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giovedì 3 settembre 2009

Giudici, il mistero degli incarichi spariti

Miracolo Brunetta! E' bastato un comma, nella vasta legislazione promossa dal ministro per l'efficienza nella pubblica amministrazione, per cambiare stili e consuetudini. Tra queste, l'annosa questione degli incarichi extra che tolgono sonno e tempo ai magistrati. Se i giudici amministrativi continuano ad affiancare l'attività d'ufficio a impegni esterni (nei ministeri, nelle università, nei collegi arbitrali), i colleghi contabili sembrano invece aver revocato ogni loro disponibilità. Tuffati a tempo pieno nel compito assegnato: verificare le spese - a volte parecchio pazze - degli enti pubblici. Basta un clic per accorgersene! Finora infatti gli incarichi extragiudiziari conferiti e/o autorizzati erano elencati e pubblicati sul sito istituzionale. Divisi per semestre, primo e secondo di ogni anno, davano conto del tipo di incarico, delle somme percepite da ciascuno, o solo presunte; del numero di incarichi esterni che ciascun magistrato era chiamato a svolgere (dunque "incarico conferito" in virtù della legge che impone la presenza di un giudice contabile in una serie di procedimenti amministrativi) o aveva chiesto di poter svolgere, avendolo trovato autonomamente (e perciò "incarico autorizzato").
Per il 2009 non esistono incarichi, né conferiti né autorizzati. Possibile?

E no che non è possibile. Per un paradosso, uno dei tanti che in questo caso l'incolpevole ministro ha prodotto, la norma che riorganizza gli uffici della Corte, e assicura al presidente più poteri, ne ha tolti degli altri al consiglio di presidenza, un organo di autogoverno. Tra questi, il potere di autorizzare gli incarichi dei colleghi. Il consiglio, per espressa indicazione contenuta in un decreto voluto e firmato dall'allora ministro della Giustizia Castelli, aveva l'obbligo - ai fini della trasparenza - di rendere pubbliche le autorizzazioni concesse.

Tolto di mezzo il consiglio, anche l'obbligo è evaporato. E quindi? Quindi nessuna lista è stata compilata, e chi clicca trova la strada sbarrata al dicembre dello scorso anno.

Ma nessuna pubblicazione non significa affatto nessun incarico esterno. Ci sono, ma non si vedono... E le indennità si sommano allo stipendio, gli impegni si moltiplicano, il tempo consegnato all'ufficio si riduce.
Già la Corte dei conti ha un organico ridotto di quasi il trenta per cento dal numero previsto dalla legge (sono circa 400 i magistrati in servizio). E la lotta agli sprechi, alle spese inutili, questione così gravemente centrale nel dibattito sui costi (e le opere) della politica, si riduce a modeste forme di contrasto, avances individuali e occasionali. I controlli si fanno così radi da obbligare i giudici, almeno per la verifica delle spese di enti di non primissimo livello, a utilizzare la sorte. A campione, molte volte, sono i controlli. E nel campione, molte volte, alcuni non ci finiscono mai.

Poco personale (e a volte parecchio impegnato a badare ad altre faccende), pochi controlli. Che, questa estate, stavano per essere ridotti ancora di più. Il governo, infatti, aveva intenzione, tra le altre correzioni previste, di limitare le possibilità di accertamento contabile solo ai casi in cui le notizie di reato fossero certe e indiscutibili. Rendendo impraticabile la via parallela, finora seguita, della notizia di reato acquisita a mezzo stampa e poi sottoposta a verifica. Una misura governativa, si narra, nata come reazione alla presunta verifica della qualità e soprattutto della congruità dei costi delle consulenze esterne affidate dal ministero dell'Economia. I si dice non devono formare oggetto di indagine. O sei certo, oppure ti fermo.
Il fuoco della polemica, trasferita in Parlamento, è stato spento solo grazie all'intervento del capo dello Stato. La norma è però accantonata, non morta. A settembre se ne riparlerà.

Gheddafi vuole cancellare la Svizzera "Chiederà all'Onu di separare i cantoni"

La denuncia di una parlamentare elvetica: il Colonnello farà la sua proposta alla prossima Assemblea delle Nazioni Unite
I rapporti tra i due Paesi sono in crisi profonda dopo l'arresto a Ginevra, un anno fa, di uno dei figli del leader libico

Il colonnello Gheddafi
GINEVRA - Il Ticino all'Italia, i cantoni romandi e francofoni alla Francia e quelli della Svizzera tedesca alla Germania: così il colonnello Muammar Gheddafi intenderebbe smembrare la Confederazione elvetica, rea del mai-perdonato arresto a Ginevra di Hannibal Gheddafi, un figlio del leader libico. La richiesta di Tripoli di cancellare il Paese alpino sarebbe stata inoltrata alle Nazioni Unite.

"La Libia ha presentato istanza affinchè l'Assemblea generale dell'Onu, che si riunirà il 15 settembre, discuta anche lo smembramento del territorio elvetico", ha affermato alla televisione svizzera la parlamentare elvetica e vice presidente della commissione esteri Christa Markwalder, citata dall'agenzia di stampa svizzera Ats. "Secondo gli intendimenti del colonnello, la Svizzera italiana dovrebbe essere assegnata all'Italia, i cantoni francofoni alla Francia e la Svizzera tedesca alla Germania", ha aggiunto.

Per un anno la presidenza dell'assemblea generale spetta proprio alla Libia e la deputata Markwalder teme che Tripoli possa servirsi di tale posizione per nuocere all'immagine della Svizzera. La diplomazia elvetica deve attivarsi, ha detto la deputata.
A Berna, il ministero degli esteri non commenta ma precisa che "finora l'organo dell'Onu incaricato dell'agenda dell'Assemblea generale non ha ricevuto nessuna richiesta della Libia per chiedere l'iscrizione all'ordine del giorno di un punto relativo alla Svizzera", ha detto all'ANSA il portavoce Lars Knuchel.

I rapporti tra Libia e Svizzera sono in crisi profonda da oltre un anno a causa del breve arresto, a Ginevra nel luglio 2008, di uno dei figli del leader libico, Hannibal Gheddafi, e della moglie Aline, accusati di maltrattamenti nei confronti di due domestici. Malgrado le scuse recentemente pronunciate dal presidente svizzero Hans-Rudolf Merz, andato di persona a Tripoli, l'ira della Libia non si placa. E nonostante le promesse delle autorità libiche due cittadini svizzeri continuano ad essere trattenuti nel Paese africano.

Non è del resto la prima volta che Gheddafi suggerisce di far sparire la Svizzera dalle carte geografiche. Una simile proposta sarebbe stata già formulata dal Colonnello al vertice del G8 in giugno all'Aquila. Gheddafi in passato ha definito la Svizzera una "mafia mondiale e non uno Stato".

Ma cosa ne pensano gli svizzeri del progetto del colonello? In Ticino, l'idea dello smembramento e di una "adesione" all'Italia non è presa in considerazione: "Non ne abbiamo la minima intenzione, pur avendo ottimi rapporti con l'Italia", ha detto all'agenzia Ansa il presidente del Consiglio di Stato ticinese (esecutivo), Gabriele Gendotti. "Ci sentiamo bene e al nostro posto all'interno di questa Nazione", ha aggiunto. Per Gendotti, chi formula simili proposte "non conosce la storia di questo Paese che è nato come una volontà di stare insieme, di essere una nazione con quattro quattro culture e quattro lingue diverse. Offende la Svizzera e noi Svizzeri italiani che ci sentiamo svizzeri a tutti gli effetti".

Per la prima volta Gheddafi è atteso alla sede dell'Onu di New York, insieme a decine di altri capi di Stato e di governo, nella settimana che si apre il 21 settembre. Secondo esperti consultati dalla televisione svizzera sembra improbabile che la richiesta di Gheddafi possa essere inclusa nella lista ufficiale dei temi trattati dall'Assemblea dell'Onu, perchè contraria al diritto internazionale.

Latina, anziana muore: casa popolare subito occupata con salma ancora dentro

LATINA (3 settembre) - Una donna di 90 anni è morta oggi a Latina e il suo alloggio, in una casa popolare, è stato subito occupato dalla giovane parente di una vicina di casa, che non si è fatta alcun problema per la presenza nell'appartamento della salma. La ragazza che ha occupato l'appartamento ora si trova asserragliata nell'alloggio e non ha voluto aprire né ai tecnici dell'Ater, né alla polizia.

Rc auto, multe record alle compagnie: 26 mln per ritardi su liquidazione sinistri

ROMA (3 settembre) - Nei primi sette mesi dell'anno l'Isvap, l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private, ha comminato multe alle compagnie assicurative per un totale di 29,399 milioni di euro, di cui oltre 26 milioni, l'80%, per violazioni riguardanti le assicurazioni Rc auto. Si tratta di un incremento di 3,6 milioni rispetto all'analogo periodo del 2008, con un aumento del 14,8% sul totale, e del 16,5% considerando le sole polizze Rc. La maggior parte delle violazioni riguarda i tempi di liquidazione dei sinistri. Dal 2002 l'importo delle sanzioni, che contribuisce ad alimentare il Fondo vittime della Strada, è cresciuto di circa 40 volte.

L'Isvap prevede che a fine anno si supererà la soglia record dei 45 milioni d'euro di sanzioni. Tra le compagnie più multate, guida la classifica la Ugf, che con 6,9 milioni, ha superato la Milano Assicurazioni. Peraltro, come gruppo, Milano insieme a Fonsai detiene ancora il primato.

Catania, pescatori assediati dai ratti su uno scoglio: salvati dai vigili del fuoco

CATANIA (3 settembre) - Altro che pesci: l'unico "branco" che si è avvicinato a tre appassionati di pesca nella zona del Caito, sul lungomare di Catania, è stato un manipolo di ratti extra large. Nel racconto dei pescatori, i roditori-predatori, una decina, hanno prima circondato e poi aggredito sugli scogli le "esche umane", costrette a chiamare in soccorso i vigili del fuoco.

Il salvataggio è avvenuto via mare: i pompieri a bordo di un gommone hanno allontanato i ratti con dei potenti getti di idrante e quindi tratto in salvo i tre uomini, tremanti e in stato di choc. Il Comune ha annunciato che nella zona del lungomare del Caito sarà effettuato con urgenza un intervento di derattizzazione.

Trova 100mila euro nell'immondizia e li restituisce a una coppia di anziani

PARIGI (3 settembre) - Trova 100.000 euro in banconote in una scatola di latta per biscotti gettata nelle immondizie e li restituisce al proprietario: è successo a Yvon Woterghem, un giovane commerciante di un negozio di bricolage di Meurchin, nel nord della Francia. «Subito ho pensato che con quei soldi avrei potuto realizzare il campeggio che ho sempre sognato», ha raccontato il giovane al quotidiano Le Parisien.

Nella scatola c'era però un foglietto che indicava il nome e l'indirizzo dei proprietari. Wonterghem ha quindi deciso di restituire il bottino. I soldi erano «i risparmi di ottant'anni di vita insieme» di una coppia di anziani, spiega, «forse li avevano tenuti da parte per pagare la retta dell'ospizio». La figlia della coppia ha detto di dovere al giovane «una riconoscenza eterna» e si è stupita che «esistano ancora persone così oneste».

Wonterghem ha detto di non aver ricevuto nè chiesto nessuna ricompensa.

Il giro del mondo va in saldo

Sono venti i grandi scafi che il prossimo anno circumnavigheranno il globo



Salpano le crociere low-cost: 84 notti in mare e 19 nazioni a prezzi stracciati
VINCENZO ZACCAGNINO
MILANO
Anche per le crociere è tempo di saldi. Come nei last minute e nei viaggi low cost, le compagnie di navigazione si combattono a suon di sconti e benefit, impensabili fino a qualche anno fa. L'obiettivo è riempire il più possibile i «palazzi galleggianti». E pur di riuscire nell’impresa ribassano anche del 50% le normali tariffe. I maggiori quotidiani inglesi, tedeschi e americani, sono pieni di annunci pubblicitari che gridano slogan come «crociere in saldo» o «spettacolari affari in crociera». Il londinese «Daily Telegraph», ad esempio, ha pubblicato un annuncio di mezza pagina dominato dalla scritta: «intorno al mondo con l’Oriana della P&O. Partenza da Southampton visitando 28 porti in 19 nazioni di cinque continenti con due passaggi dell’Equatore, viaggiando per 32.263 miglia marine. 84 notti per 6.849 sterline (circa 7.800 euro)». La partenza è prevista per il 23 settembre del prossimo anno. L’itinerario è di indubbio fascino. Lasciata l’Inghilterra la nave punta a ovest, attraversando l’Atlantico con una sosta a Madeira e in alcuni scali caraibici. Traversato il canale di Panama risale lungo la costa americana del Pacifico, toccando Acapulco e San Francisco, per poi puntare sulle Hawaii, le Fiji, la Nuova Zelanda e l’Australia. Sfiora la Grande Barriera Corallina per raggiungere le Filippine, quindi Hong Kong, il Vietnam, la Thailandia e la Malesia fino allo scalo di Mumbai in India. Il viaggio prosegue nel Mar Rosso, percorrendo il Canale di Suez, solcando il Mediterraneo e uscendo da Gibilterra per tornare a Southampton.

