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martedì 15 settembre 2009

Non è reato suonare ripetutamente il campanello del vicino per verificare una perdita d'acqua

Non è punibile penalmente chi suona ripetutamente il campanello o bussa più volte alla porta di casa dell’inquilino dell’appartamento soprastante per verificare la causa e l’origine di una perdita d’acqua dalle tubature. Per la Cassazione tale condotta, infatti, non integra il reato di molestia o disturbo alle persone previsto e punito dall’articolo 660 del Codice penale perché difetta, palesemente, il requisito della petulanza o del biasimevole motivo. È quanto emerge dalla sentenza 28853/09 con cui la Cassazione ha assolto dal reato di disturbo alle persone un condomino che, invece, era stato condannato alla pena di trecento euro per aver bussato più volte alla porta del vicino per verificare una perdita d’acqua. Per la Suprema corte il fatto non sussiste: sul piano oggettivo è assolutamente pacifico - e fuori discussione - che l’edificio fosse interessato da perdite di acqua. Ed altrettanto inconfutabile è la circostanza che l’intervento dell’imputata presso l’abitazione dell’inquilino soprastante fosse motivato dall’esigenza di accertare l’origine delle dette perdite. Di conseguenza ciò esclude che il lamentato «disturbo» fosse frutto di petulanza o di motivo biasimevole.

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