigione femminile.

Lo spostamento in un'altra sede - avevano sottolineato dal dipartimento di Giustizia - avrà un costo extra di 80mila sterline. «A», che ha strangolato il fidanzato con un paio di calze, ha scontato finora cinque anni in carcere, ma il periodo minimo, dopo il quale va presa in considerazione la libertà vigilata, è scaduto nel 2007.

AFFONDA BATTELO IN MACEDONIA, 10 MORTI

SKOPJE - Almeno dieci persone sono morte nel naufragio di un battello turistico oggi nel lago di Ocride, in Macedonia. Lo ha annunciato il governo. L'imbarcazione trasportava prevalentemente turisti bulgari. In un comunicato il governo dice di temere che il bilancio si aggravi, dato che a bordo del traghetto si trovavano una cinquantina di persone. Il battello, l'Iliden, si trovava a circa 200 metri dalla costa, al'altezza di un campeggio 12 km a sud della citta' di Ocride, quando e' colato a picco per motivi ancora sconosciuti. L'incidente e' avvenuto alle 11 locali (e italiane). I primi a soccorrere i naufraghi sono stati alcuni turisti che soggiornano nel campeggio e che si sono recati in barca sul luogo dell'incidente. Squadre di soccorso si sono rapidamente unite alle operazioni di salvataggio. Quattro ministri, fra cui quelli dell'interno e della difesa, si stanno recando a Ocride, secondo il comunicat

SCUOLA IN PIAZZA, PRECARI IN MUTANDE A PALERMO

PALERMO - Hanno indossato mutande e costumi da bagno, sopra i vestiti, per attirare ancora l'attenzione dell'opinione pubblica sulla loro situazione di precari della scuola ''rimasti in mutande'' e che non ''possono neanche andare a mare per una breve vacanza''. La manifestazione di insegnanti e personale Ata si e' svolta davanti l'ufficio scolastico in via Praga a Palermo dove da dieci giorni e' in atto un presidio permanente di precari con cartelli e striscioni contro la riforma della pubblica istruzione.

Ieri sera, dopo che il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, aveva fissato un incontro per martedi' prossimo, i cinque precari in sciopero della fame avevano interrotto la protesta. Stamane il portavoce di Idv, Leoluca Orlando, e' andato ad ascoltare le richieste dei precari e a portare la solidarieta' del partito.

Il coordinamento della protesta chiede: il ritiro dei tagli della scuola pubblica; la stabilizzazione di tutti i precaridella scuola; la risoluzione della vertenza del personale Ata. Il coordinamento rifiuta i contratti di disponibilita'. I sindacati provinciali della scuola Flc-Cgil, Cisl, Uil e Snals hanno indetto per il 14 settembre una manifestazione a Palermo e ieri sera hanno deciso di sospendere l'occupazione dell'Ufficio scolastico.


CORTEO E SIT-IN ANCHE A MESSINA

Circa 400 precari della scuola stanno protestando per il ''No gelmini day'' davanti alla sede della prefettura di Messina, dove sono giunti in corteo, dopo aver sfilato per le vie della citta' partendo da piazza Municipio. I manifestanti hanno portato in corteo una bara con scritto' ''La scuola e' a lutto per la perdita dei suoi precari''. ''In citta' - ha detto Mariagrazia Pistorino, segretaria della Flc Cgil di Messina - la situazione dei precari e' gravissima. Apprezziamo lo sforzo del governatore Raffaele Lombardo per garantire alcuni inserimenti lavorativi nell'ambito di progetti speciali, ma si tratta solo di palliativi. Al governo regionale chiediamo un impegno maggiore per fare pressione sull'esecutivo nazionale''. ''Non e' vero - ha aggiunto Katia Santacroce, presidente del Comitato insegnanti precari di Messina - che saranno penalizzati soltanto i giovani, tra di noi ci sono precari da oltre 20 anni. Continueremo ad occupare il provveditorato ad oltranza finche' non avremo risposte''

OSPEDALE LO DIMETTE, BIMBO 9 MESI MUORE POCO DOPO A CASA

NAPOLI - Dimesso perche' non ritenuto un caso urgente, un bimbo di nove mesi e' morto poco dopo a casa: secondo quanto denunciato dai genitori della piccola vittima sarebbe accaduto a Napoli. Ora la Procura di Nola (Napoli) ha aperto un'inchiesta su un presunto caso di malasanita' che si sarebbe verificato al Secondo Policlinico di Napoli.

Il bimbo, mesi fa, secondo quanto riferisce il quotidiano 'Il Roma', era stato sottoposto ad un delicato intervento cardiochirurgico che sembrava essere perfettamente riuscito. Poi, l'altro giorno, piangeva disperato: i genitori hanno deciso, cosi', di portarlo al Secondo Policlinico dove era stato
operato. I medici, sostengono nella denuncia i parenti del piccolo, non lo hanno ritenuto un caso urgente; hanno detto che poteva essere dimesso ed essere inserito nella lista d'attesa per essere operato la settimana successiva.

Il bimbo, tornato nella sua casa di Casalnuovo (Napoli), ha avuto una crisi: inutili i tentativi di rianimarlo da parte degli operatori del 118; e' giunto' gia' morto al pronto soccorso della clinica privata Villa dei Fiori di Acerra.

Genova, bufera sul Lido dei vip

L'opposizione: indagate, dietro c'è la mafia. La Finanza. per ora nessun fascicolo


FERRUCCIO SANSA

GENOVA
Se le acque del Lido potessero, racconterebbero di una giovane timida con la corona di Miss. Era il 1952 e la ragazzina si chiamava Sofia Scicolone. Soltanto più avanti diventò la Loren. Sullo stesso mare hanno scherzato e cantato Paolo Villaggio e Fabrizio De André. Eccoli i bagni Lido. I più grandi d'Europa quando furono costruiti nel 1908, un simbolo per Genova e per l'Italia balneare.

Oggi intorno ai Lido e al mega-progetto per recuperarli Genova si è spaccata. Una divisione che ha spinto il sindaco Marta Vincenzi sull'orlo della crisi, quando l'opposizione e parte della maggioranza di centrosinistra bocciarono il progetto. Ieri l'ultimo capitolo: un consigliere comunale, Gianni Bernabò Brea (La Destra), presenta un'interpellanza: «Secondo notizie di stampa, il progetto Nuovo Lido avrebbe solleticato gli appetiti della criminalità organizzata». Di più: «Dalle indagini emergerebbero collegamenti con un'altra inchiesta su appalti a imprenditori in odore di 'ndrangheta». Una bomba. Procura, Finanza e Dia, però, hanno smentito a «La Stampa» l'esistenza di un fascicolo sul caso Lido: «Studiamo il progetto, come per tutte le grandi operazioni immobiliari». Non è bastato, però, per fermare le polemiche sul progetto che cambierà la spiaggia dei genovesi. Della borghesia, soprattutto, che d'estate affolla le vecchie cabine. Qui si discute di mare e di affari, qui nascono amicizie e alleanze.

Certo, il fascino dei Lido deriva anche dall'aspetto decadente, ma ci voleva un intervento. Così gli storici gestori, la famiglia Rizzo, hanno trovato un socio: Mario Corica ha portato una dote da 100 milioni. In molti hanno storto il naso: «Una persona che finora ha gestito piccole società ottiene un simile finanziamento?», chiede Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità. Altri, come lo stesso Bernabò Brea, puntano il dito sul mondo politico che starebbe alle spalle di Corica, vice-presidente della Fiera di Genova su indicazione del centrosinistra. L'interessato non nega: «Il segretario Pd Mario Tullo e il governatore Claudio Burlando sono amici fraterni, ho passato l'infanzia a giocare a pallone con loro. Non ho spinte politiche». Merito del progetto, sostiene Corica, anche l'appoggio del sindaco.