Niente male, considerando che si spenderanno circa 90 euro al giorno, comprensivi di cinque pasti, tutti i divertimenti e gli spettacoli, le molte possibilità di sport e persino le mance. Anche per gli extra c'è un aiutino, perché la compagnia regala un credito di circa 600 euro da spendere a bordo. Senza dimenticare l’elenco di benefit: taxi gratuiti prima della partenza e all’arrivo, un pernottamento gratis in un hotel di lusso a Southampton il giorno prima dell'imbarco con cena di gala, fiori e champagne di benvenuto in cabina.

Questo è solo un esempio delle molte offerte sul mercato. Le grandi compagnie si sfidano. A guadagnarci è il turista, che può risparmiare un bel po’ di soldi. Nel settore la concorrenza è spietata perché saranno oltre 20 le navi che faranno la circumnavigazione del globo, salpando dopo le feste di fine anno per rientrare all’inizio della primavera. I porti di partenza in Europa sono l’inglese Southampton e il tedesco Amburgo. Negli Stati Uniti, New York, Fort Lauderdale e Miami. Non manca qualche raro esempio mediterraneo, come Nizza e Genova. E per i nuovi, promettenti mercati asiatici si parte anche da Singapore e Yokohama.

La più grande nave impegnata nel giro del mondo è la «Queen Mary 2» dell’inglese Cunard, un gigante da 148.000 tonnellate di stazza lorda, lungo 345 metri. Non potendo passare per il Canale di Panama evita di attraversare il Pacifico. Il suo viaggio intorno al mondo dura 101 giorni, con partenza da Southampton l’11 gennaio e ritorno il 22 aprile. Si comincia con il Mediterraneo, con sosta a Civitavecchia dove saranno raccolti alcuni crocieristi italiani. Quindi, attraversato il Canale di Suez, si va in Oman e Dubai. Poi l’India, l’Indocina, la Cina, il Giappone, l’Australia, la Nuova Zelanda, l’Isola di Mauritius, e il Sudafrica. Dopo una romantica toccata all’Isola di Sant’Elena, si arriverà a Rio de Janeiro proseguendo poi per i Caraibi, New York e infine con la traversata Atlantica verso est per il rientro in Inghilterra.

La più piccola nave impegnata nella mega crociera è invece la «Spirit of Oceanus» di appena 4.200 tonnellate di stazza, lunga soltanto 294 metri e in grado di trasportare appena 120 passeggeri. Costruita in Italia nel 1991, dopo vari passaggi di proprietà appartiene oggi alla compagnia statunitense Cruise West, che propone il periplo del mondo più lungo. E' chiamato «Il viaggio dei grandi esploratori». Dura quasi un anno, 335 giorni. Si parte da Singapore il 6 marzo del 2010 e lì si ritorna il 3 febbraio del 2011. La nave visiterà 242 porti di 59 nazioni, navigando in 14 mari e oceani e percorrerà quattro canali artificiali: Suez, Panama, Corinto e Kiel. L’Oceano Indiano verrà percorso sulle rotte degli antichi mercanti arabi, nel Mediterraneo si seguiranno le tracce dell'Odissea, il grande Nord è legato alla saga dei Vichinghi, le Americhe a Cristoforo Colombo, il Sud Pacifico ai viaggi di scoperta di James Cook. In questo caso è difficile parlare di low cost, perché un anno vissuto in un modo decisamente originale costa 163.000 euro, circa 500 al giorno. Quasi sei volte più di quanto si spende sulle grandi navi impegnate in quello che è stato definito «Il viaggio di una volta nella vita».

Facebook, croce dell'amicizia e delizia del mercato

Mentre i fanatici della prima ora avanzano qualche dubbio sui social network, media e agenzie pubblicitarie scoprono la gallina dalle uova d'oro


Sarà pur vero che, come scrive Virginia Heffernan sul New York Times, è cominciata la grande fuga da Facebook. Tutti abbiamo certamente più d'un amico che dopo l'entusiasmo iniziale si è stancato di postare messaggi e taggare foto di famiglia (o di riceverne!). E tutti ci domandiamo quanto valga davvero l'amicizia che si consuma con un freddo post digitato tra un impegno e l'altro. Ma a giudicare dall'interesse crescente dei media tradizionali per i social network la moda è ben lontana dal tramonto. Secondo un'inchiesta del Financial Times anzichè attendere che i navigatori vadano a cercarsi le notizie sui siti web, i grandi giornali hanno cominciato a promuoverle su Facebook, Twitter, Myspace, Friends Reunited, Bebo, Digg.

"Dobbiamo essere dove le persone consumano contenuti" spiega al bollettino della finanza Jennifer Preston, social media editor del New York Times. E, nonostante lo scetticismo di alcuni columnist, proprio il quotidiano della Grande Mela sta investendo parecchio sui social network: la sua pagina Facebook ha 460 mila fans mentre lo spazio Twitter viene seguito da 1,7 milioni di persone.

La prova dell'interesse commerciale di queste piazze virtuali (che come tutte le piazze si riempono, si svuotano e si riempono di nuova gente) è la pubblicità, che negli ultimi due anni è passata da 2 a 2,5 miliardi di dollari. Le previsioni parlano d'investimenti in aumento fino a 3,5 miliardi di dollari nel 2013. Se la bussola del mercato punta su Facebook per capire i gusti dei consumatori è segno che ne sentiremo ancora parlare a lungo. Anche perchè ad avvantaggiarsene non è solo chi cerca di vendere qualcosa ma anche chi quel qualcosa vuol comprare: i consigli per gli acquisti scambiati tra amici di Facebook valgono più di qualsiasi reclame, pare. Argos, la rete dei commercianti britannici, calcola che i clienti ai quali amici di social network ed affini hanno suggerito un prodotto sono il 10% più propensi degli altri a mettere mano al portafogli.

CINA: TORNA LA PROTESTA A URUMQI

PECHINO - Centinaia di cinesi hanno inscenato una manifestazione di protesta ad Urumqi, capitale della Regione Autonoma del Xinjiang, nel nordovest della Cina. I dimostranti chiedono alle autorità protezione contro gli attacchi che avrebbero subiti da uighuri, membri della locale minoranza etnica turcofona e musulmana.

Si tratta delle prime proteste di cui si ha notizia dopo le violenze di luglio tra uighuri e immigrati cinesi di etnia han, nelle quali hanno perso la vita quasi duecento persone. La protesta che secondo alcuni avrebbe coinvolto quasi duemila persone, si è svolta dopo che si è diffusa nella città la notizia che circa 470 persone, in grande maggioranza cinesi han, sono stati feriti a colpi di siringa da sconosciuti aggressori.

Fonti ospedaliere Urumqi, interpellate telefonicamente dall'ANSA, hanno confermato che un alto numero di persone sono ricoverate in almeno due degli ospedali cittadini dopo essere state aggredite a colpi di siringa da sconosciuti. L'agenzia Nuova Cina ha scritto che 15 persone sono state arrestate per gli attacchi a colpi di siringa e che quattro di queste sono state incriminate e verranno processate.

SCUOLA: VIA LIBERA DEL CDM A INTESA PER PRECARI ANNUALI

ROMA - Il Consiglio dei Ministri ha dato via libera a un'intesa per tutelare gli insegnanti precari annuali. "Abbiamo proposto una norma di legge che verrà inserita in un decreto legge ad hoc o nel cosiddetto decreto Ronchi -ha spiegato in una conferenza stampa il ministro Maria Stella Gelmini- sui supplenti annuali. "Attraverso - ha spiegato - una convenzione che coinvolge Welfare, Istruzione e Inps a questi lavoratori verrà garantita un'indennità di disoccupazione e una via preferenziale per l'accesso alle supplenze brevi".

Il provvedimento, che sarà presentato in consiglio dei ministri mercoledì, concretizza quelli che durante la trattativa tra tecnici del ministero e sindacati sono stati chiamati "contratti di disponibilità". In sostanza le scuole offriranno prioritariamente agli insegnanti precari, abilitati, iscritti nelle graduatorie a esaurimento e che hanno avuto solo supplenze annuali nello scorso anno scolastico, tutte le supplenze brevi. Questa scelta si affianca a una convenzione stipulata con l'Inps con cui si gestirà automaticamente l'attivazione e la cessazione dell'indennità di disoccupazione.

Lavoro e indennità di disoccupazione dunque si alterneranno tutelando il lavoratore dal punto di vista retributivo e delle competenze. Oltre a un vantaggio per l'insegnante precario che non dovrà recarsi all'Inps per chiedere l'indennità di disoccupazione o per comunicare l'inizio di un nuovo rapporto di lavoro, la procedura informativa consentirà alle singole scuole di comunicare gli eventuali casi di rifiuto immotivato della supplenza da parte dell'insegnante precario, che determineranno la perdita del diritto all'indennità di disoccupazione. Per gli insegnanti e per gli Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi) le scuole, infatti, versano all'Inps la contribuzione contro la disoccupazione involontaria. Questo significa che agli insegnanti e agli Ata precari che abbiano i requisiti previsti dalla legislazione vigente spetta l'indennità di disoccupazione con requisiti ordinari.

La durate dell'indennità di disoccupazione è di 8 mesi che diventano 12 per coloro i quali hanno superato i 50 anni. Con la stessa norma sulle supplenze brevi il personale cheaccetti tutte le occasioni di supplenze avrà diritto al punteggio per l'intero anno di servizio nelle graduatorie aesaurimento. Inoltre, sono già state stipulate convenzioni con le regioni (per ora Sicilia e Sardegna, ma ci sono trattative avviate con altre regioni per analoghi accordi) per coinvolgere questi stessi insegnanti precari in progetti di rafforzamento dell'offerta formativa finanziati con risorse dei Por (Pianioperativi regionali) e dei Pon (piani operativi nazionali).

SIT IN PRECARI AL MINISTERO CON PROTEZIONE 'BEATA ASSUNTA'
Con la protezione della "Beata Assunta" sulla scalinata del ministero dell'Istruzione in viale Trastevere contro il taglio dei precari nella scuola. Con striscioni e un manichino vestito di mantello azzurro e aureola, dalle 9 un centinaio di insegnanti iscritti ai sindacati di base e del Coordinamento precari scuola di Roma hanno protestato contro i primi provvedimenti che attuano la legge 113 del 2008. A manifestare precari di lungo corso, con una carriera da insegnati a pro tempore, tra incertezza e incarichi annuali, ma anche insegnanti di ruolo che in conseguenza del taglio delle classi si trovano ad avere una cattedra vuota. Gli stessi insegnati impegnati nel sit in di oggi annunciano "contrasti" anche domani quando, in una scuola di via Sebenico, si provvederà all'assegnazione delle sedi per gli incarichi annuali.

AEROPORTI: MATTEOLI, NON CI SARA' RITIRO LICENZE A FIUMICINO

ROMA - Non ci sono i presupposti per il ritiro della licenza delle società che gestiscono i servizi di terra presso l'aeroporto di Fiumicino, dopo i disservizi registrati ad agosto a partire dal servizio bagagli. Lo indica il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, che oggi ha incontrato i vertici di Adr (il presidente Fabrizio Palenzona), Enac (il presidente Vito Riggio e il direttore generale Alessio Quaranta) e Alitalia (il presidente Roberto Colaninno e l'amministratore delegato Rocco Sabelli) per affrontare la vicenda dei disservizi registratisi in agosto presso l'aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino.

"L'incontro - dice il ministro - è stato molto proficuo essendosi registrata una comune volontà da parte di Adr e Cai-Alitalia a lavorare insieme per superare i disservizi nel ritiro bagagli e le altre difficoltà riscontrate in vari servizi aeroportuali". Sul tavolo la relazione dell'Enac che, dice Matteoli, "per i suoi contenuti, è sostanzialmente distante rispetto alle notizie che sono trapelate su alcuni organi di informazione".

"Comunque - aggiunge il ministro - oggi è stato appurato che non esistono i presupposti per provvedimenti di revoca delle licenze. Peraltro, i tempi di riconsegna dei bagagli presso lo scalo di Fiumicino sono stati migliori rispetto ai mesi di luglio e agosto del 2008 mentre l'incidenza dei bagagli disguidati e riconsegnati successivamente al giorno del volo risulta in linea con gli anni precedenti. Sono quindi lieto di aver potuto registrare - ha concluso il ministro - una forte volontà di Cai-Alitalia e Adr di attivare ogni sinergia possibile per risolvere i problemi organizzativi e infrastrutturali che hanno penalizzato i viaggiatori".

DA 30 ANNI TROVA TESORI NEL TAMIGI, DONATI A CITTA'

LONDRA - Anthony Pilson, 76 anni, ha passato gli ultimi 33 anni della sua vita a scandagliare le rive del Tamigi, in pieno centro di Londra, armato di metal-detector, secchio e rastrello. Per i più che lo guardavano dall'alto delle rive pareva un passatempo bizzarro, e niente altro. Anthony, invece, ha messo insieme in questi anni una collezione di pezzi rari del valore di centinaia di migliaia di sterline: reperti tanto ben conservati da far brillare gli occhi a decine di studiosi. E ora donerà la sua collezione al Museo di Londra, così che tutti i londinesi possano ammirarla. "Posso capire che se uno ha moglie e figli preferisca vendere i pezzi al miglior offerente", dice Anthony al Daily Mail. "Ma io preferisco che li abbia un museo, piuttosto che finiscano nelle cassette di sicurezza di una banca o in una casa privata".

La collezione, tra le altre cose, conta 2.444 bottoni e gemelli che vanno dal 14/o al 19/o secolo; sono fatti in bronzo, peltro, argento o osso e sono spesso e volentieri lavorati. Una coppia di gemelli del 17/o secolo mostra Carlo II ornato con una corona d'alloro. La palma d'oro del miglior ritrovamento se l'é però aggiudicata un 'provino' da sommelier in argento del 1634. "Christiés ha pensato che fosse falso, perché non avevano mai visto niente del genere", ricorda Anthony.

Era il 1977 - ovvero quattro anni dopo la prima escursione sulle rive del Tamigi. Tutto ebbe inizio quando un amico di Anthony gli confidò che il fango del Tamigi poteva riservare grandi sorprese. Così, un giorno che non lavorava, Anthony, all'epoca dirigente nel settore del trasporto mercantile, portò il suo metal-detector nel centro di Londra. Da allora non ha mai più smesso. Andato in pensione a 55 anni, ogni giorno Anthony batte le rive del fiume tra il ponte di Tower Bridge e quello di Blackfriars: armato di mappe che segnano i livelli della marea, scava, setaccia e porta a casa. Certo, Anthony non è il solo ad andar a caccia di tesori sulle sponde del Tamigi. La Society of Thames Mudlarks - che in un inglese un po' antiquato significa 'monelli di strada' - conta infatti circa 50 membri. E la loro attività è strettamente controllata dal Museum of London e dall'autorità portuale. Il primo registra ogni pezzo d'interesse recuperato dal fiume, la seconda controlla che i 'monelli' del Tamigi non scavino per più di un metro nel terreno, così come prescrivono le regole.

Oltre ai tesori, però, il grande fiume ha anche restituito curiosità - una palla di ferro con catena risalente al 1600 - e documenti di attività quotidiane - una serie di giocattoli medioevali che gettano nuova luce sull'infanzia di quel tempo. Il fango del Tamigi, infatti, è ricco di creta ed è in grado di preservare i reperti in modo straordinario. Tanto che delle scarpine di pelle di epoca medioevale, una volta ripulite, parevano gettate nel fiume da pochi giorni. La collezione di Anthony verrà ora catalogata e troverà - fra qualche anno - una degna sistemazione nel Museum of London.

ISRAELE; MADONNE-KAMIKAZE, BLOCCATA MOSTRA-SHOCK

TEL AVIV - Una mostra di quadri delle pittrici israeliane Lilia Chak e Galina Bleikh che rappresentavano sette Madonne rinascimentali con il volto di donne-kamikaze palestinesi, protagoniste di attentati terroristici in Israele all'inizio degli anni Duemila, ha scatenato un putiferio nei mass media e nel mondo politico israeliano, fino alla decisione di bloccarla a poche ore dalla apertura ufficiale.

"La libertà di espressione è importante. Ma quei quadri erano offensivi per i congiunti delle vittime del terrorismo palestinese e per il Cristianesimo. Allora li abbiamo rimossi". Così Yossi Bar-Moha, il presidente del Beit Sokolov (il Circolo stampa di Tel Aviv) ha spiegato la decisione di bloccare il vernissage. Per tutta la giornata al Beit Sokolov erano giunte telefonate accorate dei congiunti delle vittime del terrorismo e reazioni adirate di esponenti politici di disparati partiti. Da parte loro le due artiste di origine russa hanno mantenuto oggi un totale silenzio stampa. A scatenare il caso era stato il quotidiano Yediot Ahronot, che ha pubblicato due pagine indignate in cui mostrava sei delle controverse 'Madonne'. Su una pagina intera campeggiava una Madonna di Raffaello col volto di una kamikaze. Più in piccolo, la 'Madonna del Libro' di Botticelli e la 'Madonna col Bambino' di Leonardo da Vinci. In sovraimpressione questa aveva il volto inquietante di Henadi Jaradat, una avvocatessa di 29 anni di Jenin (Cisgiordania) che il 4 ottobre 2003 si fece esplodere in un ristorante di Haifa uccidendo 21 persone per conto della Jihad islamica. L'effetto del quadro non poteva dunque non essere dirompente.

Ai curatori della mostra - intitolata 'Donna, madre, assassina' - le due artiste avevano chiarito di non aver voluto affatto idealizzare le terroriste palestinesi, ma che al contrario intendevano mettere in guardia dalla terribile metamorfosi di coloro che, come donne dovrebbero essere figure materne, in terribili macchine di morte. Il Gesù Bambino in grembo alle Madonne-Kamikaze, avevano aggiunto Lilia e Galina, doveva urlare come una sirena di allarme, come un avvertimento che il "Ferror" (il 'Female-terror', ossia il terrorismo al femminile) si è concesso adesso solo una pausa ma potrebbe rialzare il capo in un futuro non lontano. I quadri erano peraltro accompagnati da zolle di terra recuperate da Galina nei luoghi dove erano avvenuti i sette attentati. Brevi filmati video descrivevano anche i massacri perpetrati da ciascuna kamikaze palestinese. Uno di questi era accaduto alla French Hill di Gerusalemme, a breve distanza dalla abitazione di Galina. Ma le intenzioni originali di Lili e Galina, la cui sensibilità artistica è maturata in Russia, non sono state affatto percepite dall'opinione pubblica israeliana.

"Quei quadri erano problematici - ha commentato Yossi Bar-Moha - offendevano il pubblico". Ma non era possibile rinunciare alla mostra a priori ? "Io mi limito ad eseguire quello che mi viene indicato dalla direzione", ha tagliato corto. "In definitiva abbiamo preso la decisione più saggia"

fISICHELLA ALLA FERRARI: "L'HO SEMPRE SOGNATO"

BOLOGNA - E' Giancarlo Fisichella il nuovo pilota della Ferrari. Il romano, dal prossimo gran premio di Monza, sarà il sostituto di Felipe Massa e prenderà il posto del collaudatore Luca Badoer dopo i suoi due deludenti Gp. Lo conferma la scuderia Force India, dalla quale proviene, che gli ha dato la liberatoria con effetto immediato. "E' vero che è sempre stata la mia ambizione correre in Ferrari. Per questo sono molto grato a Vijay Mallya per avermi concesso questa opportunità ", e' il primo commento del pilota dopo la firma del contratto con Maranello.

Fisichella è nato il 14 gennaio 1973, ha esordito nel 1996 con la Minardi, poi ha corso in Jordan, Benetton, Sauber, Renault e, quest'anno, con la Force India, motorizzata Ferrari, con la quale ha ottenuto in Belgio, la settimana scorsa, il secondo posto dietro Kimi Raikkonen. Sono i primi punti della breve storia della scuderia anglo-indiana. Nei giorni scorsi Fisichella aveva escluso contatti con Maranello, precisando però che correre con la Ferrari sarebbe stato il coronamento di un sogno. Fisichella in Belgio era partito dalla pole position, la quarta della carriera, in cui ha ottenuto anche tre vittorie: Brasile 2003, Australia 2005 e Malaysia 2006. Ha fatto anche il giro veloce in Spagna nel 1997.

Lago di Garda, trovato un pitone albino lungo 1,5 m

AVVENIRE, BOFFO SI E' DIMESSO

ROMA - Dino Boffo si è dimesso dalla direzione di Avvenire con una lettera inviata al card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana. "Non posso accettare che sul mio nome si sviluppi ancora per giorni e giorni una guerra di parole che sconvolge la mia famiglia e soprattutto trova sempre più attoniti gli italiani". Lo scrive Dino Boffo nella lettera al card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella quale presenta le dimissioni "irrevocabili" e "con effetto immediato" sia da Avvenire che dalla tv dei vescovi Tv2000 e da Radio Inblu.

"La mia vita e quella della mia famiglia, le mie redazioni - prosegue -, sono state violentate con una volontà dissacratoria che non immaginavo potesse esistere".

"Se si fa così con i giornalisti indipendenti, onesti e per quanto possibile, nella dialettica del giudizio, collaborativi, quale futuro di libertà e responsabilità ci potrà mai essere per la nostra informazione?", chiede Boffo.

"Grazie a Dio, nonostante le polemiche, e per l'onestà intellettuale prima del ministro Maroni e poi dei magistrati di Terni, si è chiarito che lo scandalo sessuale inizialmente sventagliato contro di me, e propagandato come fosse verità affermata, era una colossale montatura romanzata e diabolicamente congegnata", aggiunge.

Nella sua lettera di dimissioni, il direttore di Avvenire Dino Boffo afferma che sulla sua testa si é combattuta una guerra tra gruppi di potere e editoriali. Ma "Feltri non si illuda - avverte Boffo -. C'é già dietro di lui chi, fregandosi le mani, si sta preparando ad incamerare il risultato di questa insperata operazione", che è diventata "qualcosa di più articolato".

STAMPA CATTOLICA, GIORNATE ORRIBILI PER GIORNALISMO - L'Unione della stampa cattolica definisce "giornate orribili per il giornalismo italiano" quelle appena trascorse, dominate dalla vicenda Giornale-Boffo. "Si usano i giornali come strumenti di lotta politica e come pugnali per colpire alla schiena gli avversari del momento, come ha fatto Vittorio Feltri contro Dino Boffo - si legge in una nota pubblicata sul sito dell'Unione e diffusa anche dal Sir, agenzia della Cei - al quale i giornalisti dell' Ucsi esprimono piena solidarietà umana e professionale". "La tecnica di infangare chi esprime legittime e libere posizioni anche scomode per determinati poteri, utilizzando fonti anonime e non controllate (quando la veridicità delle fonti è notoriamente un principio base del giornalismo) - afferma l'Ucsi - è stata usata come un avvertimento minaccioso, forse diretto in particolare al mondo cattolico italiano. E' una tecnica ripetibile che deve essere stroncata sul nascere prima che dilaghi nella lotta politica, rischiando di uccidere un giornalismo che innanzitutto rispetti la dignità della persona, il diritto dei lettori ad essere correttamente informati, la pluralità delle posizioni e non consideri le 'notizie' come un manganello".