Quasi quasi ci si dimentica di parlare del progetto. A guardare i «rendering» degli architetti non sembra una delle classiche colate di cemento. Però fa una certa impressione vedere le case sulla spiaggia. Dopo la prima bocciatura in consiglio comunale, il progetto è stato ridotto e si appresta a essere approvato. Così sul Nuovo Lido arriveranno 1600 metri quadrati di case, 20 appartamenti. Poi 40 posti letto nella foresteria del Circolo Velico. Ancora: parcheggi e negozi. Le cabine saranno 950 (oggi sono 1000). I progettisti giurano: tutto in materiali ecologici. Ambientalisti e abitanti replicano: «Non era proprio possibile un'operazione di semplice recupero, nell'interesse pubblico e non di pochi?», chiede Andrea Bignone di Italia Nostra.

Di sicuro un intervento consistente, anche se accurato. Le simulazioni degli architetti sono belle. Ma sono, appunto, simulazioni.

Svolta pacifista di Chavez Vieta ai bimbi di giocare "alla guerra"

Proibiti videogames, pistole di plastica e anche i soldatitini
CARACAS
Giochi di guerra, giocattoli militari, spade, lance, pistole di plastica. Persino le collezioni di soldatini che hanno fatto la felicità di milioni di bambini nel mondo. In Venezuela saranno presto vietati. Il parlamento locale ha infatti votato una legge che proibisce la fabbricazione, l’importazione, la vendita ma anche l’uso di qualsiasi gioco per bambini che abbia a che fare con la violenza e con la guerra.

È la svolta pacifista di Hugo Chavez. La nuova legge sarà approvata in via definitiva nelle prossime settimane. Il vero obiettivo del presidente, si legge oggi su Repubblica, erano in realtà i giochi di guerra da computer, ma poi nei divieti della legge sono finite anche le armi giocattolo e tutto il resto. Le sanzioni per chi viola la legge sono dure: sono previste multe dai 10mila ai 100mila euro.

Karina Michelin





La sua fortuna è arrivata grazie a Piero Chiambretti, che infatti l’ha scelta per l’ultima edizione di Markette, dove la bella brasiliana si è fatta notare per le sue doti canore e, soprattutto, per i seducenti balli.

Credits: Armando Cattarinich/McPhotopoint.com

Marianne Fogarasy






Sta cercando di farsi largo nello showbiz a colpi di gossip. Un paio di mesi fa, per colpa di alcuni scatti piccanti pubblicati dai tabloid inglesi, stava per mettere a repentaglio il matrimonio di David Beckham.

Credits: Fernando Gallinelli/www.mcphotoint.com

Inghilterra, il villaggio dei bambini Più nascite che in Cina e in India

Il tasso di natalità è doppio rispetto alla media nazionale
Un autentico "baby boom" che costringe ad aprire nuove scuole

E il parroco scherza: "Ci deve essere qualcosa nell'acqua"

LONDRA - C'è un luogo dove il tasso di natalità è tra i più alti mondo. E non stiamo parlando di paesi come Cina, India, Indonesia o Brasile. Siamo in Inghilterra, in un piccolo villaggio del Cambridgeshire. A Cambourne, 7600 residenti appena, nascono 24,1 bambini ogni mille donne (il doppio della media del Regno Unito). Solo in pochi paesi, come Afghanistan e Iraq, la natalità è maggiore.

Secondo gli esperti lo straordinario numero di neonati sarebbe dovuto all'alta concentrazione di giovani coppie. Giovani, come giovane è anche il villaggio: Cambourne, a pochi chilometri da Cambridge, è stato infatti fondato nel 1999. "L'alto numero di nascite - ha detto Vicky Head, del reparto per la demografia del gruppo di ricerca - riflette il fatto che a Cambourne vivono molti giovani e c'è una proporzione di donne in età fertile più alta rispetto alla media nazionale". E anche rispetto ai villaggi vicini, se si pensa che il poco distante Cottenham ha un tasso di natalità di "soli" 13,2 bambini ogni mille donne, comunque più alto della media nazionale.

Più veloce dell'India. Questo vero "baby boom", in termini numerici, significa che Cambourne sta crescendo più velocemente dell'India (che ha invece un tasso di natalità del 21,67 per mille). Un buon primato, anche rispetto alla media mondiale del 19,95, ma che metterà presto a dura prova le infrastrutture del villaggio. Negli scorsi mesi è stata aperta una terza scuola elementare per far fronte alle richieste sempre più pressanti, anche se al momento l'assalto è agli asili nido.

Quasi tutti gli abitanti sono d'accordo nell'tribuire la responsabilità dello straordinario numero di nascite all'arrivo nel paese di coppie intorno ai 30 anni pronte a mettere su famiglia. Ma c'è anche chi, come il parroco John Vickery, ci scherza su: "Ci deve essere qualcosa nell'acqua".

Roma, certificati con lo sponsor "Così compreremo i computer"

Già dai prossimi mesi nel Municipio competente sul centro storico
Gli introiti pubblicitari serviranno a finanziare la banca digitale (costo 400mila euro)

di LAURA MARI


L'anagrafe di Roma
ROMA - Sul certificato di nascita, il logo del fruttivendolo. In calce ad una dichiarazione di inizio di un cantiere, lo slogan del macellaio. E sopra a una licenza o ad un permesso temporaneo, il nome del parrucchiere di zona. In mancanza di stanziamenti comunali, il I municipio di Roma (che ha competenze nell'area del centro storico della Capitale) ha pensato di intraprendere il cammino della digitalizzazione e dell'e-government autofinanziandosi con i "certificati sponsorizzati".

Pubblicità a pagamento e loghi che compariranno sugli atti rilasciati dallo stesso municipio. "In sostanza - spiega il presidente del I municipio Orlando Corsetti (Pd) - su ogni atto anagrafico, licenza o documento tecnico prodotto dalla nostra amministrazione territoriale potrà esserci il nome o il logo di un'attività commerciale di zona". Una sorta di pubblicità che servirà a finanziare la creazione del software per una banca digitale collegata a quella di altri enti e istituzioni pubbliche, come ad esempio il tribunale, il catasto o l'agenzia delle entrate.

"Nonostante il governo sembri puntare sulla digitalizzazione e sulla necessità di far funzionare al meglio i vari organi della funzione pubblica - precisa Corsetti - alle singole amministrazioni territoriali non vengono poi forniti gli stanziamenti economici necessari ad attuare i progetti di e-government. Nel nostro municipio, dove insistono le attività commerciali di tutto il centro storico di Roma, gli archivi sono ancora prevalentemente cartacei, la maggior parte dei computer non funzionano e gli atti impiegano oltre quindici giorni per essere trasferiti da un ufficio all'altro".

E così, per riuscire a creare la banca digitale (costo sui 400mila euro) il consiglio del I municipio ieri ha approvato un documento per la sponsorizzazione dei documenti amministrativi "come previsto dal regolamento comunale".

Dialetti e nuovo nome a piazza Venezia Ecco il piano per l'Unità d'Italia

Il programma per le celebrazioni del 150esimo anniversario per esaltare le "libertà locali"
Un "Tg del Risorgimento", l'orchesta di Arbore e su Facebook gli "amici" di Garibaldi e Mazzini

di FRANCESCO BEI


Il Quirinale
ROMA - Una celebrazione "pop", poco istituzionale, che molto concede ai nuovi fenomeni di comunicazione tipo Facebook e alla televisione. Con una decisa coloritura leghista sull'insieme e diverse sorprese, come quella di cambiare nome a piazza Venezia a Roma per ribattezzarla "piazza dell'Unità d'Italia". È il programma per le celebrazioni del 150esimo anniversario dell'Unità che Silvio Berlusconi e Sandro Bondi hanno illustrato ieri al capo dello Stato. Repubblica è in grado di anticiparne i contenuti, in attesa che il comitato dei Garanti presieduto da Carlo Azeglio Ciampi si pronunci nel merito.

E proprio Napolitano, preso atto "con soddisfazione" che il governo ha recepito il suo impulso a definire "senza ulteriori ritardi" il programma delle celebrazioni, ieri ha chiesto a Berlusconi il "pieno coinvolgimento" del comitato Ciampi.