FRANCESCHINI, C'E' REGIA INTIMIDAZIONE STAMPA LIBERA - ''C'e' da tempo una regia di intimidazione nei confronti della stampa libera, almeno di quella parte che non e' gia' condizionata dal conflitto d'interessi''. Lo ha detto oggi pomeriggio a Pisa nell'incontro con sostenitori della sua mozione il segretario del Pd Dario Franceschini rispondendo ad una domanda dei giornalisti sulle dimissioni del direttore di Avvenire, Dino Boffo. ''Anche per questo - ha aggiunto Franceschini - io sono soddisfatto che ci sia una mobilitazione organizzata non da un partito ma da associazioni e sindacati a cui noi saremo presenti, perche' penso che la battaglia per la liberta' d' informazione non debba avere un colore politico, una bandiera, ma debba riguardare tutti quelli che hanno a cuore questi valori e questi principi che sono fondanti di ogni democrazia''.

SU AVVENIRE "LE DIECI FALSITA'" DEL GIORNALE - Il direttore di Avvenire, Dino Boffo, pubblica oggi in penultima pagina del giornale, con richiamo in prima, un elenco di "dieci falsità" attribuite al Giornale di Vittorio Feltri, che sette giorni fa ha rivelato una vicenda giudiziaria che lo aveva coinvolto anni addietro. Nella rubrica "il direttore risponde", che affianca una pagina e mezza di lettere di solidarietà come accade da alcuni giorni, Boffo contesta una per una le accuse emerse in questi giorni, scegliendo una formula che ricorda le "dieci domande" di Repubblica al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Queste le 10 osservazioni del direttore del giornale dei vescovi: primo, la definizione di "noto omosessuale" non trova alcun riscontro nei documenti giudiziari.

Secondo, Boffo non è stato "attenzionato" per le suddette inclinazioni, come ha chiarito il ministro dell'Interno, negando che esista alcuna forma di "schedatura".

Terzo, non c'é mai stata una querela contro Boffo da parte di una signora di Terni, perché la denuncia era stata presentata "contro ignoti da soggetti che ben conoscevano Boffo e la voce di Boffo e che, quando hanno scoperto che era stato ipotizzato il coinvolgimento del cellulare in uso al suo ufficio, hanno rimesso la querela".

Quarto, non ci sono mai state intercettazioni, ma solo tabulati delle telefonate partite da un cellulare di Boffo. Quinto, il direttore di Avvenire conosceva la donna vittima delle molestie, che avrebbe quindi riconosciuto la sua voce se fosse stato lui a fare quelle chiamate. Sesto, non è vero che Boffo ha scaricato le accuse su una terza persona, ma ha solo dichiarato ai magistrati che quel telefono avrebbe potuto essere utilizzato da altri.

Settimo, non ci sono state "intimidazioni" né molestie a sfondo "sessuale", parola semmai riferita negli atti, come ha specificato il gip di Terni, ai rapporti tra la donna e il suo compagno.

Falso è anche , scrive il direttore di Avvenire all'ottavo punto, che lui si sia mai detto colpevole offrendosi di patteggiare la pena. "Boffo non ha patteggiato alcunché e ha sempre rigettato l'accusa di essere stato autore di telefonate moleste". Aveva invece pagato l'ammenda ritenendola "una semplice remissione amministrativa conseguente agli effetti della remissione della querela.

Boffo contesta infine di aver mai reso pubbliche "ricostruzioni" della vicenda, né chiamato in causa "nessun'altra persona, nessun ente e istituzione" e "nonostante il pesantissimo attacco diffamatorio del Giornale non intende consegnare niente e nessuno al tritacarne mediatico da questo generato e coltivato". Infine, Boffo ribadisce che la "nota informativa" citata dal Giornale altro non è che "una lettera anonima diffamatoria".

Sud, gli aspiranti presidi rinunciano ai posti al Nord

In Lombardia 67 poltrone vuote, altre in Piemonte e Veneto
In Puglia, Sicilia e Campania 240 idonei senza sede

Dopo il diktat di Vicenza liberi 150 posti
di SALVO INTRAVAIA

ROMA - I presidi del meridione snobbano le poltrone al Nord. La temuta invasione nelle regioni settentrionali di capi d'istituto provenienti dal Sud quest'anno non c'è stata. Tantissimi aspiranti meridionali alla dirigenza scolastica, nonostante la disponibilità dei posti nelle regioni padane, hanno preferito continuare a respirare l'amica aria di casa piuttosto che spostarsi al Nord. A costo di rimetterci il posto da dirigente scolastico. Ambiente ostile, magari determinato dalle ultime uscite della Lega, accidia o altro? E' difficile dirlo. Sta di fatto che l'anatema lanciato un mese e mezzo fa dal consiglio provinciale di Vicenza contro i presidi non autoctoni ha centrato l'obiettivo. La mozione Martini, dal nome dell'assessore alla scuola (Morena Martini, Pdl) che l'ha presentata, puntava il dito contro le commissioni giudicatrici dei concorsi a preside delle regioni meridionali. Le quali, nell'espletare il concorso, hanno reso idonei un numero di candidati in esubero ben superiore al 10 per cento dei posti disponibili. Con la conseguenza che negli anni successivi questi idonei hanno percorso l'Italia verso Nord alla ricerca di sedi libere.

Ora le preferenze degli interessati sono cambiate. I calcoli che descrivono l'nconsueta carenza di pretendenti alla poltrona di capo d'istituto in quattro regioni settentrionali, all'indomani di tutte le nomine in ruolo, li ha fatti la Flc Cgil. Per comprendere l'anomalia della situazione basta guardare i numeri a dare un´occhiata a quello che è successo l'anno scorso. Dopo mesi di tira e molla con i sindacati, lo scorso 31 luglio il ministero annuncia l'immissione in ruolo di 647 neodirigenti scolastici e comunica i singoli contingenti regionali. Ad attendere il provvedimento sono gli idonei agli ultimi tre concorsi banditi su scala regionale: in prevalenza meridionali rimasti nella loro regione senza sede. Qualche giorno dopo, il ministero comunica anche i posti disponibili per la cosiddetta "fase interregionale": la possibilità offerta con un decreto milleproroghe agli idonei rimasti senza posto nella propria regione di richiederne un'altra. L'anno scorso, i posti disponibili nelle regioni settentrionali vennero quasi tutti occupati da meridionali. Quest'anno, le cose sono andate diversamente: in Lombardia 67 poltrone sono rimaste vuote. Stesso discorso per Piemonte, Veneto e Liguria. In Veneto, ad esempio, su 37 presidenze disponibili ne sono state occupate appena 9. E dire che in Campania, Sicilia e Puglia ci sono ancora circa 240 idonei senza sede che avrebbero potuto chiedere una delle 150 sedi rimaste libere al Nord. Ma non lo hanno fatto.

Egitto, scoperta nella rilegatura di un libro parte della Bibbia più antica

Il frammento del Codex Sinaiticus nel monastero di Santa Caterina sul Sinai




LONDRA (2 settembre) - Nel XVIII secolo le pergamene di pelle animale erano difficili da trovare. Ed è così che i monaci iniziarono a utilizzare antichi manoscritti per rilegare i libri. Tra questi anche un prezioso frammento del Codex Sinaiticus, il manoscritto considerato la Bibbia più antica ancora esistente.

A scoprire il frammento nel monastero di Santa Caterina sul Sinai in Egitto, Nikolas Sarris, studente greco che sta completando il suo dottorato in Gran Bretagna: ha riconosciuto per caso la parte della Bibbia del Sinai mentre esaminava una serie di fotografie di manoscritti presso la biblioteca del monastero.

«È stato un momento molto emozionante- ha raccontato - Anche se non è la mia specializzazione, avevo lavorato al progetto online e il Codex mi era rimasto impresso nella memoria. Ho controllato l'altezza delle lettere e delle colonne e in breve ho realizzato che avevo davanti una parte mai vista del Codex». Lo studioso ha collaborato alla digitalizzazione per la British Library ed è perciò stato in grado di riconoscere all'istante il pezzo di manoscritto.

Potrebbero esserci altri frammenti. Dopo la scoperta Sarris ha contattato Padre Justin, il biblitecario del monastero, che ha confermato che si trattava di un pezzo di pergamena appartenente all'antica Bibbia che corrisponderebbe al capitolo 1 e al verso dieci del libro di Giosuè. Non si esclude che altre parti potrebbero essere nascoste negli strati inferiori del testo. La biblioteca di santa Caterina non ha gli strumenti necessari per esaminare la rilegatura senza danneggiare la pergamena ma, ha sottolineato Padre Justin, potrebbe presto dotarsi delle tecnologie adatte.

Le pergamene della Bibbia del Sinai sono ripartite tra il monastero di Santa Caterina sul Sinai in Egitto, la Biblioteca Russa di San Pietroburgo, la British Library di Londra e la Biblioteca dell'Università di Lipsia in Germania e di recente sono state digitalizzate e messe online in un progetto al quale hanno preso parte esperti provenienti dai quattro Paesi.

Politkovskaia, Alta corte ordina nuova inchiesta sull'omicidio della giornalista

MOSCA (3 settembre) - La Corte suprema russa ha deciso di rinviare alla procura gli atti del processo sulla morte della giornalista Anna Politkovskaia, accogliendo così le richieste dei familiari della vittima dopo l'assoluzione di tutti gli imputati nel procedimento di primo grado.

La Suprema Corte ha ritenuto fondati i motivi per unire il procedimento a carico dei quattro imputati - i fratelli Dzhabrail e Ibragim Makhmudov, l'ex dirigente della polizia moscovita Serghiei Khadzhikurbanov e l'ex colonnello del'Fsb Pavel Riaguzov - con l'indagine nei confronti di Rustam Makhmudov, fratello degli altri due Makhmudov e presunto killer finora latitante, e di altre persone non identificate.

I giudici hanno ritenuto che esaminare il caso separatamente dall'altro potrebbe compromettere l'imparzialità della sentenza. L'effetto della decisione è quella di cancellare il processo bis che si era aperto con una udienza preliminare il 5 agosto scorso dopo l'annullamento per gravi vizi procedurali, il 25 giugno scorso, della precedente sentenza assolutoria, emessa il 19 febbraio scorso.

La famiglia della Politkovskaia aveva sostenuto la necessità di una nuova inchiesta, temendo che la ripetizione del processo non avrebbe potuto portare a nulla di nuovo, impedendo di individuare oltre all'esecutore materiale anche il mandante del delitto.

Bari, la procura antimafia indaga su fondi a politici del centrosinistra

ROMA (3 settembre) - La Procura antimafia di Bari, nell'inchiesta del pm Desireè Digeronimo sulla gestione dell'assessorato regionale alla sanità e su una parte dell'attività relativa al settore sanitario della giunta Vendola, sta indagando per verificare se vi siano stati finanziamenti illeciti da parte di imprenditori locali non solo a politici pugliesi del centrosinistra ma anche a esponenti nazionali di partiti politici.

Le verifiche sui presunti finanziamenti illeciti ai politici sarebbero verifiche contabili avviate dopo intercettazioni telefoniche ed ambientali nei confronti di imprenditori e dell'ex assessore alla Sanità Alberto Tedesco, ora senatore Pd, dimessosi il 6 febbraio dopo aver appreso di essere indagato. Dalle intercettazioni emergerebbero i nomi di politici regionali e nazionali del centrosinistra.

L'indagine è a carico di una quindicina di persone e riguarda una presunta associazione per delinquere capeggiata - secondo l'accusa - da Tedesco, finalizzata alla corruzione, concussione, abuso di ufficio, voto di scambio, illecito finanziamento ai partiti e truffa. Per alcuni reati, e nei confronti di alcune persone, si ipotizza l'aggravante di aver favorito una associazione mafiosa. Proprio per verificare la presunta esistenza di illeciti finanziamenti ai partiti, alla fine del luglio scorso il pm acquisì i bilanci e la documentazione bancaria dalle sedi baresi di cinque partiti: Pd, Prc, Sinistra e Libertà, Socialisti Autonomisti, e Lista Emiliano

Elena Barolo, un tuffo per due La ex velina col fidanzato al mare



In coppia con Giorgia Palmas ballava sul bancone di Striscia tra il 2002 e il 2004, poi è sparita dalla vita mondana per dedicarsi alla recitazione. Ha fatto parte del cast di una sit-com e ha tenuto rubriche di moda, la sua passione. Ora Star+Tv ha ritrovato Elena Barolo in vacanza in Sardegna insieme al fidanzato, Ingo Hillenbrand. Fisico sempre da dieci e lode per la ex velina torinese.


Struccata, capelli bagnati, bikini minimalista e unghie dipinte, Elena appare in grande forma. Da qualche tempo non si faceva fotografare in giro accompagnata, ma a Porto Rotondo finalmente è uscita allo scoperto.

Con Ingo la Barolo mostra grande affiatamento: i due in barca si coccolano, si scambiano sguardi di tenerezza e giocano come due piccioncini innamorati. Lui la tiene stretta, poi si tuffano, lei bagna lui con la doccia in un continuo scambio di attenzioni.

“Ho passato una vacanza all’insegna del relax – dice Elena – La classica vacanza di coppia”.

A Venezia sfilano le scollature Ventura, Pellegrino e Cucinotta hot




La 66esima mostra del cinema di Venezia si apre sotto il segno dell'eleganza esplosiva. Come non notare la profonda scollatura sulla schiena di Simona Ventura o quella altrettanto esagerata sul décolleté di Patrizia Pellegrino e quella prorompente della madrina Maria Grazia Cucinotta? Tutte tre erano evidentemente senza reggiseno e hanno fatto a gara per mettere in mostra il florido lato A.


Se Simo ha osato con un abito che consentiva un vedo-non vedo laterale, la Pellegrino ha optato per uno scollo vertiginoso e la Cucinotta non si è certo contenuta. Sul red carpet è andato in scena l’immancabile rito della passerella che vede sfilare i divi cinematografici e non solo.

Tra attori e registi ecco spuntare Simona ventura. Capelli raccolti e abito nero per la conduttrice che ha scelto di colpire anche questa volta. Nessuna scollatura mozzafiato sul lato A per super Simo che ha preferito puntare tutto sul suo retroscena. E così se l’abito lungo e morbido non offriva panorami mozzafiato sul generoso décolleté, ci ha pensato la scollatura sulla schiena a rendere sexy la sua mise.

Un’allacciatura di lustrini e strass e due spalline vedo-non vedo hanno creato la giusta atmosfera di sensualità che voleva la Ventura. I paparazzi – manco a dirlo – erano pronti a beccare anche solo uno spicchio di pelle nuda


Maria Grazia Cucinotta, madrina della serata inaugurale, si è presentata avvolta in un abito blu cobalto, in chiffon plissettato, con lo strascico, ma soprattutto una bella e profonda scollatura che dava risalto al florido décolleté.

Nonostante le pose audaci per le fotografie di rito, dall’inchino con bacio alla strizzatina del seno, Maria Grazia non è esplosa. Eppure il flash birichino ha colto comunque l’esplosione delle sue grazie che faticavano a tenere stretto l’abito.

E che dire di Patrizia Pellegrino? Decisamente sexy e seducente avvolta nel suo vestito verde con uno scollo deciso che non lasciava nulla all’immaginazione.

Violante ed Emanuela, che strip! Placido e Folliero restano in topless






Da quando ha deciso di dare il suo volto e il suo corpo per interpretare Moana Pozzi, Violante Placido è una continua esplosione di sensualità ed eros. Al largo di Giannutri con Andrea Bezziccheri l'attrice ha mostrato forme esplosive e un topless da dieci e lode. Ma anche la conduttrice di Stranamore, Emanuela Folliero, immortalata da Novella 2000 a Forte dei Marmi, ha fatto uno strip molto sexy mettendo in mostra un seno e il fondoschiena.


La Placido è entrata perfettamente nel ruolo della pornodiva, che interpreta per una serie che andrà in onda a novembre, da non riuscire più ad uscirne. Eccola infatti scatenata in barca con il compagno tra tuffi, docce a luci rosse e strip.

L’attrice si butta in acqua e, mentre cerca di tornare a galla, il bikini birichino scivola lasciando Violante a seno al vento. Slip rossi e reggiseno a righine per la Placido che per evitare i segni dei laccetti opta per un bikini a fascia che però regala un inedito show mozzafiato.

Da quando ha deciso di dare il suo volto e il suo corpo per interpretare Moana Pozzi, Violante Placido è una continua esplosione di sensualità ed eros. Al largo di Giannutri con Andrea Bezziccheri l'attrice ha mostrato forme esplosive e un topless da dieci e lode. Ma anche la conduttrice di Stranamore, Emanuela Folliero, immortalata da Novella 2000 a Forte dei Marmi, ha fatto uno strip molto sexy mettendo in mostra un seno e il fondoschiena.


La Placido è entrata perfettamente nel ruolo della pornodiva, che interpreta per una serie che andrà in onda a novembre, da non riuscire più ad uscirne. Eccola infatti scatenata in barca con il compagno tra tuffi, docce a luci rosse e strip.

L’attrice si butta in acqua e, mentre cerca di tornare a galla, il bikini birichino scivola lasciando Violante a seno al vento. Slip rossi e reggiseno a righine per la Placido che per evitare i segni dei laccetti opta per un bikini a fascia che però regala un inedito show mozzafiato.

Kabul, orge all’ambasciata Usa

La foto che ha incastrato i contractors, nudi e ubriachi


«Contractors» scatenati tra
sesso e alcol, traditi dalle foto
che si sono scattati
FRANCESCO SEMPRINI
NEW YORK
Alcol, prostitute e giochi «hard». Sono gli ingredienti dei festini in stile «Animal House» organizzati da alcuni contractor americani impiegati presso l’ambasciata statunitense in Afghanistan e sui quali il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha avviato un’inchiesta interna. A incastrare le guardie private al servizio del Pentagono sarebbero alcune foto da loro stessi scattate durante i party clandestini, oltre ai messaggi di posta elettronica usati per organizzarli.
«Sono accuse gravissime, le stiamo valutando con la dovuta serietà», dice il portavoce di Foggy Bottom, Ian Kelly, spiegando che e-mail ed immagini finite nelle mani degli ispettori «mostrano il clima di degenerazione e coercizione» che regna laddove operano le guardie di ArmorGroup.

L’indagine avviata dal dipartimento segue un’inchiesta choc dell’organizzazione non-profit Project on Government Oversight (Pgo) su Camp Sullivan, il compound dei contractor che si trova a una manciata di chilometri dall’ambasciata statunitense a Kabul. Un ambiente da «Lord of the Flies» (dal nome del romanzo di William Golding), spiega il rapporto con prostitute fatte entrare di nascosto per compleanni a luci rosse, guardie in preda ai fumi dell’alcol, risse, uomini nudi che urinano gli uni addosso agli altri. Si tratta di comportamenti «scandalosi e devianti», inaccettabili per Hillary Clinton che intende applicare la «tolleranza zero» per chiunque risulti coinvolto nel «Contractor-gate».

Il dipartimento di Stato avvierà una revisione interna per accertare eventuali responsabilità di quelle guardie private che con il loro comportamento hanno messo a rischio l’incolumità del personale. Del resto non è la prima volta che ArmorGroup, oggi controllata da Wackenhut Service, finisce nel mirino delle autorità. A giugno, il senatore Claire McCaskill, presidente della sottocommissione che supervisiona i contractor privati al servizio del governo, aveva avanzato dubbi sull’opportunità di rinnovare gli appalti in mano al gruppo, interrogandosi «sulla reale capacità dei contractor di garantire la sicurezza dell’ambasciata».

Il dossier ha messo in luce altre irregolarità, come l’impiego delle guardie in estenuanti turni di 14 ore al giorno, difficoltà linguistiche da parte dei contractor stranieri. Circa 300 delle 450 guardie di ArmorGroup impiegate per proteggere il personale dell’ambasciata di Kabul (mille persone in tutto) sono Gurkhas nepalesi, mentre gli altri sono australiani, sudafricani e americani espatriati. Sebbene i Gurkhas siano considerati estremamente seri sul lavoro, le difficoltà da loro mostrate nel parlare l’inglese hanno creato numerosi problemi di comunicazione. «Una volta ho chiesto ad uno di loro cosa avrebbe fatto se si fosse trovato davanti un terrorista - spiega uno dei funzionari -. Lui ha risposto che lo avrebbe ringraziato augurandogli buon giorno».

Il Contractor-gate arriva in coincidenza della pubblicazione di un rapporto del Congresso secondo cui in Afghanistan il personale civile impiegato dal Pentagono ha superato in termini numerici quello militare. La quota dei contractor (da quelli che lavorano nelle cucine agli addetti alla sicurezza) si aggira intorno al 60% del totale contro il 45% circa di Iraq e Balcani. Il ricorso ai privati dipende dalla necessità di impiegare il personale militare in incarichi specifici e impone il ricorso a controlli più severi per evitare episodi drammatici come il massacro di Baghdad del 16 settembre 2007, quando 17 cittadini iracheni innocenti vennero uccisi dagli uomini di Blackwater.

Racket case popolari, indagate la «signora Gabetti» e figlia

GIOVANNA PESCO INCHIODATA DA UN VIDEO GIRATO CON UN TRUCCO DA «SOS USURA»

L'inchiesta è destinata ad allargarsi: moltissime le denunce raccolte in questi giorni dall'associazione


MILANO - Ci sono già due indagate nella indagine appena avviata dalla Procura di Milano nata in seguito alla video-denuncia con cui l'associazione «Sos racket e usura» ha documentato l'esistenza di un'organizzazione che gestirebbe un vero e proprio racket delle case popolari in città. Sotto inchiesta, con l'accusa di associazione per delinquere, truffa e occupazione abusiva, sono finite Giovanna Pesco, 57 anni, la donna che, come testimonia il video, gestirebbe il racket in via Padre Luigi Monti, zona Niguarda, e la figlia. Al centro della vicenda finita nel mirino della magistratura il video con tanto di voci registrate pubblicato venerdì scorso sul sito dell'associazione, presieduta da Frediano Manzi: uno dei membri di «Sos racket e usura», qualche giorno fa, fingendo di essere in cerca di un appartamento ha fissato un appuntamento con la Pesco. Si è presentato all'incontro con un registratore nascosto, mentre un altro dei componenti di Sos filmava a distanza la conversazione. La mediatrice immobiliare abusiva spiegava che bisognerà avere «pazienza» e aspettare un mese e mezzo circa prima che si liberi un appartamento e che il costo della transazione è di 1.500 euro, «anche se di solito - dice la donna - ne chiedo 2.000-2.500».
MOLTISSIME DENUNCE - Le indagini affidate al pm Antonio Sangermano sono state aperte dopo che mercoledì il dirigente del commissariato Greco-Turro, Manfredi Fava - che nei prossimi giorni comincerà a sentire gli inquilini truffati - , ha consegnato al procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili la registrazione filmata, i nastri audio e una prima informativa sul caso. L'inchiesta è destinata ad allargarsi perché nei prossimi giorni Manzi inoltrerà al pm le moltissime denunce raccolte dall'associazione dopo la pubblicazione del video. Secondo le stime di «Sos racket e usura» il traffico illegale di appartamenti sarebbe controllato da tre famiglie di origine siciliana, e riguarderebbe circa 70 appartamenti popolari occupati abusivamente a fronte del pagamento di 1500-2000 euro da parte degli inquilini.

"I neri mi hanno cacciato via dal Sudafrica"

Una folla di nativi sudafricani all'attacco


Un giovane bianco ottiene l’asilo in Canada. Il governo: «Tutto falso»
MATTEO FAGOTTO
CITTA' DEL CAPO
Aggredito e picchiato per sette volte in dodici anni al grido di «colono» e «cane bianco», impossibilitato a trovare lavoro a causa delle quote riservate ai neri e senza fiducia nelle autorità. E, da pochi giorni, rifugiato politico in Canada perché perseguitato nel Sudafrica multirazziale di oggi. E’ l’incredibile storia di Brandon Huntley, 31enne bianco originario di Mowbray, nei pressi di Città del Capo, che la scorsa settimana è riuscito a ottenere asilo in quanto presunta vittima di attacchi a sfondo razzista (almeno tre dei quali conclusisi con il suo ferimento a colpi di coltello) compiuti da suoi connazionali neri.

Secondo quanto stabilito dal presidente dell’Immigration and Refugee Board (Irb) di Ottawa, presso cui Huntley ha fatto richiesta di asilo lo scorso aprile, gli attacchi subiti tra il 1991 e il 2003 sarebbero da imputare alla razza di Huntley, ed evidenzierebbero «l’indifferenza e la non volontà» da parte delle autorità di «proteggere i bianchi» dalla «persecuzione» condotta dai propri connazionali «africani». Parole durissime, a cui il partito di governo dell’African National Congress (Anc) ha reagito definendo la decisione «razzista», «sensazionalista» e «allarmante».