"Che cosa è l'Italia per noi?", si è chiesto Bondi in Consiglio dei ministri illustrando le proposte. La riposta, musica per le orecchie di Bossi, è stata questa: "Il nostro governo ha sempre pensato alle molte Italie, perché la caratteristiche principale del nostro paese è di avere storie diverse". L'obiettivo del governo è quindi quello di "dare valore alle differenze in chiave federale". E per far questo ci sono molte strade. Anzitutto la "valorizzazione delle molte anime del Risorgimento". Non più o non solo "quella monarchica e quella democratico-liberale, ma anche quella federalista" di Cattaneo, nume tutelare del Carroccio.

Nella bozza del ministro si prevede inoltre un'antologia degli statuti comunali per esaltare le "libertà locali" delle Repubbliche italiane precedenti al Regno d'Italia. In quest'operazione rientra anche la riscoperta dei dialetti locali, che Bossi vorrebbe introdurre nelle scuole. "Un censimento dei dizionari dai vari dialetti all'italiano - sostiene Bondi - fotograferebbe la variegata realtà linguistica del dopo Unità e risponderebbe anche ad un'esigenza avvertita". E certamente sentita dalla Lega.

Ma visto che si parla di partito del Sud, anche i nostalgici dei Borbone saranno accontentati. Il piano del governo ipotizza infatti una manifestazione a Gaeta, la rocca dove venne schiacciata l'ultima resistenza di Francesco II, come "riconciliazione fra piemontesi e borbonici". Altre "chicche" del piano sono il cambio di nome di piazza Venezia a Roma e una grande manifestazione di avvio delle celebrazioni nel marzo 2011 all'Altare della Patria, a cui dovranno partecipare "tutti i sindaci d'Italia". Un'adunanza di più di 8000 primi cittadini.

Nel regno del magnate della tv, importanza primaria viene ovviamente data al piccolo schermo con un massiccio coinvolgimento della Rai. L'idea più originale è quella di dar vita a un "Tg del Risorgimento", un racconto della Storia "come fosse il Tg delle venti", per descrivere le giornate più memorabili dell'unificazione: "Titoli di apertura, corrispondenze dai campi di guerra, i retroscena della politica, le interviste ai protagonisti, gli editoriali". Spazio anche ai concerti. Quelli di musica classica, ma anche quelli dell'orchestra di Renzo Arbore.

E poi Facebook, nella speranza di attirare i giovani: "Verranno realizzate - dice Bondi - delle pagine dei principali protagonisti come Garibaldi, Mazzini, Cavour, che dialogheranno direttamente, come se fossero vivi, con i loro "amici" sulla Rete". Infine l'Italia in Dvd: "Venti Dvd da allegare ad uno dei maggiori quotidiani italiani per raccontare i momenti più importanti e i personaggi che hanno caratterizzato i primi 150 anni della storia d'Italia". Un solo quotidiano, ma al momento non è specificato quale.

Kunduz, rappresaglia dei talebani feriti tre militari tedeschi

Aperta un'inchiesta dopo il raid Nato in cui sono rimasti uccisi 90 civili
Oggi un ordigno è esploso nella stessa regione, controllata dalla Germania

KABUL - Un ordigno posto sul ciglio della strada è esploso oggi nella provincia di Kunduz ferendo tre soldati tedeschi. Lo rende noto il comando tedesco nella provincia, la stessa dove è avvenuto il raid aereo della Nato contro i talebani che avevano sequestrato due cisterne dell'esercito tedesco, un raid in cui sono rimaste uccise decine di persone, 90 secondo alcune fonti, 150 secondo gli ultimi aggiornamenti.

L'attacco di oggi "è avvenuto nell'area di Bagh-e-Millie sull'autostrada Kunduz-Takhar e la bomba ha parzialmente danneggiato un veicolo militare ferendo tre soldati", ha spieato Mohammad Nasir Alkozai, dell'ufficio stampa del comando tedesco. Considerata una provincia relativamente tranquilla, la zona di Kunduz - dove è schierato il grosso del contingente tedesco, oltre 3500 uomini, in Afghanistan - è diventata negli ultimi mesi teatro di attacchi da parte della guerriglia talebana.

Secondo altre fonti l'attacco contro i militari tedeschi è stato un attentato suicida. Il governatore della provincia, Mohammed Omar, infatti ha detto che l'attentatore si è lanciato a bordo di una macchina carica d'esplosivo contro il veicolo tedesco, ferendo i tre militari. E dai talebani è arrivata la rivendicazione dell'attacco che non avrebbe fatto vittime civili.

Le Nazioni Unite intanto annunciano una propria inchiesta sul raid della Nato a Kunduz, in cui sarebbero rimaste uccise quasi un centinaio di persone, tra i quali una sessantina di talebani e decine di civili. Peter Galbraith, il numero due della missione Onu in Afghanistan, ha espresso la preoccupazione per le vittime civili, spiegando che un team di inquirenti dell'Onu sono diretti nella regione.

"Deve essere esaminato quello che è successo per stabilire perchè un raid aereo è stato compiuto in circostanze in cui era difficile determinare con certezza che non vi fossero vittime civili" ha aggiunto. Il raid è avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì, mentre, secondo alcune ricostruzioni, intorno alle cisterne cariche di gasolio rubate dai talebani alle forze tedesche vi erano molti civili che stavano prendendo il gasolio dagli automezzi. La Nato ha annunciato l'avvio di un'inchiesta del raid con il presidente Hamid Karzai che ha definito "inaccettabile, in qualsiasi modo sia avvenuto, colpire i civili"

La fotocamera open-source che si aggiorna a costo zero

Verrà messa in commercio tra circa un anno e costerà poco più di 1000 euro. Il progetto è stato appoggiato da Nokia, Adobe Systems, Kodak e Hewlett-Packard
di SARA FICOCELLI


Marc Levoy
OPEN-SOURCE significa "codice aperto". Caratterizza quel software i cui autori consentono ad altri sviluppatori indipendenti di modificarlo e di migliorarlo, grazie a specifiche licenze d'uso. E' del tutto trasparente e anche gratis. Stavolta questa definizione riguarda il software che gestisce una macchina fotografica. La prima macchina digitale open-source verrà prodotta e messa in commercio nel giro di un anno. Il costo sarà decisamente elevato, più di 1000 euro. Ma va detto che questo dispositivo potrà essere aggiornato di continuo con nuovi programmi e reso quindi più moderno senza spendere altri quattrini, oltre alla possibilità per gli appassionati di informatica e fotografia di progettare personalmente le innovazioni da inserire.

L'idea è stata lanciata dal professore di scienze Marc Levoy della Stanford University in California, che con l'aiuto dell'assistente Andrew Adam ha creato la "Frankencamera", così battezzata perché realizzata utilizzando componenti di apparecchiature diverse come il chip di un Nokia N95, le lenti di una fotocamera Canon e una scheda madre Texas Instruments.

Con questo nuovo strumento sarà possibile creare applicazioni per controllare l'autofocus, il flash, sfruttare la velocità dell'otturatore per effetti particolari o fornire software per l'editing. Un negozio online sarà poi messo a disposizione degli utenti grazie a un sistema operativo basato su Linux, il sistema operativo open source per eccellenza.

Il progetto è stato appoggiato da Nokia, Adobe Systems, Kodak e Hewlett-Packard, consapevoli delle potenzialità che si spalancano quando la tecnologia sposa l'open-source (basti pensare all'Android market, dove sviluppatori di ogni parte del mondo mettono a disposizione i loro contenuti in modo trasparente, e spesso gratuitamente). "Le fotocamere di oggi - spiega Levoy a Sciencedaily- sono impostate in base a sistemi molto rigidi. Il nostro obiettivo è quello di ottenere la massima precisione a costi bassissimi".

Chi userà questa fotocamera non sarà costretto a stare dietro al mercato inseguendo il nuovo modello né a utilizzare i programmi messi in commercio e progettati per essere applicati solo a questo o quel modello. Potrà divertirsi e sperimentare di tutto, creando una macchina fotografica personale e al tempo stesso quanto mai "collettiva", perché frutto dei contributi di tanti appassionati. Ecco perché il professor Levoy tiene a precisare che "questa scoperta servirà a infondere negli amanti della fotografia un nuovo entusiasmo nei confronti delle tecnologia". E dalla passione, come è noto, possono nascere solo delle belle fotografie

Cina, bimba di 6 anni: «Da grande farò la funzionaria corrotta»

ROMA (4 settembre) - Ha destato scalpore in Cina una bambina cinese di sei anni che al primo giorno di scuola ha dichiarato che da grande vuole diventare una «funzionaria corrotta». Lo scrive il Southern Metropolis Daily, pubblicando un video nel quale la bambina - il cui viso è reso non riconoscibile - dichiara che da grande vuole diventare una funzionaria del governo.