Il caso rischia di provocare un serio incidente diplomatico tra Ottawa e Pretoria: secondo quanto reso noto dal Ministero degli Esteri locale il Sudafrica chiederà la revisione del caso, e avrebbe mobilitato il proprio ambasciatore per chiedere delucidazioni in merito. Nel frattempo, Huntley si gode la vittoria in un caso senza precedenti e dalle conseguenze potenzialmente dirompenti, rifiutando di parlare con il governo di Pretoria e sostenendo di «aver aperto gli occhi» alla gente su quali siano le reali condizioni della minoranza bianca in Sudafrica.

Ma quella nei suoi confronti è una vera persecuzione, o una storia inventata da qualcuno disposto a tutto pur di rimanere in Canada e abbastanza scaltro da toccare un tasto a cui Paesi e media occidentali sono molto sensibili? Sono in molti infatti a porsi serie domande sulla veridicità delle informazioni fornite dal ragazzo agli ufficiali canadesi, i quali le avrebbero prese per buone senza alcuna verifica. Forti dubbi suscita il fatto che Huntley non abbia denunciato alla polizia sudafricana le aggressioni, a suo dire per la scarsa fiducia verso un corpo composto in gran parte da neri, e che abbia deciso di presentare la richiesta di asilo solo quattro anni dopo l’arrivo in Canada. Sbarcato a Ottawa nel 2004 per un lavoro di sei mesi e tornatovi nel 2005 grazie a un permesso di un anno, avrebbe poi soggiornato illegalmente nel Paese, tentando di entrare nell’esercito e sposando una ragazza locale per cercare di ottenere la cittadinanza.

Quale che sia la verità, il caso ha sollevato un nuovo vespaio di polemiche in un momento già difficile nei rapporti tra bianchi e neri in Sudafrica. La vicenda Huntley si aggiunge infatti al caso di Caster Semenya, la ragazza vincitrice degli 800 metri ai recenti Campionati del Mondo di atletica di Berlino ma oggetto di un test per la verifica del sesso. Mentre la maggioranza nera si è stretta attorno alla sua campionessa, scandalizzandosi per il trattamento riservatole, i bianchi sono stati molto più tiepidi, provocando la piccata reazione di Julius Malema, l’incendiario leader della Lega Giovanile dell’Anc, il quale ha avuto buon gioco nell’accusarli di scarso patriottismo.

A quindici anni dalla fine dell’apartheid e nonostante i progressi compiuti dal nuovo Sudafrica, le posizioni delle due comunità rimangono distanti. I bianchi denunciano le violenze di cui sono vittime (più di mille farmers bianchi sarebbero stati uccisi dal 1994) come crimini razziali, accusando le autorità di non fare abbastanza e sostenendo di essere discriminati sul posto di lavoro; dal canto suo, il governo non nega gli omicidi, ma ritiene che siano a sfondo economico e diretta conseguenza del fatto che, ancora oggi, buona parte della ricchezza sia concentrata in mani bianche: secondo una recente statistica, il 61% dei dirigenti aziendali è bianco a fronte di una disoccupazione che nella comunità raggiunge appena il 4,6%, contro il 27,9 dei neri.

Più in generale, i bianchi sono accusati di comportarsi spesso come un corpo estraneo alla società, disinteressato alle vicende del Paese e impegnato solo a difendere i propri privilegi. Divergenze e problemi forse fisiologici in una democrazia giovane e complessa, sulle cui ferite la vicenda Hurtley spargerà nuovo sale.

Papà si licenzia per donare un rene al figlio malato

Storia a lieto fine per il primo
trapianto pediatrico in Italia
da un donatore vivente adulto
ad un bambino
PISA
Grazie al social network Facebook che ha fatto incontrare due donne accomunate da una vicenda simile, è avvenuto in Italia il primo trapianto pediatrico da donatore vivente adulto. Seguito «in diretta» sul popolare social network, il trapianto ha permesso a un papà di Alessandria, Pier Enrico R., 42 anni, di donare il proprio rene a suo figlio piccolo, Tommaso. Un gesto d’amore che però gli è costato il lavoro. Al momento, infatti, nel nostro Paese non esistono regole chiare che tutelino i donatori d’organo con permessi ad hoc per gli esami preoperatori. «La scelta era obbligata - ha spiegato l’uomo- Non c’era tempo da perdere, dovevamo agire in fretta e per farlo mi sono dovuto licenziare dalla società immobiliare in cui lavoravo».

Nato con una malformazione alla valvola uretrale posteriore che ha provocato un reflusso di urina compromettendo la funzione renale, il piccolo ha già subito subito 7 interventi chirurgici, il primo ad appena due giorni d’età. Nel maggio 2006 la situazione è precipitata: in cura all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, il bambino è stato sottoposto a costanti trattamenti di dialisi peritoneale, in attesa di un rene nuovo. Tre anni d’inferno - confessa la mamma - che per seguire il figlio malato è stata costretta a cedere il suo studio di commercialista. Nonostante la schiavitù della dialisi, però, «Tommy si è rivelato un bambino vivacissimo e pieno di voglia di vivere - continua - e grazie al sostegno di persone sensibili e coraggiose ha socializzato con i coetanei all'asilo».

Proprio la madre,che aveva creato il gruppo "Donazione organi facciamo qualcosa", ha conosciuto su Facebook Irene Vella, che aveva subito un intervento simile nel febbraio 2003 insieme a suo marito. L'incontro ha riacceso la speranza: i due genitori alessandrini sono stati messi in contatto con l’ospedale Cisanello di Pisa e il professor Boggi, direttore dell’unità operativa di chirurgia generale e trapianti nell’uremico e nel diabetico, che il 19 agosto ha eseguito l'operazione.

«Abbiamo detto al bimbo che andavamo in ospedale a togliere il tubicino e lui è entrato in sala operatoria col sorriso - dice Stefania - Il risveglio dall’anestesia è stato duro, ma Tommy ha avuto un recupero incredibile. Ha già iniziato la terapia antirigetto che lo accompagnerà per tutta la vita, ma migliora ogni giorno. La sola cosa che vuole è fare un bagno al mare e il mio unico desiderio è realizzare questo suo sogno». Nel frattempo «lottiamo per cambiare le cose. Mi sono attivata con la Regione Piemonte e contiamo di avviare un progetto di sensibilizzazione al problema della donazione d’organi», afferma.

Operato il mercoledì, Pier è stato dimesso la domenica ma resta accanto a Tommy, ancora all’ospedale Cisanello. «Sto in forma, mi sono alzato già il giorno dopo l’intervento», sussurra per non svegliare il piccolo che dorme al suo fianco. «Non ho fatto proprio nulla di speciale - garantisce - È stato un gesto di normalità assoluta, per un figlio tutti l’avrebbero fatto e io mi sento molto fortunato». Ma l’amarezza rimane. «Non ho avuto nemmeno il tempo di confrontarmi con la società per cui lavoravo - racconta ’papà coraggiò - Ma i precedenti non erano rassicuranti e così mi sono licenziato. Non potevo permettermi di discutere per avere i permessi, dovevo fare in fretta e ho preso una decisione. In Italia è quasi una scelta obbligata», ripete, mentre «all’estero interventi del genere rientrano nella normalità. La nostra intenzione è di andare avanti», perché altre famiglie non debbano rinunciare al lavoro per regalare una nuova vita al proprio figlio.

Cinese, inventa il sottomarino fatto in casa






Il sottomarino "fai da te"è alimentato da motori elettrici e movimentato da due eliche, il tutto realizzato con strumenti e materiali comprati sul mercato dell'usato. Per finire l'opera gli ci sono voluti 2 anni, per un costo che si aggira intorno ai 30 mila yuan, circa 4.385 dollari.




L'invenzione arriva dalla Cina e non poteva essere altrimenti. L'ideatore è Tao Xiangli, primo uomo a fabbricarsi un sottomarino fatto in casa. L'uomo, inventore "amatoriale" di 34 anni, ha costruito un sottomarino, perfettamente funzionante dotato di periscopio, rilevatore di profondità, manometro e quant'altro.

VENEZIA, FA DISCUTERE BAARIA DI TORNATORE

ROMA - Variety, la bibbia americana dello spettacolo, dà grande risalto, nell'edizione on line, alla prima veneziana di Baaria e ai commenti sul film del premier Silvio Berlusconi: "il mondo del cinema e il mondo politico italiani hanno formato una miscela esplosiva in occasione dell'apertura del festival di Venezia con il film di Giuseppe Tornatore" scrive il giornale. "Baaria ha innescato un tipico fracasso (il termine usato è bruhaha, ndr) italiano dopo le lodi del Primo Ministro Silvio Berlusconi che è anche il principale finanziatore del costoso film", spiega Variety, riportando le parole del premier e la replica di Tornatore, definito "uomo notoriamente di sinistra". Nel ricordare che Baaria sarà distribuito a partire dal 25 settebre in 450-500 copie, Variety scrive che i suoi autori e produttori sperano che il film rappresenterà l'Italia all'Oscar nella categoria miglior film in lingua straniera.

dell'inviata Alessandra Magliaro

VENEZIA - "La parola cinema esiste e ha ancora un senso" ha spiegato la madrina Maria Grazia Cucinotta aprendo ufficialmente, con il direttore Marco Mueller e il presidente della giuria Ang Lee, la Mostra del cinema di Venezia con la proiezione in prima mondiale del nuovo film di Giuseppe Tornatore Baaria. E l'avvio è stato decisamente fotogenico con un parterre di attori da record, una ventina, tra cui i superbelli Raoul Bova e Laura Chiatti con treccia a raccogliere i capelli biondi, Vincenzo Salemme, Leo Gullotta, Lina Sastri, Nicole Grimaudo, Nino Frassica, Ficarra, Picone e Aldo Baglio del trio, Luigi Lo Cascio, Enrico Lo Verso, Donatella Finocchiaro e soprattutto i due protagonisti Francesco Scianna e Margareth Madé che Tornatore ha scelto con gusto nostalgico pensando al cinema in bianco e nero degli anni '50.

Alcuni di loro, oltre all'autore delle musiche Ennio Morricone che ha diviso in sala l'applauso più lungo con il grande vecchio Mario Monicelli, sono arrivati sul red carpet a bordo di scenografiche auto d'epoca per evocare subito gli anni in cui è ambientato il film. Delle annunciate, almeno fino ad un mese fa, contestazioni dello spettacolo contro i tagli (in parte rientrati) al Fondo Unico dello spettacolo nemmeno l'ombra, né fuori il Palazzo del cinema né dentro dove tutto, a parte un ritardo di quasi 30 minuti sull'avvio della cerimonia di apertura, è filato liscio. Uniche eccezioni alcuni palloncini neri liberati in segno di lutto e qualche sparuto slogan, "noi la crisi non la vogliamo", gridato all'indirizzo del ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi. Con lui c'erano anche, non annunciato, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, per inciso padre del produttore e amministratore delegato di Medusa Giampaolo Letta e anche il neo ministro della cultura francese Frederic Mitterrand. Distanti dal palazzo hanno cercato invece di manifestare i no global, bloccati all'altezza dell'hotel Des Bains dalle forze dell'ordine. "Questo festival è traguardo e punto di partenza, ideale mappamondo cinematografico", ha detto Cucinotta con voce emozionata prima di ringraziare la Mostra che 15 anni fa fu per lei con Il postino un trampolino di lancio.