Alla domanda «Che genere di funzionaria?» la bimba risponde candidamente: «Una funzionaria corrotta, perché i funzionari corrotti possiedono molte cose». Diversi visitatori del sito hanno commentato che le parole della bimba non fanno altro che riflettere la gravità del fenomeno in Cina. La corruzione all'interno del Partito Comunista continua a dilagare a tal punto da spingere il presidente Hu Jintao a dichiarare più volte che sconfiggerla è ormai per il Partito una questione «di vita o di morte».

Regata storica Venezia, Lega in rivolta per la telecronaca Rai "fatta da romani e siciliani"

ROMA (4 settembre) - Dopo il dialetto, le quote telecronaca. Naturalmente parole e musica della Lega Nord, nella persona del professor Alberto Mazzonetto, capogruppo al Comune di Venezia: «Da veneziano protesto tutta la mia rabbia perché ogni anno la diretta della Regata storica la fanno i romani».

Il buon professor Mazzonetto ritiene «scandaloso» che la diretta su Raiuno della Regata Storica, in programma domenica, sia affidata a giornalisti non veneziani, né veneti. «Ogni anno viene un saccente da Roma che confonde un pupparino con un transatlantico e pensa che la caorlina sia una dolce donna dell'estuario. Quest'anno poi sembra che i romani saranno due: come assistente viene una giornalista siciliana, non so quanto esperta della tradizione e cultura veneziana, ma si sa che noi veneti 'polentoni' davanti ai sapientoni romani dobbiamo stare solo zitti. Sono stufo, il Veneto non è una colonia».

L'uomo del Carroccio prevede anche interviste già scontate: «La scaletta delle interviste forse è già pronta: primo Cacciari, secondo Cacciari, terzo Cacciari e se avanza tempo qualcuno del Casinò che sono quelli che mettono i schei. È giunta l'ora della ribellione. Difendiamo la nostra tradizione marinara dal centralismo romano».

La Fiat va forte Oltremanica

26 mila Fiat 500 vendute in Gran Bretagna dal gennaio 2008



In Gran Bretagna immatricolazioni a +5,2%, trascinate dalla «500»
FABIO POZZO
Fiat Group conquista il 5,2% del mercato britannico, grazie anche all’effetto glamour della «500». L’exploit arriva con i dati di agosto resi noti dalla Society of Motor Manufacturers and Traders, l’associazione dei costruttori d’auto d’Oltremanica, che registrano complessivamente un aumento delle immatricolazioni del 6% rispetto all’agosto 2008, il secondo valore positivo dopo il +2,4% di luglio, che aveva invertito la tendenza dopo 15 mesi di crollo.

Il risultato del Lingotto in Gran Bretagna è il migliore dal 2001. Secondo Fiat Uk, sono «in aumento le vendite di modelli Fiat, Alfa Romeo e Abarth». In particolare, con 3.026 vetture vendute, la Fiat si è aggiudicata in agosto il 4,52% del mercato. A questa percentuale vanno aggiunte 344 Alfa Romeo (0,51%) e 59 Abarth (0,09%). Queste cifre indicano anche che dal suo lancio sul mercato britannico nel gennaio 2008, la Fiat 500 ha venduto 26.000 unità, mentre da gennaio 2009 l’Alfa MiTo ha superato le 3.000 unità. Abarth, inoltre, lanciata nel luglio 2008, ha contribuito con oltre 850 auto vendute al computo complessivo.

Altre indicazioni sul successo del Lingotto vengono dalle cifre delle vendite private e quelle in blocco per le aziende: Fiat mostra un +86% e Alfa +59%. Nel solo settore delle vendite private Fiat registra un +149%, e Alfa un +171%. Su base annua, la fetta di mercato privato Fiat è scesa del 1,2%, mentre quella dell’Alfa registra un +64%. Questo, a fronte di una flessione media di questo mercato automobilistico del 15,1%. «È una serie di risultati notevoli per il Fiat Group che evidenzia ancora una volta la crescente popolarità di Fiat, Alfa Romeo e Abarth in questo paese - dice Andrew Humberstone, direttore generale di Fiat Group Automobiles Uk -. Questo prova che abbiamo una gamma di automobili che gli automobilisti britannici vogliono vedere e guidare».

Intanto arrivano notizie contraddittorie dal fronte della vendita Opel. «Ci aspettiamo decisioni cruciali la prossima settimana», ha dichiarato Karl-Theodor zu Guttenberg, il ministro dell’Economia tedesco. Secondo Bloomberg la decisione di Gm potrebbe venire dal cda dell’8-9 settembre. Ma la «Süddeutsche Zeitung» in edicola oggi scrive che il consiglio di amministrazione di General Motors annuncerà ufficialmente che ha deciso di non vendere più Opel, ponendo fine alle ambizioni di Magna.

Mutua per tutti? Gli yankee vanno a cercarla in Messico

Con 250 dollari l’anno chiunque
può avere cure e ospedali gratis.
Dai ricchi States una contro-emigrazione di poveri e pensionati
GLAUCO MAGGI
NEW YORK
Aspettando i nuovi viaggi dei malati che il regista Michael Moore organizzerà verso Cuba (ne ha già fatti alcuni, e li ha raccontati nel docu-drama «Sicko») se il presidente Obama non darà loro la mutua pubblica, gli americani possono, e senza sfidare alcun embargo, trasferirsi in Messico e godere dell’agognata copertura sanitaria universale. Migliaia di anziani già lo fanno, unendo il dilettevole del clima e del basso costo della vita all’utile di un’assistenza illimitata: senza esclusioni di cure, con medicine, esami, raggi x, occhiali da vista e persino cure dentali, tutto senza pagare il conto all’uscita dall’ospedale.

La spesa per il «sogno sanitario americano» di chi non può permettersi una costosa polizza privata onnicomprensiva e non ha i 65 anni di età per godere della mutua Usa Medicare, è irrisoria: 250 dollari all’anno, quanto costa l’iscrizione al piano Imss, gestito dal Mexican Social Securities Institute, l’Istituto messicano per la sicurezza sociale . Ai pazienti viene assegnato un medico generico, che può prescrivere il ricorso a uno specialista o raccomandare il ricovero in ospedale.

I pensionati che dagli Stati Uniti hanno scelto il Messico come «buen ritiro» sono tra i 40 e gli 80 mila, e non ci sono cifre su quanti abbiano la tessera Imss in tasca. «Il numero è probabilmente di parecchie migliaia», ha però detto David Warner, professore di politiche pubbliche all’Università del Texas, al quotidiano «Usa Today», che ha raccolto testimonianze dirette del fenomeno. «E’ una delle ragioni primarie per cui ho traslocato qui», ha spiegato Judy Harvey di Prescott Valley, che ora vive a Alamos, Sonora. «Non potevo permettermi la mutua sanitaria negli Stati Uniti. Per me, questo è il miglior sistema che esiste». «Si prendono buona cura di noi», ha aggiunto Jessica Moyal, 59 anni, di Hollywood (Florida), che si è trasferita a San Miguel de Allende, un villaggio diventato meta di tanti americani in pensione.

Lo scopo dell’Imss, però, è quello di aiutare i contribuenti messicani che hanno versato quote delle loro paghe per decenni, e i dirigenti del piano adesso non vogliono che venga stravolto da stranieri in cerca di affari. «Se iniziano ad arrivare qui a frotte per questo motivo - ha detto Javier Lopez Ortiz, direttore dell’Imss di San Miguel de Allende - il peso di tutto questo non sarebbe sostenibile». In realtà già oggi il sistema Imss, che copre 50,8 milioni di messicani, è a rischio: secondo un rapporto recente del governo locale è «famoso» per perdere soldi. E a un esame minimamente accurato non è certo privo di difetti: ospedali e ambulatori non sono di prima qualità; le condizioni di salute dei due anni precedenti l’iscrizione non sono coperte; e tra i farmaci, le applicazioni e gli impianti medicali più moderni ce ne sono vari a pagamento.