"Da quel giorno è cambiata felicemente la mia vita, auguro che questo miracolo accada anche ad altri, che Venezia insomma sia un portafortuna", ha aggiunto salutando idealmente Massimo Troisi. Ogni anno red carpet e cerimonia di apertura (trasmessa da SkyUno) fanno la gioia di fotografi, fan appostati, stilisti che lottano per convincere star ad indossare i loro abiti (Cavalli, Prada, Armani) ma nonostante tutti gli sforzi, rari esempi di ineleganza deliziano la serata tra tutti il giurato Ligabue che non ha rinunciato al look da rocker presentandosi in jeans neri stretti, stivali e camicia nera aperta fino all'ombelico, il momento Billionaire con l'ingresso della coppia Briatore-Gregoraci, Vittorio Sgarbi con scarpe impolverate. C'erano anche la coppia di nuotatori Federica Pellegrin e Luca Marin, Simona Ventura, Marta Marzotto, con il figlio Matteo, Eva Mendes con il suo regista Werner Herzog, Lucrezia Lante della Rovere, Alain Elkann. Assenti dell'ultima ora invece gli stilisti Dolce e Gabbana e Giorgio Armani. Il presidente della Biennale Paolo Baratta ha vantato l'apertura del cantiere per il nuovo Palazzo del cinema, inserito tra le opere per i 150 anni dell'Unità d'Italia e "i passi avanti fatti per avere i fondi privati accanto ai pubblici che pure sono necessari". Marco Mueller ha presentato la giuria e il presidente Ang Lee ha subito messo le mani avanti: "a volte hanno vinto film che non dovevano e un concorso, seppure é la cosa più appassionante che ci sia, è destinato a rendere giustizia ai film perché il confronto tra le opere è impossibile". Nel chiudere la cerimonia, lasciando che la sala accogliesse le emozioni di Baaria, Ang Lee si è augurato che da Venezia 66 arrivi soprattutto l'ispirazione per il futuro. Dopo i 150 minuti del film, tutti gli invitati sulla spiaggia dell'Excelsior per la festa di apertura, quest'anno in salsa siciliana.

VESTITO DA PRETE ALLOGGIA IN ALBERGO E NON PAGA

ROMA - Vestiva impeccabilmente l'abito talare e la sua inflessione germanica ha beffato tutti per oltre un mese. Protagonista della vicenda, un cittadino tedesco di 34 anni da tempo residente in un piccolo comune della provincia di Bolzano che si è presentato in una struttura alberghiera di Castel Gandolfo, residenza estiva del pontefice, vestito con abito prelatizio e presentandosi come rappresentante dell'Ordine Teutonico del Convento di Lana (Bolzano). Accolto con tutti i crismi dagli operatori della struttura, il sacerdote ha fruito di vitto e alloggio per più di un mese per poi sparire improvvisamente nel nulla, senza pagare il conto della sua permanenza. Dopo la denuncia presentata dal direttore dell'albergo, i carabinieri di Castel Gandolfo Ville Pontificie si sono messi sulle tracce del prete che grazie ad una serie di testimonianze e accertamenti è stato scoperto e identificato: l'uomo, nonostante avesse frequentato il seminario, non è mai diventato sacerdote. Lo attenderà un processo da affrontare per usurpazione di titoli o di onori e insolvenza fraudolenta e il conto da pagare alla struttura alberghiera.

INFLUENZA A, VIRUS SCOMPARSO IN PAZIENTE DI MONZA

MILANO - Il ragazzo di Parma ricoverato al San Gerardo di Monza ha sconfitto il virus dell'influenza A ma resta la complicanza dell'infezione polmonare. Ad anticiparlo all'ANSA è Luciano Bresciani, assessore alla sanità della Lombardia, che sottolinea come "il virus è scomparso dal suo organismo, è stato battuto". Il successo, aggiunge l'assessore, "é stato possibile grazie all'intenso lavoro dei medici e a quello del ragazzo. Non abbiamo perso nessuna delle conquiste fatte nei giorni precedenti". Il giovane di 24 anni rimane però sotto stretta osservazione, a causa del sopraggiungere di un'infezione polmonare da Pseudomonas aeruginosa, confermata solo oggi. Di questo batterio "si conosce bene la sensibilità agli antibiotici - continua Bresciani - ci sono tutti gli strumenti per abbattere il germe, e i sanitari di Monza li hanno già messi in atto". Nel dettaglio, alla terapia antibiotica ad ampio spettro che i medici hanno utilizzato sin da subito sono stati aggiunti ulteriori antibiotici, specifici per combattere le resistenze dello Pseudomonas. "In un percorso come questo - conclude l'assessore - siamo passati dal rischio di morte ad una parziale auto-sufficienza respiratoria, anche se le complicanze sono sempre in agguato. Queste tuttavia non ci fanno perdere i segnali di speranza guadagnati nei giorni precedenti: la situazione rimane stabile e non volge verso un peggioramento. Il ragazzo rimane sottoposto a ventilazione assistita e a protezione renale".

NAPOLI - Sono critiche ma stazionarie le condizioni di G.D., l'uomo di 51 anni, ricoverato da due giorni nell'ospedale Cotugno di Napoli dove si trova nel reparto di Rianimazione dopo aver contratto il virus H1N1. Sei sono invece i casi sospetti sui quali si stanno conducendo accertamenti. Nel pomeriggio dovrebbero essere noti i risultati dei test. G.D. ha passato una notte tranquilla, ma a destare le maggiori preoccupazioni nei sanitari che lo hanno in cura sono le altre patologie dalle quali era affetto prima di ammalarsi dell'influenza A. Secondo quanto riferiscono al Cotugno, comunque, l'infezione non sarebbe stata contratta in altri ospedali dove è stato ricoverato in precedenza per le varie malattie di cui soffre che gli provocano problemi cardiovascolari, respiratori, renali. L'uomo soffre anche di una grave forma di diabete. Nel bilancio tracciato oggi, confermati i due casi già in precedenza accertati di due giovani, uno di 23 anni di Napoli ed un altro di 27 anni, di Cava dei Tirreni (Salerno), ma le loro condizioni non destano preoccupazioni.

IRAN, PARLAMENTO APPROVA LA PRIMA DONNA MINISTRO

TEHERAN - Nonostante le polemiche e le critiche piovute sul presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad anche dal campo conservatore dopo la sua rielezione nella contestate presidenziali del 12 giugno, il Parlamento si è mostrato oggi compatto nel concedere la fiducia a 18 dei 21 ministri da lui proposti per il nuovo governo. Un risultato migliore di quello ottenuto nel 2005, all'inizio del suo primo mandato. I tre bocciati sono i candidati ministri dell'Energia, del Welfare e dell'Istruzione.

Quattro anni fa il Parlamento aveva negato la fiducia a quattro ministri, tra i quali quello, importantissimo, del Petrolio. Un'approvazione plebiscitaria è stata tributata al ministro della Difesa Ahmad Vahidi, ricercato dall'Interpol nell'ambito di un'inchiesta per un attentato avvenuto nel 1994 all'Associazione di mutua assistenza israelo-argentina (Amia) di Buenos Aires, che fece 85 morti e 200 feriti. Quando il presidente del Parlamento, Ali Larijani, ha letto il risultato del voto a suo favore, molti deputati hanno intonato slogan di sostegno a Vahidi. Il Parlamento ha anche concesso la fiducia alla prima donna ministro della Repubblica islamica, la ginecologa Marzieh Vahid-Dastjerdi, che diventa titolare del dicastero della Salute. La prima donna ministro nella storia dell'Iran, Farrokhru Parsa, titolare dell'Istruzione ai tempi dello Scià, era stata fucilata dopo la rivoluzione islamica del 1979. Il Parlamento ha bocciato le altre due donne proposte da Ahmadinejad: Susan Keshavarz per l'Istruzione e Fatemeh Ajorlu per il Welfare. Il nuovo governo può mettersi da subito al lavoro in attesa che Ahmadinejad nomini, entro tre mesi, i candidati ai tre ministeri rimasti vacanti.
Ahmadinejad si recherà a New York, alla fine di questo mese, per partecipare all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Lo ha confermato oggi ai giornalisti il capo del suo gabinetto, Esfandiar Rahim Machaie. "Effettuerà quel viaggio. Sarà una buona occasione per partecipare ad una riunione internazione, ed esporre i punti di vista della Repubblica islamica sulla politica internazionale", ha detto Machaie.

COPPIA AGGREDITA A NAPOLI DA BRANCO PER LETTORE MP3

NAPOLI - Una giovane coppia è stata aggredita ieri a Napoli da un branco di sei giovani, cinque dei quali minorenni, in piena Villa Comunale a colpi di bastone: obiettivo della banda - della quale facevano parte anche tre ragazze - un lettore mp3 con il quale la coppia stava ascoltando musica. Sul posto è intervenuta la polizia. Un giovane di 19 anni è stato portato al carcere di Poggioreale. Quattro minorenni sono stati condotti al Centro di prima accoglienza dei Colli Aminei, una ragazza di 13 anni affidata alla patria potestà dei genitori.

Modalità criminali tipiche del branco e, soprattutto, una violenza gratuita che ha sorpreso gli stessi inquirenti. Una rapina messa a segno per portare via un Mp3 ma prima ancora per divertirsi semplicemente picchiando una coppia di fidanzati. C'é tutto questo, secondo quanto ricostruito dagli agenti del commissariato di polizia San Ferdinando, dietro l'aggressione che ieri, nella Villa Comunale di Napoli, ha visto vittime due fidanzati ventenni. La dinamica lo dimostra e sottolinea un ruolo tanto centrale quanto violento delle due ragazzine coinvolte, una delle quali neanche 14enne. Sono state loro, infatti, a trascinare per alcuni metri la ragazza tenendola per i capelli e sono state loro ad accanirsi contro di lei con calci e pugni. Tutti i componenti del branco erano tornati da una giornata di mare, poi lo 'svago' nella Villa Comunale. Si sono avvicinati alla coppia, hanno iniziato a provocarli con frasi del tipo 'perche' mi guardi, cosa vuoì. Poi hanno iniziato a picchiarli fino a quando un passante non è intervenuto. Sono andati via ma dopo poco sono tornati 'armati' di bastoni con i quali hanno nuovamente aggredito le vittime: botte che sono continuate anche dopo che hanno portato via l'Mp3.

SISMA INDONESIA, SI AGGRAVA IL BILANCIO DELLE VITTIME

GIACARTA - E' finora di almeno 45 morti il bilancio delle vittime della forte scossa di terremoto che ha colpito ieri il sud dell'Indonesia. "Siamo sempre alla ricerca di eventuali superstiti sotto le macerie degli edifici crollati", ha detto un portavoce dell'Agenzia indonesiana per la gestione delle catastrofi, Maman Susanto. Sono migliaia le persone che hanno dovuto lasciare le loro abitazioni; oltre 300 i feriti.

La scossa, di 7 gradi di magnitudo, è stata registrata al largo dell'isola di Giava.

El Salvador: ucciso fotografo francese, stava facendo un video sulle «maras»

Le feroci gang centroamericane. Freddato con un colpo di pistola alla testa


SAN SALVADOR - Il fotoreporter francese Christian Poveda è stato trovato in un'auto nel Salvador ucciso con un colpo di pistola alla testa. Lo ha riferito oggi la polizia locale. Il giornalista 54enne aveva da poco realizzato un documentario sulla guerra tra le «maras», le feroci gang dedite al traffico di droga e alle estorsioni che infestano il Salvador e altri Paesi dell'America centrale.
MARAS - La polizia salvadoreña ha riferito che il corpo di Poveda è stato rinvenuto a Tonacatepeque, una zona rurale a nord della capitale. Il ministro della Sicurezza pubblica, Manuel Melgar, ha deplorato quello che ha definito «un atto criminale ripugnante» e ha affermato che la polizia lavorerà senza sosta per catturare gli assassini di Poveda. Poveda viveva nel Salvador e aveva recentemente realizzato La vida loca, un documentario sulla vita dei membri della mara «La 18», la cui uscita è programmata per il 30 settembre. Il lavoro di Poveda aveva avuto molto rilievo tra gli organi d'informazione del Salvador. Il documentario, che mostra la vita delle maras, è anche molto critico con la polizia locale che agisce pesantemente contro le gang. Descrive inoltre le condizioni economiche del Salvador che conducono i giovani verso il crimine. Poveda dice che le «maras portano il terrore», ma allo stesso tempo afferma che i giovani membri delle gang riescono a interpretare il malessere della vita nel Paese centroamericano. «Dobbiamo capire perché ragazzini di 12-13 anni entrano in una mara e danno la vita per essa», ha detto il fotoreporter in una recente intervista al quotidiano online salvadoreño El Faro.

CARRIERA - Poveda era per la prima volta giunto nel Salvador come fotografo per Time. Ha lavorato inoltre per giornali come El Pais, Le Monde, New York Times, Paris Match e Stern seguendo le guerra in Iran, Iraq, Libano e in altre nazioni. Dagli anni Novanta si dedicò ai documentari e in particolare alle gang del Salvador. Nel Paese ci sono oltre 16 mila aderenti alle maras, nate quando molti salvadoreñi sono tornati in patria espulsi dagli Usa dopo aver passato anni nelle prigioni statunitensi. El Salvador ha il più alto tasso di omicidi di tutta l'America Latina.