E ancora: nelle camere degli ospedali non ci sono né televisione né telefono, e spesso ai familiari viene chiesto di andare ad aiutare i malati a lavarsi o assisterli nelle altre esigenze di tipo non strettamente clinico. Quasi tutti i dottori e le infermiere parlano solo spagnolo, e se qualcosa va storto c’è poco da contare sui tribunali, sovraccarichi di cause. Comunque, visite e operazioni non costano un centesimo, e il livello delle cure è normalmente buono, dicono esperti e malati. Chi si iscrive lo fa come forma di assicurazione, a costo quasi zero, per i casi di emergenza. Per le cure non urgenti gli americani che hanno la Medicare tornano di solito negli Stati Uniti, perchè la mutua americana vale solo in patria; oppure vanno da dottori privati messicani.

Il ricorso al piano Imss, paradossale nel mostrare i ricchi americani che sfruttano il povero Messico, è la conferma che non ci sono restrizioni alla propensione dei cittadini, qualunque sia il loro passaporto, a fare i propri interessi. Del resto, la visita a un qualsiasi ambulatorio di emergenza di un ospedale di New York mostra l’altra faccia della medaglia: la processione di «turisti» dall’America Latina - Messico in testa - che si presentano malati e bisognosi di immediata assistenza, e per legge la ricevono a prescindere dalla loro immediata disponibilità economica. Una volta guariti, il recupero dei costi è problematico, se non disperato. Medici senza frontiere, anche nel mondo del welfare.

Bologna e Ustica, quando il sospetto cadde su Gheddafi

Le paure del Quirinale nelle analisi dell'ambasciata Usa.
«Dietro gli attentati forse terroristi libici e palestinesi»


CORRISPONDENTE DA NEW YORK

All'indomani della strage di Bologna, il Quirinale di Sandro Pertini non escluse la pista del terrorismo straniero, lamentando la presenza di agenti «libici, palestinesi e cecoslovacchi» in Italia e attribuendo tali infiltrazioni all'«eccesso di tolleranza» dei governi a guida democristiana «nei confronti del terrorismo di destra e di sinistra».

Questo si evince dalla lettura dei documenti sulla strage di Bologna che «La Stampa» ha ottenuto dal Dipartimento di Stato nel rispetto delle norme del «Freedom of Information Act». Il primo accenno a una «pista straniera» per la strage di Bologna, avvenuta il 2 agosto 1980, la si trova il 4 agosto, quando l'ambasciata americana a Roma informa il Dipartimento di Stato a Washington dell’esistenza di una possibile matrice libica: «Le deduzioni ci portano a dire che la matrice è neofascista ma alcuni importanti personaggi italiani ritengono che la regia sia all'estero e il leader del Psdi Pietro Longo fa riferimento a responsabilità africane, presumibilmente libiche».

Passano 72 ore ed è Richard Gardner, titolare dell’ambasciata, a firmare un telegramma all'attenzione del Segretario di Stato Ed Muskie per far sapere che Gerardo Bianco, capogruppo della Dc alla Camera, non solo «sospetta del coinvolgimento libico nell'attacco di Bologna» ma «chiede di avere un maggiore scambio di informazioni fra servizi segreti» al fine di chiarire le minacce che il regime del colonnello Muammar Gheddafi porta all'Italia. E Gardner lo rassicura sulla «stretta cooperazione con i servizi segreti italiani», sottolineando che l'intelligence americana è «costantemente in allerta sui segnali di sostegni stranieri per il terrorismo italiano».

Il 14 agosto è il Dipartimento di Stato che invece scrive a Gardner, facendogli sapere che «le autorità italiane stanno indagando su un possibile legame fra l'attacco di Bologna e la misteriosa caduta di un DC-9 di una compagnia italiana nel Mar Tirreno dello scorso 27 giugno», suggerendo di «seguire da vicino» questa «prima indicazione di un possibile collegamento» contro il disastro di Ustica. La risposta da Roma arriva il 15 agosto, con un telegramma che cita come fonte «tre dissidenti libici», secondo i quali «Gheddafi garantisce addestramento e sostegno ai terroristi italiani tanto di destra che di sinistra nell'ambito di una strategia tesa a destabilizzare l'area del Mediterraneo».

Sono proprio questi due dissidenti a fare i nomi delle località dove Gheddafi addestra i terroristi: «Iufra, Ghadames e Sinuaen». Gli istruttori sarebbero «di più nazionalità», includendo «palestinesi ma anche europei e americani già impiegati dalla Cia», mentre «sovietici e est europei sono troppo prudenti per farsi coinvolgere direttamente in questi campi». Ma ciò che più conta per Gardner è quanto ascolta dal primo ministro Francesco Cossiga e da Antonio Maccanico, segretario generale del Quirinale, nei colloqui che ha l'8 settembre e di cui scrive il giorno seguente al Dipartimento di Stato, con un lungo telegramma intitolato «Terrorismo - Le opinioni del primo ministro Cossiga e del presidente Pertini» e classificato «Confidential»: «Sul coinvolgimento di stranieri nel terrorismo Cossiga ha osservato che l'Italia sa, da fonti americane, che vi sono campi di addestramento in Libia anche se nessun collegamento fra la strage ed elementi stranieri è stato ancora stabilito».

Quanto a Maccanico, «ha detto che il presidente Sandro Pertini è convinto che non solo elementi libici ma anche palestinesi e cecoslovacchi sono implicati nel terrorismo italiano al comune obiettivo di destabilizzare la nazione». E' questo il punto che Gardner più porta all'attenzione del Segretario di Stato, Ed Muskie: «Maccanico ha detto che l'Italia è per molti versi il Paese europeo più vulnerabile al terrorismo, dandone in gran parte la responsabilità a eccessi di tolleranza da parte del governo italiano nei confronti del terrorismo tanto di destra che di sinistra». Fino a quel momento tutti i governi italiani erano stati a guida democristiana. «Se il governo italiano avesse agito energicamente quando questo fenomeno era nelle sue fasi finali - sono le parole di Maccanico a Gardner - le dimensioni del terrorismo sarebbero totalmente differenti».

Cuneo, uccide a fucilate la convivente

All’origine del gesto ci sarebbero stati i continui litigi tra i due


La vittima è una donna di origine
albanese. L'omicida, 69 anni,
si è già consegnato ai carabinieri
CUNEO
Un uomo di 69 anni ha ucciso la convivente e si è consegnato ai carabinieri: è successo ieri sera a Caraglio, in provincia di Cuneo. La vittima è una 58enne di origine albanese. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo (un carpentiere della zona, munito di regolare porto d’armi) avrebbe sparato alla donna con un fucile, in casa, poi avrebbe chiamato una vicina, che ha avvertito i carabinieri della stazione locale: all’arrivo dei militari l’uomo non ha opposto resistenza e ha confessato di essere stato l’autore del delitto. All’origine del gesto ci sarebbero stati i continui litigi tra i due.

Glasnost a Pechino "Meno segreti, più trasparenza"

L’annuncio sul giornale vicino
al presidente Hu Jintao alla
vigilia del 60° anniversario
della Repubblica Popolare
FRANCESCO SISCI
PECHINO
Alla vigilia del 60° anniversario della sua presa di potere a Pechino, il prossimo primo ottobre, il partito comunista cinese sembra deciso a promuovere riforme con una sua versione della vecchia «glasnost», la trasparenza invocata, a partire dal 1986, dall’ultimo presidente del Pcus, Mikhail Gorbaciov. Ieri il «Quotidiano dei giovani», giornale di riferimento della base di potere da cui viene il presidente Hu Jintao, sostiene in un articolo speciale per il 60° anniversario che occorre trasparenza nell’esercizio del potere. «Si deve far agire il potere alla luce del sole» spiega il giornale, con una formula che è di fatto una versione aggiornata della vecchia «toumingdu» (glasnost), termine diventato tabù e assolutamente proibito dopo il fallimento di Gorbaciov in Unione sovietica.

L’articolo non è un proclama teorico ma elenca con precisione i passi principali della lunga marcia della Cina sul cammino della trasparenza e del governo secondo la legge. Sottolinea, per esempio, che dal primo gennaio 2006 sono state istituite parecchie pagine Web per ciascun Ministero e ben 74 amministrazioni con il grado di Ministero hanno ora un sistema di portavoce che debbono rispondere alle richieste della stampa. «Se si perde il potere di controllo naturalmente si genera corruzione», rimarca il giornale. Per evitare la corruzione, spiega l’articolo, occorre moltiplicare i controlli e questi avvengono attraverso «gli organi del partito (come la potente commissione disciplina interna, ndr), l’assemblea popolare, la conferenza politica consultiva (le due “camere” del potere cinese, ndr), il potere giudiziario, l’opinione pubblica».

Nei giorni scorsi era circolato su Internet un documento, attribuito a Wan Li - l’uomo che vent’anni fa era presidente del parlamento cinese ed è stato uno dei mentori di Hu - che si esprime con toni simili. Il documento, intitolato «Il partito di governo deve fondare un’etica politica di base», chiede la fine delle pratiche segrete nell'esercizio del potere del Partito comunista. «All’inizio degli Anni 80 l’ufficio della segreteria del partito ricevette molte richieste affinché gli uffici centrali del partito - il dipartimento centrale, quelli di organizzazione e propaganda, il Fronte unito, che non sono uffici illegali clandestini - esponessero un cartello pubblico per farsi riconoscere», scrive il documento la cui circolazione rimane ufficialmente proibita a Pechino.

L’ex leader dà voce a un vecchio afflato di spirito rivoluzionario, di anelito verso una maggiore democrazia nel Paese. Non è la prima volta che vecchi leader parlano, di solito però lo fanno sposando tesi conservatrici, non innovatrici come in questo caso. L’intervento dimostra invece che molti anziani «senatori» del partito vogliono le riforme e non vi si oppongono.
In effetti, il partito comunista, pur essendo al potere da sessant’anni, mantiene molte sue strutture avvolte nel velo del mistero, come fosse un’organizzazione clandestina. Al di là dei servizi di sicurezza, segreti in tutti i Paesi, in Cina molti altri dipartimenti tengono le proprie attività sotto copertura. E questo aumenta i poteri discrezionali dei Ministeri e quindi le possibilità di corruzione dei funzionari coinvolti. Il «Quotidiano dei giovani», invece, dice che il governo dev’essere esercitato attraverso la legge e quindi senza arbitri.

Si tratta di un nuovo passo, prudente, ma significativo verso la democratizzazione della vita politica del Paese. C’è però anche una «convenienza» per i dirigenti nella promozione di maggiore trasparenza nei processi interni del partito. I complotti di palazzo e le cospirazioni di corridoio sono stati il male endemico del partito comunista dalla nascita, né sono mai finiti, come per tutti i sistemi autocratici. In più, le correnti e le fazioni, ufficialmente proibite dalla disciplina del partito, in questi anni si sono moltiplicati grazie alla libertà del sistema economico, sommando interessi economici e localisti con interessi di cordata. Le azioni clandestine di questi gruppi sono rese più facili dall’alto livello di segretezza propria dell’intero apparato del partito. Una maggiore trasparenza e un maggiore uso delle regole tolgono spazio alle manovre sotterranee e aiutano a concentrare il potere nelle mani del vertice del partito e dello Stato. La maggiore trasparenza dovrebbe quindi servire a creare più libertà per i cittadini, e più capacità di controllo da parte del vertice dello stato.

Si tratta in ogni caso di un sforzo enorme da parte del governo centrale, che si scontra con mille poteri diventati forti in questi decenni di riforme, interessi di località o aggregati intorno a «Ministeri», come quello dell’energia elettrica, o del petrolio, o delle potentissime ferrovie o di alcune grandi industrie. Ma il sasso ormai è stato lanciato.

FAZ: FIAT NON PIU' INTERESSATA A OPEL, LA TERRA' GENERAL MOTORS

ROMA - Fiat non sarebbe più interessata a rilevare Opel da General Motors, perché la casa automobilistica americana sarebbe intenzionata a tenersi la sua divisione tedesca. Lo scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung - ripresa dalla Bloomberg - citando una "persona vicina alla società italiana". Secondo il giornale Bob Lutz, product manager di Gm, in una recente visita a Berlino avrebbe espresso chiaramente che Gm vuole mantenere Opel. Fiat, pur facendosi da parte lo scorso maggio, secondo la 'Faz' avrebbe continuato a manifestare un interesse a rilevare Opel.

INFLUENZA A: A NAPOLI PRIMO DECESSO E ALTRI DUE CASI

NAPOLI - Gaetano D., 51 anni, napoletano, e' la prima vittima in Italia del virus H1N1. Lui che ha sempre vissuto nei pochi metri quadrati di una casa popolare di Napoli è stato stroncato da un virus temuto in molti Paesi e la cui diffusione viene spesso legata ai viaggi all'estero, dove lui invece non è mai andato.

L'influenza A, però, secondo quanto tengono a sottolineare con forza i medici dell'ospedale Cotugno di Napoli dove è morto la scorsa notte, non ha avuto un ruolo determinante: a uccidere l'uomo, residente con la madre oggi inebetita dal dolore in uno stabile tra i quartieri di Secondigliano e Miano, sarebbero state soprattutto le malattie di cui soffriva, a cominciare da una grave cardiomiopatia dilatativa complicata da insufficienza renale acuta in un paziente che era già diabetico e oligofrenico, cioé con problemi mentali. Gaetano D. è morto a mezzanotte in punto dopo che nelle ore precedenti le sue condizioni erano bruscamente peggiorate.

I medici hanno tentato l'impossibile dopo un improvviso rallentamento del battito cardiaco ma non c'é stato niente da fare. "Sepsi da stafilococco aureo e broncopolmonite", le cause che hanno portato al decesso. "Non c'é stata - sottolinea il direttore sanitario del Cotugno, Cosimo Maiorino - una virulentazione del virus. La morte è stata provocata dallo stato di debilitazione preesistente legata alle importanti patologie di cui era affetto". E il virus avrebbe avuto, a suo parere, un ruolo "concomitante ma non determinante nella morte". Insomma, le condizioni di Gaetano D. erano tali che anche una banale influenza avrebbe potuto stroncarlo da un momento all'altro.

La salma dell'uomo è stata trasferita nell'obitorio dell'ospedale dove attende che si completino le procedure burocratiche prima che si possano effettuare i funerali. Non ci sarà, fanno sapere dalla direzione sanitaria, alcuna autopsia: c'é assoluta chiarezza sulle cause pregresse che hanno portato alla malattia e successivamente all'insorgere del virus. Al Cotugno, diventato l'epicentro della vicenda virus A, continuano i test sui casi sospetti: due i nuovi contagiati, tra cui uno studente greco. In totale sono quindi cinque, ma i medici sono particolarmente ottimisti sul decorso della malattia e ritengono che non vi sia alcun problema per chi lo ha contratto.

C'é comunque preoccupazione tra chi si presenta al pronto soccorso e chiede di essere sottoposto ai test per scongiurare un'eventuale positività al virus. Basta fermarsi un'oretta per accorgersi dell'afflusso di diverse persone che cercano una smentita ai timori. Tra chi si presenta c'é una donna appena ritornata da una vacanza a Santo Domingo; poi un anziano signore con una sospetta febbre alta da quattro giorni, e una giovane mamma che accusa forti dolori alla testa. Ci vogliono alcune ore per conoscere i risultati degli esami con il tampone faringeo nasale.

Anche gli alieni giocano al Superenalotto e ballano 'Thriller'

Un cucciolo di alieno? Un bufala terrestre @ Yahoo! Video




Con questo post inauguriamo una mini-rubrica sulle storie più strambe circolate online e sui giornali quest'estate: curiosità, stranezze e storie talmente assurde da sembrare bufale, ecco la prima della serie.