Napoli, carte truccate per la cattedre 150 docenti indagati per le graduatorie

di LEANDRO DEL GAUDIO
NAPOLI (2 settembre) - C’è chi promette barricate, chi difende i propri diritti sfidando caldo e ingiustizie e chi minaccia finanche di legarsi all’esterno del Provveditorato per l’attesa immissione in ruolo. Ma c’è anche dell’altro nel pianeta scuola napoletano: ci sono 150 insegnanti finiti sotto inchiesta per false attestazioni. Stanno ricevendo in questi giorni gli avvisi di conclusione delle indagini, l’atto che fa in genere da preludio a una probabile richiesta di processo da parte della Procura.

Non un episodio spicciolo e isolato, dunque, non una sparuta minoranza come era apparso a fine agosto, ma un assortito gruppo di docenti in carriera, a leggere le ultime mosse della Procura. Centocinquanta avvisi di conclusione indagine a carico di altrettanti insegnanti, accusati di aver fatto carte false per poter accedere all’ultimo concorso abilitante per aspiranti docenti nelle scuole medie e negli istituti superiori. Indaga il pm Valter Brunetti, magistrato del pool mani pulite del procuratore aggiunto Francesco Greco.

L’inchiesta punta dritto all’ultimo concorsone abilitante: anno 2005, era l’ultima chance per il precariato storico, l’ultima buona occasione per entrare in graduatoria e guardare da lontano la sospirata cattedra. Si presentarono in migliaia. Gente preparata, curriculum competitivi, carriere in fieri costruite negli anni, soprattutto grazie a supplenze e incarichi in mezza Italia.

Curriculum costruiti attorno a un requisito indispensabile per la partecipazione al concorso: «Aver svolto 365 giorni di lavoro nella pubblica amministrazione», vale a dire aver insegnato in una scuola pubblica o paritaria, per un anno intero, un modo come un altro per poter vantare una patente preziosa, quella di precario storico in materia di supplenze e insegnamento a termine.

Ed è su questo requisito che sono scattate le verifiche affidate ai finanzieri degli uffici di pg della Procura di Giovandomenico Lepore. Molti attestati sono risultati fasulli: «Falsità in dichiarazione sostitutiva in atto di notorietà», scrivono gli inquirenti. Irregolarità con lo stampino. Molti certificati di supplenza in questo o quell’istituto, oltre ad essere falsi, avevano infatti le stesse caratteristiche: fogli in A4, materiale fabbricato con perizia tecnica, tanto da lasciare sullo sfondo l’ipotesi di una regìa unica del falso prestampato. C’era una sola mano a fabbricare le attestazioni di supplenza fasulle? Esistono promotori in grado di garantire uno sbocco di carriera per centinaia di aspiranti prof? Domande che riguardano un nuovo probabile livello dello stesso fascicolo investigativo che dopo la «chiusa inchiesta» di questi giorni potrebbe lambire altri ambiti.

Prosegue intanto su un binario

Cerca di incastrare con la droga il rivale in amore: arrestato a Sondrio

SONDRIO (2 settembre) - I carabinieri di Delebio (Sondrio) con la collaborazione degli agenti della Squadra Mobile di Sondrio, hanno arrestato in serata Salvatore Mirandi, quarantanovenne di Como residente a Piantedo (Sondrio) che ha cercato di 'incastrare' il proprio rivale in amore mettendo della droga nella sua azienda. L'uomo, colpito da ordinanza di custodia dal gip, Pietro Della Pona, è accusato di vari reati. Lasciato dalla fidanzata, per vendicarsi ha ingaggiato tre individui incaricandoli di nascondere 8 grammi di eroina nella toilette dell'azienda di cui è titolare il nuovo compagno della sua ex.

Poi ha avvisato i carabinieri che, scoprendo lo stupefacente, hanno però capito che l'imprenditore era stato incastrato. I sospetti si sono presto concentrati su Mirandi che poi ha anche raccontato che la donna gli aveva sparato dal balcone, senza tuttavia riuscire a colpirlo. In realtà, si era inventato tutto.

Da tempo sottoposto a provvedimento di sorveglianza speciale per altri episodi, Mirandi è stato rinchiuso in carcere a Sondrio con diverse imputazioni, fra cui calunnia, procurato allarme e concorso in detenzione di droga.

Sydney, Cate Blanchett ferita in teatro Colpita in testa da una radio

L'incidente mentre recitava in Un tram chiamato desiderio




SYDNEY (2 settembre) - Le cola il sangue dalla testa. Per trenta secondi continua a recitare. Poi abbandona il palcoscenico. Le luci si accendono e e una voce annuncia: Gli spettatori sono pregati di lasciare il teatro per motivi tecnici. Protagonista della sventura Cate Blanchett mentre stava recitando a Sydney Un tram chiamato desiderio nei panni di Blanche Du Bois.

Il giallo della radio. Media australiani hanno riferito che a ferirla sarebbe stata una vecchia radio «lanciata» da un attore in scena. Un portavoce del teatro ha però smentito sostenendo che la Blanchett ha ricevuto «in qualche modo un piccolo colpo in testa» quando «un altro attore ha sollevato l'apparecchio sopra alla propria testa».

L'attrice australiana tornerà in scena già domani. La Blanchett, 40 anni, è diventata celebre per la sua interpretazione della regina inglese in Elisabeth, nel 1998. È stata premiata con l'Oscar sei anni dopo con il film Aviator. Ha partecipato a grandi produzioni americane, fra cui la trilogia del Signore degli Anelli e Il curioso caso di Benjamin Button.

Lodi, si sente male e resta sei giorni in un campo di mais. Muore dopo ricovero

LODI (2 settembre) - Era scomparsa da casa sei giorni fa. Solo ieri è stata trovata a terra in un campo di granturco: era completamente disidratata e aveva centinaia di punture di insetti sul corpo. Ricoverata all'Ospedale di Lodi è morta oggi.

La donna, Rosalina Mutti, 73 anni è stata probabilmente colpita da un malore mentre, martedì della scorsa settimana, si stava dirigendo verso un laghetto di una cava. Si è trascinata carponi in un campo di mais per ripararsi dal sole. Lì ha trascorso sei giorni.

A ritrovarla due contadini che ispezionavano il campo in previsione dei lavoro di raccolta, mentre decine di volontari e le forze dell'ordine erano impegnate nelle ricerche.

Trentino, ritornano le aquile

Censite almeno dieci coppie, pari al 2% della popolazione italiana


ROMA
Dieci coppie di Aquila reale, pari al 2% dell’intera popolazione italiana, sono state censite dall’inizio di giugno nella catena montuosa del Lagorai, in provincia di Trento, una delle aree più ’wilderness’ (selvagge) delle Alpi. Si è registrato quest’anno un lieve aumento (due nuove coppie) rispetto ai dati disponibili dall’ultimo censimento conclusosi 15 anni fa. Tra i fattori che possono spiegare l’incremento del rapace, spiega una nota della Lipu, è l’accresciuta presenza della marmotta, la preda principale dell’Aquila sul Lagorai, nel periodo estivo.

La ricerca, avviata con il coinvolgimento del Museo tridentino di scienze naturali, è la prima importante tappa del progetto ’Un nuovo volò messo a punto lo scorso febbraio dalla Lega italiana protezione uccelli e Norda Spa, società attiva nel settore delle acque minerali, finalizzato alla tutela dell’Aquila reale in Italia e agli ambienti ideali che possono ospitare il grande rapace.

Montezemolo: "Basta gettare fango su Gianni Agnelli"

Il presidente di Fiat: «Non se ne può più di questo imbarbarimento»
FABIO POZZO
TORINO
«Sono certo che c’è un’Italia che prova un sentimento di repulsione e non ne può più di questo imbarbarimento del costume civile e del fango tirato da più parti in queste ultime brutte settimane e che chiede che la si smetta». Così il presidente di Fiat, Luca Montezemolo, il giorno dopo al «non ci sto» espresso da John Elkann, «indignato» per le «strumentalizzazioni e le manipolazioni, per le falsità e la violenza delle parole» dette sul conto del nonno Gianni Agnelli nella campagna mediatica contro la famiglia e le polemiche sull’eredità dell’Avvocato.

Riferendosi alle dichiarazioni dell’erede dell’Avvocato, Montezemolo afferma di aver «molto apprezzato e condiviso le parole di John Elkann, che ha pienamente ragione ad essere indignato per l’aggressione mediatica subita in questi ultimi tempi dall’Avvocato Agnelli e come lui siamo in tanti». Il presidente di Fiat sottolinea anche di dovere «a Gianni Agnelli molto, moltissimo», e aggiunge di sentire «spesso la sua mancanza». Montezemolo non vuole però parlare dei suoi sentimenti personali. «Mi pronuncio come cittadino di questo Paese che ha sempre apprezzato lo stile, la compostezza, il senso dello Stato dell’Agnelli imprenditore, editore, presidente di Confindustria e senatore a vita. Tutti coloro che lo hanno conosciuto e hanno lavorato con lui sanno che non meritava questi attacchi, tra l’altro senza possibilità di rispondere, lui che per tutta la vita è stato uno straordinario rappresentante dell’Italia nel mondo e il simbolo del capitalismo industriale di cultura internazionale».

Un invito ai media, «ad avere più misura e rispetto delle persone», arriva dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani. «Non sta a me esprimermi su aspetti che non conosco ma è certo che colpisce il modo in cui si attacca una persona che non è più in condizione di poter rispondere». «Agnelli è stato uno dei protagonisti della storia italiana della seconda metà del Novecento e, come tutti, ha fatto cose buone ed errori. Come industriale ha fatto scelte innovative ed ha fatto anche errori, industriali e produttivi» dice Epifani, a cui «piace ricordare il suo grande rapporto con Luciano Lama e la correttezza che ha sempre avuto con la Cgil».

«Profondamente addolorato per come si sta infangando la memoria di Gianni Agnelli, un amico che non può difendersi» si dice Henry Kissinger, per il quale l’Avvocato «resta un grande italiano, uno dei più grandi che il vostro Paese possa vantare». L’ex segretario di Stato americano rifugge dall’idea di un Gianni Agnelli evasore fiscale. «Non ci credo neanche se lo vedo», dichiara al Sole 24 Ore. «Era talmente disinteressato che mai una volta mi ha sfiorato l’idea che possa aver fatto quello di cui oggi la figlia lo accusa».

«Credo che Gianni Agnelli si meritasse tutto dall’Italia fuorché questo stonatissimo attacco. Che non può essere motivato che da qualcos’altro» commenta il giurista Guido Rossi, sul Corriere della Sera. «Forse la distruzione di un valore affinché tutti i valori poi perdano importanza con lo scopo di annegare il tutto in una indistinta mancanza di principi»

Madonna troppo sexy fa infuriare il rabbino







A poco è valso l'appello. Agilissima nonostante i tacchi vertiginosi, la cantante non si è risparmiata e per due ore ha elargito mosse sexy e sguardi ammiccanti.






Nella lettera, indirizzata «alla signora Madonna Louise Ciccone», il religioso loda al tempo stesso gli sforzi della artista di approfondire le teorie cabalistiche nello sforzo di «creare una nuova generazione di persone spirituali». Madonna, ne è certo, saprà allora rispettare il carattere particolare della Terra Santa e offrire al pubblico uno show «modesto».




Il religioso - che forse non ha visto il provocatorio video-clip della cantante, Celebration - rileva che «le forze insite nella esposizione di un corpo femminile non aggiungono alcun rispetto verso la donna, o verso alcuno». Al contrario, quelle forze possono «scatenare il desiderio, al posto dell'amore, e questo è un peccato». «Quando gli uomini scrutano altre donne - insiste il religioso - ciò non giova alla famiglia, non rafforza i bambini e questo, di sicuro, lei non lo desidera».




Balli sensuali, succinti abiti ridotti al minimo e cinquant'anni che non dimostra. Energica e sempre sulla cresta dell'onda, praticamente inarrestabile. Un anno fa iniziava il suo ultimo tour mondiale Sticky and Sweet, con cui per l'ottava volta Madonna ha girato il mondo e che ha toccato anche l'Italia in più occasioni.
Idolatrata dai fan, invidiata dai più per il fisico e la tenacia che esibisce, ieri ha ricevuto un appello «in extremis» dal rabbino capo di Safed (Galilea) Shmuel Eliahu: «Spero che lo show di questa sera a Tel Aviv sia il più modesto possibile».