Anche gli alieni giocano al Superenalotto e ballano 'Thriller'. Potrebbe essere questo, in estrema sintesi, il lascito dell'appena concluso agosto 2009. Meteo, caro-ombrellone e flirt estivi non bastano: accanto alle storie di stagione tanto care alla stampa a corto di notizie, causa svuotamento delle città e fine della stagione politica&calcistica, anche quest'estate siamo incappati in news degne di una fiction.

Rivediamone alcune, a partire dall'alieno avvistato, catturato e affogato in Messico. E da suo fratello.

La storia viene lanciata da una televisione messicana e rilanciata dal tedesco 'Bild'. Il corpo di un esserino, lo vedete nel video, avrebbe sollevato l'interesse di scienziati e esperti di UFO: un contadino messicano, Marao Lopez, ha trovato il presunto cucciolo di alieno vivo ma l'avrebbe subito affogato per paura. Tutto questo succedeva due anni fa: dopo aver consegnato il corpo dell'essere alla scienza, Marao Lopez è stato stroncato da un misterioso incidente.


Un cucciolo di alieno? Un bufala terrestre su Yahoo! Video
Il suo corpo è stato rinvenuto nell'auto, bruciato da fiamme "di temperatura superiore a quelle che conosciamo". Quest'ultimo fondamentale dettaglio è stato aggiunto dall'esperto di UFO Joshua P. Warren che ha anche una spiegazione per la tragica fine di Lopez: a ucciderlo sarebbe stata la vendetta dei genitori del piccolo alieno, tornati sulla Terra appositamente per lui. Dopo essersi accorti di aver dimenticato il pargolo, evidentemente.

Ma non è ancora finita. Ci sarebbero anche le testimonianze di altri contadini che avrebbero visto una seconda creatura, del tutto simile alla prima, fuggire prima che Marao Lopez riuscisse a fermarla. Il fratello del cucciolo di alieno.

Sempre più mistero, sempre più estivo.

Come mostra il video, il presunto cucciolo di alieno è molto piccolo ma avrebbe dimostrato una resistenza incredibile ai tentativi di Lopez di ucciderlo. Il contadino ha raccontato di averlo tenuto per ore sott'acqua prima che morisse. "Alcuni dettagli, soprattutto le giunture, ricordano lo scheletro umano", hanno commentato gli scienziati. Altro dettaglio fondante di questa storia è la dimensione del cranio: è oblungo, e decisamente grande rispetto al corpo, "quindi era molto intelligente", hanno concluso gli scienziati.

Questa notizia, con relativo video, ha fatto il giro del mondo: partita dal Messico, ha conosicuto il successo in Germania. Ha fatto anche qualche apparizione in Italia nei giorni scorsi per poi ripartire alla volta di Cina e Corea. E tutti i giornali e siti che l'hanno citata si sono posti la stessa domanda: è una burla molto complessa o un vero mistero? Noi pensavamo di classificarla direttamente come notizia estiva, se siete d'accordo.



Ora vi chiederete il perché del titolo Anche gli alieni giocano al Superenalotto e ballano 'Thriller'. Lo scoprirete nei prossimi post dedicati alle 'notizie' estive: avremmo voluto raccontarveli tutti insieme ma questa dell'alieno meritava un post a parte.

Salerno, 40 chilometri di reti-spadare sequestrati nel porto di Sapri

SALERNO (4settembre) - Sequestrati oltre 40 chilometri di
spadare a Sapri, (guarda il video di SkyTg24) nel Cilento. Il maxi sequestro stato effettuato dagli uomini delle capitanerie costiere coordinate dalla Capitaneria di Salerno. Le micidiali reti, utilizzate per la pesca al pesce spada e da tempo dichiarate illegali poichè provocano la morte di numerose altre specie marine in pericolo, tra le quali tartarughe e cetacei, giacevano sulla banchina del porto della cittadina del golfo di Policastro. In seguito al sequestro, sono stati necessari ben tre
tir per spostarle dall'area. Nessuna traccia, come era scontato, dei proprietari delle re

Anacapri, ancora uno scandalo Scoperta evasione fiscale di 7 milioni

CAPRI (4 settembre) - Un giro di fatture false è stato scoperto ad Anacapri dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale Napoli. Quattro persone sono state denunciate per evasione fiscale e abusivismo edilizio. Il giro di fatture false era utilizzato da alcune aziende di Capri, Napoli, Caserta e Lucca per giustificare abusi edilizi sull'isola azzurra. Le verifiche fiscali sono partite dal sequestro di un manufatto di circa 200 metri quadrati che un noto imprenditore di Anacapri aveva costruito abusivamente per ampliare un albergo di sua proprietà, in una zona dell'isola particolarmente rinomata per il panorama di rara bellezza naturalistica.

Napoli, rapina al ristorante la Cantinella Banditi armati, panico tra i clienti

di GIUSEPPE CRIMALDI
NAPOLI (4 settembre) - Il terrore corre sul lungomare e colpisce a mezzanotte. Pistole in pugno e caschi integrali calati sul viso per rendersi irriconoscibili, due banditi fanno irruzione all’interno del ristorante «La Cantinella», in via Nazario Sauro. Siamo a due passi dalla zona dei grandi alberghi, in un’area trafficatissima nelle calde serate d’estate. Folla di passanti e traffico di macchine. Ma questo non basta a scoraggiare i rapinatori. Il colpo sembra studiato nei minimi dettagli. Mancano pochi minuti alla mezzanotte, è la notte tra mercoledì e giovedì. All’interno del noto ristorante di proprietà dei familiari del campione olimpionico di nuoto Massimiliano Rosolino, c’è ancora movimento.

Gli ultimi tre clienti si sono da poco accomodati al tavolo e hanno appena avuto il tempo di ordinare il primo quando si materializzano due persone. Non entrano dalla porta, chiusa regolarmente dall’interno. Balzano nel ristorante con un gesto atletico, scavalcando l’unica finestra aperta che dà proprio sul lungomare. Ma nessuno, sulla strada sembra accorgersene, e nessuno dà l’allarme. È fatta. Una volta all’interno i rapinatori si sentono al sicuro. Intimano a tutti i presenti di tenere bene le mani in alto: oltre ai tre avventori, nel ristorante sono presenti quattro camerieri, lo chef, un lavapiatti e il cassiere. Attimi di puro terrore scandiscono le fasi di questa nuova rapina commessa ai danni di un ristorante. Solo la sera precedente era toccato a un altro locale-simbolo della città, «Brandi», a Chiaia.

I banditi dimostrano di avere una conoscenza degli spazi della «Cantinella», se è vero che uno dei due si preoccupa immediatamente di coprire con alcuni tovaglioli le videocamere a circuito interno sistemate nelle sale del ristorante: una precauzione presa per evitare che la scena della rapina venga impressa sui nastri magnetici. Lo stesso bandito che poco prima ha neutralizzato il sistema di telecamere a circuito chiuso si dirige verso la cassa. Si fa consegnare i 700 euro custoditi, poi intima a uno dei tre clienti di consegnargli il portafogli.

Collaboratore del Giornale indagato per violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni: Feltri lo sospende

GENOVA (4 settembre) - La redazione di Genova de Il Giornale e l'abitazione di un suo collaboratore esterno sono state perquisite da militari della Guardia di Finanza in relazione a un'inchiesta che vede lo stesso giornalista indagato a piede libero dalla Procura della Repubblica per violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni.

La direzione del Giornale ha annunciato di aver sospeso, in via cautelativa, il collaboratore e di attendere «fiduciosa che il collega, professatosi innocente davanti ai fatti contestati che riguardano la sua sfera privata e non professionale, possa chiarire la sua posizione in tempi rapidi. Il tutto tenendo fede ai principi garantisti che hanno sempre contraddistinto il Giornale a al dovere di trasparenza che ispira il nostro lavoro».

La perquisizione nella postazione di lavoro (Pc e scrivania) in uso al giornalista nella redazione non avrebbe - a quanto si è appreso - dato esito positivo, mentre alcuni oggetti sarebbero stati sequestrati nell'abitazione dell'uomo.

L'inchiesta sarebbe nata da una denuncia sporta da un'amica del giornalista professionista, del quale non è stato reso noto il nome.

L'INIZIATIVA-CHOC DELL'IPERCOOP DI VIGEVANO

E' un concorso da record
"Fai la spesa e vinci una casa"
di Denis Artioli
VIGEVANO. Vincere un bilocale con cucina a vista, facendo la spesa. Se nel varesotto un supermercato ha messo in palio dieci posti di lavoro, a Vigevano il centro «Il Ducale-IperCoop» lancia un concorso con un premio particolare: «Uno splendido appartamento — dice il volantino distribuito per ora in 240mila copie — in un esclusivo ed elegante contesto con piscina privata».
Nell’anno della grande crisi economica e dell’estate che sarà ricordata per la corsa sfrenata al Superenalotto dal jackpot stratosferico, l’anno dei tedeschi che arrivano in aereo apposta per comprare le schedine in ricevitoria, scommettere sulla fortuna è una tendenza sempre più diffusa. Soldi, posti di lavoro, una casa rappresentano un’attrattiva forte, soprattutto, ma non solo, per chi è alle prese con le gravi difficoltà del momento.

L’iniziativa promozionale che sta tappezzando la città «è del consorzio operatori che fanno parte della galleria commerciale — spiega Franco Ronchi, 41 anni, direttore del “Ducale” —. E’ realizzata con un’impresa di costruzioni di Gambolò, con cui si è trovato un accordo».
Ma l’appartamento è già costruito? «E’ in fase di costruzione in una strada laterale di corso Umberto I, la via principale di Gambolò — spiega il direttore del centro commerciale — e l’immagine della casa riportata sul volantino corrisponde all’appartamento che mettiamo in palio: un bilocale del valore commerciale superiore ai 100mila euro, in un residence con piscina privata».

Ma come si ottiene il biglietto per sfidare la sorte? «Ogni 250 euro di spesa, cifra che si può raggiungere con scontrini cumulabili dal primo settembre al 22 dicembre, dà diritto a ricevere una cartolina da compilare e da imbucare all’IperCoop o all’InfoPoint del centro commerciale, entro il 22 dicembre. Si possono tenere anche gli scontrini del caffè ai bar, qualunque spesa effettuata all’interno del centro. Se gli scontrini che sommano insieme 250 euro vengono consegnati la domenica, danno diritto a ricevere due cartoline» spiega il direttore. Che poi aggiunge: «Saranno previsti cinque nomi di riserva nel caso in cui, dopo l’estrazione, non risulti regolare la cartolina del vincitore». Quali sono i requisiti necessari perché sia regolare la vincita? «La persona che viene indicata nella cartolina — spiega Ronchi — deve essere maggiorenne e deve essere residente in Italia».

Ma ci sono spese a carico di chi vincerà il bilocale? «Solamente le spese notarili — dice Ronchi — mentre tutto il resto, come l’Iva e l’accatastamento, sono a carico del consorzio degli operatori. L’e strazione della cartolina vincente verrà effettuata il 23 dicembre nella galleria del centro commerciale, alla presenza di un funzionario della Camera di commercio di Pavia». Ma perché l’idea di mettere in palio proprio un appartamento? «Perché la casa è il sogno di tutti e, in questo caso, per chi avrà la fortuna di vincere, potrebbe essere anche un bel regalo di Natale» risponde Ronchi.

«Questo concorso è stato approvato dal consiglio della galleria commerciale di cui facciamo parte — spiega Nunzio Pipitone, direttore IperCoop — e abbiamo sostenuto l’idea. Non è la prima volta che qui si tengono iniziative del genere. Pochi mesi fa, per l’anniversario del centro, un cliente di Mortara è tornato a casa con un’automobile nuova».

"Internet nuovo Far West" IBM scheda i pericoli del Web

Hacker sempre più raffinati creano ogni giorno nuove minacce. Documenti pericolosi, spam e phishing le più diffuse. E spesso sotto attacco finiscono anche siti e utenti istituzionali
di CARMINE SAVIANO


ROMA - Web sempre più insicuro e hacker sempre più raffinati. E' quanto emerge da "X-Force 2009 Mid-Year Trend and Risk Report", l'indagine semestrale a cura del centro studi della IBM che fotografa e descrive le minacce presenti sulla Rete. Dipingendo a tinte fosche il futuro della sicurezza su internet. Virus usati per sottrarre informazioni personali, link a pagine web pericolose e documenti in PDF contenenti codici dannosi. Tutte armi non convenzionali usate dai pirati informatici nella loro battaglia nell'immenso mare della rete.

Sintomatico un dato su tutti: nell'ultimo anno vi è stato un aumento del 508% nel numero di link a siti potenzialmente pericolosi. Link che a prima vista sembrano innocui essendo presenti all'interno di siti, blog e riviste online ritenuti tendenzialmente sicuri. Raddoppiati anche i documenti in PDF che nascondono al loro interno contenuti sospetti sapientemente offuscati dagli hacker. Una tipologia d'attacco diventata la preferita dai sicari del web. Resta alta l'allerta sul grado di vulnerabilità di browser e sistemi client, spesso non aggiornati con le ultime patch di sicurezza e quindi facilmente attaccabili. Ai primi posti resiste il fastidioso spam via mail, e ritorna quello basato sul download di immagini. Resta alta la preoccupazione per il phishing, il furto d'identità via internet commesso attraverso messaggi che utilizzano loghi para-istituzionali per sottrarre codici di carte di credito, numeri di conto corrente e codici di documenti.

Il commento del direttore di IBM X-Force, Kris Lamb, non lascia spazio all'ottimismo. "I trend che abbiamo rilevato, sembrano rivelare una fondamentale debolezza della sicurezza nell'ecosistema web, in cui l'interoperabilità tra browser, plugin, contenuti e applicazioni aumenta enormemente la complessità e il rischio". Come dire che alla rincorsa verso un web sempre più integrato non corrisponde una pari attenzione verso la sicurezza. "Il web sembra sempre più simile ad una riproduzione digitale del Far West, dove non c'è nessuno di cui fidarsi pienamente, una sorta di tempesta perfetta digitale sotto cui nascondere le attività criminali - aggiunge Lamb - Nessun sito è completamente sicuro, nessun utente è completamente al riparo dalle minacce".

Cybercrimes che non riguardano solo gli utenti privati, ma che spesso colpiscono anche le istituzioni pubbliche. Negli ultimi anni negli States si sono succeduti una serie di crimini che hanno destato preoccupazione per la sicurezza nazionale. Nel marzo di quest'anno i progetti del Marine One, l'elicottero presidenziale del presidente Barack Obama, vengono rubati dagli hacker e diffusi sulle reti mondiali per il download illegale. Ad aprile, dai computer del Dipartimento della Difesa americano vengono sottratti i dati riguardanti l'F-35 Lightning II, un bombardiere da 300 milioni di dollari, considerato l'ultimo gioiello dell'aviazione americana. Nel luglio 2007 sulle reti p2p compaiono, liberamente scaricabili, i diagrammi e gli indirizzi Ip della rete di comunicazione segreta del Pentagono.

Proprio per proteggere i network militari il Pentagono ha ufficializzato nel giugno scorso la creazione del primo quartier generale per combattere i crimini informatici contro la pubblica amministrazione statunitense. Una struttura militare denominata Cybercom con il compito di combattere gli hacker. Cybercop contro cybercriminali.

Anche l'Unione Europea ha una propria struttura per proteggersi dai pericoli del web. Si chiama Enisa, ed è l'Agenzia europea per il controllo della sicurezza delle reti e dell'informazione. Diretta dall'italiano Andrea Pirotti, assiste gli Stati membri della Ue nel raggiungere adeguati livelli di sicurezza contro i crimini informatici. In Italia è enorme la diffusione delle frodi on line: proprio grazie al phishing nello scorso anno circa 80 milioni di euro sono finiti nelle tasche dei pirati informatici.

Nel rapporto dell'IBM X-Force compare anche un catalogo delle minacce identificate dal 1997. Un database dove sono schedati circa 43mila virus. Un indice dei programmi proibiti composto per la metà dagli oramai famigerati Trojan.